 JAZZ
HADEN /
GARBAREK / GISMONTI - MAGICO (1979)
HADEN /
GARBAREK / GISMONTI - FOLK
SONGS (1979) 
 Passare
sopra le mode come un rullo compressore. Assistere con
sovrano distacco al degrado della radio. Pulirsi il culo
con le recensioni della stampa specializzata.
Essere Manfred Eicher ha richiesto una caparbia
riluttanza verso i compromessi che, però, ha consentito
al guru della ECM
di concepire e produrre album come Magico e Folk
Songs quando della world music non
esisteva nemmeno la definizione. La spiazzante
originalità del trio multi-etnico è illustrata dalla
foto di copertina: lo
statunitense Charlie Haden (contrabbasso) indossa una
giacca da guerrigliero sdrammatizzata dalla penna nel
taschino in perfetto stile nerd, il
brasiliano Egberto Gismonti (chitarre, pianoforte) sembra
un rastafari spretato, il norvegese Jan Garbarek
(sassofoni) somiglia a Mr. Spock. Accomunati dalla fede
nellimprovvisazione, i tre virtuosi fondono i
rispettivi stili in un affascinante, inedito linguaggio
strumentale. Haden combina i trascorsi free
con la militanza politica, Gismonti filtra le suggestioni
amazzoniche attraverso il vaglio dellaccademia,
Garbarek evoca le gelide atmosfere delle latitudini
scandinave. La sublime sintesi sonora trascende i limiti
formali dei due album, registrati nel 1979 in altrettante
sedute (Giugno / Novembre), per diventare pura emozione
man mano che lascolto procede, tra incanto e
stupore (Bailarina, Magico, Spor, Folk
Song, Bôdas De Prata, Veien), fino
allimmane crescendo espressivo culminante nelle
vertiginose melodie di Cego Aderaldo ed Equilibrista.
- B.A.
JIM HALL - JAZZ
GUITAR (1957)
JIM HALL / TOM
HARRELL - THESE ROOMS
(1988)
SCOTT HALL - STRENGTH
IN NUMBERS (1996)
CHICO HAMILTON - CHICO
HAMILTON QUINTET (1955)
HERBIE HANCOCK - TAKIN
OFF (1962)
HERBIE HANCOCK - MY
POINT OF VIEW (1963)
HERBIE HANCOCK - MAIDEN
VOYAGE (1964)
HERBIE HANCOCK - EMPYREAN
ISLES (1964)
HERBIE HANCOCK - SPEAK
LIKE A CHILD (1968)
HERBIE HANCOCK - THE
NEW STANDARD (1996)
STAFFAN HARDE - STAFFAN
HARDE (1974)
BILL HARDMAN - SAYING
SOMETHING (1961)
BILLY HARPER - BLACK
SAINT (1975)
TOM HARRELL / JOHN
McNEIL - LOOK TO THE SKY
TOM HARRELL - MOON
ALLEY (1985)
TOM HARRELL - OPEN
AIR (1986)
TOM HARRELL - PLAY
OF LIGHT
TOM HARRELL - STORIES
(1987) 
TOM HARRELL - SAIL
AWAY (1989)
TOM HARRELL - FORM
(1990)
TOM HARRELL - SAIL
AWAY [Musidisc] (1991)
TOM HARRELL - PASSAGES
(1992)
TOM HARRELL - UPSWING
(1993)
JEROME HARRIS - HIDDEN
IN PLAIN VIEW (1995)
DONALD HARRISON /
TERENCE BLANCHARD -
NEW YORK SECOND LINE (1983)
DONALD HARRISON /
TERENCE BLANCHARD -
DISCERNMENT (1984)
DONALD HARRISON /
TERENCE BLANCHARD -
NASCENCE (1984)
DONALD HARRISON /
TERENCE BLANCHARD -
CRYSTAL STAIR (1987)
DONALD HARRISON /
TERENCE BLANCHARD -
BLACK PEARL (1988)
HAMPTON HAWES - FOR
REAL! (1958) 
A strong album from an
exceptional band. - Richard Cook / Brian Morton
Francamente ci sfugge
il motivo per cui For Real! non figuri accanto a
capolavori come Giant
Steps, Kind Of Blue
o Time Out. Eppure
la formazione è unautentica parata di fenomeni.
Frank Butler: tutti ricordiamo le sue spumeggianti
performance con i complessini di Curtis Counce (Landslide
Vol. 1; You Get More Bounce
With Curtis Counce!; Carls Blues; Exploring
The Future). Harold Land, protagonista, insieme allo
stesso Hawes, dellesaltante stagione del
cool californiano. Scott LaFaro, riformatore
del contrabbasso e prezioso partner di Bill Evans nel suo
storico trio. Il 17 Marzo del 1958, sotto locchio
vigile del produttore Lester Koenig, il quartetto
registra un album che, dopo mezzo secolo, può
agevolmente scalzare dallautoradio qualsiasi boiata
promossa da MTV. Provate con Hip, magari durante
una romantica gita in spider sul lungomare: la bambola di
turno diverrà creta nelle vostre mani. Lincisivo
fraseggio di Hawes (pianoforte) e il virile timbro di
Land (sax tenore) riempiono lo spazio di note limpide,
tornite, sospese sul vortice ritmico creato da Butler e
LaFaro. Momenti topici: leccitante
chase tra sax e batteria su Crazeology
(Little Bennie), il placido battito swing di For
Real!, il disinvolto approccio agli standard che
genera una ballad irresistibile (Wrap Your Troubles In
Dreams) e una sfrenata corsa be-bop (I Love You).
- B.A.
MARK HELIAS - THE
CURRENT SET (1987)
JULIUS HEMPHILL - ROI
BOYÉ & THE GOTHAM MINSTRELS (1977)
JULIUS HEMPHILL /
OLIVER LAKE - BUSTER BEE (1978)
JULIUS HEMPHILL - RAW
MATERIALS AND RESIDUALS (1978)

JULIUS
HEMPHILL - FAT MAN AND THE
HARD BLUES (1991)

Il modello di
riferimento del progetto è il World Saxophone Quartet,
di cui Julius Hemphill fu membro fondatore e ingegno
prolifico, ma qui i fiatisti sono sei - J.H. (alto),
Marty Ehrlich (soprano, alto, flauto), Carl Grubbs
(soprano, alto), James Carter (tenore), Andrew White
(tenore), Sam Furnace (baritono, flauto) - e il compianto
texano dirige a proprio nome. Oltre che dal W.S.Q., la
formula dei sassofoni a cappella fu
introdotta e promossa da formazioni come il 29th Street
Saxophone Quartet di Bobby Watson, il ROVA (Jon Raskin, Larry
Ochs, Andrew Voigt, Bruce Ackley) e, in Italia, estesa
agli ottoni dai magnifici Six Mobiles di Roberto Ottaviano.
Il sestetto agli ordini di Hemphill coniuga un forte
senso della tradizione con audaci sortite
nellavanguardia. Il legame con la cultura
afro-americana affiora sui brani in cui il dialogo tra
solista e sezione evoca il rito gospel officiato in
chiesa da predicatore e coro (Lenny; Fat Man;
Anchorman; The Hard Blues). I guizzi più
sperimentali si ritrovano nel solenne movimento per tre
flauti e tre ance di Tendrils, nel tempo in 2/3 di
Three-Step e nelle suggestive armonie sovrapposte
di Opening. Ovunque, limpeccabile sincronia
degli unisoni (Otis Groove; Untitled),
il bilanciamento tra scrittura e improvvisazione (Glide;
The Answer) e il valore intrinseco dei singoli assoli
(Headlines; Four Saints) esaltano la
caratura artistica di Hemphill. Lalbum fu
pubblicato dalla Black
Saint di Giovanni Bonandrini: con la P2 al governo,
un raro momento dorgoglio nazionale. - B.A.
JULIUS HEMPHILL - FIVE
CHORD STUD (1993)
JULIUS HEMPHILL - AT
DR. KINGS TABLE (1997)
EDDIE HENDERSON - REEMERGENCE
(1998)
JOE HENDERSON - PAGE
ONE (1963)
JOE HENDERSON - OUR
THING (1963) 
JOE HENDERSON
- IN N OUT (1964)

Il periodo Blue Note
è unanimemente considerato il momento più felice della
carriera di Joe Henderson. Durante larco di tempo
della collaborazione con la gloriosa label di Alfred
Lion, Henderson sfornò una serie ininterrotta di
capolavori, oggi tutti disponibili su CD. In n
Out è senza dubbio un classico. Lo stesso Bruce
Lundvall, responsabile commerciale e direttore artistico
delletichetta, inserisce questo album tra i suoi
preferiti, insieme a una manciata di altri titoli,
limitatamente a quelli realizzati prima della sua
gestione. Nel 1964 Joe Henderson era uno dei giovani
tenoristi che si muovevano nel solco tracciato da
Coltrane, anche se le sue origini erano più
squisitamente boppistiche e parkeriane (Coltrane
proveniva dal R&B). Daltro canto, Henderson si
dimostrava particolarmente sensibile alle innovazioni
armoniche dei pionieri del free jazz. I
compagni del sassofonista, per questa seduta, sono
autentiche stelle: il prodigioso bassista Richard Davis,
veterano della scuderia; al piano McCoy Tyner e alla
batteria Elvin Jones, cioè metà dello storico quartetto
di John Coltrane; il quintetto è degnamente completato
dalla tromba di Kenny Dorham, solista superlativo e
compositore brillante, mai una nota superflua, il
magistero tecnico sempre asservito allidea
musicale. Lambito in cui opera il gruppo è
tipicamente modale e le cinque composizioni (tre di
Henderson, due di Dorham), al tempo stesso funzionali
allimprovvisazione e melodicamente riuscitissime,
offrono un solido punto di riferimento per gli assoli di
sax, tromba e piano. In questo lavoro, la già proficua
collaborazione tra Joe Henderson e Kenny Dorham raggiunge
la sua piena maturità: trattandosi del meglio della Blue Note,
non è azzardato affermare che siamo di fronte al meglio
del meglio. - B.A.
JOE HENDERSON -
INNER URGE (1964) 
JOE HENDERSON - MODE
FOR JOE (1966)
JOE HENDERSON - THE
KICKER (1967)
JOE HENDERSON
- JOE HENDERSON IN JAPAN (1971)
Joe
Henderson In Japan is one of a handful of records
from the late Sixties and early Seventies to be studied
like a textbook by the most advanced young jazz
musicians. - Bill Kirchner
Nel 1971 il jazz
era uno stile prossimo allobsolescenza e un affare
economicamente svantaggioso. Eppure, nonostante Joe
Henderson avesse raffazzonato una sezione ritmica locale
per la trasferta in Giappone, la sua tournée riscosse un
successo enorme e si concluse coi trionfali concerti di
Tokyo. In realtà, nella terra del Sol Levante il
sassofonista godeva ancora di una certa fama e, forte di
un vigore fisico ed espressivo intatto, si esibì in un
magistrale saggio sullarte
dellimprovvisazione. Sebbene privo di fenomeni, il
motivato trio nipponico puntellò con perizia i parchi
arrangiamenti per quartetto, integrando gli assoli del
fuoriclasse americano con ritocchi e fraseggi più che
pregevoli. In particolare, oltre al solido tandem
propulsivo [Kunimitsu Inaba (contrabbasso); Motohiko Hino
(batteria)], si apprezza leccellente pianista Hideo
Ichikawa, sempre pronto alla fuga individuale ed
efficacissimo nellassecondare gli spunti del
leader. Le immortali note introduttive di Round
Midnight eccitano il pubblico e preludono a
unesecuzione memorabile. Invertendo il titolo di un
suo capolavoro Blue Note (In
n Out), Henderson ne rigenera il tema
modale (Out n In) grazie allamalgama
tra il suono turgido del sax tenore e il riverbero
fluorescente del piano elettrico. Alla distensiva
atmosfera latina di Blue Bossa, popolare standard
scritto da Kenny Dorham e, insieme a questi, già inciso
su Page One, segue limpetuosa sfuriata
hard-bop di Junk Blues, degna conclusione di un
album che vorremmo si smettesse di considerare
minore. - B.A.
JOE HENDERSON - THE
STATE OF THE TENOR / LIVE AT THE VILLAGE VANGUARD (1985)
JOE HENDERSON - AN
EVENING WITH JOE HENDERSON (1987)
JOE HENDERSON - THE
STANDARD JOE (1991)
JOE HENDERSON - SO
NEAR, SO FAR (MUSINGS FOR MILES )
(1992)
STEVE HERBERMAN - THOUGHT
LINES (2001)
WOODY HERMAN - CHICK,
DONALD, WALTER & WOODROW (1978)
ANDREW HILL -
BLACK FIRE
(1963) 
Joe Henderson aveva
reclutato Andrew
Hill per la registrazione in studio di Our Thing,
presentandolo contestualmente ad Alfred Lion.
Lincontro col capo della Blue Note
procurò al pianista haitiano un lucroso contratto
discografico. Ancora una volta, il produttore tedesco
aveva visto giusto: Hill incise per la prestigiosa
etichetta almeno cinque capolavori intramontabili (Black
Fire; Smokestack; Judgment!; Point Of Departure;
Andrew!!!).
Oltre che come sostenitore, Henderson risultò decisivo
anche come partner di Hill, partecipando alle session del
suo primo album e misurandosi con quelle melodie sghembe
e quei ritmi angolosi. Il timbro virile del sax tenore
sinoltra impavido nei sinistri meandri armonici di Pumpkin,
Black Fire, Cantarnos, McNeil Island
e Land Of Nod, configurando un nuovo modello di
quartetto jazz, ispirato tanto a Thelonius Monk quanto
alla Neue Wiener Schule. I due brani in trio (Subterfuge;
Tired Trade) esaltano linterplay tra il leader
e la fenomenale coppia motrice [Richard Davis
(contrabbasso); Roy Haynes (batteria)]. [P.S. - Henderson
tornerà a fianco di Hill anche lanno successivo,
per lo stupendo Point Of
Departure.] - B.A.
ANDREW HILL -
SMOKESTACK
(1963) 
Ampliando il
tradizionale organico con un secondo contrabbassista, Smokestack
propone una concezione assai
elastica del trio: Roy Haynes, Richard Davis ed Eddie
Khan appaiono intenti a imprimere continui scossoni al
disegno ritmico di Ode To Von, 30 Pier
Avenue e Not So. È una
musica intensa, obliqua: il piano del leader è
caratterizzato da intervalli inusuali e da uno slancio
percussivo che informa di sé anche il lirismo di Verne,
The Day After e Wailing Wall. - E.I.J. / B.A.
ANDREW HILL -
JUDGMENT!
(1964) 
Judgment!, con il vibrafonista
Bobby Hutcherson, è un ulteriore esempio da manuale di
conciliazione tra libertà e disciplina.
Linterazione sopra la figura ostinato
di Siete Ocho è affascinante, e il precipitoso e
potente pianismo di Hill in Yokada Yokada dà
unidea della sua originalità solistica. - E.I.J.
ANDREW HILL -
POINT OF DEPARTURE (1964) 
Nonostante sia
considerato un esponente dellavanguardia, la sua
visione musicale resta nellambito del sistema
tonale. Il suo contributo allalbum Our Thing,
di Joe Henderson, gli guadagnò un contratto con la Blue Note,
proprio nel periodo in cui quelletichetta
incoraggiava gli sforzi di alcuni jazz-men inclini alla
sperimentazione. Lopera di pianista e di
compositore di Andrew
Hill resta la più naturale e spontanea, tra quelle
della scuola Blue Note e, a differenza dei vari
Herbie Hancock, Tony Williams e Bobby Hutcherson, egli è
lunico che abbia proseguito su questa strada. Con
il grande album Point Of Departure, Hill approda
ai massimi livelli, impiegando i talenti del trombettista
Kenny Dorham, del multistrumentista Eric Dolphy e del sax
tenore Joe Henderson come un vero maestro di trame e
colori. Le sue composizioni si direbbero concepite su
misura per quegli esecutori. Dedication, uno
splendido brano lento, è unindimenticabile
coreografia di movimenti solenni. - E.I.J.
ANDREW HILL -
ANDREW!!! (1964)

Il quinto album
inciso in veste di leader per la Blue Note
conferma lo stato di grazia di Andrew Hill,
che traspare anche dalla sagace scelta dei musicisti.
Accanto ai fidi Bobby Hutcherson (vibrafono) e Richard
Davis (contrabbasso) troviamo John Gilmore (tenore),
improvvisatore del livello di Coltrane, Shorter e
Henderson, già noto al pubblico per una proficua
collaborazione con Clifford Jordan (Blowing In From
Chicago), poi assurto a maggior fama come
sassofonista nellorchestra di Sun Ra. La formula
strumentale già impiegata sullo splendido Judgment!
viene riproposta nel primo pezzo (The Griots), con
Joe Chambers (batteria) al posto di Elvin Jones: il
quartetto piano/vibrafono si conferma medium esemplare
per esporre le complesse architetture ritmiche del
leader. Rinforzando la trama sonora col sax di Gilmore,
Hill dona agli altri arrangiamenti unespressiva
policromia timbrica, che risalta nellambigua
atmosfera di Black Monday, nelle sibilline,
splendide melodie di Duplicity, Symmetry, Le
Serpent Qui Danse e nella dolente solennità di No
Doubt. È davvero uninfamia ridurre la Blue Note
a scorta di motivetti trendy per DJ alla
moda. - B.A.
ANDREW HILL -
COMPULSION!!!!!
(1965)
Servendosi di una
sezione ritmica allargata, con batteria, conga e tamburi
africani, Hill incise un lavoro in quattro movimenti, Compulsion!!!!!,
inteso come omaggio alleredità della tradizione
negra. Fin dallapertura - tamburi scuri e
martellanti, secche interiezioni dei fiati, piano e
contrabbasso percussivi e ribollenti - la concezione di
Hill rivela una forza travolgente. - E.I.J.
ANDREW HILL - DUSK
(2000)
ANDREW HILL - A
BEAUTIFUL DAY (2002)
DAVE HOLLAND
/ DEREK BAILEY - IMPROVISATIONS
FOR CELLO AND GUITAR (1971)
Uno dei bassisti più
originali e apprezzati. Lo contraddistinguono soprattutto
il timbro strumentale e la solidità della pulsazione,
rocciosa anche sui tempi più veloci. Il suo solismo è
agile e maestoso, e a volte si apre in squarci di gusto
quasi puntillistico. Dave Holland è
tendenzialmente un purista e ha straordinarie doti di
improvvisatore. Si è diviso tra jazz ortodosso e
avanguardia, e non sembra avere preferenze neppure tra
free-jazz americano e improvvisatori europei. Quando si
è accostato al jazz-rock lo ha fatto senza mai
involgarire la sua personale sintassi. Lalbum Improvisations
For Cello And Guitar, in duo con lavventuroso
chitarrista Derek Bailey, segna forse il punto più
avanzato del Dave
Holland sperimentale. - E.I.J.
DAVE HOLLAND
- CONFERENCE OF THE BIRDS
(1972) 
Lo squisito blend
idiomatico di questo capolavoro si deve ai rispettivi
retroterra dei quattro protagonisti: un davisiano reduce
dalle sedute di In A Silent
Way che, però, non abbracciò mai la causa
elettrica (Dave
Holland); un fuoriclasse della Blue Note
divenuto poi caposcuola a New York negli anni Settanta (Sam
Rivers); uno scienziato pazzo
dellavanguardia di Chicago che intitolava le
proprie composizioni con formule matematiche (Anthony
Braxton); un cane sciolto della batteria post-bop (Barry
Altschul). Lalbum si apre con limpetuosa
folata eolica di Four Winds: lenergia
motrice prodotta da Holland e Altchul alimenta
lesposizione del tema, lalternanza dei
fraseggi [Rivers (tenore); Braxton (soprano)] e il
convulso accavallarsi dei medesimi prima del diligente
riepilogo finale. Un ponderato assolo di Altschul
introduce Q & A che, poi, si sviluppa in un
fitto dialogo tra flauto e sax con reciproco scambio di
ruoli tra Braxton (alto/flauto) e Rivers (flauto/tenore).
Levocativa melodia di Conference Of The Birds
ricorda le ballad neo-bucoliche dei primi King Crimson (I
Talk To The Wind; Cadence And Cascade; Prince
Rupert Awakes). Il quartetto torna a dispiegare la
propria indomita esuberanza strumentale sulle saettanti Interception
e See-Saw. Strepitoso. - B.A.
Nel 1972, a collaboratori ormai
consolidati come Barry Altschul e Anthony Braxton si
aggiunge Sam Rivers, per lincisione di Conference
Of The Birds, prima opera a nome del
contrabbassista, ricordata come uno dei momenti
significativi del jazz contemporaneo. Dal punto di vista
storico è il primo lavoro di un europeo che, alla testa
di esponenti dellavanguardia americana, elabora una
sintesi legata al vecchio continente. Holland scrive
tutte le composizioni, con richiami al folklore
britannico, e coniuga in modo esemplare il ruolo di
autore e leader con quello di accompagnatore e solista.
Con questo e altri dischi del medesimo periodo, Holland
emerge come uno dei massimi bassisti della propria epoca.
Il suo stile, caratterizzato da unintonazione
perfetta e da una cavata poderosa, usa fraseggi nitidi e
possenti anche nei tempi più veloci, segnando ogni brano
con una particolare presenza ritmica, solida e concreta
senza essere invadente, per la quale deve gratitudine a
Miles Davis. - Angelo Leonardi
DAVE HOLLAND
- JUMPIN IN
(1983) 
Conference Of The Birds
venne giustamente catalogato fra le pietre miliari del
jazz contemporaneo. Questo per dire quanto fosse attesa
una seconda opera di gruppo guidata da questo
straordinario maestro di contrabbasso e violoncello,
compositore originalissimo, sideman di lusso con Miles
Davis e Anthony Braxton. Jumpin In eguaglia
il delicato lirismo e limpagabile poesia di Conference Of The Birds,
ed è senza dubbio un disco eccellente, sia sul piano
della scrittura, che su quello dallimprovvisazione.
Lequilibrio fra la tromba di Kenny Wheeler, il
trombone di Julian Priester e il sax alto di Steve
Coleman è perfetto, e le loro qualità solistiche di
pregevole caratura. First Snow e Sunrise
sono temi cantabili e ariosi, veicoli ideali per la
limpida voce di Wheeler. - Filippo Bianchi
Allinizio del 1983 si concretizza
il progetto del nuovo quintetto: due veterani del jazz
moderno più avanzato (Kenny Wheeler e il trombonista
Julian Priester), un quarantenne (il batterista Steve
Ellington) e un giovane di talento (il sassofonista Steve
Coleman). Canadese di nascita, Wheeler è un europeo a
tutti gli effetti e si riallaccia al passato inglese del
bassista; Priester rappresenta il filone boppistico più
creativo, mentre Ellington e Coleman entrano come
rappresentanti delle ultime due generazioni della musica
afroamericana. La caratteristica di Jumpin In
è lequilibrio tra le parti scritte e le
improvvisazioni. Lalbum, che Holland dedica
espressamente a Charles Mingus, contiene sei temi del
bassista e uno di Steve Coleman. Sono brani
prevalentemente mossi, caratterizzati da sorprese
ritmiche e assoli inseriti in parti dinsieme: una
concezione tipicamente mingusiana, sulla quale Holland
non si appiattisce, introducendo da un lato episodi
polifonici liberamente improvvisati (You I Love) e
dallaltro brani preziosi e raffinati (First Snow;
Sunrise), dallevidente prospettiva colta. - Angelo
Leonardi
DAVE HOLLAND
- SEEDS OF TIME
(1984) 
Stessi musicisti di Jumpin
In tranne Steve Ellington, sostituito da Marvin
Smitty Smith. In Seeds Of Time emerge
la figura di Steve Coleman (sax alto), che proprio
accanto al bassista giunge a piena maturazione, portando
a compimento una sintesi tra bop e innovazioni ritmiche.
I segni si colgono in una musica avvincente, in tensione
tra le libertà espressive post-free e le forme della
tradizione afro-americana. La regia di Holland elabora un
percorso variopinto e ricco di sorprese: da Perspicuity,
un brano per flauto a metà tra Dolphy e West Coast Jazz,
al vivace funk di Celebration, al mingusiano World
Protection Blues, alla particolare struttura metrica
di Uhren. Down Beat assegna allalbum
cinque stelle. - Angelo Leonardi
DAVE HOLLAND
- THE RAZORS EDGE
(1987) 
Nel febbraio 1987 il quintetto di
Holland registra The Razors Edge; al
trombone anziché Priester cè Robin Eubanks.
Lapertura alle nuove leve del jazz
(e soprattutto ai giovani affiliati al movimento creativo
M-Base) si fa esplicita, talvolta anche nella musica. Ma
neppure i temi più travolgenti dal punto di vista
ritmico sfuggono al controllo formale del bassista, che
tiene saldamente in pugno le redini della musica. Come
negli altri lavori in quintetto, Holland continua a fare
a meno del pianoforte per meglio disegnare un percorso
caratterizzato da geometrie lucidissime: un hard-bop
spigoloso, tendenzialmente astratto e velato
dangoscia. Solo in qualche momento (per esempio in Blues
For C.M., nuovo omaggio a Mingus) la tensione si
distende e la musica si abbandona con passione tra le
braccia della tradizione nera. - Angelo Leonardi
DAVE HOLLAND
- TRIPLICATE (1988)

Lalbum
rappresenta la consacrazione ufficiale di Steve Coleman
nellolimpo dei protagonisti del jazz: il
sassofonista dialoga alla pari con la ritmica, disegnando
figure dal dinamismo serrato. Il trio si muove con
ammirevole coesione sui crinali più impervi. Holland e
Jack DeJohnette stimolano Coleman ad affrontare con
determinazione aspetti musicali diversi, dai classici del
jazz (Take The Coltrane di
Duke Ellington) al camerismo astratto di marca post-free
(Quiet Fire), fino alla musica tradizionale
africana (African Lullaby). Fresco e immediato, Triplicate
coniuga la grinta del bebop con lapproccio
austero dellavanguardia anni '70: si aggiudicò il
titolo di miglior disco dellanno nel referendum
indetto da Down Beat. - Angelo Leonardi
DAVE HOLLAND
- EXTENSIONS (1989)
Holland dà vita a un
quartetto in cui riconferma Steve Coleman e inserisce uno
strumento armonico, la chitarra di Kevin Eubanks. In
realtà la formazione è un ampliamento di quella che
(con Marvin Smitty Smith al posto di
DeJohnette) ha portato in tour il materiale di Triplicate.
Eubanks è un chitarrista dal passato fusion, e il suo ingresso in un
gruppo così rigoroso sembra azzardato, ma Holland ne
stimola le doti migliori, fino a trovare in lui un
partner efficacissimo. Questa volta la musica ha un
aspetto meno astratto e spigoloso: i brani sono danzanti,
cantabili, e ai solisti viene concesso molto spazio. Gli
stilemi dei dischi precedenti sono ancora presenti, ma
lingresso del chitarrista aiuta a definire una
sintesi nuova, più vicina alle forme del mainstream e
caratterizzata da una disteso interplay. Uno dei momenti
più accattivanti, da questo punto di vista, è offerto
dal lungo ed evocativo The Oracle. - Angelo
Leonardi
DAVE HOLLAND
- DREAM OF THE ELDERS (1995)
La nuova formazione
[Eric Person (sax alto); Steve Nelson (vibrafono); Gene
Jackson (batteria)] conferma lautorevolezza della
leadership di Holland e le linee di fondo della sua
sintesi espressiva: una musica poetica e di largo
respiro, mossa da una lucida tensione collettiva. Ancora
una volta, il contrabbassista rinuncia al pianoforte per
meglio caratterizzare i propri legami con il folklore
nord-europeo. - Angelo Leonardi
DAVE HOLLAND - POINTS
OF VIEW (1997)
DAVE HOLLAND - PRIME
DIRECTIVE (1998) 
DAVE HOLLAND - NOT
FOR NOTHIN (2000) 
DAVE HOLLAND - EXTENDED
PLAY / LIVE AT BIRDLAND (2001)
DAVE HOLLAND - WHAT
GOES AROUND (2002)
DAVE HOLLAND - OVERTIME
(2005)
DAVE HOLLAND - CRITICAL
MASS (2006)
DAVE HOLLAND - PASS
IT ON (2008)
DAVE HOLLAND / SAM
RIVERS - DAVE HOLLAND / SAM RIVERS (1976)

DAVE HOLLAND / SAM
RIVERS - DAVE HOLLAND / SAM RIVERS
VOL. 2 (1976)
ELMO HOPE - ELMO
HOPE TRIO (1959)
In un
primo tempo fu considerato, riduttivamente, un emulo di
Bud Powell. Viceversa, il suo pianismo sviluppò ben
presto una caratteristica, divagatoria elusività che
nulla ha di derivativo. Il suo errore fu quello di
trasferirsi sulla Costa Occidentale proprio quando era ad
Est che si dettavano con vigore le linee del
rinnovamento. Hope incise anche con John Coltrane e Hank
Mobley, tuttavia i brani in trio danno più spazio alla
sua concezione pianistica singolarmente mobile ed
elastica. Il miglior album è Elmo Hope Trio, con
lo straordinario batterista Frank Butler, la cui
inventiva gareggia con quella del pianista. Il quieto,
eccentrico lirismo di Hope, in composizioni quali Eejah
e Barfly, è di rara suggestione. Altri interpreti
congeniali al suo mondo furono il tenorista Harold Land (The
Fox) e il bassista Curtis Counce (Exploring The
Future): in entrambi i casi il batterista è ancora
Butler. - E.I.J.
FREDDIE
HUBBARD - OPEN SESAME
(1960) 
FREDDIE
HUBBARD - GOIN UP
(1961) 
 Freddie
Hubbard si prodigò come session-man in numerose
incisioni della Blue Note, a fianco di Tina Brooks (True
Blue), Dexter Gordon (Doin Allright),
Herbie Hancock (Takin Off), Jackie McLean (Bluesnik),
Hank Mobley (Roll Call), Kenny Drew (Undercurrent),
e come leader di propri complessini (Open Sesame; Goin
Up). Egli si dimostrò abbastanza versatile da
suonare free con Ornette Coleman (Free Jazz) ed Eric
Dolphy (Out To Lunch!),
ma il suo fraseggio ortodosso ne ha sempre fatto un
solista più adatto allimprovvisazione armonica. - E.I.J.
FREDDIE
HUBBARD - HUB CAP
(1961) 
FREDDIE
HUBBARD - READY FOR FREDDIE
(1961) 
FREDDIE
HUBBARD - HUB-TONES
(1962) 
FREDDIE
HUBBARD - HERE TO STAY
(1962) 
FREDDIE
HUBBARD - THE ARTISTRY OF
FREDDIE HUBBARD (1962)
 Con i cinque album incisi nel biennio
1961/1962, rendiamo omaggio a un maestro della tromba in
occasione della sua recente, prematura scomparsa
(1938/2008). Freddie
Hubbard era un virtuoso inarrivabile, un solista
ispirato e uno straordinario compositore: pochi altri
possedevano le stesse doti in egual misura e a un così
alto livello. Entrato nella storia con le prestigiose
partecipazioni a Free Jazz
e The Blues And The
Abstract Truth, dopo un paio di titoli a proprio
nome (Open Sesame; Goin Up) il
giovanotto di Indianapolis era già membro stabile della Blue Note e sotto
contratto anche con la Impulse!.
Il sestetto di Hub Cap schiera il veterano Jimmy
Heath (sax tenore) accanto a Julian Priester (trombone) e
Cedar Walton (pianoforte). Nella scaletta brilla una
splendida pagina di Randy Weston arrangiata da Melba
Liston (Cry Me Not), che richiama molto le dolenti
atmosfere del capolavoro Out
Front. Su Ready For Freddie, leuphonium
di Bernard McKinney subentra al trombone, donando un
tocco di morbidezza agli impasti strumentali. Con
lingresso in formazione di Wayne Shorter (sax
tenore), McCoy Tyner (pianoforte), Elvin Jones
(batteria), assistiamo a un summit tra i protagonisti
degli storici gruppi di Miles Davis e John Coltrane.  A dispetto della fama
di scattista, Freddie danza leggiadro sulle
armonie di Weaver Of Dreams, da cui distilla un
meraviglioso assolo accompagnato dalle spazzole. Quasi
preconizzando la crisi cubana (Ottobre 1962), Crisis
evoca la paura della bomba atomica e, di lì a poco,
sarà ripresa dallautore durante la militanza nei
Jazz Messengers di Art Blakey (Mosaic).
A parte Art Davis (contrabbasso), il personale cambia
ancora su The Artistry Of Freddie Hubbard: due
standard (Caravan; Summertime) e tre pezzi
originali (Bobs Place; Happy Times; The
7th Day) danno fondo alle risorse espressive di
campioni come Curtis Fuller (trombone), John Gilmore (sax
tenore), Tommy Flanagan (pianoforte), Louis Hayes
(batteria). Appena traslocato da Hackensack al nuovo
studio di Englewood Cliffs, Rudy Van Gelder equalizzava i
suoni secondo le diverse esigenze dei produttori:
uneco più avvolgente per Bob Thiele, rispetto alla
timbrica naturale richiesta da Alfred Lion. Alla ricerca
di una maggiore concisione, lorganico si restringe
a quintetto su Hub-Tones, ma la scorta dei colori
disponibili aumenta con larrivo di James Spaulding
(sax alto / flauto), solista dotato di una voce che,
sullesempio di Eric Dolphy e Jackie McLean, si
spinge spesso al limite della tonalità. Nonostante le premesse, il clima generale è
assorto, rilassato, dominano le ballad (Youre My
Everything; Prophet Jennings; Lament For
Booker), e solo la burrascosa fuga della title-track
riesce a travolgere loasi di quiete. Here To
Stay è un esplicito manifesto hard-bop, con la
fulminea partenza di Philly Mignon che oppone il
pirotecnico stile di Hubbard al fraseggio
legato di Shorter, e laltalenante
ritmica di Nostrand And Fulton che sottopone il
tempo in ¾ a un continuo andirivieni. Dal repertorio del
collega Cal Massey sono tratte Father And Son e Assunta,
luna risalente a una session della Candid rimasta
inedita fino al 1987 (Blues To Coltrane),
laltra interpretata lanno prima da Bill
Hardman per la Savoy
(Saying Something). Il linguaggio di Hubbard è
complesso, articolato, inconfondibile, e consta di note
esplose a grappolo, ruminate a velocità supersonica,
arrochite da effetti di mezzo pistone, infine risolte in
lunghe emissioni tenute. Allascoltatore
non è concesso un attimo di tregua. - B.A.
FREDDIE
HUBBARD - BREAKING POINT
(1964)
Il suo solismo
corposo e romantico sulle ballad è ben rappresentato da Youre
My Everything (Hub-Tones) e But Beautiful
(Open Sesame), mentre laltro suo versante,
più in bilico tra armonia e brani atonali, è
esemplificato dallalbum Breaking Point. - E.I.J.
FREDDIE HUBBARD - BLUE
SPIRITS (1966)
FREDDIE
HUBBARD - BACKLASH
(1966)
FREDDIE
HUBBARD - HIGH BLUES PRESSURE
(1967)
 Primo
album per la Atlantic, contiene un paio di esecuzioni
soul, Backlash e The Return Of The Prodigal Son.
- E.I.J.
High Blues Pressure contiene un
brano, Cant Let Her Go, in cui il ritmo in
levare e i riff richiamano non poco The Sidewinder
di Lee Morgan. I due pezzi arricchiti dalla magistrale
percussione di Louis Hayes (True Colors; For
B.P.) sono eccellenti esempi della splendida
articolazione dei fraseggi a tempo veloce di Hubbard. - E.I.J.
FREDDIE HUBBARD - THE
BLACK ANGEL (1969)
FREDDIE
HUBBARD - RED CLAY (1970) 
Hubbard
ha inciso con la CTI un primo disco di splendida fattura,
nobilitato da ampi squarci solistici di Joe Henderson al
sax tenore e Herbie Hancock al piano elettrico. - E.I.J.
Il primo album inciso per la CTI
illustra e sintetizza in modo esemplare le varie anime di
Freddie Hubbard: il jazzista integerrimo, il virtuoso
inarrivabile e lartista aperto alle contaminazioni.
Il quintetto modificato dallinnesto del
piano elettrico (Red Clay; Suite Sioux; The
Intrepid Fox) e dellorgano (Delphia)
propone una formula inconsueta, che amplia la tavolozza
dei colori disponibili e conferisce una nota di
innegabile originalità al tessuto musicale, altrimenti
legato a un contesto tipicamente hard-bop: mentre il
contrabbasso di Ron Carter danza con lirrequieta
batteria di Lenny White, Hubbard (tromba) e Joe Henderson
(sax tenore) dialogano con Herbie Hancock (tastiere),
dispensando con generosità assoli magistrali. La
ristampa CD contiene una versione inedita di Cold
Turkey, di John Lennon. - B.A.
FREDDIE HUBBARD - STRAIGHT
LIFE (1970)
FREDDIE HUBBARD - FIRST
LIGHT (1971)
FREDDIE HUBBARD - SKY
DIVE (1972)
FREDDIE HUBBARD - KEEP
YOUR SOUL TOGETHER (1974)
FREDDIE HUBBARD - POLAR
AC (1974)
FREDDIE HUBBARD /
WOODY SHAW - THE ETERNAL TRIANGLE (1987)
FREDDIE HUBBARD - OUTPOST
(1981)
DANIEL HUMAIR - EDGES
(1991)
BOBBY HUTCHERSON -
DIALOGUE (1965)
BOBBY HUTCHERSON -
HAPPENINGS (1966)
BOBBY HUTCHERSON -
COMPONENTS (1965)
BOBBY HUTCHERSON -
STICK UP! (1966)
BOBBY HUTCHERSON -
TOTAL ECLIPSE (1968)
BOBBY HUTCHERSON -
PATTERNS
(1968)

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