 JAZZ
ROYCE CAMPBELL - GENTLE
BREEZE (1991)
ROYCE CAMPBELL
& ADRIAN INGRAM - HANDS ACROSS
THE WATER ( 1998)
BENNY CARTER - JAZZ
GIANT (1958)
BENNY CARTER - FURTHER
DEFINITIONS (1961)
KENT CARTER - BEAUVAIS
CATHEDRAL (1974/1975) 
KENT CARTER - THE
WILLISAU SUITES (1984)
ANDREA CENTAZZO - SITUATIONS
(1978)
ANDREA CENTAZZO /
DEREK BAILEY - DROPS (1967)
ANDREA CENTAZZO /
PIERRE FAVRE - DIALOGUES (1977)

ANDREA CENTAZZO /
GIANLUIGI TROVESI - SHOCK!! (1984)
ANDREA CENTAZZO /
ROVA SAXOPHONE QUARTET - THE BAY (1978)
ANDREA CENTAZZO /
ALVIN CURRAN / EVAN PARKER - REAL
TIME ONE (1977)
ANDREA CENTAZZO /
ALVIN CURRAN / EVAN PARKER - REAL
TIME TWO (1977)
SERGE CHALOFF - BLUE
SERGE (1956) 
PAUL CHAMBERS -
WHIMS OF CHAMBERS (1956)
PAUL CHAMBERS - PAUL
CHAMBERS QUINTET (1957)
PAUL CHAMBERS -
BASS ON TOP (1957)
THOMAS CHAPIN - YOU
DONT KNOW ME (1993)
THOMAS CHAPIN - IVE
GOT YOUR NUMBER (1994)
CIRCLE - PARIS-CONCERT
(1971)
EMANUELE CISI - WHERE
ARE YOU
EMANUELE CISI - GIOCHI
DI NUVOLE (1998)
CISI / BATTAGLIA /
LEVERATTO / SFERRA - SMALL CHANGES (2001)
JOHN CLARK - FACES
(1980)
SONNY CLARK -
DIAL
S FOR SONNY (1957)
SONNY CLARK - SONNYS
CRIB (1957)
SONNY CLARK - SONNY
CLARK TRIO (1957)
SONNY CLARK -
COOL STRUTTIN (1958)

Cool Struttin is
an immaculately tasteful jazz
album. - Richard Cook / Brian Morton
Uno dei
grandi classici Blue
Note degli anni 50', che deve il suo successo allo
spumeggiante piano di Sonny Clark, alla solidità della
coppia ritmica [Paul Chambers (contrabbasso);
Philly Joe Jones (batteria)] e
allintesa tra i fuoriclasse della prima linea [Art
Farmer (tromba); Jackie McLean (sax alto)]. Destinati a
percorrere strade espressive diverse - luno
artefice delle atmosfere rilassate ed eleganti del
Jazztet (Meet The Jazztet),
laltro pioniere della sperimentazione in seno
alletichetta (One
Step Beyond; Destination
... Out!) - i due fiatisti si calano con
naturalezza nel virile contesto hard-bop della seduta.
Già allora inconfondibili, la morbida voce di Farmer e
laspro timbro di McLean volteggiano sinuosamente
sullo swing felpato di Cool Struttin e Blue
Minor, per poi schizzare ad alta quota sulla
davisiana Sippin At Bells e sullo standard Deep
Night. Indispensabile. - B.A.
SONNY CLARK - LEAPIN
AND LOPIN (1961)
GILLES
CLÉMENT - WOODY
(1996)
Studiando
sui capolavori incisi negli anni '60 da Grant Green
insieme a Baby Face Willette e LarryYoung, Gilles
Clément ha assimilato egregiamente la lezione del grande
chitarrista Blue Note.
Il trio chitarra-organo-batteria, formazione classica ma
sempreverde, è un eccellente veicolo espressivo per il
guizzante fraseggio di Clément e per il raffinato
interplay tra il leader e i due validissimi partner
[Philippe Petit (Hammond B3); Eric Dervieu (batteria)]. I
temi, tutti di Gilles eccetto un paio di standard, sono
caratterizzati da solide strutture formali e da piacevoli
linee melodiche. Registrato a Parigi, Woody è
senza dubbio una delle produzioni più riuscite della
defunta String Jazz Recordings. - B.A.
AL COHN - BROADWAY
(1954)
AL COHN - COHN
ON THE SAXOPHONE (1956)
AL COHN - PLAY
IT NOW (1975)
AL COHN - AL
COHNS AMERICA (1976)
AL COHN - NONPAREIL
(1981)
AL COHN - OVERTONES
(1982)
AL COHN - RIFFTIDE
(1987)
La Timeless si è
specializzata nel serbare gradite sorprese a quegli
appassionati sempre avidi di ghiottonerie jazz. Chi
sospetterebbe mai lesistenza di un album
mainstream così opulento inciso durante la
carestia degli anni Ottanta? Eppure Rifftide offre
al palato il sapore deciso dellimprovvisazione,
senza quel retrogusto posticcio tipico di alcune sedute
progettate a tavolino per rilanciare il veterano sul
viale del tramonto. Una copertina persino troppo anonima
nasconde un solista nel pieno delle forze, padrone
assoluto del sax tenore, assecondato da una sezione
ritmica leggera e croccante al punto giusto.
Lammaliante eloquenza di Cohn sulle ballad risulta
intatta (Blue Monk; Well Be Together
Again), mentre i pezzi a tempo veloce trasmettono la
stessa contagiosa eccitazione dei memorabili duelli con
Zoot Sims (Speak Low; Hot House; Rifftide;
Secret Love). - B.A.
AL COHN & ZOOT
SIMS - COMPLETE ORIGINAL QUINTET /
SEXTET STUDIO RECORDINGS (1952/1960)
AL COHN & ZOOT
SIMS - EITHER WAY (1961)
AL COHN &
ZOOT SIMS - BODY AND SOUL (1973)
AL COHN &
ZOOT SIMS - MOTORING ALONG (1974)
 Il
sodalizio artistico e umano tra Al Cohn e Zoot Sims è
durato più di trentanni, producendo innumerevoli
registrazioni di ottimo livello. Coetanei (1925),
virtuosi del sax tenore, allievi di Woody Herman,
campioni di un mainstream elegante e sostanzioso, i due
amici erano infallibili soprattutto in tandem. Prima di
queste session, lultimo incontro risaliva al 1961 (Either
Way), il che accresce il valore di entrambi gli
album. Su Body And Soul i sassofonisti si
appoggiano a un trio di lusso, con Jaki Byard
(pianoforte), George Duvivier (contrabbasso), Mel Lewis
(batteria), che portano in dote le rispettive,
prestigiose esperienze accanto a Charles Mingus (Mingus
In Europe), Eric Dolphy (Out There), Sam Rivers (Fuchsia Swing Song),
Thad Jones (Presenting Thad Jones / Mel Lewis And The
Jazz Orchestra; Live At The Village Vanguard; Monday
Night; Central Park North; Consummation).
 Inciso a Stoccolma -
allepoca molti musicisti americani riparavano in
Europa alla ricerca di ingaggi - Motoring Along
schiera un veterano come Horace Parlan (pianoforte),
allora residente a Copenhagen, e una sezione ritmica
locale [Hugo Rasmussen (contrabbasso); Sven Erik
Norregaard (batteria)] che conferma leccellenza
della scuola scandinava. Lo squisito stile post-swing
degli arrangiamenti si deve allintesa telepatica
tra i solisti e allimpeccabile scansione generata
dai reparti propulsivi. In ogni contesto, Al e Zoot sono
affiatati come gemelli: spettacolari sui tempi più
dinamici (Doodle Oodle, Motoring Along),
imprevedibili sui blues (Blue Hodge, Fallin),
ispirati sugli standard (Body And Soul, My
Funny Valentine), brillanti alle prese col repertorio
di Burt Bacharach (What The World Needs Now) e
Johnny Mandel (Emily). [P.S. - Sullo stereo Cohn
è a sinistra, Sims a destra.] - B.A.
MARK COLBY WITH
VINCE MAGGIO - REUNION (1999)
ORNETTE COLEMAN - TOMORROW
IS THE QUESTION! (1959) 
ORNETTE COLEMAN - THE
SHAPE OF JAZZ TO COME (1959)  
ORNETTE COLEMAN - CHANGE
OF THE CENTURY (1959) 
ORNETTE COLEMAN - THIS
IS OUR MUSIC (1960) 
ORNETTE COLEMAN - FREE
JAZZ (1960) 
ORNETTE COLEMAN - ORNETTE!
(1961) 
ORNETTE COLEMAN - ORNETTE
ON TENOR (1961) 
ORNETTE
COLEMAN - BEAUTY IS A RARE THING
(1959/1961) 
 Mentre
musicisti come Coltrane, Davis e Mingus lavoravano per
cercare una strada che aggirasse il labirinto armonico
delle progressioni di accordi, Ornette, puramente e
semplicemente, saltò il problema. Egli cominciò a
basare le sue improvvisazioni su progetti melodici e
ritmici, svolgendo lassolo con una logica nuova,
spaziando più liberamente di quanto larmonia
avesse fino ad allora consentito. La sua musica, al pari
di tante sopravvivenze musicali del folklore europeo,
suona immediata, diretta e toccante. Linterazione
di gruppo dipende dallintuito molto di più di
quanto non accada con la musica strutturata
tradizionalmente, in quanto non vi sono formule
predisposte entro cui ricadere. Essendo così impegnativa
la sua concezione, Coleman ha potuto servirsi solo di una
manciata di collaboratori fidati: il trombettista Don
Cherry, i contrabbassisti Charlie Haden e Scott LaFaro, i
batteristi Ed Blackwell e Billy Higgins. La pubblicazione
dei microsolchi Atlantic di Ornette costituì
lapparizione di un vero e proprio manifesto della
nuova musica. Da quel momento il jazz non fu più lo
stesso. Composizioni come Lonely Woman o Peace
sono di una bellezza che convertirebbe anche
lorecchio più duro, sebbene lintonazione del
sax alto del loro autore possa aver fatto aggrottare le
sopracciglia a più di un ascoltatore. Aspramente
vocalizzante e di intonazione instabile per poter
emettere incisive dissonanze e grida brucianti, il sax
alto di Ornette oscilla ambiguo tra dolore ed
esaltazione. La serie Atlantic del 1959-61 esemplifica la
gamma espressiva aperta al nuovo linguaggio jazzistico.
Il sax di Coleman si muove con frasi brevi e zig-zaganti,
animate da una dinamica estremamente ampia e da un
attacco perentorio. Ramblin conserva il
profumo del tradizionale blues del Texas. Humpty
Dumpty e Kaleidoscope sono veloci e violenti:
in essi il centro tonale viene fatto saltare,
sullonda di unemozione intensa. Beauty Is
A Rare Thing è di una singolare spaziosità, e di
una straziante bellezza che si delinea, poi si
disintegra, poi ricoagula ancora a seconda di come i
musicisti trattano il motivo.  I brani a tempo medio-veloce, come C.
& D., Congeniality, Monk And The Nun,
The Fifth Of Beethoven, sono i più tipici
dellorganizzazione strutturale del gruppo. Gran
parte di questi album vedono in azione il quartetto di
Ornette con Don Cherry alla cornetta e alla tromba
tascabile, Charlie Haden al contrabbasso e Billy Higgins
oppure Ed Blackwell alla batteria: una formazione che
resta la migliore mai diretta dal sassofonista. Il
contrabbasso di Scott LaFaro, sebbene radicalmente
innovativo, tendeva forse un po troppo al
decorativismo rispetto alle esigenze della musica, e non
appare animato dalla prontezza intuitiva del lavoro di
Haden. Per lultimo disco della serie, Ornette On
Tenor, Coleman passò al sax tenore. Il risultato è
eccezionale: Cross Breeding, che contiene un
assolo di inarrivabile simmetria e logica, contrasta con Mapa,
che è interamente polifonico, e costituisce un esempio
tra i più alti di improvvisazione di gruppo.
Lesperimento più audace, tuttavia, è quello
compiuto con il doppio quartetto di Free Jazz, in
cui il gruppo di Coleman, Cherry, Higgins e LaFaro è
fronteggiato da un altro, formato da Freddie Hubbard,
Eric Dolphy, Ed Blackwell e Charlie Haden. Cè un
assolo a testa, sorretto da un collettivo libero, guidato
solo da una reazione aleatoria al fluire
dellinvenzione. Esso non sfocia nel caos grazie
soprattutto alla felice conduzione del collettivo da
parte dellaltoista. Si tratta di un album ormai
classico, che ha dato la stura a un diluvio di
imitazioni, quasi sempre incoerenti. Il contributo di
Ornette Coleman alla storia del jazz [è] incalcolabile.
Egli è infatti, per genialità, ampiezza e profondità
della sua influenza, uno dei più grandi musicisti mai
esistiti. - E.I.J.
 Beauty Is A Rare Thing contains
every surviving track the saxophonist recorded for
Atlantic between 1959 and 1961, among them two
third stream pieces from Gunther
Schullers long unavailable Jazz Abstractions (notably
his variations on Monks Criss Cross,
starring Ornette and Eric Dolphy), the contents of the
Japan-only LP To Whom Who Keeps A Record, and
six tracks heard here for the first time. By no means
inferior, they include the lovely I Heard It Over The
Radio, which indeed sounds like an imperfectly
remembered pop song of indeterminate origin. Rhinos
typically nifty booklet contains lots of photos and
Coleman quotes, and even decodes the initialized,
Freudian titles on the old Ornette! - Nothing will
spoil your day when you put this on. Unplug the phone:
you wont want to be interrupted. - Kevin
Whitehead
ORNETTE
COLEMAN - AT THE GOLDEN
CIRCLE VOL. 1 & 2 (1965)

ORNETTE
COLEMAN - TOWN HALL
(1962)
ORNETTE
COLEMAN - CHAPPAQUA SUITE (1965)
Nel 1962 Ornette incise un
disco dal vivo con il suo nuovo trio (Town Hall, 1962),
completato da David Izenzon al contrabbasso e Charles
Moffett alla batteria. Esso contiene un saggio di Coleman
in una direzione del tutto nuova: Dedication To Poets
And Writers, una composizione per quartetto
darchi. Il regista Conrad Rooks gli commissionò
una colonna sonora, rimasta inutilizzata in quanto tale,
ma pubblicata in un album doppio: essa fu giudicata
troppo potente rispetto alle immagini sullo schermo. Il
trio è allargato con lingresso di undici
strumentisti (legni, ottoni, archi) e Ornette improvvisa
per gran parte del tempo su un fondale scritto di grande
sinteticità (Chappaqua Suite). Un concerto dato
dal trio a Stoccolma fu pubblicato dalla Blue Note (At
The Golden Circle). I familiari tempi medio-veloci di
Antiques, Dee Dee e Faces And Places
dispiegano appieno lo swing solido e intenso e la fertile
immaginazione melodica del leader. Il suo sax alto
restava immutato e inimitabile. David Izenzon si rivelò
un maestro del contrabbasso con larco e un notevole
innovatore, mentre Charles Moffett, amico dinfanzia
di Coleman, risultò essere il batterista più prossimo
allo swing jazzistico convenzionale che Ornette abbia mai
impiegato. - E.I.J.
JOHNNY COLES - LITTLE
JOHNNY C (1963)
SCOTT COLLEY - THIS
PLACE (1997)
SCOTT COLLEY - SUBLIMINAL
... (1998)
SCOTT COLLEY - THE
MAGIC LINE (2000)
SCOTT COLLEY - INITIAL
WISDOM (2002)
JOHN COLTRANE - LUSH
LIFE (1957/1958)
JOHN COLTRANE - BLUE
TRAIN (1957)
JOHN COLTRANE - SOULTRANE
(1958)
JOHN COLTRANE
- GIANT STEPS
(1959) 
It is hard to imagine a
credible jazz collection without this almost-perfect
album. Blue Train has its adherents, but on this
1959 recording, a mature Coltrane emerges as a
consistent, dominating influence on tenor saxophone and
an accomplished, visionary composer. - Jon Andrews
JOHN COLTRANE - COLTRANE
JAZZ (1959/1960)
JOHN COLTRANE - MY
FAVORITE THINGS (1960)
JOHN COLTRANE - COLTRANE
PLAYS THE BLUES (1960)
JOHN COLTRANE - COLTRANES
SOUND (1960)
JOHN COLTRANE - OLÉ
COLTRANE (1961)
JOHN COLTRANE
- THE HEAVY-WEIGHT CHAMPION (1959/1961) 
Cofanetto
di 7 CD, contenente tutte le incisioni Atlantic di
Coltrane. Obbligatorio. - B.A.
 Dopo
aver lavorato con Miles e Monk, Coltrane si mise in
proprio. Le sue migliori esecuzioni del primo periodo
generano uno slancio ritmico nuovo e personale, le volate
sul sassofono si coagulano nei famosi sheets of
sound (cortine di suono): lunghe, acuminate note
legato affiorano dalla complessa trama con
forza incisiva. Miles Davis, che pure era alla ricerca di
un impianto formale più libero ed elastico, avanzò a
quellepoca la proposta di adottare
latemporalità modale della musica indiana (Kind
Of Blue), e Coltrane trovò la libertà
armonica di quella concezione assai illuminante ai fini
della sua ricerca. Nel 1959, Coltrane raggiunse infine la
prima maturità con la pubblicazione di due importanti
album. Dotato di una sonorità uniformemente intensa su
un registro di tre ottave, egli si dimostrò capace delle
sottigliezze necessarie per interpretare il delicato Naima
o il turbolento blues Mr. P.C. (Giant Steps).
Cera una nuova austerità e disciplina nel suo
stile, e in Harmonique (Coltrane Jazz)
affiorano anche segni di un nascente interesse per gli
armonici e le doppie note. Nelle sue mani, il sax soprano
fa la sua comparsa in un brano indissolubilmente legato
al suo nome, il lirico e amabile My Favorite Things,
che diede il via a una grande voga per lo strumento. -
E.I.J.
JOHN COLTRANE - AFRICA
BRASS (1961)
JOHN COLTRANE - COLTRANE
(1962)
JOHN COLTRANE - BALLADS
(1962)
JOHN COLTRANE - CRESCENT
(1964)
JOHN COLTRANE
- A LOVE SUPREME
(1964)
McCoy Tyner al piano, Jimmy Garrison
al contrabbasso ed Elvin Jones alla batteria: un organico
scelto come campo di battaglia per le sue inesauste
esplorazioni. Lenergia e le dense trame accordali
di Tyner, la sua abilità nel sostenere accompagnamenti
iterativi che favorissero limmergersi del sassofono
del leader nei meandri dellarmonia, la solidità di
Garrison e il suo senso del collettivo, i ritmi
multidirezionali di Jones che avviluppavano Coltrane: tra
il 4/4 scandito dal piatto della batteria, gli aggressivi
rimi incrociati, e il respiro pesante, ammaliatore del
sax, luditorio fu spinto a trovare un nuovo modo di
accostarsi alla musica. Nel periodo di contratto
discografico con la Impulse, il quartetto produsse una
serie ininterrotta di capolavori. Molti dei critici che
avevano salutato con favore Giant Steps fecero
ostentatamente pollice verso alle
chilometriche esecuzioni di Live At The Village
Vanguard, ma dovettero ricredersi di fronte alla
suite A Love Supreme, unopera in quattro
parti di ispirazione religiosa che sarebbe divenuta, a
sua volta, lennesima pietra miliare.
Linfluenza di Coltrane sul corso del jazz è stata
enorme, anche se limitata alle sue acquisizioni anteriori
alla svolta free. Tranquillo, introspettivo, modesto,
John Coltrane sembra aver dedicato quasi interamente la
sua esistenza alla ricerca musicale e spirituale. - E.I.J.
JOHN COLTRANE - ...
QUARTET PLAYS ...
JOHN COLTRANE - INTERSTELLAR
SPACE (1967)
JOHN COLTRANE
& CANNONBALL ADDERLEY - CANNONBALL
& COLTRANE (1959)
BILL CONNORS
- THEME TO THE GAURDIAN (1974)
BILL CONNORS
- OF MIST AND MELTING (1977)
BILL CONNORS
- SWIMMING WITH A HOLE IN MY
BODY (1979)
 Accanto ai vessilliferi Ralph Towner, John Abercrombie,
Terje Rypdal, Pat
Metheny e Bill
Frisell, lECM
schierava un altro chitarrista attivo sotto le proprie
insegne il quale però, nonostante una produzione di
eccellente valore artistico, non ottenne gli stessi
riscontri commerciali dei più noti colleghi di
strumento. Alcuni collezionisti ne ricordano il nome per
il prezioso contributo a due dei migliori album di Jan
Garbarek (Places; Photo With ...). Col suo
fraseggio nitido e rigoroso, egli ha dato voce alla
corrente più cool delletichetta tedesca e, al di
là di ogni aspettativa, i suoi tre album incisi a Oslo
risultano già ristampati su CD. Caratterizzato a
unestrema versatilità tecnica, lo stile di Bill
Connors spazia dalle eleganti conversazioni in quartetto
con Jan Garbarek, Gary Peacock e Jack DeJohnette (Of
Mist And Melting) agli assorti monologhi acustici in
cui si alternano corde di metallo e di nylon (Theme To
The Gaurdian; Swimming With A Hole In My Body).
 La
cifra caratteristica del suo universo espressivo è data
da atmosfere e suggestioni trasmesse con gli
arrangiamenti, più che da vere e proprie idee melodiche
ben definite. In questo senso, lungo un trittico
indispensabile per i cultori della chitarra e
rimarchevole pure in un catalogo straordinario, i brani
più rappresentativi di ciascun capitolo sono,
rispettivamente, Folk Song, Melting e Surrender
To The Water. [Anche Mick Goodrick
registrò per la ECM
- lo stupendo In Pa(s)sing - ma non fece mai parte
della scuderia a pieno titolo] - B.A.
CHICK COREA - NOW
HE SINGS, NOW HE SOBS (1968)
CHICK COREA -
THE SONG OF SINGING (1970)
COREA / HOLLAND /
ALTSCHUL - A.R.C. (1971)
CHICK COREA - FRIENDS
(1978)
CHICK COREA -
THREE QUARTETS
(1981)
La prematura
scomparsa di Michael Brecker ha suscitato enorme emozione
tra gli amanti della musica. Il suo tenore inimitabile
illuminò le canzoni storiche di artisti come James Taylor (Dont
Let Me Be Lonely Tonight), Phoebe Snow (Were
Children), Pages e Kenny Loggins (Whos Right, Whos Wrong),
Donald Fagen (Maxine)
e Michael Franks
(Jive, The Lady Wants To Know, I Really
Hope Its You, Bwana - He No Home, When
She Is Mine, Doctor Sax). Per apprezzare
appieno quel sax visionario e poliedrico, tuttavia, gli
assoli incisi per i cantautori vanno integrati con i
grandi album strumentali a cui Brecker partecipò in
veste di ospite: Zappa
In New York (Frank Zappa), Tightrope, The Blue Man; Arrows (Steve
Khan), 80/81 (Pat
Metheny), Nightline New
York (Joachim Kühn), Gate Of Dreams, Cityscape (Claus
Ogerman), Night (John Abercrombie), Weaver Of
Dreams (Don Grolnick) e, naturalmente, Three
Quartets di Chick Corea. Fin dalla sua genesi, il
progetto suscitò le attese del grande evento. Sorretti
dalla portentosa sezione ritmica degli Steps [Eddie Gomez
(contrabbasso), Steve Gadd (batteria)], Corea e Brecker
ripercorrono le orme dei propri miti rendendo loro
omaggio con una sfiancante cavalcata acustica in tre
tappe. In un tripudio di temi esposti allunisono,
virtuosismi eseguiti in scioltezza e vertiginose fughe
individuali, i quattro fuoriclasse producono una
sonorità omogenea e avvolgente senza mai sovrapporre le
rispettive, splendide voci. Il suono del contrabbasso è
talmente definito e pastoso da somigliare a un trombone e
i fraseggi di Gomez, raro esempio tra i colleghi di
strumento, sono sempre godibili. La dedica a Duke
Ellington di Quartet n° 2 (Part 1) si traduce in
una passionale melodia condotta dalle spazzole, mentre
sulla sagra latina di Quartet n° 2 (Part 2),
ispirata al John Coltrane di Olè, Gadd si
abbandona alle proprie celebri acrobazie metriche. Anche
grazie alla qualità audio con cui sono stati
immortalati, gli squisiti arrangiamenti e le superbe
improvvisazioni di Quartet n° 1 e Quartet n°
3 gettano un raggio di luce sul buio pesto degli anni
Ottanta. La ristampa CD contiene alcuni inediti,
piacevoli ma superflui. - B.A.
COREA / VITOUS /
HAYNES - TRIO MUSIC (1981)
CURTIS COUNCE - LANDSLIDE
/ VOL. 1 (1956)
CURTIS COUNCE - COUNCELTATION
/ VOL. 2 (1957)
CURTIS COUNCE
- YOU GET MORE BOUNCE WITH
CURTIS COUNCE! (1957)
CURTIS COUNCE
- LANDSLIDE / VOL. 1
(1956)
CURTIS COUNCE
- COUNCELTATION / VOL. 2 (1957)
CURTIS
COUNCE - CARLS BLUES (1958)
Nel 1956 fondò un
suo quintetto, che restò unito un solo anno, ma che
segnò il vertice della sua carriera. Il complessino di
Curtis Counce fu il più virile e immaginifico gruppo
attivo allepoca sulla costa occidentale, e i suoi
quattro microsolchi (Landslide; You Get More
Bounce With Curtis Conce!; Carls Blues; Exploring
The Future) non risultano affatto datati, come sono
invece molte delle cose più intenzionalmente
sperimentali prodotte in quellarea. Il sax tenore
Harold Land, il trombettista Jack Sheldon, il pianista
Carl Perkins e il batterista Frank Butler si spartiscono
lonere degli arrangiamenti con il leader, e insieme
contribuiscono a delineare la singolare fisionomia
collettiva del gruppo, che poteva competere per
individualità con qualunque formazione della costa
atlantica. Tutti furono alquanto sottovalutati, specie
Frank Butler, la cui bella tecnica è in evidenza in
brani come A Fifth For Frank (Landslide) e The
Butler Did It (Carls Blues).
Lunico membro del quintetto che vide consolidarsi
in seguito la sua reputazione è Harold Land: i suoi
interventi danno chiara la sensazione di una mente
attiva, formante. Assoli come quelli in Landslide
o in Sarah (Landslide) montano sguscianti
prima di pervenire a un logico culmine fatto di note
lunghe, tenute. La sua sonorità calda e rotonda è
maggiormente in evidenza in una ballad, I Cant
Get Started (Carls Blues), una sinuosa
mistura di allusivo ed esplicito. - E.I.J.
CURTIS COUNCE
- EXPLORING THE FUTURE
(1958) 
Fantastico: un
contrabbassista in tuta da astronauta. Il 1958, anno
doro per lo sviluppo espressivo di correnti come
hard-bop e cool, era talmente gravido di stimoli e attese
da suggerire persino la neonata era spaziale (Sputnik, 4
Ottobre 1957) come occasione per promuovere il proprio
messaggio. Curtis Counce era davvero un caso singolare
nel senso che, pur operando sulla West Coast e muovendosi
entro le coordinate stlistiche del jazz
californiano, esibiva un impeto che lo avvicinava
idealmente ai maestri della Blue Note. La scelta
dei partner contribuiva ad accentuare questa
caratteristica: Harold Land (sax tenore), solista agile
ma incisivo, a sua volta titolare di due classici del
periodo (Harold In The Land Of Jazz; The Fox);
Elmo Hope (pianoforte), oscuro fuoriclasse la cui
grandezza è stata riconosciuta troppo tardi; Frank
Butler (batteria), estroverso campione del rullante e del
piatto ride; Rolf Ericson, trombettista
scandinavo attivo a Los Angeles. Dopo leccellente
serie di album incisi per la Contemporary (Landslide;
Counceltation; You Get More Bounce With Curtis
Counce!; Carls Blues), Counce approda
alleffimera ma gloriosa Dooto. La militanza di Land
e Butler nel quintetto del leader aveva affinato una
reciproca sintonia che brilla intensamente sulle
splendide composizioni di Hope, principale autore di
queste sedute. La vigorosa spinta cinetica di Into The
Orbit, Race For Space, The Countdown
lancia verso lignoto gli uomini della prima linea,
sostenuti dalla sezione ritmica fino alle profondità
spazio-temporali di Exploring The Future.
Lefficace contrasto virilità/tenerezza è ben
riprodotto da sassofono e sordina sulla ballad Angel
Eyes. Butler si mette in mostra con un assolo
spettacolare su Move, capolavoro del disco firmato
da Denzil Best di cui, lanno dopo, Art Pepper
registrerà una superlativa versione per big band [Art
Pepper + Eleven (Modern Jazz Classics)].
Ristampa indispensabile per chi custodisca gelosamente i
CD di Lee Morgan, Hank Mobley, Sonny Clark etc. - B.A.
STANLEY COWELL - ILLUSION
SUITE (1972)
STANLEY COWELL - SIENNA
(1989)
STANLEY COWELL - DEPARTURE
#2 (1990)
STANLEY COWELL - GAMES
(1991)
STANLEY COWELL - BRIGHT
PASSION (1993)
STANLEY COWELL - ANGEL
EYES (1993)
LOL COXHILL - DIGSWELL
DUETS (1978)
LOL COXHILL /
VERYAN WESTON - WORMS ORGANISING
ARCHDUKES (2000/2001)
LOL COXHILL - SPECTRAL
SOPRANO (2002)
LOL COXHILL - OUT
TO LAUNCH (2001/2002)
HAL CROOK / JERRY
BERGONZI - CONJUNCTION (1992)

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