 JAZZ
TEDDY EDWARDS
with LES McCANN - ITS
ABOUT TIME (1959)
TEDDY EDWARDS
- SUNSET EYES
(1959/1960)
TEDDY
EDWARDS - TEDDYS READY!
(1960) 
TEDDY EDWARDS
- HEART & SOUL
(1962)
Questo magnifico poker
dassi ci ricorda un protagonista del cool
californiano che attende ancora riscontri degni del suo
talento.
Its About Time - Cointestato a Teddy
Edwards e al trio del tastierista Les McCann,
lesordio discografico rivela un improvvisatore già
in possesso di una voce matura e personale, che si
esprime con autorevolezza su standard (Our Love Is
Here To Stay, Fools Rush In, Willow Weep
For Me) e blues (Frankly Speaking, Undecided,
Beves Conjumulations).
Sunset Eyes - Col secondo capitolo per la Pacific
Jazz Teddy affina il proprio stile, accompagnato da
sezioni ritmiche che si avvicendano nel corso del
programma. Al formidabile quartetto del brano
introduttivo (Tempo De Blues), che schiera il
leader insieme a Ronnie
Ball (pianoforte), Ben Tucker (contrabbasso) e Al
Levitt (batteria), nei relativi ruoli strumentali
subentrano Joe Castro, Leroy
Vinnegar e Billy
Higgins, per unelegante rassegna di temi
originali, caratterizzati da uno swing ora disteso (Vintage
57, Up In Teddys New Flat, Teddys
Tune) ora convulso (Takin Off). La
ristampa CD curata da Michael
Cuscuna contiene tre inediti.
Teddys Ready! - Reclutato dal produttore
Lester Koenig allindomani dellultima seduta
di Sunset Eyes, il sassofonista firma un contratto
per la prestigiosa etichetta Contemporary
e, con la stessa eccezionale formazione del giorno prima,
il 17 Agosto 1960 registra il suo classico.  Affrontando
con pari energia i brani autografi (Blues In G, You
Name It, Higgins Hideaway), una ballad
senza età (Whats New) e tre celebri pagine jazz (Scrapple From The Apple,
Take The A Train, The Sermon),
Edwards ha modo di esibire il suo fraseggio eloquente,
meticoloso, che scandisce con accuratezza ogni singola
nota anche sui tempi più veloci, assecondato con
sobrietà dagli impeccabili Castro, Vinnegar e Higgins.
Heart & Soul - Lalbum del 1962 si
distingue per il buffo timbro dellorgano di Gerry
Wiggins, così antiquato da risultare simpaticamente
vintage, il che non ostacola lamalgama
col sax tenore né lo squisito interplay con Leroy
Vinnegar (contrabbasso) e Milt Turner (batteria). Con
buon gusto e intuito sicuro, Teddy
Edwards riesce a coniugare la gradevolezza
dellascolto con unindubbia sostanza musicale,
evidente nella qualità degli assoli. - B.A.
MARTY EHRLICH - LINE
ON LOVE (2003)
MARTY EHRLICH - NEWS
ON THE RAIL (2004)
DUKE ELLINGTON - INDIGOS
(1957)
DUKE
ELLINGTON - SUCH SWEET THUNDER (1957) 
Prediligere un
singolo album nella sterminata, eccelsa discografia di
Duke Ellington è praticamente impossibile. Such Sweet
Thunder, tuttavia, possiede alcune caratteristiche
che lo legittimano al rango di classico: 1)
lispirazione, che comunque non verrà mai meno, è
al culmine e in quegli anni produceva capolavori come Indigos,
A Drum Is A Woman, Anatomy Of A Murder; 2)
la simbiosi intellettuale e artistica con Billy Strayhorn
rimane intatta, prodigiosa, imperscrutabile; 3) la
formazione moderna annovera ancora tutti i
fedelissimi del Maestro (Johnny Hodges, Paul Gonsalves,
Harry Carney, Cat Anderson, Russell Procope, Ray Nance,
Quentin Jackson); 4) la tecnologia hi-fi già allora
consentiva di riprodurre la musica con estrema
accuratezza. Limpegnativo tema letterario dilaga
fin sulla copertina, che anticipa la dotta recensione di
Irvin Townsend. Certi incontri sono predestinati e la
visita del duca allo Stratford Shakespearean
Festival (Ontario, Canada) suggerì allistante
lidea di un tributo jazz al
bardo inglese. Gli immortali personaggi di
Shakespeare si affacciano a turno dalle sublimi partiture
dellopera: Otello e Desdemona entrano in scena
introdotti dal tema blues di Such Sweet Thunder;
il clarinetto di Jimmy Hamilton racconta il tragico
destino di Giulio Cesare (Sonnet For Caesar); solo
il passionale contralto di Johnny Hodges poteva
rappresentare degnamente lamore senza speranza tra
Romeo e Giulietta (The Star-Crossed Lovers); un
sofisticato valzer scandito dai sassofoni cela, in
realtà, la malvagia natura di Lady Macbeth (Lady Mac);
in linea col poliedrico stile ellingtoniano, The
Telecasters combina i caratteri di Iago e delle Tre
Streghe, analoghi ma tratti da drammi diversi e,
rispettivamente, interpretati dal baritono di Harry
Carney e dalla sezione tromboni; la sordina di Quentin
Jackson esprime larguzia di una celeberrima
bisbetica (Sonnet For Sister Kate); le schermaglie
romantiche del Sogno Di Una Notte Di Mezza Estate
rivivono sul giocoso swing di Up And Down, Up And Down
(I Will Lead Them Up And Down); la falsa follia di
Amleto è amplificata dai pazzeschi acuti della tromba di
Cat Anderson (Madness In Great Ones). Orbene, su
il sipario
mai come stasera sarà ars gratia
artis. - B.A.
DUKE ELLINGTON - ANATOMY
OF A MURDER (1959) 
DUKE ELLINGTON - DUKE
ELLINGTON MEETS COLEMAN HAWKINS
(1962)
DUKE ELLINGTON - THE
FAR EAST SUITE (1966)
DUKE ELLINGTON -
... AND HIS MOTHER CALLED HIM BILL
(1967) 
DUKE ELLINGTON - LATIN
AMERICAN SUITE (1968/1970)
DUKE ELLINGTON - NEW
ORLEANS SUITE (1970)
DUKE ELLINGTON - THE
AFRO-EURASIAN ECLIPSE (1971)
DUKE ELLINGTON - TOGO
BRAVA SUITE (1971)
DUKE ELLINGTON - THE
ELLINGTON SUITES (1959/1971/1972)
DUKE ELLINGTON - UP
IN DUKES WORKSHOP (1969/1972)
ENSEMBLE 9 - CHILDREN
OF THE NIGHT (2000)
Le sofisticate
partiture di Oliver Nelson sono il primo riferimento che
viene in mente ascoltando questo gustosissimo album
dellEnsemble 9, brillante formazione diretta dal
trombettista Rob Parton. Lampia sezione fiati
stende il colore base su cui Parton disegna eleganti
arrangiamenti caratterizzati dal gusto per la varietà
ritmica e per una vigorosa polifonia strumentale. I brani
selezionati sono unautentica antologia del jazz
moderno e offrono abbondanza di spazio per i fraseggi dei
vari solisti: oltre allautorevole voce del leader,
si fanno notare Karl Montkza al piano, Mark Colby al
tenore, Paul McKee e Michael Moore al trombone e il
disinvolto, scattante batterista Bob Rummage. È raro
ascoltare interpretazioni così emozionanti dei sacri
testi di Wayne Shorter (Children Of The Night; Footprints),
Sam
Rivers (Beatrice), Miles Davis (Nardis),
Herbie Hancock (One Finger Snap), Charles Mingus (Goodbye
Pork Pie Hat) e John Coltrane (Naima). Per chi
ricorda con nostalgia la big band di Mel Lewis e Thad
Jones, è un CD da non lasciarsi scappare. - B.A.
DIE ENTTÄUSCHUNG - DIE
ENTTÄUSCHUNG (THELONIUS MONK) (1995)
DIE ENTTÄUSCHUNG - DIE
ENTTÄUSCHUNG (1995)
DIE ENTTÄUSCHUNG - DIE
ENTTÄUSCHUNG (1997)
DIE ENTTÄUSCHUNG / ALEXANDER VON
SCHLIPPENBACH - MONKS CASINO (2004)
DIE ENTTÄUSCHUNG - DIE
ENTTÄUSCHUNG (2006)
DIE ENTTÄUSCHUNG - DIE
ENTTÄUSCHUNG (2009)
PETER ERSKINE - PETER
ERSKINE (1982)
BOOKER ERVIN
- THATS IT!
(1961)
 Registrato poco prima di
inaugurare la celebre serie dei volumi Prestige
(The Freedom Book; The Song Book; The
Blues Book; The Space Book), Thats
It! ritrae Booker
Ervin in un felice momento di sincera ispirazione.
Reduce dalle tumultuose sedute dirette da Charles
Mingus per Columbia
(Mingus Ah Um) e Atlantic
(Blues & Roots),
il sassofonista texano risponde allinvito del
produttore/critico Nat
Hentoff ed entra in studio per la Candid insieme a
Horace
Parlan (pianoforte)*, George Tucker (contrabbasso),
Al Harewood (batteria). Il fecondo clima di quegli anni
esalta laggressivo profilo
dellimprovvisatore, che su Mojo e Boo
cavalca la sezione ritmica con impeto nerboruto,
alternando fraseggi convulsi e frenetici a note lunghe e
perentorie. Il sontuoso timbro del sax tenore asseconda
con solennità la lenta marcia della ballad (Uranus)
e del blues (Bookers Blues). Attratto dalle
rispettive sequenze di accordi, Ervin interpreta Poinciana
e Speak Low volteggiando agilmente sulle armonie
dei due splendidi evergreen. Una seconda edizione in
vinile di Thats It! fu pubblicata dalla Barnaby
nel 1971. [P.S. - *Il pianista partecipò allalbum
nascosto dietro uno pseudonimo - Felix Krull - perché
sotto contratto con la Blue
Note.] - B.A.
BOOKER ERVIN - EXULTATION!
(1963)
BOOKER ERVIN - THE
FREEDOM BOOK (1963)
BOOKER ERVIN - THE
SONG BOOK (1964)
BOOKER ERVIN - THE
BLUES BOOK (1964)
BOOKER ERVIN - THE
SPACE BOOK (1964)
BOOKER ERVIN - HEAVY!!!
(1966)
BILL EVANS - THE
COMPLETE RIVERSIDE RECORDINGS
(1956/1963)
BILL EVANS - THE
COMPLETE FANTASY RECORDINGS
(1973/1979)
BILL EVANS - THE
BRILLIANT / CONSECRATION 1 / CONSECRATION
2 (1980)
BILL EVANS &
STAN GETZ - STAN GETZ & BILL
EVANS (1964)
BILL EVANS /
JIM HALL - UNDERCURRENT (1962) 
 Personaggio riflessivo e
appartato, Jim Hall ha inciso con numerosi solisti (Sonny
Rollins, Bill Evans, Ron Carter, Paul Desmond, Art
Farmer, Lee Konitz etc.), inserendosi sempre in modo
pertinente e inventivo. Uno dei migliori incontri è
quello col pianista Bill Evans, amante, al pari di Hall,
delle sfumature sottili e del lirismo controllato.
Latmosfera quieta e le sonorità smorzate
valorizzano al massimo il suo gioco armonico finissimo,
sorretto da una tecnica robusta, ma fatto di poche note,
accuratamente scelte e disposte. - E.I.J.
BILL EVANS / JIM
HALL - INTERMODULATION
(1966)
GIL EVANS - GIL
EVANS AND TEN (1957)
GIL EVANS - NEW
BOTTLE OLD WINE (1958)
Il
sax alto di Cannonball Adderley è lunica voce
solistica, e ha modo di dispiegare il suo stile fluido e
legato, sorretto da orchestrazioni preziose, dai colori
cangianti, di classici del jazz quali Manteca, 'Round
Midnight, King Porter Stomp. - E.I.J.
GIL EVANS - GREAT
JAZZ STANDARDS (1959)
GIL EVANS - OUT
OF THE COOL (1960) 
Scelta difficoltosa,
arbitraria, spesso discutibile quella di stilare la
classifica dei migliori dischi jazz
di tutti i tempi. Eppure, immancabilmente, le graduatorie
più avvedute* riportano Out Of The Cool di Gil Evans
(insieme a Way Out West,
For Real!, Time Out, Kind Of Blue, Smack Up, Giant Steps, Mingus Ah Um, Workout, Free Jazz, Know What I Mean?, Out Front, The Blues And The Abstract
Truth, One Step
Beyond, The
Sidewinder, Out To
Lunch!, Point Of
Departure, Speak No
Evil, Free For
All, Talkin
About!, In n Out,
Unity, E.S.P., Red Clay etc.). Accanto
ai capolavori incisi con Miles
Davis (Miles Ahead; Porgy And Bess;
Sketches Of Spain) e Kenny
Burrell (Guitar Forms) infatti, è questo il
titolo che meglio illustra la visione estetica del grande
canadese. A capo di un organico in cui la parata dei
fiati [tre tromboni, una tuba, due trombe, tre sassofoni,
un fagotto] è condotta da una spettacolare sezione
ritmica [Ray Crawford (chitarra); Ron Carter
(contrabbasso); Elvin
Jones, Charlie
Persip (batteria)], larrangiatore/pianista dona
a ciascuna pagina dellalbum linconfondibile
tocco della sua personalità. Alternando roboanti
stoccate collettive e tenui sfumature timbriche, Evans
impiega lorchestra come una tavolozza carica di
colori accesi per esprimere lemozione (palese o
recondita) presente in ogni partitura. La Nevada
è una lunga corvé semi-improvvisata in cui si succedono
gli assoli di Johnny
Coles (tromba), Tony Studd (trombone basso), Budd
Johnson (sax tenore) e Ray Crawford (chitarra). Where
Flamingos Fly è una ballad dagli echi esotici in cui
risuona il blasonato trombone di Jimmy
Knepper. Il regista de paura Rokko
Smithersons apprezzerebbe le sinistre atmosfere di Bilbao
Song, dolente tema scritto da Kurt Weill
per lopera Happy End di Bertolt
Brecht, e di Stratusphunk, sofisticata
composizione di George
Russell già incisa anche dallautore pochi mesi
prima (Stratusphunk). Levocativa tromba di
Coles riaffiora insieme al tesoro sommerso di Sunken
Treasure, per esporre una stupenda melodia firmata da
Evans. Il gran finale è allinsegna
dellhard-bop, con la superba interpretazione di Sister
Sadie, classico Blue
Note di Horace
Silver (Blowin The Blues Away). [P.S. -
*Un esempio per tutti, la core collection
dellautorevole, prestigiosa Penguin Guide To
Jazz.] - B.A.
GIL EVANS - THE
INDIVIDUALISM OF GIL EVANS
(1963/1964)
GIL EVANS - BLUES
IN ORBIT (1971)
GIL EVANS - PRIESTESS
(1977/1983)
GIL EVANS - THERE
COMES A TIME (1975)
ANTONIO FARAÒ - THORN
(2000)
ART FARMER - FARMERS
MARKET (1956)
ART FARMER - PORTRAIT
OF ART FARMER (1958)

ART
FARMER - MODERN ART
(1958) 
Una seduta del 1958 (Portrait
Of Art Farmer), nelle sue meticolose partiture,
denuncia la scarsa simpatia di Farmer per
limprovvisazione poco organizzata, di moda
allepoca. Stablemates è il brano migliore:
esso denota un certo debito verso il fraseggio essenziale
di Miles Davis. In seguito, Farmer condiresse il Jazztet
con il sax tenore Benny Golson (Modern Art;
Meet The Jazztet; Big City Sounds): tale
gruppo fu la cornice ideale per la sua lirica inventiva e
per il suo approccio solistico ponderato. Interessanti,
ma meno note, sono anche le sue incisioni in quartetto
con il chitarrista Jim Hall. - E.I.J.
ART FARMER - ART
(1960)
ART FARMER - PERCEPTION
(1961)
ART FARMER / JIM
HALL - INTERACTION (1963)
ART FARMER /
PHIL WOODS - WHAT HAPPENS?...
(1968) 
Ma ci pensate? Il 12
Ottobre 1968, mentre il conflitto tra rivolta e reazione
incendiava le strade del mondo, a Roma veniva inciso un
album ispirato ai più tradizionali canoni estetici della
Blue Note. Ecco,
sono episodi come questo che ci danno la forza per tirare
avanti quando scopriamo che la salute economica del Foglio
si deve a un finanziamento pubblico. Convocati in studio
da Gigi Campi, titolare dellomonima etichetta
indipendente, Art Farmer e Phil Woods arruolano
un virtuoso del piano - Martial Solal - e una sezione
ritmica di lusso - Henry Texier (contrabbasso), Daniel
Humair (batteria) - col nobile ma unico intento di
registrare del buon jazz. Lesito dellincontro
si rivelò ben più proficuo: protetto nel buio
delloblio, rimasto fuori catalogo per anni, What
Happens?... è lentamente asceso al rango di
capolavoro occulto e ci viene restituito dalla CamJazz in tutto il
suo splendore sonoro. Lintesa maturata nella
European Rhythm Machine dello stesso Woods consente a
Humair e Texier di produrre uninesauribile,
vigorosa, costante spinta motrice, su cui i tre solisti
impostano le traiettorie dei fraseggi. Allinsegna
di una micidiale foga hard-bop la partenza di Watch
What Happens, soave melodia firmata da Michel
Legrand, di cui ricordiamo almeno la stupenda cover di
Sinatra (My Way). Lintenso dialogo tra
Farmer e Woods si svolge sotto lattenta
sorveglianza esercitata da Solal, che a sua volta
sollecita i fiatisti con lucidi suggerimenti armonici. La
mutua sintonia risalta su un romantico standard in ¾ (Sunrise
Sunset) e sugli incisivi arrangiamenti di temi
scritti da Kenny Dorham (Blue Bossa) e Gigi Gryce
(Blue Lights). Woods e Farmer si alternano in
quartetto nelle due ballad: Phil offre
unincantevole versione di Chelsea Bridge
(erroneamente attribuita dai credits al sassofonista, in
realtà, come noto, firmata da Billy Strayhorn); Art
rende omaggio a Tom McIntosh, suo ex-collega nel Jazztet,
interpretando la sofisticata The Day After. Nella
cronaca originale di Adriano Mazzoletti, la serata
capitolina si concluse con «
un ultimo bicchiere di whisky, unultima sigaretta e
poi via, verso Roma
» - B.A.
ART FARMER - IN
CONCERT (1984)
ART FARMER - SOMETHING
TO LIVE FOR (1987)
ART FARMER - BLAME
IT ON MY YOUTH (1988)
ART FARMER - SOUL
EYES (1991)
ART FARMER / TOM
HARRELL - THE COMPANY I KEEP
(1994)
ART FARMER - THE
MEANING OF ART (1995)
FASOLI
/ D'ANDREA - JAZZ DUO (1978)
CLAUDIO
FASOLI - THE MEETING (1979)
CLAUDIO
FASOLI - CLOUDY (1979)
CLAUDIO
FASOLI - LIDO (1983)
CLAUDIO
FASOLI - WELCOME (1986)
CLAUDIO FASOLI - FOR
ONCE (1987)
CLAUDIO FASOLI - EGOTRIP
(1988)
CLAUDIO
FASOLI - LAND (1988)
CLAUDIO
FASOLI - BODIES (1989)
CLAUDIO
FASOLI - CITIES (1993)
CLAUDIO
FASOLI - TROIS TRIOS (1993/1994)
CLAUDIO
FASOLI - TEN TRIBUTES (1994)
FASOLI
/ RAVA / D'ANDREA - ICON (1996)
CLAUDIO
FASOLI - ESTEEM
RICCARDO
FASSI - TANKIO BAND (1985)
RICCARDO
FASSI - IL PRINCIPE (1989)
RICCARDO FASSI - TOAST
MAN (1990)
RICCARDO FASSI - NOTTE
(1991)
RICCARDO FASSI - ONE
FOR LEONARDO (1992)
RICCARDO
FASSI - TANKIO BAND PLAYS THE
MUSIC OF FRANK ZAPPA (1994)

Frank Zappa ebbe con il
jazz un rapporto controverso. Da quel misto di passione e
ripulsa verso il mondo afroamericano che si concretizzava
in citazioni musicali beffarde e irriverenti, Riccardo Fassi
ha tratto una rilettura profondamente jazzistica
delleclettico [materiale] zappiano. La scelta
compiuta sullenorme repertorio del chitarrista
privilegia la fase storica: alcuni brani
delle prime Mothers Of Invention (America Drinks And
Goes Home), altri dallalbum Hot Rats (Peaches
En Regalia), altri ancora da Uncle Meat (King
Kong; Uncle Meat). Rivisitare Zappa è
unoperazione rischiosa, che Fassi ha risolto
brillantemente lasciando in secondo piano gli aspetti
parodistici della sua musica (ma anche la più marcata
componente rock), elaborando orchestrazioni ariose, alla
Oliver Nelson, per esaltare quel che restava inespresso
nella sarabanda delle invenzioni: ne risulta una sintesi
felicissima e variopinta, con accentuazioni timbriche e
ritmiche, irregolarità strutturali, squillanti
polifonie, reminiscenze bandistiche e ampio spazio per i
solisti. Tra le pagine migliori si segnalano la versione
seducente ed elegiaca di Twenty Small Cigars (con
Flavio Boltro in evidenza), lavvincente e policroma
medley (Lets Make The Water Turn Black; Eat
That Question; Im The Slime) e il libero
confronto improvvisato tra Boltro e Riccardo Luppi in Igors
Boogie. Ma il pregio maggiore del disco (ulteriore
legame con le migliori pagine di Zappa) è di non far
pesare la complessità del lavoro, che risulta fresco,
piacevole e affascinante dal primo ascolto. - Angelo Leonardi
RICCARDO FASSI - WALKABOUT
(1996)
RICCARDO FASSI - SERIAL
KILLER (2001)
FAVRE / MOTIAN /
STUDER / VASCONCELOS - SINGING DRUMS
(1984)
TOMMY FLANAGAN - ECLIPSO
(1977)
TOMMY FLANAGAN - BALLADS
& BLUES (1978)
TOMMY FLANAGAN - CONFIRMATION
(1978)
TOMMY FLANAGAN - SUPER
SESSION (1980)
TOMMY FLANAGAN - GIANT
STEPS (1982)
TOMMY FLANAGAN - THELONICA
(1982)
TOMMY FLANAGAN - LETS
(1993)
JOEL FRAHM - SORRY,
NO DECAF (1998)
La
dinamica Palmetto ha fatto centro unaltra
volta. Joel Frahm si era già messo in luce nel quartetto
di Matt Wilson, e numerosi appassionati erano rimasti
colpiti dal suo fraseggio creativo e da un suono già
personale: robusto e tagliente al tenore, liquido e
penetrante al soprano. Su questultimo strumento
Frahm mostra di possedere una maturità che di rado si
acquisisce così rapidamente (Elroy Sparta; Sorry,
No Decaf). Galvanizzato dal privilegio di incidere un
disco a proprio nome, Joel ha convocato lo stesso Wilson,
batterista raffinatissimo e leader autorevole, Doug Weiss
al contrabbasso e David Berkman, pianista di punta
delletichetta e infaticabile confezionatore di
ottimi assoli. Diversi episodi dellalbum
raggiungono leccellenza: Smokin Joel e
Song For A New Day consentono al torrenziale
sassofonista di rompere gli argini, mentre le originali
rivisitazioni di Laura e del classico di Mal
Waldron Soul Eyes evidenziano la sua abilità di
improvvisatore. Per chi cerca qualcosa di nuovo e sogna
di non restare deluso è una scelta perfetta. - B.A.
JOEL FRAHM - THE
NAVIGATOR (2000)
JOEL FRAHM / BRAD
MEHLDAU - DONT EXPLAIN (2004)
PAOLO
FRESU - OSTINATO
(1985)
PAOLO FRESU - INNER
VOICES (1986)
PAOLO
FRESU - OSSI DI SEPPIA
(1991)
Ottenendo lusinghieri
riconoscimenti internazionali, il quintetto stabile di Paolo Fresu coronò
in pompa magna lo sviluppo del moderno jazz
italiano che, dapprima germogliato a livello editoriale
coi cataloghi di varie e prestigiose etichette, è poi
riuscito a imporsi come rigoglioso vivaio di artisti
straordinari. Nella storica discografia Splasc(H) del
trombettista sardo, Inner Voices e Ossi Di
Seppia risaltano per lautorevole presenza di
due ospiti speciali: David Liebman
(sax soprano, flauto) e Gianluigi Trovesi
(sax alto, clarinetti). La prima linea a tre fiati (2 +
1) arricchisce di sontuose polifonie gli arrangiamenti di
entrambi gli album. A propria volta, il poliedrico Tino Tracanna
(sassofoni) e la collaudata sezione ritmica [Roberto Cipelli
(piano), Attilio Zanchi (contrabbasso), Ettore Fioravanti
(batteria)] esibiscono uneleganza impeccabile e
unintesa prodigiosa. Liebman e Trovesi hanno gioco
facile a integrarsi nel combo, luno incuneando
laguzzo timbro del soprano nelle fessure del
pentagramma, laltro diffondendo echi
daccademia e folclore con le diverse ance. Data
leccellenza pressoché omogenea del repertorio,
solo il gusto personale consente di stilare una
classifica di brani preferiti. Il dinamismo del
collettivo si apprezza sui tempi veloci di Trunca e
Peltunta, Blues For You, Rolling Car, The
Open Trio e sui riff spezzati di Ossi Di Seppia,
In Parte SenzArte, Born In The Zoo.
Le splendide melodie di Early Spring e Opale
ispirano, rispettivamente, un meraviglioso assolo di
flauto (Liebman) e un lirico fraseggio del sax alto
(Trovesi). Il fantasma di Thelonius Monk si aggira tra le
note di Pocket Day e Dungeons And Dragons,
per poi manifestarsi nella seduta spiritica per soprano e
contrabbasso di Reflections:
uninterpretazione superlativa da custodire accanto
a quella di Steve
Khan e Donald
Fagen (Thats The Way I
Feel Now). Il solista Fresu: sia attutita dalla
sordina (Fate Fatue; Notti Di Dicembre) che
dispiegata a piena voce (Appuntamento Sul Treno; Morgana),
la sua tromba merita ampiamente la stima espressa da
luminari come Gunther Schuller e Carla Bley. - B.A.
PAOLO
FRESU - MÄMÛT (1985/1986)
PAOLO
FRESU - QVARTO
(1988)
PAOLO
FRESU - LIVE IN MONTPELLIER (1988)
PAOLO
FRESU - BALLADS
(1993)
PAOLO
FRESU - ENSALADA MISTICA (1994)
BILL
FRISELL - IN LINE (1982)
BILL
FRISELL - RAMBLER (1984)
BILL
FRISELL - LOOKOUT FOR HOPE (1987)
BILL
FRISELL - BEFORE WE WERE BORN (1988)
CURTIS FULLER - THE
OPENER (1957)
CURTIS FULLER - BONE
& BARI (1957)
CURTIS FULLER - CURTIS
FULLER (1957)
CURTIS
FULLER - IMAGINATION (1959)

|