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THE VOICE OF MUSIC ... LA VOCE DELLA MUSICA
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JAZZ

L

STEVE LACY - SOPRANO TODAY (1957)

STEVE LACY - REFLECTIONS (1958)

STEVE LACY - THE STRAIGHT HORN OF STEVE LACY (1960)


STEVE LACY - DISPOSABILITY (1965) FOREVER YOUNG

Volendo accogliere Steve Lacy nella sezione FOREVER YOUNG, abbiamo scelto Disposability per motivi arbitrari e patriottardi: 1) il trio “isoscele” è l’organico ideale per sviluppare i suoi assoli geometrici e articolati; 2) il repertorio comprende pezzi scritti, tra gli altri, da Thelonius Monk e Cecil Taylor, due capiscuola che contribuirono in modo determinante alla formazione del sassofonista; 3) l’album fu inciso a Roma (21 e 22 Dicembre 1965). Accompagnato da Kent Carter (contrabbasso) e Aldo Romano (batteria), entrambi collaboratori affini al suo universo espressivo, Lacy assume il pieno controllo del sax soprano, riuscendo a estenderne la voce per quattro ottave e mantenendo, in tutti i registri, una cristallina purezza timbrica. Il suo stile si distingue per un’alternanza continua di frasi fulminee e lunghe note prive di vibrato, che egli incunea con maestria nelle intercapedini armoniche delle composizioni. I temi di Monk sono congeniali a questo approccio quasi “edilizio”: il bizzoso riff di Shuffle Boil, con l’ultimo lembo di pentagramma reciso dal contrabbasso, la sofisticata melodia di Pannonica, il saliscendi cromatico di Comin’ On The Hudson. Gli oltre otto minuti di Tune 2 consentono a Lacy una minuziosa esplorazione dello spartito di Taylor. I sobri arrangiamenti dei titoli originali (Barble; Chary; M’s Transport; There We Were) e di un inedito di Carla Bley (Generous 1) offrono ulteriore spazio per improvvisazioni lucide e imprevedibili. - B.A.


STEVE LACY - LAPIS (1971)

STEVE LACY - CONCERT SOLO (1972)

STEVE LACY - THE GAP (1972)

STEVE LACY - WEAL & WOE (1972/1973)

STEVE LACY - SAXOPHONE SPECIAL + (1973/1974)

STEVE LACY - STABS (1975)

STEVE LACY - AXIEME VOLL. 1 & 2 (1975)

STEVE LACY - TORMENTS (1975)

STEVE LACY - SOLO AT MANDARA (1975)

STEVE LACY - HOOKY (1976)

STEVE LACY - STRAWS (1976)

STEVE LACY / ANDREA CENTAZZO / KENT CARTER - TRIO LIVE (1976)

STEVE LACY / ANDREA CENTAZZO - CLANGS (1976)

STEVE LACY - CLINKERS (1977)

STEVE LACY - CATCH (1977)

STEVE LACY - POINTS (1978)

STEVE LACY - ERONEL (1979)

STEVE LACY - HOCUS-POCUS (1985)

STEVE LACY - ONLY MONK (1985)

STEVE LACY - OUTINGS (1986)

STEVE LACY - THE KISS (1986)

STEVE LACY - MORE MONK (1989)

STEVE LACY / EVAN PARKER - CHIRPS (1985)

STEVE LACY / MAL WALDRON - SEMPRE AMORE (1987)

STEVE LACY / GIL EVANS - PARIS BLUES (1988)

STEVE LACY - 5 x MONK 5 x LACY (1994)

LAKE / CYRILLE / WORKMAN (TRIO 3) - OPEN IDEAS (2002)

RALPH LALAMA - FEELIN’ AND DEALIN’ (1990)

RALPH LALAMA - MOMENTUM (1991)

RALPH LALAMA - YOU KNOW WHAT I MEAN (1993)

RALPH LALAMA - CIRCLE LINE (1995)

RALPH LALAMA - MUSIC FOR GROWN-UPS (1998)

HAROLD LAND - HAROLD IN THE LAND OF JAZZ (1958)

HAROLD LAND - THE FOX (959)

BOB LARK - FIRST STEPS (1997)

PETE (SIMS) LA ROCA - BASRA (1965)

PETE (SIMS) LA ROCA - TURKISH WOMEN AT THE BATH (1967)

THOMAS LEHN / RAYMOND STRID - HERE THERE (2003)

PETER LEITCH - RED ZONE (1988)

PETER LEITCH - EXHILARATION (1984/1988)

PETER LEITCH - A SPECIAL RAPPORT (1994)

PETER LEITCH / JOHN HICKS - DUALITY (1994)

PETER LEITCH - COLOURS & DIMENSIONS

PETER LEITCH - UP FRONT (1996)

GEORGE LEWIS - THE SOLO TROMBONE ALBUM (1976)


DAVID LIEBMAN - DOIN’ IT AGAIN (1979)

Liebman aveva suonato con Miles Davis nel 1973/1974, Scofield lo avrebbe fatto dieci anni dopo. Entrambi i discepoli del "divino" animano i brani di questo album con interventi vivaci e personali, nei quali si avverte la necessità di accostarsi sempre più alle radici: i due artisti percorreranno un tragitto esattamente inverso a quello di molti colleghi, partendo dalla fusion per tornare a un jazz basato più sull’improvvisazione che sulle forme o le sonorità. David utilizza ancora il tenore, e viene da chiedersi perchè mai lo abbia abbandonato. Il quintetto è completato da Adam Nussbaum (batteria), Ron McClure (contrabbasso) e Terumasa Hino (tromba/flicorno). - B.A.


DAVID LIEBMAN - IF THEY ONLY KNEW (1980)

LIEBMAN / BEIRACH - DOUBLE EDGE (1985)

LIEBMAN / BEIRACH - CHANT (1989)


LIEBMAN / D’ANDREA - NINE AGAIN (1989)

Due le premesse di questo incontro, casuale ma non frettoloso: 1) il felice accostamento tra la purezza timbrica del sax soprano e la varietà cromatica del pianoforte; 2) la perfetta empatia tra le sensibilità di David Liebman e Franco D’Andrea, entrambi improvvisatori ineasuribili ed entrambi provenienti da esperienze proto-fusion (rispettivamente, il Davis elettrico e l’indimenticabile avventura del Perigeo). I due jazz-men si calano in una rilassata dimensione cameristica, per misurarsi con un repertorio che spazia da Ellington (Caravan; Sophisticated Lady) a Monk (Ugly Beauty) a Eddie Harris (Freedom Jazz Dance), passando per un paio di standard (Sweet Georgia Brown; Autumn Leaves). - B.A.


DAVID LIEBMAN - SETTING THE STANDARD (1992)

DAVID LIEBMAN - THE ELEMENTS: WATER (1997)

DAVID LIEBMAN - MONK’S MOOD (1999)

DAVID LIEBMAN / QUARTE - RINGIN’ BELLS (2003)

LIEBMAN / BIANCO / MARINO - LINE ISH (2003)

GAETANO LIGUORI - CILE LIBERO CILE ROSSO (1974)

GAETANO LIGUORI - I SIGNORI DELLA GUERRA (1975)

GAETANO LIGUORI - CANTATA ROSSA PER TALL EL ZAATAR (1976)

GAETANO LIGUORI - TEMA DI LUNA (1983)

GAETANO LIGUORI - L’ANIMA DI UN UOMO (2003)

BOOKER LITTLE - THE LEGENDARY QUARTET ALBUM (BOOKER LITTLE) (1960)


BOOKER LITTLE - OUT FRONT (1961) FOREVER YOUNG

In un ideale albero genealogico della tromba moderna che da Fats Navarro, Miles Davis e Clifford Brown cresca fino a Lee Morgan, Kenny Dorham, Freddie Hubbard, Charles Tolliver e Woody Shaw, il nome di Booker Little occupa di diritto il ramo più rigoglioso, sebbene precocemente stroncato dall’uremia. Il produttore e critico Nat Hentoff offrì al giovane artista l’occasione di incidere un album ufficiale per l’etichetta indipendente Candid: Out Front rimane il documento discografico più compiuto ed esemplare del suo talento. Appena ventitreenne, Little era già in grado di riunire una band comprendente Max Roach (suo ex-leader), Ron Carter, Don Friedman, Julian Priester e il “marziano” Eric Dolphy a completare la prima linea dei fiati. Le composizioni di Booker sono segnate da un’esuberante impellenza ritmica che, a sorpresa, ripiega verso uno stato di assorta malinconia: il processo si sviluppa in un senso o nell’altro (Strength And Sanity; Hazy Hues; Quiet, Please) e raggiunge il culmine su Moods In Free Time, con la vertiginosa sequenza metrica 3/4, 4/4, 5/4, 6/4. Risorse tecniche straordinarie e inventiva melodica inesauribile facevano di Booker un solista intenso, commovente, pieno di dolorosa mestizia (Man Of Words). Come Dolphy, Little era legato alla tonalità ma deciso anche a superarla (A New Day). Sempre in bilico tra ortodossia ed eversione, il sax alto di Dolphy lacera l’arrangiamento di We Speak, opponendo uno stridulo controcanto al nitido fraseggio di Little. Nonostante la scomparsa prematura, la figura di Booker Little eserciterà un’influenza enorme su fuoriclasse come Wynton Marsalis, Tom Harrell e Dave Douglas. - B.A. / E.I.J.


BOOKER LITTLE - BOOKER LITTLE AND FRIEND (VICTORY AND SORROW) (1961)

CHARLES LLOYD - FISH OUT OF WATER (1989)

CHARLES LLOYD - NOTES FROM THE BUG SUR (1991)

CHARLES LLOYD - THE CALL (1993)

CHARLES LLOYD - ALL MY RELATIONS (1994)

CHARLES LLOYD - CANTO (1996)

CHARLES LLOYD - VOICE IN THE NIGHT (1998)

GIUSEPPI LOGAN - GIUSEPPI LOGAN (1964)

GIUSEPPI LOGAN - MORE GIUSEPPI LOGAN (1965)


LOKOMOTIV KANARONE - LOKOMOTIV KANARONE (2003)

LOKOMOTIV KANARONE - LK2 (2008)

Guidati democraticamente da Fiorenzo Bodrato, dinamico contrabbassista torinese col piglio dell’organizzatore (un corrispettivo italiano di Ben Allison), i Lokomotive Kanarone hanno già inciso due album di squisita fattura. Il leader firma quasi tutti i brani. La cifra stilistica del progetto è espressa dal proficuo dialogo tra prima linea e reparto propulsivo, nel corso del quale i cinque strumentisti improvvisano a tutto campo. La formula del quintetto senza pianoforte esalta le polifonie esposte dai fiati [Andrea Buffa (sax tenore), Marco Rigoletti (tromba, flicorno), Giampiero Malfatto (trombone)] e sorrette dalla sezione ritmica [Fiorenzo Bodrato (contrabbasso), Antonio Stizzoli (batteria)], evocando altresì suggestioni e atmosfere nobilissime (Blue Note, Candid etc.). L’alternanza di vivacità e quiete su Rassvjet richiama l’indimenticabile Out Front di Booker Little. L’ingegnoso riff ricorrente di Vitorchiano Paradise sottolinea con efficacia la melodia condotta dalla tromba. Fin dal titolo, l’arrangiamento di Italian Fight Song si ispira ai bellicosi collettivi diretti da Charles Mingus. Di grande effetto l’eco politica di titoli come Liberi Tutti, Maggio, Petrodollar, Nancy e Rajssa. Il secondo CD (LK2) ribadisce la compattezza della formazione, proponendo ulteriori guizzi d’inventiva ravvisabili nei dolenti temi di Greatest Hits Revisited, Denmark Vesey e Sorrow, nella varietà cromatica di Downtown, Wake Africa e Dave, nei chiassosi unisoni di Cimici, nelle acrobazie del trombone su Splendida Mattina e B Funk, G Kunk, U Funk!. Se solo ferrovie e treni italiani funzionassero così ... - B.A.


LONDON IMPROVISERS ORCHESTRA - THE HEARING CONTINUES ... (2000)

LONDON IMPROVISERS ORCHESTRA - FREEDOM OF THE CITY 2001 / LARGE GROUPS (2001)

JOE LOVANO - TONES, SHAPES & COLORS (1985)

JOE LOVANO - VILLAGE RHYTHM (1988)

JOE LOVANO - LANDMARKS (1990)

JOE LOVANO - SOUNDS OF JOY (1991)

JOE LOVANO - QUARTETS LIVE AT THE VILLAGE VANGUARD (1996)

JOE LOVANO / EDDIE HENDERSON - TRIBUTE TO LEE MORGAN (1995)

LOVANO / ROMANO - TEN TALES (1989)

LOVANO / LaVERNE / LaSPINA / STEWART - FIRST TANGO IN NEW YORK (1993)

JOE LOVANO / ED THIGPEN - THE ELEMENT OF SWING (2001)

FRANK LOWE / RASHIED ALI - DUO EXCHANGE (1972)

FRANK LOWE - BLACK BEINGS (1973)


FRANK LOWE - THE FLAM (1975)

[…] a wonderful band and a very fine record […] - Richard Cook / Brian Morton

Anche in un’epoca di degrado linguistico e sovrapposizione fra generi (progressive, fusion, ‘disco’, punk) c’era chi produceva musica eccellente. Veterano del Vietnam, amico personale di Butch Morris e Billy Bang, personaggio esemplare dell’avanguardia culturale afro-americana, sebbene refrattario al contegno cattedratico di un Anthony Braxton, Frank Lowe si esprimeva in uno stile rabbioso, veemente, indicativo delle nevrosi sociali di quegli anni. La sua figura di riferimento era Sam Rivers, valoroso partigiano del jazz che con i suoi capolavori (Streams, Crystals etc.) organizzò la resistenza alla lobotomia di massa. Come Rivers, Lowe riusciva a coniugare libertà e disciplina senza mai apparire incoerente. Il suo sax tenore alterna fraseggi nitidi a rantoli dissonanti, passando senza scrupoli dal meloV alla cacofonia: la metamorfosi timbrica innescata da Sun Voyage e Flam costringe l’ascoltatore a un’assidua vigilanza uditiva. Eredi della medesima temperie artistica, i partner nella prima linea - Leo Smith (tromba); Joseph Bowie (trombone) - integrano magnificamente la voce strumentale del leader, mentre la sezione ritmica - Alex Blake (contrabbasso); Charles Bobo Shaw (batteria) - non degenera mai nel caos, nonostante l’idioma radicale impiegato: anzi, in alcuni passaggi (Third Street Stomp; Be-Bo-Bo-Be) si avvertono persino residui di swing. Onore al merito della Black Saint, storica etichetta Italiana che ci infonde un moto di orgoglio patriottico, in un periodo in cui non è facile averne. - B.A.


FRANK LOWE / EUGENE CHADBOURNE - DON’T PUNK OUT (1977)

BRIAN LYNCH - KEEP YOUR CIRCLE SMALL (1995)

BRIAN LYNCH - SPHERES OF INFLUENCE (1997)


BRIAN LYNCH - TRIBUTE TO THE TRUMPET MASTERS (2000)

Sharp 9Le premessa indicata dal titolo non era positiva: il ricorso a formule stereotipate nasconde spesso una mancanza di idee che si traduce irrimediabilmente in una musica fiacca e poco interessante. Non è il caso di questo straordinario CD di Brian Lynch, un artista che alle indiscusse doti tecniche aggiunge una spiccata attitudine alla concretezza e un’innata spontaneità, caratteristiche che fanno la differenza con altri colleghi della stessa generazione, magari più blasonati. Dato per sottinteso Miles, ogni pezzo celebra un maestro della tromba e - con alcune trascurabili eccezioni - non è stato dimenticato nessuno. In quattro casi Lynch pesca nei rispettivi cataloghi dei destinatari - Freddie Hubbard (Eclipse), Lee Morgan (Search For The New Land), Booker Little (Opening Statement), Thad Jones (Elusive) - avvertendo forse una particolare affinità con quel prezioso materiale. Le interpretazioni di Lynch sono splendide, ma i brani originali valgono a dir poco altrettanto: il tema angoloso e il ritmo incalzante di Woody Shaw tracciano un fedele ritratto dello sfortunato jazz-man; l’articolata struttura armonica di Charles Tolliver rimanda ai memorabili album Strata-East con Stanley Cowell; in linea con il lirismo del personaggio, Tribute To Blue (Mitchell) disegna una melodia ariosa e cantabile; la sintesi tra passaggi modali e senso del blues - Bus Stop Serenade (For K.D.) - riepiloga egregiamente la lezione di Kenny Dorham; Tom Harrell riceve un ennesimo omaggio (cfr. l’omonima Tom Harrell di David Berkman) proprio dal collega - Lynch - che lo ha sostituito nel gruppo di Phil Woods. La superba formazione a quattro - Mulgrew Miller (piano), Essiet Essiet (contrabbasso), Carl Allen (batteria) - agevola Brian nella perfetta messa a fuoco del proprio fraseggio, evitando la dispersione espressiva che un secondo strumento a fiato avrebbe rischiato di provocare. Uno dei migliori dischi del 2000. - B.A.


BRIAN LYNCH / BILL CHARLAP - BRIAN LYNCH MEETS BILL CHARLAP (2003)

 

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