 JAZZ
RICHARD TABNIK - SOLO
JOURNEY (1990)
RICHARD TABNIK - LIFE
AT THE CORE (1992)
DUANE TATRO - JAZZ
FOR MODERNS (1956)
ART TATUM - THE
TATUM SOLO MASTERPIECES (1953/1955)
ART TAYLOR - TAYLORS
TENORS (1959)
ART TAYLOR - A.T.S
DELIGHT (1960)
CECIL TAYLOR - LOOKING
AHEAD! (1958)
CECIL TAYLOR
- THE WORLD OF CECIL TAYLOR (1960)
Ci guardiamo bene
anche solo dal tentare di descrivere la sibillina poetica
musicale di Cecil Taylor. Pensiamo però che, chi già
possieda un orecchio jazz ma sia
intimidito dal rigore espressivo del grande pianista,
possa comunque accostarsi al suo universo misterioso
provando ad ascoltare questo album. Se nei capolavori
della maturità (Praxis; Indent; Silent
Tongues; Air Above Mountains) il virtuosismo
di Taylor assume la forma di ipnotiche, asfissianti
improvvisazioni prive di supporto ritmico, qui la metrica
ancora decifrabile consente di apprezzare il suo
fraseggio feroce e percussivo senza venirne sopraffatti.
In queste registrazioni (12/13 Ottobre 1960), che
verranno pubblicate a episodi dalla Candid e,
integralmente, in un cofanetto della Mosaic,
leversivo idioma del leader è imbrigliato dallo
squisito interplay con Dennis Charles (batteria), Buell
Neidlinger (contrabbasso) e Archie Shepp (sax tenore).
Inaciditi dal timbro del sassofono, gli arrangiamenti in
quartetto (Air; Lazy Afternoon) generano un
clima che anticipa di qualche anno gli intrugli sonori
degli sperimentatori Blue
Note (Andrew Hill, Bobby Hutcherson, Sam
Rivers, Jackie McLean, Tony Williams etc.).
Daltro canto, la dimensione del trio (This
Nearly Was Mine; Port Of Call; E.B.)
risulta più adatta alle temerarie fughe di Taylor, a
stento tallonato da Charles e Neidlinger. Le performance
solitarie degli anni Settanta porteranno a definitivo
compimento il suo approccio eterodosso alla tastiera. - B.A.
CECIL TAYLOR - NEFERTITI,
THE BEAUTIFUL ONE HAS COME (1962)
CECIL TAYLOR - CONQUISTADOR!
(1966)
CECIL TAYLOR - PRAXIS
(1968) 
CECIL TAYLOR
- NUITS DE LA FONDATION MAEGHT VOL. 1/2/3 (1969)

 Caposaldo del jazz moderno,
monumento del free più autentico e coerente, testo sacro
del patrimonio culturale afro-americano, il concerto di
Cecil Taylor registrato il 29 Luglio 1969 a St. Paul De
Vence, presso Nizza, attende ancora di essere proposto in
unedizione digitale degna di questo nome*.
Allepoca, lavanzatissimo linguaggio del
virtuoso era già definito e, sebbene egli sia rinomato
soprattutto per le vulcaniche performance in solitudine,
lintesa con gli elementi di questa formazione è
davvero eccezionale. La
complessità della sua musica gli ha sempre reso
difficile reperire partner adatti, ma il libero stile di
Andrew Cyrille (batteria) si attaglia efficacemente al
suo approccio al pianoforte, altrettanto percussivo e
brutale, mentre Jimmy Lyons (alto) dimostra di essere uno
dei pochi solisti in grado di venire a capo della sfida
rappresentata da una così infaticabile immissione di
energia. La presenza di un campione
dellavanguardia come Sam
Rivers (tenore, soprano), che di lì a poco
conquisterà Montreux (Streams), appone un
ulteriore sigillo di autorevolezza al contesto. Suddiviso
in tre volumi (il terzo comprende anche un bis),
lalbum consta di un unico, lungo brano intitolato Second
Act Of A, nel corso del quale accade di
tutto: aspre polifonie volte a secernere frammenti
tematici, sanguigne improvvisazioni collettive,
burrascosi fondali ritmici da cui emergono gli assoli,
intensi dialoghi tra i fiati, vertiginose fughe
pianistiche, vocalizzi salmodianti che spezzano il flusso
sonoro, sinistri attimi di calma apparente. In un
eccellente saggio scritto per Musica Jazz (Aprile
1992) e dedicato alle iniziative della Fondation Maeght,
Stefano Zenni compilò una dettagliata cronologia dellesibizione,
descrivendone le fasi minuto per minuto. I muscolosi
fraseggi di Rivers, il timbro gemebondo di Lyons, i
frenetici duetti fra Taylor e Cyrille segnano i passaggi
decisivi di ciascun capitolo, e tuttavia la figura del
leader domina incontrastata. La sua
tecnica straordinaria ha reso impossibile, anche alla
critica più ostile, liquidarlo come un ciarlatano.
Arpeggi che sembrano aprire e chiudere i tasti come una
gigantesca cerniera lampo sono bruscamente contraddetti
da rapidi rimbombi allestremità grave. Lascolto
è impegnativo, a tratti asfissiante, ma regala emozioni
straordinarie. Nellarchivio personale di Rivers è
custodita una rara immagine di
quella notte memorabile. [*La ristampa CD della Jazz
View, lunica pubblicata fino ad oggi, era sciatta
dal punto di vista grafico e masterizzata da vinile.] - B.A.
/ E.I.J.
CECIL TAYLOR - INDENT
(1973) 
CECIL TAYLOR - SPRING
OF TWO BLUE-JS (1974)
CECIL TAYLOR - SILENT
TONGUES (1974) 
CECIL TAYLOR - AIR
ABOVE MOUNTAINS (1976) 
CECIL TAYLOR - FOR
OLIM (1986)
TOOTS
THIELEMANS - ONLY TRUST YOUR
HEART (1988)
TOOTS
THIELEMANS - FOOTPRINTS (THE
WINDMILLS OF YOUR MIND) (1989)
 Uno degli ultimi giganti del jazz suona larmonica a bocca.
Non tragga in inganno lo strumento apparentemente
lezioso: Toots
Thielemans fraseggia con la disinvoltura di un Benny
Goodman o di un Charlie
Parker (essendosi per altro esibito con entrambi
avete capito bene, King of Swing e
Bird furono i suoi primi partner eccellenti
nellarco di una carriera incredibile). In Italia
molti lo ricordano alle spalle di Mina durante la
sigla finale del programma MilleLuci (Non
Gioco Più). Per apprezzare lo stile appassionato
ed estroverso della sua arte, queste sedute dei tardi
anni Ottanta sono ideali. Accompagnato da due superbe
sezioni ritmiche sui rispettivi album [Fred Hersch /
Mulgrew Miller (pianoforte), Marc Johnson / Rufus Reid
(contrabbasso), Joey Baron / Lewis Nash (batteria)], il
veterano belga è libero di improvvisare con scioltezza
lungo una manciata di evergreen che assorbono nuova linfa
dallincantevole timbro della Hohner cromatica. Toots
affronta alcuni temi a cappella (Round Midnight,
The Windmills Of Your Mind), altri
sovraincidendosi con la chitarra (Footprints, When
I Fall In Love), ma gli episodi migliori sono gli
splendidi arrangiamenti in quartetto di standard moderni
(Speak No Evil, Three And One, Little
Rootie Tootie), canzoni intramontabili (Estate,
All Of You, If You Could See Me Now, What
Kind Of Fool Am I, Hello, Young Lovers),
pagine classiche (Gymnopedie No.1) e idiomi
tradizionali (C To G Jam Blues). - B.A.
CHARLES TOLLIVER -
THE RINGER (1969)
CHARLES TOLLIVER -
LIVE AT SLUGS VOLUME I / II (1970)

CHARLES TOLLIVER -
MUSIC INC. (1971)
CHARLES TOLLIVER -
IMPACT (1972)
CHARLES
TOLLIVER - LIVE IN TOKYO (1973)

Quando il pensiero
del governo P2 / Ku Klux Klan si fa intollerabile, album
come questo ci restituiscono la speranza in un lieto
evento risolutivo (prostata, ictus, infortunio,
attentato). Dopo aver collaborato ad alcune pregevoli
registrazioni Blue
Note di Jackie McLean (Its Time!; Action;
Jacknife), nel 1971 Charles Tolliver
fonda la Strata-East,
etichetta indipendente concepita per esprimersi in
completa libertà. In occasione della tournée
giapponese, il trombettista arriva a Tokyo accompagnato
da una straordinaria sezione ritmica, comprendente Clint
Houston (contrabbasso), Clifford Barbaro (batteria) e
Stanley Cowell (piano), questultimo partner
prediletto del leader, oltre che sottovalutato
fuoriclasse della tastiera. Ormai in possesso di uno
stile maturo e personale, virtuoso al livello di un Woody Shaw o di un Freddie
Hubbard, arrangiatore in grado di conferire
prospettive orchestrali anche a un semplice quartetto,
Tolliver affinava timbro e fraseggio dibattendosi entro i
confini dellarmonia, pur senza mai oltrepassarli.
Se Drought contiene uno dei suoi assoli migliori,
Effi è un quasi-standard in ¾ firmato dal pianista,
mentre Stretch antepone una lunga introduzione del
contrabbasso alla fuga della tromba. Truth e Round
Midnight testimoniano la confidenza del gruppo anche
con ballad e testi sacri. Altrettanto raccomandabili le
performance di Tolliver e Cowell pubblicate nei due
volumi Live At Slugs. - B.A.
/ E.I.J.
CHARLES TOLLIVER -
LIVE AT THE LOODSRECHT JAZZ FESTIVAL
(1974)
CHARLES TOLLIVER -
IMPACT (1975)
CHARLES TOLLIVER -
NEW TOLLIVER (COMPASSION) (1977)
GIOVANNI TOMMASO -
VIA G.T. (1986)
DAVID TORN - CLOUD
ABOUT MERCURY (1986)
NELLO TOSCANO /
ENRICO RAVA - WINTER SKY (1994)
RALPH TOWNER
WITH GLEN MOORE - TRIOS,
SOLOS (1973) 
Lesordio di
Towner con letichetta bavarese profetizza i fasti
di una carriera vissuta allinsegna dellarte
per amore dellarte. Annoverabile tra i classici
della ECM, Trios
/ Solos è a tutti gli effetti un disco degli Oregon, anche se
pubblicato con una diversa intestazione per non violare
il contratto esclusivo con la Vanguard.
Linedita fusione di ingredienti jazz,
residui accademici e aromi orientali fermenta su due
splendidi pezzi in trio: Brujo, ¾ di Oregon col leader
accompagnato da Glen Moore (contrabbasso) e Collin Walcott
(tabla); Ravens Wood, bucolico tema esposto
dalloboe di Paul McCandless
e ripreso anni dopo sullo stupendo Violin.
Ma il talento del chitarrista risalta anche su alcune
memorabili fughe solitarie: Winter Light, melodia
crepuscolare che ispirerà il titolo dellomonimo
album in quartetto (Winter Light); Re: Person I
Knew, sublime pagina di Bill Evans riletta
sovraincidendo chitarra e piano; 1 x 12 e
Suite: 3 x 12, plastiche evoluzioni con la dodici
corde acustica; Reach Me, Friend, toccante
dissolvenza sottolineata da unevocativa eco latina.
Dati i tempi, è possibile che qualcuno ancora non
conosca Ralph
Towner: i novizi partano da qui
non si
fermeranno più. - B.A.
RALPH TOWNER - DIARY
(1973) 
RALPH TOWNER - SOLSTICE
(1974) 
RALPH TOWNER - SOUND
AND SHADOWS (1977) 
RALPH TOWNER - BATIK
(1978) 
RALPH TOWNER
- SOLO CONCERT
(1979) 
Una delle molteplici
intuizioni geniali che hanno consacrato listinto di
Manfred Eicher fu quella di produrre questo disco per Ralph Towner. Già
fondatore e leader degli Oregon, oltre che veterano della
ECM, Towner non
aveva ancora inciso un album per sola chitarra e i
successivi, clamorosi exploit su CD (Ana; Anthem;
Time Line) derivano tutti da questo capolavoro,
registrato nel 1979 a Monaco e Zurigo. Saldamente
ancorato allo spirito del jazz,
più che al suo idioma, Ralph si esprime in un stile del
tutto inedito, adottando le forme dellaccademia per
assaporare lebbrezza dellimprovvisazione.
Personale anche nella scelta degli strumenti, il
chitarrista affianca alla Elliott
classica una Guild 12 corde per alternare preziose
esecuzioni cameristiche (Chelsea Courtyard) e
avvolgenti rapsodie dal retrogusto folk (Spirit Lake;
Train Of Thought; Zoetrope). Da un plastico
viluppo di accordi e fraseggi affiora limmortale
tema di Nardis, standard davisiano di cui Towner
offre un arrangiamento atipico e sublime. Ralphs
Piano Waltz e Timeless vengono riprese dal
repertorio del collega John Abercrombie,
ed entrambe magistralmente riassunte in chiave acustica e
complementare rispetto alle originali versioni in trio
con Jan Hammer e Jack DeJohnette (Timeless). Gli
educatissimi spettatori svizzeri e tedeschi applaudono
composti solo dopo le ultime note di ciascun brano,
preservando così lintegrità della musica per la
gioia dei posteri. - B.A.
RALPH TOWNER - OLD
FRIENDS, NEW FRIENDS (1979)
RALPH TOWNER - BLUE
SUN (1983)
RALPH TOWNER - CITY
OF EYES (1990)
RALPH TOWNER - OPEN
LETTER (1991)
RALPH TOWNER - LOST
AND FOUND (1995) 
RALPH TOWNER - ANA
(1996)
RALPH TOWNER - ANTHEM
(2000)
RALPH TOWNER - TIME
LINE (2006)
RALPH TOWNER
/ GARY BURTON - MATCHBOOK
(1974) 
Dal 1969 a oggi
Manfred Eicher ha prodotto una serie ininterrotta di
capolavori, viziandoci con leccellenza pressoché
costante del catalogo ECM. Il colpo di
genio del grande discografico tedesco, stavolta, consiste
nel propiziare lincontro tra un poeta della
chitarra e un virtuoso del vibrafono: esaltate dalla
perfetta acustica dello studio Bauer, le rispettive voci
strumentali di Ralph
Towner e Gary
Burton si fondono in una prodigiosa simbiosi
espressiva. Con unimprovvisazione lucida e
raziocinante, Burton irrompe nellatmosfera fiabesca
di Drifting Petals, melodia crepuscolare che
lanno dopo Towner registrerà anche in quartetto
sullo splendido Solstice. Il duttile suono del
nylon adorna larrangiamento di Some Other Time,
incantevole standard tratto dal musical On The Town. Dal proprio
prezioso archivio Towner rilegge Icarus, Aurora
e Song For A Friend, tre pagine già pubblicate da
solo (Diary) e con gli Oregon (Distant
Hills): le nuove versioni acquisiscono una seducente
forma cameristica grazie allintesa stabilita tra i
due fuoriclasse. Sullincipit di Matchbook,
Towner fissa un astuccio di fiammiferi al ponte della 6
corde classica (prassi nota a chi abbia assistito a un
suo concerto), ottenendo un suono sordo, secco, che
imprime un forte impeto percussivo
allaccompagnamento: ne sortisce uno strepitoso
duello a colpi di assoli. La magistrale interpretazione
di Goodbye Pork Pie Hat è antitetica (Guild
12-string vs. Les Paul) ma complementare alla cover di
Jeff Beck (Wired) e,
insieme a quella, la più fedele allomelia funebre
che Charles Mingus dedicò a Lester Young. A titolo di
curiosità, segnaliamo una bizzarra analogia tra le
copertine degli album Matchbook e One On One: il parallelo
consente di apprezzare le differenze tra progetti affini,
concepiti da connazionali americani ma realizzati in
continenti diversi (Europa / U.S.A.). - B.A.
RALPH TOWNER /
GARY BURTON - SLIDE SHOW (1985)

RALPH TOWNER /
GARY PEACOCK - ORACLE (1993)
RALPH TOWNER /
GARY PEACOCK - A CLOSER VIEW (1995)
SALVATORE
TRANCHINI - RADIO SUITE (1996)
GIANLUIGI TROVESI
- DANCES (1985)
GIANLUIGI TROVESI
- FROM G TO G (1992)

TROVESI /
SCHIAFFINI / MARAS - LET (1992)
STANLEY TURRENTINE
- LOOK OUT! (1960)
STANLEY TURRENTINE
- JUBILEE SHOUT! (1962)
STANLEY TURRENTINE
- JOYRIDE (1965)
DICK TWARDZIK - 1954
IMPROVISATIONS (1954)
29th STREET
SAXOPHONE QUARTET - POINTILLISTIC
GROOVE (1983)
29th STREET
SAXOPHONE QUARTET - WATCH YOUR STEP (1985)
29th STREET
SAXOPHONE QUARTET - THE REAL DEAL (1987)
29th STREET
SAXOPHONE QUARTET - LIVE (1988)
29th STREET
SAXOPHONE QUARTET - MILANO/NEW YORK
BRIDGE (1992/1993)
McCOY TYNER - THE
REAL McCOY (1967) 
McCOY TYNER - TENDER
MOMENTS (1967)
McCOY TYNER - SAHARA
(1972)
McCOY TYNER - SONG
FOR MY LADY (1972)
McCOY TYNER - ECHOES
OF A FRIEND (1972)
McCOY TYNER - ENLIGHTENMENT
(1973)
McCOY TYNER - ATLANTIS
(1974)
McCOY TYNER - TRIDENT
(1977)
McCOY TYNER - SUPERTRIOS
(1977)
McCOY TYNER - PASSION
DANCE (1978)
McCOY TYNER - COUNTERPOINTS
(1978)
McCOY TYNER - TOGETHER
(1978)
McCOY TYNER - QUARTETS
4x4 (1980)

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