 JAZZ
DAVE SANTORO - STANDARDS
BAND (1999)
DAVE SANTORO - STANDARDS
BAND II (2000)
DIETER SCHERF - INSIDE-OUTSIDE
REFLECTIONS (1974)
GIANCARLO
SCHIAFFINI - ABOUT MONK (1992)
GIANCARLO
SCHIAFFINI / PETER FRAIZE TRIO - DECONSTRUCTION!
(2000)
LOUIS SCLAVIS /
DOMINIQUE PIFARÉLY
- ACOUSTIC QUARTET (1993)
JOHN SCOFIELD - ROUGH
HOUSE (1978)
JOHN SCOFIELD - WHOS
WHO? (1979)
JOHN SCOFIELD - OUT
LIKE A LIGHT (1981)
JOHN SCOFIELD - SHINOLA
(1981)
JOHN SCOFIELD - TIME
ON MY HANDS (1989) 
JOHN SCOFIELD
- MEANT TO BE
(1990) 
Roba seria. Gente con
le palle. Niente trucchi. Musica di sostanza. E, in una
discografia di valore assoluto, lalbum più bello
di John Scofield.
Dopo Steve Swallow e Peter Erskine, alla produzione si
avvicenda un altro nome eccellente, Don Grolnick, a
conferma del credito di cui Scofield gode nella comunità
jazz. Nel corso degli anni, il quartetto senza piano
diventerà un tramite ideale per il linguaggio fluido e
imprevedibile del nostro, intento a dialogare, di volta
in volta, con un sax (Henderson, Brecker, Potter, Lovano)
o unaltra chitarra (Metheny, Frisell). Collaudata
con successo quella formula e stabilita unintesa
subliminale con Joe Lovano sullo splendido Time On My
Hands, Scofield convoca ancora il grande tenorista
italo-americano per approfondire il discorso. Sostituire
la coppia motrice di quel CD - Charlie Haden, Jack
DeJohnette - sembrava una missione impossibile: Marc
Johnson (contrabbasso) e Bill Stewart (batteria)
sopravvivono al cimento, luno forte
dellesperienza maturata alla corte di Bill Evans e
Stan Getz, laltro sfoggiando una sensibilità
ritmica che gli è valsa la stima di prestigiosi
capiscuola. Le composizioni sono tutte del leader: rapide
pennellate melodiche su cui i solisti improvvisano
graduando nuance e idee pressoché inesauribili. Il
livello dei fraseggi è elevato e omogeneo sia sui pezzi
più sostenuti (Big Fan; Go Blow; Eisenhower;
Some Nerve) che sui tempi medi (Chariots; The
Guinness Spot) e lenti (Keep Me In Mind; French
Flics; Meant To Be). Potenza della
suggestione, Mr. Coleman To You sembra una pagina
strappata al catalogo Atlantic di Ornette, mentre il
sinistro tema di Lost In Space evoca
limmagine di un astronauta perso nello spazio
profondo. - B.A.
JOHN SCOFIELD - GRACE
UNDER PRESSURE (1991)
JOHN SCOFIELD - WHAT
WE DO (1992) 
JOHN SCOFIELD - HAND
JIVE (1993)
JOHN SCOFIELD
& PAT METHENY - I CAN SEE
YOUR HOUSE FROM HERE
(1993) 
Dispiace ricordarlo,
ma anche la critica più autorevole liquidò con
sufficienza limpresa discografica del 1994,
archiviandola sbrigativamente nella pattumiera delle
occasioni mancate. In realtà, il clamoroso summit tra Pat Metheny e John Scofield, al
di là di un ovvio valore simbolico, produsse
ragguardevoli, duraturi, sostanziosi contenuti musicali.
Grazie allaccorta regia di Lee Townsend, il
progetto parte subito bene, con la sezione ritmica
affidata a Steve Swallow (basso) e Bill Stewart
(batteria), la stessa coppia che Scofield impiegherà
sullo splendido EnRoute. Linterplay tra
solisti e accompagnatori è sublime: laggressivo
stile blues-bop-funk di Scofield ispira I Can See Your
House From Here, Everybodys Party e One
Way To Be, legandosi spontaneamente
allimpareggiabile senso melodico di Metheny su Message
To My Friend e Say The Brothers Name,
due ballad degne della sua stagione ECM. Entrambi i
leader alternano i rispettivi strumenti elettrici (Ibanez
AS200; Gibson ES-175; Roland GR300) alle chitarre
acustiche, tingendo gli arrangiamenti di innumerevoli
nuance sonore. A conferma di un istintivo temperamento di
improvvisatori, Pat e John si esaltano luno nei
pezzi dellaltro: Metheny su No Matter What e
No Way Jose, Scofield su S.C.O. e Quiet
Rising. Apponendo il proprio sigillo allevento,
la Blue Note
continua a scrivere la storia del jazz.
- B.A.
JOHN SCOFIELD - GROOVE
ELATION! (1995)
JOHN SCOFIELD - QUIET
(1996)
JOHN SCOFIELD
- A GO GO (1998)
Poter raccontare ai
figli di aver suonato con Miles Davis. Aver contribuito
alla resurrezione artistica e al rilancio commerciale
della Blue Note.
Esibire un catalogo che annovera gioielli come Still
Warm, Time On My Hands, Meant To Be, Grace
Under Pressure, What We Do, I Can See Your House From Here,
EnRoute. Appartenere al corpo dèlite che
salvò il mondo dagli anni Ottanta (Pat Metheny, John Abercrombie,
Ralph Towner, Steve Khan, Joe Lovano, Bennie Wallace, Jerry Bergonzi).
Per John Scofield
non era ancora abbastanza. E dunque, appena trasferito
alla Verve, dopo linteressante Quiet, il
chitarrista registra un altro disco memorabile. La scelta
dellorganico si rivela ispirata e decisiva, eppure
chi cavolo sono Medeski, Martin & Wood?
Scofield aveva sentito parlare di un dinamico trio che,
proponendo un pot-pourri strumentale di jazz, funk e rhythm n
blues, stava spopolando nei campus universitari:
lidea di una collaborazione si concretizza sotto
laccorta regia di Lee Townsend. Sintonizzati
telepaticamente grazie alle comuni radici stilistiche, il
veterano fusion e i tre giovani
improvvisatori creano una musica che fa scintille
dappertutto: impianto a valvole, cuffia hi-fi, autoradio
esoterica, party fichetto. I fraseggi di Scofield e
Medeski affiorano dal denso amalgama tra sezione ritmica
[Martin (batteria); Wood (basso elettrico, contrabbasso)]
e splendidi suoni vintage (semi-acustica Ibanez, piano
Wurlitzer, organo Hammond), per poi inabissarsi ancora
nel vortice gorgogliante del groove. Tra
titoli inequivocabili come A Go Go, Chank, Boozer,
Southern Pacific, Hottentot, Chicken Dog,
Jeep On 35 cè solo limbarazzo della
scelta. Straordinaria la dedica a Stanley Kubrick (Kubrick):
due minuti di pura atmosfera che ai cinefili
ricorderanno, secondo le rispettive sensibilità, la
brama perversa di Humbert Humbert (Lolita), la
rieducazione coatta di Alex DeLarge (A Clockwork
Orange), la lenta agonia di HAL 9000 (2001: A
Space Odyssey), il cruento delirio di Gomer
Pyle/Palla di Lardo (Full Metal Jacket).
Raccomandabile anche il secondo capitolo (Out Louder),
pubblicato dallo stesso quartetto nel 2006. - B.A.
JOHN SCOFIELD - BUMP
(2000)
JOHN SCOFIELD - WORKS
FOR ME (2001)
JOHN SCOFIELD -
ÜBERJAM (2002)
JOHN SCOFIELD -
UP ALL NIGHT (2003)
JOHN SCOFIELD -
EnROUTE (2003) 
SCOFIELD / LOVANO
/ HOLLAND / FOSTER - OH!
(2003)
SCOFIELD, MEDESKI,
MARTIN & WOOD - OUT
LOUDER (2006)
JOHN SCOFIELD -
THIS MEETS THAT (2007)
BUD SHANK - THE
BUD SHANK QUARTET (1956)
BUD SHANK - BUD
SHANK QUARTET FEATURING CLAUDE WILLIAMSON (1956)
BUD SHANK - BUD
SHANK PLAYS TENOR (1957)
SHANK / PERKINS - BUD
SHANK / BILL PERKINS (1955/1958)
BUD SHANK - NEW
GROOVE (1961)
BUD SHANK - THE
PACIFIC JAZZ BUD SHANK STUDIO SESSIONS
(1956-61)
WOODY SHAW - SONG
OF SONGS (1972)
WOODY SHAW - THE
MOONTRANE (1974)
WOODY SHAW - LITTLE
REDS FANTASY (1976)
WOODY SHAW - LIVE
VOLUME ONE / TWO / THREE / FOUR (1977)
WOODY SHAW - THE
COMPLETE CBS STUDIO RECORDINGS OF WOODY SHAW (1977/1981)

WOODY
SHAW - ROSEWOOD (1977)

WOODY SHAW - WOODY
III (1979)
WOODY SHAW - FOR
SURE! (1979/1980)
WOODY SHAW - UNITED
(1981)
Come racconta Michael
Cuscuna, curatore delle ristampe Blue Note, guru della
Mosaic,
responsabile editoriale di questo prezioso cofanetto ed
estensore dellaustero booklet incluso, Woody Shaw raggiunse
la maturità artistica nel momento sbagliato. Alla fine
degli anni Settanta, infatti, il jazz era ormai ridotto a
un organismo in putrefazione e se oggi la sacra fiamma
arde ancora lo dobbiamo a incorruttibili templari come Phil
Woods e Woody
Shaw. Deciso a non salire sul traballante carrozzone fusion, ma non abbastanza fortunato
da incidere per la ECM,
Shaw strappò un contratto alla CBS grazie a una
raccomandazione del produttore Bruce Lundvall. Lo scarso
interesse delletichetta per quellinvestimento
esiguo consentì a Woody unampia libertà
espressiva. Da creativo autentico, egli seppe
trarre profitto anche dai pochi soldi disponibili,
organizzando prima folti organici strumentali per gli
ambiziosi Rosewood, Woody III e For
Sure!, poi un superlativo quintetto/sestetto di
virtuosi per lo splendido United. Il suo
linguaggio armonicamente evoluto, stilisticamente moderno
e tecnicamente complesso era il risultato di un duro
tirocinio alla corte di maestri come Eric Dolphy (Iron
Man), Horace Silver (The Cape Verdean Blues) e
Larry Young (Unity).
Una sezione fiati a nove voci viene impiegata per
elaborare gli arrangiamenti di The Legend Of Cheops,
Rosewood e Sunshowers (Rosewood):
lungo gli spaziosi corridoi del pentagramma si susseguono
le spericolate fughe del leader rincorso da Joe Henderson
(tenore) e Carter Jefferson (soprano).  Le due ballad
propongono letture assai diverse della medesima formula
musicale: luso del piano elettrico su Everytime
I See You è chiaramente ispirato al sound della
scuola CTI, allora in
auge; allopposto, una sobria dimensione acustica
esalta il profilo melodico di Theme For Maxine.
Spinta ad alta velocità dalla batteria di Victor Lewis, Rahsaans
Run è una sentita dedica a Roland Kirk che verrà
ripresa più volte dal leader, sia dal vivo che in
studio: superbi gli interventi del trombettista e degli
altri solisti. Lambiziosa suite in tre movimenti di
Woody III celebra lenergia vitale della
famiglia, rappresentata in copertina da altrettante
generazioni di Shaw (patriarca, figlio, nipote).
Laspro sax alto di James Spaulding balena lungo le
iridescenti polifonie della trilogia, per poi lottare a
colpi di assoli sullaffollato ring di To Kill A
Brick. La splendida esecuzione in quartetto di Organ
Grinder, scritta in memoria del compianto Larry
Young, è contraddistinta da un ambiguo riff esposto
allunisono dal contrabbasso (Buster Williams) e
dalle note gravi del pianoforte (George Cables). Più
disorganico a causa delle ridondanti parti cantate da
Judi Singh (Time Is Right; Why) For
Sure! trova i suoi momenti migliori nel clima
amazzonico di Isabel The Liberator e nel raffinato
mainstream di Ginseng People e OPEC.
Alla fine del 1979 era entrato in formazione il
formidabile Stafford James (contrabbasso) che, insieme al
giovane Tony Reedus (batteria) e al fenomeno Mulgrew
Miller (piano), formerà larchitrave ritmico di United
e, lanno dopo, delleccellente Lotus Flower
(Enja). Linedita front-line a due ottoni si
giova della vulcanica inventiva di Steve Turre
(trombone). Le doti del combo brillano soprattutto su
quattro episodi: un geniale tema di Wayne Shorter (United)
risalente alla militanza dellautore nei Jazz
Messengers, un astratto collage metrico (Pressing The
Issue) firmato da Miller, un incantevole valzer (Katrina
Ballerina) già inciso da Woody sul classico The
Moontrane, unelegante variazione
sullimmortale partitura di On Green Dolphin
Street (The Greene Street Caper), in cui la
sordina evoca lo spirito di Miles Davis. Gli ultimi anni
di Shaw saranno segnati da eventi drammatici, culminanti
nel tragico incidente che lo porterà alla morte. Per chi
avrà la gioia di ascoltarla, rimane la sua tromba. Non
è poco. - B.A.
WOODY SHAW - LOTUS
FLOWER (1982) 
WOODY SHAW -
TIME IS RIGHT (1983)
Quando londata
elettrica degli anni '70 travolse anche il jazz, il
quintetto di Woody Shaw (insieme alla band di Phil Woods)
tenne alto il vessillo del suono acustico con alcuni
album che accanto a un'avanzatissima concezione musicale
conservavano unimmacolata integrità artistica. Nel
gruppo militavano i più creativi stilisti afro-americani
del momento: la futura superstar del piano Mulgrew
Miller, Steve Turre al trombone, Tony Reedus alla
batteria, e uno dei più grandi contrabbassisti moderni,
Stafford James. Questa eccellente registrazione live
offre lo spunto per andare a riscoprire anche gli altri
gioielli discografici di una splendida e sottovalutata
formazione. - B.A.
WOODY SHAW / TONE JANA
- WOODY SHAW WITH TONE
JANA QUARTET (1985)
WOODY SHAW /
TONE JANA - Dr. CHI
(1986)
 A volte capita di
scovare dischi che dietro una confezione anonima celano
autentici tesori musicali. È il caso di questa gemma del
catalogo Timeless: il titolare
è Woody Shaw, ma autore e arrangiatore di tutto il
materiale è il sassofonista Tone Jana, leader del
formidabile quartetto europeo che affianca il
trombettista americano: Renato Chicco (piano), Peter
Herbert (contrabbasso) e Dragan Gajic (batteria),
sensibile interprete di una scansione ritmica costruita
sui piatti. Il primo indizio incoraggiante è
lassenza di standard, espediente tipico della blowin
session frettolosa. I brani originali di Jana
offrono perlopiù brevi spunti tematici, semplici tracce
modali finalizzate a creare un percorso ciclico per le
fughe dei solisti: dotato di una sonorità che alterna
limpidezza e raucedine, capace di un fraseggio
torrenziale, a tratti grufolante, Jana è un
autentico tornado al tenore e al soprano. Di Shaw
sappiamo già tutto. Aggiungiamo solo che questo album è
al livello dei suoi capolavori CBS degli anni Settanta. -
B.A.
Lo stesso discorso vale per
leccellente Dr. Chi, inciso lanno dopo
in Jugoslavia. Alexander Deutsch sostituisce Dragan Gajic
alla batteria. - B.A.
WAYNE SHORTER - NIGHTDREAMER
(1964)
WAYNE SHORTER - JU
JU (1964) 
WAYNE SHORTER
- SPEAK NO EVIL
(1964) 
Ancor prima di
fondare i Weather Report, Wayne Shorter era già stato
discepolo di Art Blakey, delfino di Miles Davis e
titolare di una corposa, straordinaria discografia
personale. In effetti, i suoi temi di bellezza metafisica
e il caratteristico fraseggio ancheggiante del suo tenore
- cardini estetici dei Jazz Messengers e del più evoluto
combo acustico di Davis - si svilupparono proprio negli
album incisi per la Blue
Note. Non è dato sapere se e quanto Miles ascoltò
questa musica, ma le intuizioni presenti su Speak No
Evil diverranno componenti essenziali di capolavori
come E.S.P., Miles Smiles e Nefertiti. Se da un lato
Herbie Hancock, Ron Carter e lo stesso sassofonista
anticipano la genesi del quintetto per eccellenza,
dallaltro Freddie Hubbard si cala con disinvoltura
nel ruolo che di lì a poco verrà requisito dal
divino, mentre Elvin Jones ripristina
laffannoso battito cardiaco delle sedute
coltraniane. Protetti da quei numi tutelari
(Davis/Coltrane), i solisti elaborano le suggestive
melodie di Shorter ispirate a fiabe, leggende e arti
occulte: Witch Hunt, incalzante caccia alle
streghe condotta in un susseguirsi di inquietudine e
frenesia; Dance Cadaverous, che a dispetto del
titolo macabro mette in scena un fascinoso valzer carico
di lirismo; Fee-Fi-Fo-Fum, col piano di Hancock
intriso di funk e la pirotecnica tromba di Hubbard memore
delle collaborazioni con Ornette Coleman (Free Jazz), Oliver
Nelson (The Blues And
The Abstract Truth) ed Eric Dolphy (Out To Lunch!); Speak
No Evil, ossessivo riff modale che scatena una gara
di improvvisazione tra i membri della prima linea
(Shorter, Hubbard, Hancock); Infant Eyes, eterea
ballad da tarda notte, di cui Steve Khan arrangiò una
magistrale versione per chitarra (Evidence); Wild
Flower, acquerello floreale in 6/4, dipinto
accentuando il contrasto tra le tinte accese dei fiati e
le morbide pennellate della batteria. Ignota
lidentità della donna orientale ritratta in
copertina (in assenza di dati certi, preferiamo non
congetturare). - B.A.
WAYNE SHORTER - THE
SOOTHSAYER (1965)
WAYNE SHORTER - ET
CETERA (1965)
WAYNE SHORTER - THE
ALL SEEING EYE (1965)
WAYNE SHORTER - ADAMS
APPLE (1966) 
WAYNE SHORTER - SCHIZOPHRENIA
(1967)
WAYNE SHORTER - FOOTPRINTS
LIVE! (2002)
HORACE SILVER - HORACE
SILVER & THE JAZZ MESSENGERS (1954)
HORACE SILVER - SIX
PIECES OF SILVER (1956)
HORACE SILVER - FINGER
POPPIN (1958)
HORACE SILVER - BLOWIN
THE BLUES AWAY (1959)
HORACE SILVER - HORACE-SCOPE
(1960)
HORACE SILVER - SONG
FOR MY FATHER (1964)
HORACE SILVER - THE
CAPE VERDEAN BLUES (1965)
ZOOT SIMS - DOWN
HOME (1960)
ZOOT SIMS - ZOOT
AT EASE (1973)
ZOOT SIMS - ZOOT
SIMS PARTY (1974)
SIX SAX - HOMENAJE
STEVE SLAGLE - OUR
SOUND! (1995)
JIMMY SMITH - HOUSE
PARTY (1957)
JIMMY SMITH - THE
SERMON! (1958)
JIMMY SMITH - MIDNIGHT
SPECIAL (1960)
JOHNNY SMITH - MOONLIGHT
IN VERMONT
MARVIN SMITTY
SMITH - KEEPER OF THE DRUMS
(1987)
MARVIN SMITTY
SMITH - THE
ROAD LESS TRAVELED (1989)
 Modello
di riferimento è il miglior Art Blakey,
quello che registrò per Blue Note e Riverside
(Buhainas Delight, Mosaic,
Caravan, Free For All, Indesctructible),
ma anche quello della maturità artistica trascorsa in
Europa (Album Of The Year).
Rispetto allinarrivabile archetipo, Marvin
Smitty Smith si giova dei progressi hi-fi
garantiti dalla Concord
e adotta una sezione fiati a quattro voci invece che a
tre, affidate su entrambe le session ai fuoriclasse Wallace Roney
(tromba), Robin
Eubanks (trombone), Steve
Coleman (sax alto), Ralph
Moore (sax tenore). La ricetta è semplice ma sempre
appetitosa: jazz ad alto tasso
calorico, spunti melodici concisi ma efficaci, fraseggi
degni dei maestri a cui si ispirano i vari solisti, pari
attenzione per forma e sostanza. I momenti più eccitanti
sono quelli i cui limmane potenza della batteria
alimenta gli unisoni di ance e ottoni (Just Have Fun,
The Creeper, Miss Ann, The Neighborhood,
Concerto In B.G.), creando un colossale volume sonoro
e una travolgente forza cinetica. In effetti, il
contrassegno stilistico di Smith consiste proprio nel
coniugare la finezza dello swing con lenergia del rock. Lo stupendo arrangiamento di Gothic
17, memorabile pagina post-progressive
di Bill Bruford
(Gradually Going Tornado), dimostra unapertura
mentale non comune, confermando il valore assoluto del
grande batterista inglese e il gusto sopraffino del
collega americano: il nitore della tromba di Roney esalta
la bellezza del tema. Tra un album e laltro cambia
solo il reparto propulsivo e, accanto a Smitty,
si avvicendano Lonnie
Plaxico e Robert
Hurst (contrabbasso), Mulgrew
Miller e James Williams (pianoforte): come è
evidente, tra le due formazioni cè solo limbarazzo
della scelta. [P.S. - Su The Road Less Traveled è
presente anche il percussionista Kenyatte Abdur-Rahman.]
- B.A.
TOMMY SMITH - BLUE
SMITH (2000)
PAUL SMOKER TRIO /
ANTHONY BRAXTON - QB (1984)
SPONTANEOUS MUSIC
ENSEMBLE - CHALLENGE (1966/1967)
STEPS - SMOKIN
IN THE PIT (1979)
STEPS - STEP
BY STEP (1979)
STEPS - PARADOX
(1980)
BILL STEWART
- THINK BEFORE YOU THINK (1989)
Insieme a Matt
Wilson, Bill Stewart è il più interessante batterista jazz emerso tra la fine del secolo
scorso e gli inizi del nuovo millennio. Applicandosi alla
scienza ritmica in chiave tradizionale, cioè partendo da
una delicata pulsazione swing, entrambi i colleghi di
strumento ne aggiornano la sintassi per assecondare le
riforme espressive proprie e altrui. In particolare,
Stewart si metterà in luce alla corte di John Scofield,
partecipando ad alcuni dei suoi album migliori (Meant To Be; What
We Do; EnRoute), incluso il clamoroso summit
con Pat Metheny
(I Can See Your House From
Here). Lo stile di Bill è fatto di morbidi,
veloci rintocchi su timpano, rullante e piatto
ride, alternati a improvvisi rimbombi esplosi
dalla grancassa. Per lesordio da leader, egli può
già permettersi una squadra di fuoriclasse [Joe Lovano
(sax tenore), Dave Holland (contrabbasso), Marc Cohen
(pianoforte)], cui affidare lo squisito repertorio
composto di standard antichi e moderni. Think Before
You Think intitola il disco con uno brioso
arrangiamento in trio (senza piano) che, lanno
successivo, ispirerà Lovano per lanalogo,
splendido Sounds Of Joy. Lo stesso sassofonista
porta in dote la vibrante energia di Dewey Said,
già registrata a proprio nome sullo stupendo Village
Rhythm. I due pezzi firmati da Holland (Faces;
Processional) sprigionano una comune, evocativa
atmosfera latina: poche settimane dopo, il bassista
inglese inciderà la versione autografa del
secondo brano, pubblicandola per lECM
sullottimo Extensions.
Lintramontabile esotismo di Little Niles,
classico di Randy Weston, stimola le inesauste,
poliedriche improvvisazioni di Cohen e Lovano. Il
quartetto interpreta gli evergreen in crescendo, passando
dalla formula ballad di Goodbye, al suadente tempo
medio di When Youre Smiling, alla frenesia
hard-bop di Im Getting Sentimental Over You.
- B.A.
BILL STEWART - SNIDE
REMARKS (1995)
BILL STEWART - TELEPATHY
(1997)
STRING TRIO OF NEW
YORK - FIRST STRING (1979)
STRING TRIO OF NEW
YORK - AREA CODE 212 (1980)
STRING TRIO OF NEW
YORK - COMMON GOAL (1981)
STRING TRIO OF NEW
YORK - REBIRTH OF A FEELING (1983)
STRING TRIO OF NEW
YORK - NATURAL BALANCE (1986)
DAVE STRYKER - PASSAGE
(1991)
DAVE STRYKER - BLUE
DEGREES (1992)
DAVE STRYKER - FULL
MOON (1994)
DAVE STRYKER - ALL
THE WAY (1997)
DAVE STRYKER - BIG
ROOM
JOHN SURMAN - TALES
OF THE ALGONQUIN (1971)
JOHN SURMAN - UPON
REFLECTION (1979)
JOHN SURMAN - THE
AMAZING ADVENTURES OF SIMON SIMON (1981)
JOHN SURMAN - WITHHOLDONG
PATTERN (1984)
JOHN SURMAN - PRIVATE
CITY (1987)
JOHN SURMAN - ROAD
TO SAINT IVES (1990)
JOHN SURMAN - ADVENTURE
PLAYGROUND (1991)
JOHN SURMAN - STRANGER
THAN FICTION (1993)
JOHN SURMAN - FREE
AND EQUAL (2003)
STEVE SWALLOW - REAL
BOOK (1993)
STEVE SWALLOW - DECONSTRUCTED
(1995)
STEVE SWALLOW - ALWAYS
PACK YOUR UNIFORM ON TOP
STEVE SWALLOW /
OHAD TALMOR - LHISTOIRE DU
CLOCHARD (2002)

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