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THE VOICE OF MUSIC ... LA VOCE DELLA MUSICA
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JAZZ

J-K

KEITH JARRETT - FACING YOU (1971)

KEITH JARRETT - THE KÖLN CONCERT (1975)

KEITH JARRETT - SUN BEAR CONCERTS (1976)

KEITH JARRETT - CHANGES (1983)

KEITH JARRETT - STANDARDS, VOL. 1 (1983)

KEITH JARRETT - STANDARDS, VOL. 2 (1983)

KEITH JARRETT - STANDARDS LIVE (1983)

KEITH JARRETT - CHANGELESS (1987)

KEITH JARRETT - STANDARDS IN NORWAY (1989)

KEITH JARRETT - THE CURE (1990)

KEITH JARRETT - BYE BYE BLACKBIRD (1991)

KEITH JARRETT - WHISPER NOT (2000)

KEITH JARRETT - THE OUT-OF-TOWNERS (2001)


JAZZTET (BENNY GOLSON / ART FARMER) - MEET THE JAZZTET (1960) FOREVER YOUNG

Cari baby-boomer “arrivati” o disillusi, da qui riusciamo a vedervi: sveglia di buon mattino, un bacio insonnolito a moglie e figli prima di uscire, il capoufficio inetto che rompe i coglioni, patetica partitella di tennis al dopolavoro, cazzeggio con gli amici durante l’aperitivo, rituale abbrutimento davanti alla TV, dovere coniugale adempiuto sovrappensiero, a nanna entro mezzanotte. Sembrerebbe la decorosa e, per chi sa contentarsi, appagante routine quotidiana dell’uomo occidentale. Eppure, scusate, ma che vita è senza conoscere Meet The Jazztet di Art Farmer e Benny Golson? Quell’esordio* discografico sublimava gli ideali estetici di due colti gentlemen afro-americani, proponendo lo schema a tre fiati che, poco dopo, verrà imposto come standard dai migliori Jazz Messengers (Art Blakey & The Jazz Messengers; Mosaic; Buhaina’s Delight; Caravan; Free For All; Indestructible). Mentre Davis e Coleman tentavano di varcare i confini del jazz da fronti reciprocamente opposti, Farmer e Golson sceglievano un tragitto ancora diverso che, passando per il connubio tra hard-bop e cool, li porterà a collaborare proprio con il vate della “third stream” (The Jazztet And John Lewis). L’archeo-funk della scuola Blue Note e il neo-swing della californiana Contemporary si fondono a freddo nelle sofisticate partiture di Golson, autore di quattro piccole opere d’arte: Blues March, cadenza marziale resa celebre dalla versione dei Jazz Messengers (Moanin’), complesso in cui Benny aveva militato come sassofonista e arrangiatore; Park Avenue Petite, colonna sonora per una passeggiata notturna tra le vie di New York; la felpata andatura di Killer Joe e la stupenda melodia di I Remember Clifford che, anni dopo, i Manhattan Transfer e Jon Hendricks trasformeranno in canzoni (That’s Killer Joe; Oh Yes, I Remember Clifford) nell’acclamato Vocalese. La toccante ballad dedicata a Clifford Brown verrà incisa, tra gli innumerevoli altri, da Lee Morgan (Volume Three), Sonny Rollins (Now’s The Time), Eric Alexander (Up, Over & Out) e Golson stesso (California Message; Up Jumped Benny). Il trattamento degli evergreen è altrettanto brillante e culmina con le straordinarie cover di It Ain’t Necessarily So, ispirata all’orchestrazione scritta da Gil Evans per Miles Davis (Porgy And Bess), e Easy Living, di cui Paul Desmond ed Enrico Rava dimostreranno l’intramontabile modernità nei rispettivi, omonimi album. La formazione cambierà più volte, ma già da subito vanta una classe superiore: Curtis Fuller al trombone, Addison Farmer (fratello di Art) al contrabbasso, Lex Humphries alla batteria e un giovane McCoy Tyner al piano, prossimo a entrare nello storico quartetto di John Coltrane: la sua fuga introduttiva su Avalon è profetica. Mirabilmente complementari, la voce morbida della tromba e il timbro scuro del tenore collocano i leader del Jazztet tra i massimi esempi di “yin e yang” musicale (Henderson/Dorham, Cohn/Sims etc.). [P.S. - *Nel 1960, sia Farmer che Golson erano titolari di prestigiosi cataloghi personali.]. - B.A.


JAZZTET (BENNY GOLSON / ART FARMER) - BIG CITY SOUNDS (1960) FOREVER YOUNG

JAZZTET (BENNY GOLSON / ART FARMER) - THE JAZZTET AND JOHN LEWIS (1961) FOREVER YOUNG

JAZZTET (BENNY GOLSON / ART FARMER) - HERE AND NOW (1962)


JOHN JENKINS / KENNY BURRELL - JOHN JENKINS WITH KENNY BURRELL (1957)

Ormai il concetto dovrebbe essere chiaro, ma giova comunque ribadirlo: qualsiasi album della Blue Note risalente al periodo 1957/1965 è indispensabile. Si prenda questo John Jenkins With Kenny Burrell, titolo meno noto rispetto ad altri, eppure all’altezza dei consueti standard produttivi imposti dal fondatore Alfred Lion: musica stupenda, audio spettacolare, grafica inconfondibile. Esordiente in una superba seduta a nome di Hank Mobley (Hank), col suo sax alto John Jenkins evoca il timbro acre del quasi coetaneo e collega di scuderia Jackie McLean. In luogo del rituale secondo strumento a fiato, la formazione annovera la chitarra di Kenny Burrell, solista prediletto nientemeno che da Duke Ellington. Al piano siede Sonny Clark, anch’egli in procinto di firmare alcuni classici per l’etichetta (Dial “S” For Sonny; Sonny’s Crib; Sonny Clark Trio; Cool Struttin’; Leapin’ And Lopin’). La sezione ritmica è affidata a un tandem di campioni: Paul Chambers (contrabbasso), pilastro dello storico quintetto di Miles Davis con John Coltrane (Relaxin’; Workin’; Cookin’; Steamin’), e Dannie Richmond (batteria), prossimo a trascorrere oltre vent’anni con Charles Mingus. I due standard in scaletta consentono di apprezzare uno stile che rimarrà attuale per sempre: From This Moment On, soave melodia di Cole Porter già incisa da Sinatra l’anno prima (A Swingin’ Affair!), brilla grazie alla doppia esposizione orchestrata da Jenkins (tema) e Burrell (accordi), mentre Richmond modula l’intensità dell’accompagnamento variando l’apertura del charleston per ciascun assolo; Everything I Have Is Yours, di cui ricordiamo la sublime versione di Ella Fitzgerald arrangiata da Benny Carter (30 By Ella), è una ballad ideale per ridurre la velocità e articolare squisiti fraseggi di chitarra, piano e sax. Ulteriori saggi di coesione e inventiva si ritrovano sulla doppia coppia di pezzi originali, in cui blues (Motif; Blues For Two) e swing (Sharon; Chalumeau) subiscono un tonificante trattamento hard-bop. - B.A.


MARC JOHNSON - BASS DESIRES (1985)

MARC JOHNSON - SECOND SIGHT (1987)

MARC JOHNSON - THE SOUND OF SUMMER RUNNING (1997)

THAD JONES - THE MAGNIFICIENT THAD JONES (1957)

THAD JONES / PEPPER ADAMS - MEAN WHAT YOU SAY (1966)

THAD JONES / MEL LEWIS - PRESENTING THAD JONES / MEL LEWIS AND THE JAZZ ORCHESTRA (1966)

THAD JONES / MEL LEWIS - LIVE AT THE VILLAGE VANGUARD (1967)

THAD JONES / MEL LEWIS - MONDAY NIGHT (1968)

THAD JONES / MEL LEWIS - CENTRAL PARK NORTH (1969)


THAD JONES / MEL LEWIS - CONSUMMATION (1970)

Il “caso” scoppiò a New York nel 1965, tra le mura del Jim & Andy’s*, un bar sulla 48th Street frequentato da musicisti che, poi, si esibivano al Village Vanguard sotto la direzione di due illustri veterani: Thad Jones (tromba/flicorno) e Mel Lewis (batteria). Proponendo in piena rivolta giovanile un raffinato amalgama di swing, hard-bop e virtuosismo, l’orchestra attirò l’attenzione di Sonny Lester, capo della Solid State: il contratto con l’etichetta sussidiaria della United Artists produsse cinque splendidi album (Presenting Thad Jones/Mel Lewis And The Jazz Orchestra; Live At The Village Vanguard; Monday Night; Central Park North; Consummation) che preservano e tramandano al terzo millennio l’arte della “big band”. Il cast di Consummation annovera un impressionante drappello di specialisti: tra gli altri, Snooky Young, Al Porcino, Marvin Stamm (tromba), Jimmy Knepper, Benny Powell (trombone), Jerome Richardson, Jerry Dodgion, Billy Harper, Richie Kamuca, Pepper Adams, Eddie Daniels, Joe Farrell (ance), Roland Hanna (piano), Richard Davis (contrabbasso). Autore di tutte le composizioni, Thad Jones indirizza l’ouverture a noi ascoltatori: omonima di una celebre pagina di Andrew Hill (Point Of Departure), l’iniziale Dedication si apre con una dolente melodia esposta dal flicorno, subito squassata dall’impetuosa fuga collettiva e dai fraseggi di Richardson e Young. Gli arrangiamenti variano dalla morbida “bossa nova” di It Only Happens Every Time, al funk in 5/4 di Ahunk Ahunk, al forbito colloquio tra la sezione fiati e le spazzole su Tiptoe. Fin dal titolo, Fingers esalta la destrezza strumentale dei solisti, culminante in uno spettacolare assolo di Harper al tenore: pochi anni dopo, il sassofonista avrebbe inaugurato entrambi i cataloghi delle etichette italiane Black Saint e Soul Note (Black Saint; In Europe). L’eclettica penna di Thad Jones si avverte anche sulle ballad: A Child Is Born, sublime ninnananna jazz divenuta uno standard grazie alle innumerevoli versioni [segnaliamo almeno quella di Kenny Burrell (God Bless The Child)] e Consummation, solenne commiato che dispiega magistralmente le voci dell’intero organico. La preziosa eredità della Thad Jones/Mel Lewis Orchestra è stata brillantemente raccolta dalla Vanguard Jazz Orchestra. [P.S. - * Un bel libro di Gene Lees (Meet Me At Jim & Andy’s) ricorda incontri ed episodi vissuti in quel locale.] - B.A.


CLIFFORD JORDAN - CLIFF JORDAN (1957)

CLIFFORD JORDAN - CLIFF CRAFT (1957)

CLIFF JORDAN / JOHN GILMORE - BLOWING IN FROM CHICAGO (1957)

DUKE JORDAN - FLIGHT TO JORDAN (1960)

STANLEY JORDAN - STANDARDS VOLUME 1 (1986)

VIC JURIS - NIGHT TRIPPER (1994)

VIC JURIS - PASTELS (1995)

VIC JURIS - MOONSCAPE (1996)

VIC JURIS - REMEMBERING ERIC DOLPHY (1998)

KHAN / CORYELL - TWO FOR THE ROAD (1977)


STEVE KHAN - EVIDENCE (1980) FOREVER YOUNG

Un pugno di standard immortali, l’inestimabile catalogo di Monk, una chitarra acustica: la ricetta era semplice, ma produsse uno dei più bei dischi registrati con la “6 corde”. Evidence è il singolare anello di congiunzione tra i primi tre lavori targati CBS (Tightrope; The Blue Man; Arrows) e la seconda parte della carriera di Steve Khan, inaugurata con il successivo Eyewitness. Artista integerrimo e lungimirante, Steve fu tra i primi ad avvertire l’esigenza di un ripensamento del genere che egli stesso aveva contribuito a definire, e questo album è il risultato di un vero e proprio travaglio post-fusion. Steve KhanPer chiarirsi le idee, il chitarrista riscopre le proprie radici partendo dagli anni Sessanta, con tre omaggi ad altrettanti maestri della Blue Note: il disco si apre sotto il segno del genio con Infant Eyes, sublime ballad di Wayne Shorter tratta dal magnifico Speak No Evil; l’arrangiamento di Melancholee - incantevole composizone di Lee Morgan contenuta nel suo Search For The New Land - esalta le suggestive nuance armoniche nascoste nello spartito; Peace, di Horace Silver (Blowin’ The Blues Away), completa la trilogia dedicata all’etichetta di Alfred Lion con un superbo assolo di Steve. In A Silent Way è l’impalpabile ode al silenzio scritta da Joe Zawinul: la lettura di Steve guarda più all’incisione Atlantic dello stesso autore che a quella, celeberrima, di Miles Davis (In A Silent Way). Un intricato tema di Randy Brecker - Threesome (Straphangin’) - viene descritto da Steve come “a sort of ‘out’ gospel tune in the great Randy Brecker composing style of a simple melody with a brilliant harmonization”. Con la suite intitolata a Monk - nove pagine del pianista rilegate in un lungo medley - Khan è riuscito nel miracolo di interpretare in modo originale e credibile un repertorio apparentemente inadatto alla chitarra, riproponendo le melodie con precisione filologica, svelandone la bellezza incontaminata e inserendo qua e là delle fulminee improvvisazioni. Valga per tutte la straordinaria versione di Bye-Ya. Anatema contro la BMG, che ha ripubblicato il CD riducendo ai minimi termini una stupenda copertina disegnata da Folon. Il commento di Steve Khan: “They ruined it!”. - B.A.


STEVE KHAN - LET’S CALL THIS (1991)

STEVE KHAN - HEADLINE (1992)

STEVE KHAN - GOT MY MENTAL (1997)

STEVE KHAN - THE GREEN FIELD (2006)

STEVE KHAN - BORROWED TIME (TIEMPO PRESTADO) (2007)

MARTIN KLAPPER / MARTIN KÜCHEN - IRREGULAR (2003)

LEE KONITZ / LENNIE TRISTANO - SUBCONSCIOUS-LEE (1949)

LEE KONITZ / GERRY MULLIGAN - KONITZ MEETS MULLIGAN (1953)

LEE KONITZ / WARNE MARSH - LEE KONITZ WITH WARNE MARSH (1955) FOREVER YOUNG

LEE KONITZ - INSIDE HI-FI (1956) FOREVER YOUNG

LEE KONITZ - THE REAL LEE KONITZ (1957)

LEE KONITZ - MOTION (1961)


LEE KONITZ - THE LEE KONITZ DUETS (1967) FOREVER YOUNG

Lee Konitz si prende tutte le libertà del caso per queste registrazioni in compagnia di colleghi dei più svariati ambiti stilistici, e la musica è influenzata più dai modi espressivi del “free” che dall’austero rigore delle composizioni estemporanee realizzate a suo tempo con Lennie Tristano e i suoi accoliti. Fanno in qualche modo eccezione i due brani che si giovano del contributo di Jim Hall: Erb, per il clima di assorta meditazione che lo pervade (non può non richiamare i duetti del sassofonista di Chicago con Billy Bauer), e Alphanumeric, come “blowin’ session” conclusiva in cui i timbri straniti della chitarra e del “varitone” sembrano preconizzare la svolta elettrica di Miles Davis. - Michele Agostini

La clamorosa iniziativa di Lee Konitz produsse alcune incisioni che testimoniano l’irripetibile vivacità di quella stagione (era l’anno di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band). L’atmosfera “traditional” della dedica a Louis Armstrong (Struttin’ With Some Barbecue), resa insieme al trombone di Marshall Brown, prelude a un’inusitata sequela di memorabili conversazioni a due voci tra Konitz e alcuni illustri fuoriclasse. I dialoghi coi tenoristi Joe Henderson (You Don’t Know What Love Is) e Richie Kamuca (Tickle Toe) mettono a confronto, rispettivamente, il virile approccio hard-bop della costa orientale e lo squisito idioma del cool californiano. Le cinque splendide Variations On “Alone Together” si compongono di un assolo del leader al sax alto amplificato, di tre duetti con Elvin Jones (batteria), Karl Berger (vibrafono), Eddie Gomez (contrabbasso) e di un superbo riepilogo in quartetto. Paradossalmente, l’incontro col violinista ellingtoniano Ray Nance (Duplexity) è quanto di più prossimo all’avanguardia vera e propria. Lo swing futuribile di Alphanumeric chiama a raccolta l’intero collettivo della storica seduta, compresi Jim Hall (chitarra) e Dick Katz (piano). - B.A.


LEE KONITZ / MARTIAL SOLAL - EUROPEAN EPISODE (1968)

LEE KONITZ / MARTIAL SOLAL - IMPRESSIVE ROME (1968)

LEE KONITZ / RED MITCHELL - I CONCENTRATE ON YOU (1974)

LEE KONITZ - LONE-LEE (1974)

LEE KONITZ - SATORI (1974)

LEE KONITZ / WARNE MARSH - LIVE AT THE MONTMARTRE CLUB VOL. 1/2 (1975)

LEE KONITZ / WARNE MARSH - LEE KONITZ MEETS WARNE MARSH AGAIN (1976)

LEE KONITZ / WARNE MARSH - THE LONDON CONCERT (1976)

LEE KONITZ / MARTIAL SOLAL - DUPLICITY (1977)

LEE KONITZ - IDEAL SCENE (1986)

LEE KONITZ - THE NEW YORK ALBUM (1987)

LEE KONITZ & AXIS STRING QUARTET - PLAY FRENCH IMPRESSIONIST MUSIC FROM THE 20th CENTURY (2000)


JOACHIM KÜHN - NIGHTLINE NEW YORK (1981) FOREVER YOUNG

Con le sue memorabili sortite nella musica pop (James Taylor, Phoebe Snow, Rupert Holmes, Kenny Loggins, Donald Fagen, Michael Franks etc.), la sua austera dottrina fusion e la sua irreprensibile condotta artistica, Michael Brecker ha avvicinato un’intera generazione al jazz, senza mai regredire al ruolo ambiguo di “divulgatore”. Assurto alla fama internazionale dopo la partecipazione a Three Quartets di Chick Corea e prossimo ad essere arruolato da Pat Metheny per il capolavoro 80/81, Brecker guidava il rilancio del suono acustico in pieno pandemonio 'new wave'. Nella sua immensa discografia, questa seduta con Joachim Kühn rimane una delle più ispirate: il pianista di Lipsia, girovago irrequieto e virtuoso fenomenale, dopo un lungo pellegrinaggio tra Praga, Varsavia, Parigi, San Francisco e Los Angeles, nel 1981 incrocia Brecker proprio a New York. Con una sezione ritmica straordinaria - Billy Hart (batteria), Eddie Gomez (contrabbasso) - e l’appoggio esterno di un quinto elemento - Mark Nauseef o Bob Mintzer - il quartetto era pronto a interpretare le angolose composizioni di Kühn. Yvonne Takes A Bath scatena la foga dei solisti che, con i loro fraseggi incendiari, evocano gli epici duelli tra Coltrane e Tyner. Avvolte da sinuose spire melodiche e carezzate dalle tintinnanti percussioni di Nauseef, le due ballad (April In New York; Yvonne) esaltano il sax passionale di Brecker e il turgido tocco di Kühn. Su Nightline e Rubber Boots infuria un’ordalia di assoli, enfatizzata dal secondo tenore (Mintzer) e dall’impellente clima espressivo di quegli anni bui (Reagan, Thatcher, C.A.F.). Un album raro e prezioso. - B.A.


STEVE KUHN - MOTILITY (1977)

STEVE KUHN - SEASONS OF ROMANCE (1995)

STEVE KUHN - THE BEST THINGS (2000)

 

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