 JAZZ
HAL GALPER - REACH
OUT (1976)
HAL GALPER - CHILDREN
OF THE NIGHT (SPEAK WITH A SINGLE VOICE) (1978)
HAL GALPER - REDUX
'78 (1978)
HAL GALPER - JUST
US (1993)
HAL GALPER - REBOP
(1994)
HAL GALPER - LETS
CALL THIS THAT (1999)
JAN GARBAREK - AFRIC
PEPPERBIRD (1970)
JAN GARBAREK - SART
(1971)
GARBAREK /
ANDERSEN / VESALA - TRIPTYKON (1972)
JAN GARBAREK /
BOBO STENSON - WITCHI-TAI-TO (1973)

JAN GARBAREK /
BOBO STENSON - DANSERE (1975)
JAN GARBAREK /
RALPH TOWNER - DIS (1976)
JAN GARBAREK
- PLACES
(1977) 
JAN GARBAREK
- PHOTO WITH ... (1978)

 Col suo
sassofono algido e regale, Jan Garbarek ha contribuito a
definire il codice espressivo dellECM, diventandone
poi alfiere indiscusso. I suoi assoli solenni rapiscono
lascoltatore evocando scene oniriche e atmosfere
incantate. In una discografia ragguardevole per qualità
e quantità, Places e Photo With
vantano
un perfetto amalgama tra aderenza ai canoni estetici
delletichetta tedesca e spazio concesso
allimprovvisazione. Alle diverse sezioni ritmiche
impiegate - il solo Jack DeJohnette
(batteria) su Places, gli specialisti Eberhard
Weber (contrabbasso elettrico) e Jon Christensen
(batteria) su Photo With
- il leader
affianca due fuoriclasse presenti a entrambe le sedute:
il californiano Bill Connors (chitarra), di cui alcuni
collezionisti ricorderanno i tre splendidi album incisi a
Oslo (Theme To The Gaurdian; Of Mist And
Melting; Swimming With A Hole In My Body),
solista capace di un fraseggio fluido, legato,
elegantissimo, e linglese John Taylor
(pianoforte / organo), raffinato artigiano delle
tastiere. In una sequenza di brani di alto valore e
livello omogeneo, le differenze sostanziali tra gli
arrangiamenti in quartetto e quintetto risiedono nella
trama strumentale ottenuta con organo e chitarra acustica
per Places, laddove su Photo With
la
prima linea è condotta da sax (tenore / soprano), piano
e 6 corde elettrica. Se Garbarek è al culmine della sua
fase creativa, perfettamente in bilico tra echi
coltraniani e suggestioni scandinave, Connors si muove
con originalità lungo coordinate allora percorse anche
da più illustri colleghi di scuderia. - B.A.
JAN GARBAREK - PATHS,
PRINTS (1981)
JAN GARBAREK - WAYFARER
(1983)
JAN GARBAREK - ITS
OK TO LISTEN TO THE GRAY VOICE (1984)
GARBAREK / VITOUS
/ ERSKINE - STAR (1991)
KENNY GARRETT - INTRODUCING
KENNY GARRETT (1984)
KENNY GARRETT - TRILOGY
(1995)
KENNY GARRETT - PURSUANCE:
THE MUSIC OF JOHN COLTRANE (1996)
KENNY GARRETT - SONGBOOK
(1997)
GEORGE GARZONE - FOURS
AND TWOS (1995)
GEORGE GARZONE - THE
FRINGE IN NEW YORK (2000)
GIORGIO GASLINI - IL
FIUME FURORE (1968)
GIORGIO GASLINI /
JEAN-LUC PONTY - FABBRICA OCCUPATA (1973)
GIORGIO GASLINI - CONCERTO
DELLA LIBERTÀ / UNIVERSO DONNA (1975)
GIORGIO GASLINI - MURALES
(1976)
GIORGIO GASLINI - GRAFFITI
(1978)
GIORGIO GASLINI - LIVE
AT THE PUBLIC THEATER (1980)
GIORGIO GASLINI /
EDDIE GOMEZ - ECSTASY (1981)
GIORGIO GASLINI - MULTIPLI
(1988)
BRUCE GERTZ - BLUEPRINT
(1991)
BRUCE GERTZ - THIRD
EYE (1992)
BRUCE GERTZ - DISCOVERY
ZONE (1994)
BRUCE GERTZ - RED
HANDED (1998)
STAN GETZ - THE
COMPLETE ROOST RECORDINGS (1950/1954)
STAN GETZ - NOBODY
ELSE BUT ME (1964)
STAN GETZ - THE
DOLPHIN (1981)
STAN GETZ - SPRING
IS HERE (1981)
STAN GETZ - PURE
GETZ (1982)
MAURIZIO GIAMMARCO
- PRECISIONE DELLA NOTTE (1982)
MAURIZIO GIAMMARCO - HORNITHOLOGY
(1988)
MAURIZIO
GIAMMARCO - SAURIAN LEXICON (1991)
MAURIZIO
GIAMMARCO - INSIDE (1993)

MAURIZIO
GIAMMARCO - IN OUR HANDS (1995)

MAURIZIO
GIAMMARCO - LOVE BALLADS (1999)
MAURIZIO
GIAMMARCO / PHIL MARKOWITZ - 7+8
(2001) 
Allestero già
lo sanno. In Italia, il concetto stenta ancora ad essere
assimilato. Eppure, è ormai tempo di intendere che, in
buona sostanza, abbiamo in casa molti tra i più grandi
artisti jazz del mondo. Maurizio
Giammarco si staglia dimperio tra i fuoriclasse
più autorevoli: cultori e collezionisti che custodiscono
gelosamente gli album di Jerry Bergonzi, Michael Brecker,
Joe Lovano, Chris Potter,
Bennie Wallace,
Ralph Lalama, Eric Alexander,
Joel Frahm,
dovrebbero lanciarsi senza indugio alla ricerca di questi
preziosi CD. Reduce
dallesaltante avventura con i Lingomania (Riverberi,
Grr ... Expanders, Camminando), Giammarco
prosegue la feconda collaborazione con letichetta
italiana Gala
per tornare a incidere a proprio nome, dopo un esordio
ufficiale superbo ma non ben distribuito (Precisione
Della Notte).
Hornithology - Sorretto da Marc Johnson
(contrabbasso), Peter
Erskine (batteria) - il primo cresciuto alla corte di
Bill
Evans, entrambi presenti in due celebri sedute della ECM (Bass
Desires; Second Sight) - e dal versatile Danilo Rea
(tastiere), il sassofonista confeziona un disco maturo,
elegante, che si rende necessario per gli squisiti
fraseggi di contrabbasso, soprano e pianoforte su Sky
Walker, per limpetuosa fuga del tenore su
End Of A Bop Affair, per la sofisticata ballad Unexpected
Flight, in cui risuona uneco del miglior Wayne
Shorter, per un etereo arrangiamento di Você Vai
Ver, evergreen segreto di Antonio
Carlos Jobim, poi ripreso anche da Michael Franks
col titolo di Cinema (Abandoned Garden). Il
dipinto in copertina è di Daniel Humair.
Saurian Lexicon - La Gala si dimostra
lungimirante abbastanza da permettere a Giammarco di
registrare ancora col suo nuovo trio [Paolino Dalla Porta
(contrabbasso), Manhu Roche (batteria)], lasciandogli
peraltro la libertà di allargarlo a piacimento al
chitarrista Dario
Lapenna (Day After Band) o al
veterano Franco
DAndrea. Ne risulta uneterogenea scaletta
in cui si alternano la concisa orchestrazione di Pow
Line e Deep Pow, i bagliori elettrici di Fairplanes
e Roots, il raffinato mainstream di Dreaming
Apart e Pages. Uningegnosa struttura
metrica vale a Sconclusione linserimento del
relativo spartito in rete.
Superlativo linterplay nei diversi contesti
strumentali.
 Inside
- Approdando alla prestigiosa Soul Note, Giammarco
spariglia ancora le carte col fenomenale Heart Quartet, una gioiosa macchina
da musica in cui il leader è affiancato da Mauro Grossi
(pianoforte), Piero Leveratto (contrabbasso) e Andrea
Melani (batteria). Fin dal travolgente trittico iniziale
(Urgency, Inside News, Max Traces*),
lintenso dialogo tra tastiere e sassofoni
contrassegna la cifra espressiva della nuova formazione.
Le sobrie rifiniture del sintetizzatore si amalgamano
brillantemente al crepitio acustico di
unimpeccabile sezione ritmica. È proprio Melani a
innescare la deflagrazione percussiva di Spin, che
lancia la gara di assoli tra Grossi e Giammarco.
Lipnotica pulsazione di Milano Nights
stimola gli sfiancanti funambolismi coltraniani del sax
tenore. Con lemozionante interpretazione di E
Se Domani, Giammarco dimostra di aver colto fino
in fondo lessenza del grande standard, parole
comprese.
In Our Hands - A conferma di quanto suesposto, lo
straordinario combo italico attira le attenzioni della Blue Note
il
cerchio si chiude. Per un fiatista/improvvisatore, come
noto, non cè traguardo più ambito che incidere
per letichetta fondata da Alfred
Lion. Forte di una reciproca intesa rafforzata dalla
consuetudine, dispiegando lincedere marziale di Generation,
il complesso tema di Like A Fish (attraversato dal
fantasma di Stormy Weather), la souplesse latina
di One As A Pair, il quartetto realizza
unopera in cui inventiva, tecnica e affiatamento
convivono in mirabile equilibrio. Dotato di un tocco fine
e incisivo, Grossi passa con disinvoltura
dallintelligibile ricercatezza armonica di un Herbie Hancock (Autumn
Breed, Emanation, Falling In Love With Love)
agli abrasivi virtuosismi di un Cecil
Taylor (Fingers Of Fortune, El Gordo),
coprendo i vari stadi intermedi tra i (presunti) modelli
grazie allindiscussa originalità personale.
Magnifico limpiego del Fender
Rhodes su Outras Palavras e B Witch
(forse il pezzo migliore).
Love Ballads - Da
alcuni concerti tenuti in Italia col pianista americano Art Lande,
nasce lidea di un ritorno al passato. Anche alle
prese con un repertorio tradizionale,
Giammarco si conferma consumato padrone dellidioma
e in possesso della sensibilità necessaria per
rielaborare creativamente pagine così solenni. La
sintesi tra vincolo al pentagramma e libertà di
rileggerlo si compie nelle stupende variazioni
cool su The Man I Love - evocative
dello stile di Warne
Marsh - e nellirresistibile impeto swing di Stella
By Starlight. Interessante il diverso trattamento
riservato a Lover Man (Oh, Where Can You Be?),
ripresa distorcendone il tempo, e a Lover,
rallentata fin quasi al moto inerziale. Il doppio omaggio a Cole
Porter (I Love You, What Is This Thing
Called Love?) offre lo spunto per ulteriori prove di
estro e immaginazione. In Your Own Sweet Way,
gioiello di Dave
Brubeck, consente di rilevare analogie e contrasti
con la versione, pure eccellente, dellallora
collega di scuderia Jerry Bergonzi (Jerry
On Red). Determinante il contributo del reparto
propulsivo, in cui lassiduo Piero Leveratto
fa rima con Roberto Gatto.
Lode alla Red Records,
editrice di queste soavi ballate
damore.
7+8 - Il nuovo progetto mantiene e
sviluppa la prediletta formazione a quattro elementi col
decentramento delle responsabilità - Maurizio
Giammarco e Phil Markowitz
sono contitolari - e lingresso in organico del
sempre affidabile Fabrizio Sferra (batteria).
Latmosfera vira sul tenebroso/glaciale e
leffetto per lascoltatore è quello,
doppiamente coinvolgente, del brivido caldo.
Le contorte partiture firmate da Markowitz esaltano la
prontezza dei riflessi di Giammarco, che si produce in
spettacolari interventi al tenore e al soprano,
rispettivamente, su Semisphere e Shapes. Lo
stesso Giammarco si abbandona al suggestivo mood che
incombe siglando le crepuscolari Son, Sunset
City, Libra. Lesotica, eterna melodia di
Caravan conferisce unulteriore nota di
turbamento sensoriale allesperienza auditiva. Il
booklet contiene eloquenti raccomandazioni di
Paolo Fresu e David Liebman.
Ribadiamo il concetto: la scioltezza con cui i campioni
italiani si misurano coi maestri statunitensi, ormai, non
deve più sorprendere. [P.S. - *Dedicata a Massimo
Urbani.] - B.A.
MAURIZIO GIAMMARCO
/ TOM HARRELL - THE AUDITORIUM
SESSION (2005)
JIMMY GIUFFRE -
WESTERN SUITE (1958)
JIMMY GIUFFRE
- 1961 (FUSION / THESIS) (1961)

 Questo
doppio CD consacra la grandezza di un musicista e di un
produttore: a) Jimmy Giuffre, per lostinata
integrità artistica; ß) Manfred Eicher, per
lautonomia delle scelte editoriali. Con
lintuito del filologo, Eicher scorge gli embrioni
della propria estetica personale in due vecchi titoli di
Giuffre pubblicati nel 1961 dalla Verve. Ristampando in
una raffinata tiratura Fusion e Thesis, il
guru della ECM
si conferma come il più autentico custode
delleredità spirituale di Alfred Lion. Alternativa
alla ribollente energia dellhard-bop e alla rivolta
socio-culturale del free, la ricerca
stilistica condotta da Giuffre privilegiava
linvestigazione tematica e il dialogo pacato con i
partner. Entrambi futuri capiscuola nei rispettivi
strumenti, Paul Bley e Steve Swallow assecondano il
pudico fraseggio del leader con partecipe premura. Il
trio si aggira furtivo attorno alle angolose composizioni
di Giuffre, per poi esplorarne minuziosamente i più
reconditi meandri armonici. Dalle
spirali melodiche di Whirrrr, Sonic, Flight,
Scootin About, ai capricci blues di Emphasis,
Cry, Want, Thats True, Thats True,
Carla (dedica esplicita alla sacerdotessa del
jazz), passando per uno standard di Gordon Jenkins (Goodbye)
fino ai conflitti interiori di Brief Hesitation e Venture,
nessun anfratto del pentagramma resta inviolato. Lo
stesso repertorio di Carla Bley offre materia prima
ideale per unimprovvisazione centellinata con tanta
oculatezza: Jesus Maria, indolente e orecchiabile;
In The Mornings Out There misteriosa e ambigua; Ictus,
repentina e aggressiva come il letale colpo apoplettico.
Un certosino restauro eseguito sui nastri originali
rianima i suoni lignei del clarinetto (Giuffre), il
timbro scampanante del piano (Bley), la cavata elastica
del contrabbasso (Swallow), esaltando altresì la
dimensione cameristica delle sedute. - B.A.
JIMMY GIUFFRE -
FREE FALL (1962)
LARRY GOLDINGS - MOONBIRD
(1999)
LARRY GOLDINGS - AS
ONE (2000)
LARRY GOLDINGS - SWEET
SCIENCE (2002)
BENNY GOLSON
- NEW YORK SCENE
(1957)
Golson
si impose definitivamente all'attenzione con i Jazz
Messengers di Art Blakey, dei quali assunse la direzione
musicale e rinnovò il repertorio. Ai Messengers, Golson
diede una fisionomia scabra, servendosi di arrangiamenti
semplici, con ampio spazio per gli assoli del
trombettista Lee Morgan e del pianista Bobby Timmons. A
questo periodo (1958/1960) risalgono le prime versioni su
disco dei suoi celebri temi (Whisper Not; Along
Came Betty; Blues March; Stablemates; Are
You Real?), molti dei quali sono ormai entrati nel
repertorio corrente. Uscito dai Messengers, Golson fondò
il Jazztet, che diresse con il trombettista Art Farmer.
Come uomo di penna, Golson è un continuatore di Tadd
Dameron: ritmicamente più semplice, conserva qualcosa
della maestosa dolcezza del suo maestro. Come solista,
Golson era allepoca più discusso: in questa veste
molti critici lo sottovalutarono, anche quando come
compositore era ormai affermato. Il suo sax voluminoso,
scuro e greve, a volte è scosso da soprassalti sugli
acuti, che gli conferiscono una nota quasi isterica.
Oscurato, nella considerazione dei contemporanei, da
Rollins e Coltrane, Golson continuò a comporre e a
incidere fino agli anni '90. Lalbum Free,
del 1962, dimostra che Golson tentò di mantenersi, con
buoni esiti, al passo con levoluzione del
linguaggio (anche se Free qui non sta per
free jazz). - E.I.J.
BENNY GOLSON - THE
MODERN TOUCH (1957)
BENNY GOLSON - THE
OTHER SIDE OF BENNY GOLSON (1958)

BENNY GOLSON - GONE
WITH GOLSON (1959)
BENNY GOLSON - GROOVIN
WITH GOLSON (1959) 
BENNY GOLSON - GETTIN
WITH IT (1959)
BENNY GOLSON - TAKE
A NUMBER FROM 1 TO 10 (1960)
BENNY GOLSON - FREE
(1962)
BENNY GOLSON - CALIFORNIA
MESSAGE (1980) 
BENNY GOLSON - TIME
SPEAKS (1981)
BENNY GOLSON - THIS
IS FOR YOU, JOHN (1983)
BENNY GOLSON /
FREDDIE HUBBARD - STARDUST (1987)
BENNY GOLSON - UP
JUMPED BENNY (1997)
MICK GOODRICK - IN
PAS(S)ING (1978)
MICK GOODRICK - BIORHYTHMS
(1990)
MICK GOODRICK
- SUNSCREAMS (1994)

Sebbene
intestati a leader diversi, Sunscreams e On Again sono album
gemelli. Con ¾ del personale identico su entrambe le
session e una prima linea che affianca maestri del
calibro di Mick
Goodrick e Jerry
Bergonzi, i due titoli prodotti da Raimondo Meli Lupi
per leffimera RAM
Records sono indispensabili per gli estimatori della
formula strumentale con sezione ritmica, chitarra e sax.
Lalchimia tra il turgido tenore di Bergonzi e la
fluida sei corde di Goodrick caratterizza la cifra
espressiva degli arrangiamenti, in perfetto equilibrio
tra parsimonia sonora e ricchezza armonica. Accanto a Bruce Gertz
(contrabbasso) si alternano i batteristi Gary Chaffee (Sunscreams)
e Adam Nussbaum
(On Again), per alimentare una spinta cinetica
duttile e potente.
Sunscreams - La presenza in veste di ospite di
riguardo consente al sassofonista di selezionare ben tre
titoli ricorrenti nel suo repertorio: In Your Own
Sweet Way, lo standard di Dave Brubeck già
interpretato sullesordio per la Red Records (Jerry
On Red); Jab, sofisticata ballad appena incisa
col Trio Idea (Napoli
Connection); Peek A Boo, articolata
composizione ripresa in quintetto sullomonimo CD Evidence / Label Bleu. La
dimestichezza con gli evergreen è confermata dalla
disinvolta rilettura di sacri testi come I Hear A
Rhapsody e Spring Is Here, in cui il dialogo
tra Goodrick e Bergonzi raggiunge straordinari livelli di
empatia. - B.A.
DEXTER GORDON - DEXTER
BLOWS HOT AND COOL (1955)
DEXTER GORDON - DADDY
PLAYS THE HORN (1955)
DEXTER GORDON - DEXTER
CALLING ... (1961)
DEXTERGORDON - DOIN
ALLRIGHT (1961)
DEXTER GORDON - GO!
(1962)
DEXTER GORDON - A
SWINGIN AFFAIR (1962)
DEXTER GORDON - OUR
MAN IN PARIS (1963)
DEXTER GORDON - GETTIN
AROUND (1965)
DEXTER GORDON - SOMETHING
DIFFERENT (1975)
MILFORD
GRAVES / SUNNY MORGAN - MILFORD
GRAVES PERCUSSION ENSEMBLE WITH SUNNY MORGAN (1965)

Maestro del
free jazz, Milford Graves è stato il primo a
intuire la possibilità di una musica non basata su un
ritmo regolare. Nellalbum inciso insieme a
Sunny Morgan egli reinventa la natura stessa della
percussione, liberandola dalla schiavitù metrica ed
esaltandone autonomia e compiutezza espressiva: alle
prese con tamburi, piatti, gong e campane, la coppia
esibisce unampia gamma
dinamica, riflessi balenanti e un ripensamento radicale
dei tradizionali ruoli degli elementi della batteria.
Emblematici i titoli dei brani (Nothing),
volti a indicare la totale assenza di forme e regole
prestabilite. Splendidamente riprodotto dalla ESP, Milford Graves
Percussion Ensemble With Sunny Morgan è un CD che
tutti i batteristi dovrebbero tenere sotto il cuscino.
[P.S. - In seguito, Andrea Centazzo,
Gerry Hemingway,
Pierre Favre e Bill Bruford
realizzeranno progetti affini nello spirito e negli
intenti (Dialogues; Tubworks; Singing
Drums; A Coat Of Many Colors)]. - E.I.J. / B.A.
MILFORD
GRAVES / ANDREW CYRILLE - DIALOGUE
OF THE DRUMS (1974)
In
seguito, Graves sembra essere tornato a prediligere il
contesto puramente percussivo e, con Andrew
Cyrille, ha riunito un
arsenale di percussioni comprendente tamburi, campane,
gong, più voce, fischio etc. (Dialogue Of The Drums).
- E.I.J.
JAY GRAYDON -
BEBOP (2001)
Nato come esperimento
di studio per testare un macchinario progettato da un
amico - per la cronaca: un registratore digitale ALESIS M20 ADAT,
disegnato da Marcus Ryle - Bebop è diventato un
vero e proprio album, pubblicato dalla defunta String
Jazz Recordings. Chi conosce Graydon solo
come session-man di lusso per Steely Dan, Al Jarreau o
Manhattan Transfer, resterà di stucco: Jay è un
improvvisatore con gli attributi e la band è
allaltezza del titolare [Brandon Fields
(tenore/alto); Bill Cantos (piano); Dave Carpenter
(basso); Dave Weckl (batteria)]. A dispetto del titolo,
alquanto roboante, la musica tende forse più a un
hard-bop di scuola Blue
Note, con qualche gustosa divagazione fusion. Un CD
divertente, godibile per lappassionato jazz,
indispensabile per chi apprezza il Graydon produttore dei
più raffinati dischi A.O.R.
- B.A.
GREAT JAZZ TRIO - MONKS
MOOD (1984)
BENNIE GREEN - BACK
ON THE SCENE (1958)
BENNIE GREEN - SOUL
STIRRIN (1958)
BUNKY GREEN - VISIONS
(1978)
BUNKY GREEN - PLACES
WEVE NEVER BEEN (1979)
BUNKY GREEN - ANOTHER
PLACE (2006)
GRANT GREEN - GREEN
STREET (1961)
GRANT GREEN - SUNDAY
MORNIN (1961)
GRANT GREEN -
BORN TO BE BLUE (1962)
GRANT GREEN - IDLE
MOMENTS (1963)
GRANT GREEN - MATADOR
(1964)
GRANT GREEN -
SOLID (1964)
GRANT GREEN - TALKIN
ABOUT! (1964)

Dopo aver percorso la
storia a ritroso fino a Jim Hall e Wes Montgomery, è
tempo che i cultori di Pat Metheny e John Scofield
riscoprano anche Grant Green. In particolare, proprio
questo album. Green era il chitarrista della Blue Note, ancor più
di Kenny Burrell, che pure partecipò a diverse sedute
prodotte da Alfred Lion. Tra le numerose incisioni cui il
nostro uomo contribuì come leader o session-man, Talkin
About! risalta per la sublime empatia stabilita con i
due partner coinvolti: Larry Young, straordinario
organista che riformò luso della tastiera
elettrica ben prima che questa diventasse voce ufficiale
del progressive;
Elvin Jones, infaticabile propulsore dello storico
quartetto di John Coltrane, in grado di calarsi in un
contesto più convenzionale con misura ed
eleganza. Il disco si apre recapitando una dedica al
grande sassofonista - Talkin About J.C. -
lunga cavalcata modale sospinta dalle superbe
improvvisazioni di Grant e Larry: la presenza di Elvin
certifica il legame ideale con Trane. La
lettura riservata alle ballad - You Dont Know
What Love Is di Gene DePaul e Don Raye; People,
tratta dal musical di Jule Styne e Bob Merrill Funny
Girl - denota una spiccatissima sensibilità
interpretativa: il suono avvolgente del B3 carezza la
melodia esposta dalla Gibson semiacustica, per poi
fondersi con essa durante il fraseggio. Luny Tune
sdrammatizza latmosfera con un tema stralunato e
giocoso, su cui i solisti dapprima tergiversano, per poi
scattare in tandem allinseguimento della batteria. Im
An Old Cowhand, era unesangue canzoncina di
Johnny Mercer assurta al rango di standard
dopo la versione di Sonny Rollins (Way Out West): grazie a
unintesa telepatica e alla scelta ponderata di ogni
singola nota, anche Green e Young riescono a cavarne
meraviglie. Unanaloga formula strumentale verrà
ripresa in anni successivi da John Abercrombie (While
Were Young; Speak Of The Devil; Tactics)
e Larry Goldings (Moonbird; As One; Sweet
Science) che, con i rispettivi trii, si ispireranno
proprio a classici come Talkin About!. - B.A.
GRANT GREEN - STREET
OF DREAMS (1964)
GRANT GREEN -
I WANT TO HOLD YOUR HAND
(1965)
Lennesima prova
della grandezza dei Beatles: un
brano firmato Lennon & McCartney dà il titolo a un
disco della Blue Note.
Anche questo fa di una canzone o di un autore un
classico. - B.A.
JOHNNY GRIFFIN - INTRODUCING
JOHNNY GRIFFIN (1956)
JOHNNY GRIFFIN - VOL.
2 / A BLOWING SESSION (1957)
JOHNNY
GRIFFIN - THE CONGREGATION
(1957)
Uno dei sax tenori
più veloci del jazz. La sua immaginazione sprizza dalle
sue agili dita, lanciando in aria, prodigalmente, idee a
manciate. Non è un maestro delle grandi forme: i suoi
assoli sono una collana di sorprese, di montanti
crescendo di intensità e di incisivi effetti
timbrici, tenuti insieme da una spaventosa energia
fisica. Johnny Griffin è il prototipo del solista
hard-bop. Pochi dei suoi primi album Blue Note sono
ancora in catalogo (Introducing Johnny Griffin; The
Congregation), ma vale la pena di cercarli, per la
giovanile irruenza che li anima. Lincontro in sala
di incisione con John Coltrane e Hank Mobley (A
Blowing Session) ritrae il giovanotto appena arrivato
a New York, smanioso di competere e deciso a imporre
andature velocissime e a sfoderare la sua sicura
superiorità. Griffin si dimostrò un elemento ideale per
i Jazz Messengers di Art Blakey, di cui contribuì ad
incrementare la carica esplosiva. Lalbum Art
Blakeys Jazz Messengers With Thelonious Monk è
eccellente, benché atipico. - E.I.J.
HENRY GRIMES - THE
CALL (1965)
DON GROLNICK - WEAVER
OF DREAMS (1989)
DON GROLNICK - NIGHTTOWN
(1991)
DON GROLNICK - THE
COMPLETE BLUE NOTE RECORDINGS
(1989/1991)
STEVE GROSSMAN - WAY
OUT EAST VOL. 1 (1984)
STEVE GROSSMAN - WAY
OUT EAST VOL. 2 (1984)
STEVE GROSSMAN - LOVE
IS THE THING (1985)
GIGI GRYCE - NICAS
TEMPO (1955)

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