 FUSION
BURT BACHARACH - REACH
OUT (1967)
BURT BACHARACH - MAKE
IT EASY ON YOURSELF (1969)
BURT BACHARACH - BURT
BACHARACH (1971)
BURT BACHARACH - LIVING
TOGETHER (1973)
BURT BACHARACH - FUTURES
(1977)
BURT BACHARACH - WOMAN
(1979)
JEFF BECK - BLOW
BY BLOW (1975)
JEFF BECK - WIRED
(1976)
Nellera degli
unplugged fatti su misura per questumanità
decerebrata ed esangue, cosa cè di più sovversivo
e fuori moda di un album strumentale ed elettrico, aperto
allimprovvisazione e inciso con la regia del
produttore dei Beatles? In una
scaletta più che pregevole, almeno due brani valgono
lacquisto di Wired. Intramontabile classico fusion scritto da Max Middleton, il
feroce riff di Led Boots aizza
laggressività di Jeff Beck e Jan
Hammer che, con la solid body e il
sintetizzatore, sparano micidiali traccianti addosso alla
coppia ritmica [Wilbur Bascomb (basso); Narada Michael
Walden (batteria)]. Con Goodbye Pork Pie Hat, il
lamento funebre dedicato da Charles Mingus a Lester Young
diventa un blues elettrico in cui la chitarra espone
diligentemente la bellissima, straziante melodia, per poi
abbandonarsi al rito pagano del feedback: insieme alla
stupenda versione di Ralph Towner e
Gary Burton (Matchbook),
è forse la più riuscita lettura quellimmortale
pagina jazz. - B.A.
GEORGE BENSON
/ EARL KLUGH - COLLABORATION (1987)
Chi
altri, se non quel volpone di Tommy
LiPuma, poteva concepire un progetto a prima vista
scontato eppure talmente logico da apparire persino
ineluttabile? Già lungimirante regista della svolta di Breezin,
exploit in classifica di George Benson,
nonché autorevole padrino di Livin
Inside Your Love*, rendezvous al vertice con Earl Klugh, LiPuma
fiuta il momento giusto per riunire in studio i due
virtuosi: la stagione doro della fusion era ormai al tramonto,
eppure il mondo aveva ancora bisogno di quei suoni.
Assemblata la sezione ritmica perfetta - Greg
Phillinganes, Marcus
Miller, Harvey
Mason - il produttore dispensa a Benson e Klugh
pochi, saggi consigli: se la vita spesso fa pena ma
larte può riscattare luomo, allora che siano
melodia, serenità e improvvisazione a go go. Detto
fatto. Lintroduttiva Mt. Airy Road evoca le
atmosfere dellindimenticabile Livin Inside Your Love,
restituendoci il piacere di ascoltare due talenti puri
colti in stato di grazia: il suadente tema esposto
allunisono, lo scat che doppia la chitarra
semi-acustica e le corde di nylon come fattore sorpresa.
Il lungo assolo di George su Mimosa è da
antologia, un capolavoro di tecnica prodigiosa e fantasia
inesauribile. Jamaica (A Little Island Of Calm)
reca la prestigiosa firma di Randy Goodrum e
sarà ripresa anche da Mark Murphy sul
magnifico What A Way To Go. Lincantevole
connubio tra il tocco di Klugh e i guizzi di Benson è
ancora in evidenza su Brazilian Stomp, Dreamin,
Collaboration e Since Youve Gone. Di
fronte a tale cornucopia, la stampa
specializzata ebbe la stessa reazione stitica con
cui sei anni dopo accoglierà il superbo I Can See Your House From Here
di John Scofield
e Pat Metheny
aveva ragione Frank Zappa,
per certa gente «substance
is a bore». [P.S. - *Living
Inside Your Love, splendido instant
classic del secondo album di Earl Klugh, da
questi composto con Dave
Grusin, piacque a George Benson,
che lo riprese in pompa magna registrandolo insieme al
collega in un doppio Long Playing quasi omonimo (Livin Inside Your Love)
e facendone un successo internazionale.] - B.A.
BRECKER BROS.
- THE BRECKER BROS.
COLLECTION / VOLUME ONE (1975/1981)
BRECKER BROS.
- THE BRECKER BROS.
COLLECTION / VOLUME TWO (1975/1981)
Se ancora
disponibili, vale la pena di cercare entrambi i volumi,
perché contengono una selezione accurata ed esaustiva
dei brani strumentali sparsi qua e là nei primi sei
album: a parte il materiale estratto da Straphangin
- disco di cui non va scartato nulla - sono
particolarmente rimarchevoli Skunk Funk, Sponge
(Brecker Brothers), Squids, Funky Sea,
Funky Dew (Dont Stop The Music), le
versioni 'live' degli stessi brani tratte da Heavy
Metal Be-Bop - incluso per intero - un formidabile
blues rivisitato (Inside Out), una
lussuosa ballad di Michael Brecker (Dream Theme) e
quattro super-produzioni fusion
(Squish; I Dont Know Either; Baffled;
Teed Off) recuperate filtrando il discontinuo Detente.
- B.A.
Listening to these performances, I
suspect that the influence and impact that the Brecker
Brothers had on all sorts of music will finally come into
focus. The fact is that any of this material could easily
have been recorded yesterday. It is that valid and that
fresh. - Michael Cuscuna
BRECKER BROS. -
HEAVY METAL BE-BOP (1978)
BRECKER BROS.
- STRAPHANGIN
(1981)

Poco
tempo dopo la sua genesi, lenta e travagliata, la musica fusion era già ridotta a una
parata di fenomeni da baraccone ed emuli di Fausto
Papetti. Fortunatamente, alcuni CD eccezionali sovrastano
ancora oggi la marea di prodotti mediocri, ricordando a
chi non cera i fasti di quella stagione breve ma
influente. Un posto nellalbo doro dei
capolavori - Eyewitness, Wishful Thinking, Yellow Jackets, Heavy Weather, Mountain Dance, Still
Warm, Elegant Gypsy
etc. - spetta di diritto a Straphangin,
gioiello ignorato allepoca della pubblicazione e
tuttora sepolto sotto le macerie degli anni '80.
Lalbum confermava la teoria di Zappa
- sempre sia lodato - secondo cui un solista si esprime
tanto meglio quanto più valido è il gruppo che lo
accompagna. In questo caso, accanto ai due titolari
(tromba/tenore) troviamo una super-band riunita apposta
per il progetto: Richie
Morales, batterista dotato di sprint bruciante ed
estrema precisione [poco dopo lo ritroveremo negli Spyro Gyra, con cui
rimarrà dal 1985 (Alternating Currents) al 1989
(Point Of View)]; Mark Gray, padrone del Fender
Rhodes e artefice di un ottimo assolo di sintetizzatore
su Bathsheba; Barry Finnerty (chitarra) - valoroso
reduce del live Heavy Metal Be-Bop - che su Spreadeagle
esegue una libera traduzione del linguaggio blues; Marcus Miller -
profeta dello 'slap', virtuoso stilisticamente agli
antipodi rispetto a Jaco Pastorius ma, insieme a questi,
massimo riformista del basso elettrico - che con un
fulmineo intervento su Not Ethiopia ribadisce
dimperio il suo primato. Le composizioni di Randy Brecker
confermano un indiscusso talento di autore: Threesome
è una geniale melodia scritta lanno prima per Steve Khan (Evidence); Why
Cant I Be There, cantabile tema che sembra
uscito dalla penna di Bob
James, si sviluppa su uno straordinario fraseggio del
flicorno; solo omonima del classico di Jackie McLean, Jacknife
incorona il trombettista erede naturale di Lee Morgan,
Charles Tolliver e Kenny Dorham. Memorabile
lintroduzione della title-track, una specie di
minuetto seicentesco che evolve in un
portentoso arrangiamento funk. Fino ad allora,
lunico limite dei Brecker Brothers erano i pezzi
cantati, non sempre allaltezza della loro classe: Straphangin
è un disco esclusivamente strumentale,
intrinsecamente jazz, votato
allimprovvisazione, colmo di assoli stupendi e
sospinto da una ritmica infallibile che non indulge mai
in beceri esibizionismi. - B.A.
LARRY CARLTON - SLEEPWALK
(1981)
LARRY CARLTON - EIGHT
TIMES UP (1982)
LARRY CARLTON - FRIENDS
(1983)
LARRY CARLTON - ALONE
/ BUT NEVER ALONE (1986)
LARRY CARLTON /
LEE RITENOUR - LARRY & LEE (1995)
CLARK / JACKSON / WAGNON - CONJUNCTION (2001)
BILLY COBHAM - SPECTRUM
(1973)
 Chi
erano quegli uomini malvagi che, per denigrare Billy Cobham,
usavano termini come invadenza,
ostentazione, esibizionismo? Che
fine hanno fatto? Per caso dispongono ancora di una
tribuna da cui sparare cazzate? Soprattutto, esistono
recapiti dove sia possibile rintracciarli? Ovviamente no,
perché se la musica è rimasta, lor signori
sono spariti, mimetizzandosi come gli ultracorpi
di Don
Siegel. La verità è che nei garage riconvertiti a
palcoscenici intere generazioni si sono misurate con
limpegnativo riff di Red Baron, non appena
le stucchevoli nenie dei cantautori o gli inconcludenti
schiamazzi heavy-metal venivano a noia. Certo, tra il
dire e il fare
ma almeno ci si provava e, oltre al
valore intrinseco, Spectrum ha avuto il merito di
raffinare i gusti di tanti adolescenti, avvicinandoli al jazz. Reduce dalla personale
affermazione con la Mahavishnu
Orchestra di John
McLaughlin, per lesordio da titolare il
batterista davisiano mette piatti e tamburi al centro
della scena, avvalendosi del contributo di virtuosi tra
cui spiccano il ceco Jan
Hammer (tastiere) e il compianto Tommy
Bolin (chitarra): sfilze di loro assoli si possono
apprezzare su Quadrant 4 e Stratus. La
frenesia funk di Taurian Matador suscitò
linteresse dei Mark/Almond,
che avrebbero convocato Cobham per lo splendido To The Heart -
memorabile la sua prestazione su Busy On The Line.
In un paio di pezzi - Spectrum, Le Lis - la
presenza di Stanley
Clarke (contrabbasso) e Joe
Farrell (flauto / sax) dona unelegante
sfumatura acustica alle esecuzioni. Inutile soffermarsi
sul livello tecnico dei vari arrangiamenti: fanno paura.
Album indispensabile per chiunque ami larte del
ritmo. - B.A.
BILLY COBHAM - CROSSWINDS (1974)
BILLY COBHAM - TOTAL
ECLIPSE (1974)
BILLY COBHAM - SHABAZZ (1975)
COBHAM / KHAN / JOHNSON / SCOTT - ALIVEMUTHERFORYA
(1978)
MARK COLBY - SERPENTINE FIRE (1978)

MARK COLBY - ONE
GOOD TURN (1979)

 Introdotti
dalle memorabili copertine concepite da Paula
Scher*, Serpentine Fire e One Good Turn
sono capolavori fusion che, per
il semplice fatto di recare il marchio Tappan Zee, meritano
anche la qualifica di classici, configurando altresì un
corpus discografico da non frazionare in capitoli
distinti (nel senso che bisogna procurarseli entrambi).
La scaletta amalgama in uno stile sofisticato e originale
spartiti di varia provenienza: due preziosi inediti di Steve Khan [Rainbow
Wings, Macbeth (For Folon)], altrettanti di Bob James (King
Tut, Song For My Daughter) - entrambi gli
autori sono coinvolti come ospiti di lusso - un brillante
arrangiamento di Serpentine Fire degli Earth Wind &
Fire (All n All),
uninterpretazione in chiave reggae dello standard
di Stephen Bishop
On And On (Careless),
un saggio scat per voce e chitarra del compianto Hiram
Bullock (Renegade), una suggestiva ballad
dagli echi onirici (Daydreamer), pregevoli lezioni
di calligrafia a cura di Gary King (Skat Talk) e Mike
Mainieri (Peace Of Mind). Lo squisito impasto
tra gli stupendi assoli di Mark Colby (sax
tenore / soprano), gli archi e i fiati diretti da Jay
Chattaway, la metronomica pulsazione di Steve Gadd -
presente in dieci pezzi su dodici - affina lo sfarzoso
stile orchestrale reso celebre dalle produzioni CTI e sprigiona
quel suono denso e avvolgente che ha contraddistinto il
meglio del genere. - B.A.
P.S. - *«Bob James was my first ideal client. He wanted album
covers to have a series look but not a specific format.
His was the only approval necessary in the creation of
these album covers. The Tappan Zee covers were all composed of smallish
objects - simple American icons blown up so they were out
of scale. The approach was successful on the 12-by-12
inch format, particularly because the albums opened up
and the whole 25-inch surface could be used. Most of the
covers were photographed by John Paul Buddy Endress. The most successful Tappan Zee cover was One
On One, for
which the matchbook became the entire package.» -
Paula
Scher (Make It Bigger)
Consulenza: Doug Payne
MICHEL COLOMBIER - MICHEL
COLOMBIER (1979)
COME TOGETHER - GUITAR
TRIBUTE TO THE BEATLES (1993)
COME TOGETHER - GUITAR
TRIBUTE TO THE BEATLES VOL. 2 (1995)
CHICK COREA - RETURN
TO FOREVER (1972)
CHICK COREA -
MY SPANISH HEART (1976)

Sebbene già
impelagato nel letamaio Scientology, nel 1976 Chick Corea
concepì e incise uno dei più originali capolavori del
fecondo ma effimero evo fusion.
Forte di un curriculum che annoverava la partecipazione
alla svolta elettrica di Miles Davis (In A Silent Way), lo
sviluppo del trio acustico post-evansiano (Now He
Sings, Now He Sobs; The Song Of Singing; A.R.C.),
lingresso nel prestigioso club ECM (Piano
Improvisations Vol. 1/2) e il primo tentativo di
amalgama tra jazz e rock (Return To Forever), il
pianista sciorina lungo un sublime doppio album* la
passione già manifestata con classici come La Fiesta
(Return To Forever) e Spain (Light As A
Feather). Assistito da alcuni fedelissimi [Stanley
Clarke (contrabbasso), Steve Gadd (batteria), Gayle Moran
(voce, moglie)], da una sezione fiati e da un quartetto
darchi, Corea esplora luniverso musicale
flamenco, rivisitandolo con la sensibilità
dellimprovvisatore. I sinuosi vocalizzi della Moran
adornano le coreografie nuziali di Love Castle e Wind
Danse e il solenne adagio latino di My Spanish
Heart. Nelloasi botanica di The Gardens,
il violoncello miete le armonie da cui germogliano i
magnifici arzigogoli dellArriaga Quartet su Day
Danse. Lesuberanza ritmica di Night Streets
coinvolge Gadd in un serrato dialogo con gli ottoni. Armandos
Rhumba scatena lestro del virtuoso Jean-Luc
Ponty (violino): un memorabile mosaico di
cliché ispanici scanditi da percussioni,
battimani e passi di danza. Le due suite offrono
altrettante rassegne di maestria tecnica, ispirazione e
arte dellarrangiamento: a) gli splendidi
suoni vintage del sintetizzatore su El Bozo, Part II
evocano lo spirito progressive
dei colleghi inglesi Kerry Minnear (Gentle Giant) e Dave
Stewart (Hatfield And The North; National Health); ß)
il celeberrimo duetto pianoforte/batteria su Spanish
Fantasy, Part II contribuirà a lanciare il
fenomeno Steve Gadd. [P.S. - *Una prima
edizione digitale ridotta - per motivi di spazio mancava The
Sky - fu pubblicata dalla Polydor negli anni Ottanta.
Nel 2000 la Verve ha rimediato con una ristampa CD
integra e lussuosa.] - B.A.
CHICK COREA - THE
CHICK COREA ELEKTRIC BAND (1986)
CHICK COREA - LIGHT
YEARS (1987)
LARRY CORYELL - SPACES
(1974)
LARRY CORYELL - PLANET
END (1975)
LARRY CORYELL - LARRY
CORYELL & THE ELEVENTH HOUSE AT MONTREUX (1978)
LARRY CORYELL /
OREGON - THE RESTFUL MIND
EUMIR DEODATO - PRELUDE
(1973)
EUMIR DEODATO - DEODATO
2 (1973)
AL DI MEOLA - LAND
OF THE MIDNIGHT SUN (1976)
AL DI MEOLA -
ELEGANT GYPSY
(1977) 
Col secondo disco a
proprio nome, Al Di Meola passò dal rango di anonimo
gregario per Chick Corea (Where Have I Known You
Before; No Mystery; Romantic Warrior)
allo status di idolatrato divo fusion.
In seguito, egli assaporerà le gioie della fama
internazionale e di una carriera appagante, ma questo
album rimane linsuperato modello stilistico del
linguaggio musicale che contribuì a definire. Coi suoi
assoli fulminei ma raziocinanti, Al somministrava una
flebo di adrenalina al genere la cui fine prematura
sopraggiungerà a causa del virtuosismo fine a se stesso.
In effetti, malgrado la perizia strumentale della band
raggiunga livelli stratosferici, essa è sempre al
servizio di una coerente idea melodica. Gli arrangiamenti
orchestrati insieme a Jan Hammer (tastiere), Anthony
Jackson (basso), Steve Gadd (batteria) e Mingo Lewis
(percussioni) creano un incessante susseguirsi di sbalzi
climatici: le suggestioni sudamericane di Flight Over
Rio e Midnight Tango, le seducenti armonie
latine di Lady Of Rome, Sister Of Brazil, la
policroma rapsodia della splendida Elegant Gyspy Suite.
Nel corso della precipitosa fuga di Race With The
Devil On Spanish Highway i frenetici fraseggi del
leader si alternano a cantabili aperture esaltate dal
sustain della chitarra elettrica. Il
leggendario duetto flamenco con Paco De Lucia -
Mediterranean Sundance - consegnerà Di Meola
alleternità, suggerendo altresì la fortunata idea
del trio acustico con John McLaughlin (Friday Night In
San Francisco). Bella la ragazza della copertina ma
appunto, perché relegarla sullo sfondo? - B.A.
AL DI MEOLA - CASINO
(1978)
Dr. STRUT - Dr.
STRUT (1979)
La gioia di suonare
(bene) ... vi basta? Lesordio dei Dr. Strut, pubblicato sotto le
prestigiose insegne Motown,
ribadiva brillantemente i fondamenti estetici della
dottrina fusion: limpatto
cinetico del rock coniugato al
codice espressivo del jazz. Per
ottenere un amalgama omogeneo erano necessarie doti
tecniche e creatività in egual misura. Reduce
dallesperienza di assistente alle registrazioni di Cant Buy A Thrill
e Countdown To Ecstasy,
dunque testimone oculare della storia del Novecento,
pochi anni dopo Tim Weston si
ritrova leader di una band che nel primo album esibisce
il prezioso fregio di un inedito firmato da Walter Becker e Donald Fagen:
scritta durante le sofferte sedute di Gaucho, Canadian
Star è unincantevole ballad in cui i
suggestivi accordi degli Steely Dan si
snodano fino allelegante cesello della chitarra
elettrica. Il sestetto vanta una coesione mirabile, che
risalta tanto sui break ritmici di Who Cares e Blow
Top quanto sui briosi temi funk di Eddieism, Granite
Palace, More Stuff, Chicken Strut. I
tempi rallentati di Soul Sermonette e The Look
In Your Eyes offrono ampio spazio ai gustosi fraseggi
di Tim Weston (chitarre) e David
Woodford (sax), mentre i sessanta secondi di No! You
Came Here For An Argument condensano il potenziale
collettivo in un superbo mini-saggio strumentale, che
verrà ripreso e sviluppato nel disco successivo (Struttin).
Un terzo, eccellente capitolo (Soul Surgery)
chiuderà la breve esperienza dei Dr.
Strut. Tim Weston
riapparirà alla testa dei magnifici Wishful Thinking (Wishful Thinking).
- B.A.
Dr. STRUT - STRUTTIN
(1980)
Dr. STRUT - SOUL
SURGERY (1982)
JOE FARRELL - MOON
GERMS (1972)
JOE FARRELL -
PENNY ARCADE (1973)

JOE
FARRELL - UPON THIS ROCK (1974)

JOE FARRELL -
CANNED FUNK (1975)

Tra i meriti storici
di un gigante come Creed Taylor
cè sicuramente quello di aver concesso ampio
spazio a Joe
Farrell nel prezioso catalogo della CTI.
Forse il fraseggio su Sexy Mama di Laura Nyro (Smile)
vi dice qualcosa? Per caso vi è battuto il cuore sulle
note di Under The Jamaican Moon di Leah Kunkel (Leah Kunkel)? O magari
possedete ancora una copia dello splendido Friends di Chick
Corea? In tutti i casi, il sax è quello di Joseph
Carl Firrantello - suo vero nome - compianto eroe
della fusion più onesta, lucida
e coerente. In una discografia di valore omogeneo ed
eccelso, Penny Arcade, Upon This Rock e Canned
Funk sono tre album che, ancora oggi, non temono
confronti su un buon impianto stereo. Condivisa una prima
linea stabile col prodigioso Joe Beck alla chitarra, il
fiatista la espande a una formazione comprendente Herbie
Hancock alle tastiere, il roccioso Herb Bushler al basso
elettrico, Jim Madison o Steve Gadd alla batteria, Don
Alias o Ray Mantilla alle percussioni, al fine di
iniettare nellorganismo jazz
i germi ritmici del rock.
Lantidoto gioverà alla buona musica in generale,
ispirando a sua volta, nei decenni successivi, quartetti
straordinari come quelli di Steve Khan (Eyewitness;
Modern Times; Casa Loco; Public Access),
Bill Bruford
(All Heaven Broke Loose; A Part, And Yet Apart;
The Sound Of Surprise; Footloose And Fancy Free;
Random Acts Of Happiness),
John Scofield
(Time On My Hands; Meant To Be; What
We Do). Forte di un magistero tecnico ed espressivo
affinato nei ranghi della Thad Jones/Mel Lewis Orchestra,
litalo-americano contribuì alla stesura del nuovo
linguaggio col piglio dellimprovvisatore puro:
sanguigno al tenore (Animal; Geo Blue; Spoken
Silence), funky al soprano (Too High; Weathervane),
lirico e suadente al flauto (Cloud Cream; I
Wont Be Back; Suite Martinique). Farrell
trovò in Beck un interlocutore ideale: gli assoli
incrociati sassofono/chitarra affiorano di continuo
dallamalgama sonoro, senza mai perdere aderenza
rispetto agli arrangiamenti. I brani
che intitolano ciascun album sono altrettanti capolavori:
Penny Arcade parte a razzo con un tema di sapore progressive smembrato dal
rullante di Gadd e poi liberamente ricomposto da Beck e
Farrell lungo gli accordi; il placido beat che introduce Upon
This Rock si ridesta sulle note distorte di Beck, per
poi venir inghiottito dallossessivo saliscendi
armonico su cui imperversano i solisti; la cavernosa voce
che recita lo slogan tra un inciso e laltro
conferisce a Canned Funk unoriginale
atmosfera afro, esaltata da brucianti
variazioni metriche. Hurricane Jane esibisce i
primi formidabili exploit di Gadd, mentre Seven Seas
è un twist-blues stravolto dagli interventi di Farrell e
Beck. Le stupende foto delle copertine sono di Pete Turner. Un
episodio extra-musicale dona ulteriore lustro al ricordo
di Joe
Farrell che, invitato da Chick Corea a entrare nella
chiavica pseudo-religiosa di L. Ron Hubbard, rispose: «... dont lay that Scientology
shit on me ...». Luomo se nè andato
a soli 49 anni ... only the good die young. - B.A.
JOE FARRELL /
GEORGE BENSON - BENSON & FARRELL
(1976)
UMBERTO FIORENTINO
- INSIDE COLORS (1988)
FOURPLAY - FOURPLAY
(1991)
FOURPLAY - BETWEEN
THE SHEETS (1993)
FOURPLAY - ELIXIR
(1995)
FOURPLAY - 4
(1998)
FOURPLAY - YES,
PLEASE! (2000)
FOURPLAY - HEARTFELT
(2002)
FOURPLAY
- JOURNEY
(2004)
FOURPLAY
- X (2006)
FOURPLAY
- ENERGY
(2008)
ERIC
GALE - FORECAST
(1973)
ERIC
GALE - NEGRIL
(1975)
ERIC
GALE - GINSENG WOMAN
(1977)
ERIC
GALE - MULTIPLICATION
(1978))
ERIC
GALE - PART OF YOU
(1979)
ERIC
GALE - TOUCH OF SILK
(1980)
ERIC
GALE - BLUE HORIZON
(1981)
ERIC
GALE - IN THE SHADOW OF A TREE
(1982)
ERIC
GALE - ISLAND BREEZE
(1983)
ROBERTO GATTO
featuring MICHAEL BRECKER - NOTES (1986)
ROBERTO GATTO
featuring JOHN SCOFIELD - ASK
(1987)
 È bello gridare
Forza Italia! senza alcun imbarazzo. Può
accadere quando si scopre una ghiottoneria d.o.c. come Ask
e se ne assapora limmarcescibile freschezza
ventanni dopo la data di registrazione. Con la fusion ormai matura e quasi
prossima al degrado, un gruppo di talenti nostrani riesce
comunque a incidere album belli ed esportabili (!).
Assistiti dagli amici Massimo Bottini e Battista Lena,
gli ex-membri del Trio di Roma - Roberto Gatto,
Danilo Rea, Enzo Pietropaoli - si ritrovano in studio per
un proficuo meeting con Sua Altezza John Scofield: il
fuoriclasse di Dayton proprio allora si imponeva come
unico concorrente credibile di Pat Metheny,
esibendo una tecnica e una fantasia pari solo alla
duttilità dello stile. Lintroduttiva Ask
diffonde echi davisiani (Star People; Decoy;
Youre Under Arrest) amplificati dalla
semi-acustica di Scofield, che procede sinuosa sopra un
tempo lento e irto di ostacoli ritmici. Su There Will
Never Be Another You va in scena un sensazionale
duetto chitarra/batteria, degno di analoghi e più
celebri summit [Piscean Dance (Ralph Towner, John
Christensen); Unshielded Desire (John Abercrombie,
Jack DeJohnette); Phenomenon: Compulsion (John McLaughlin,
Billy Cobham)].
Voto: 10. Concepita apposta per esaltare il
retroterra R&B di Scofield, Blue Christmas
reca la firma di Pietropaoli*, mentre la seducente
progressione armonica di Of What si deve a
Bottini. Un encomio solenne alla Duck che, oltre a
questo Ask e allottimo Orange Park*,
ha pubblicato impeccabili ristampe CD di Enrico Rava, Umberto
Fiorentino, Maurizio
Giammarco e Lingomania. - B.A.
DON GROLNICK - HEARTS
AND NUMBERS (1985)
DAVE GRUSIN -
MOUNTAIN DANCE
(1980) 
Album splendido, Mountain
Dance è anche un documento utile per operare una
corretta ricostruzione storica di quel periodo. Mentre i
ritardati punk sfasciavano gli strumenti sui palchi di
Londra, nel grottesco tentativo di imitare gli Who, e al
CBGB di New York una sedicente intellighenzia
rock squadrava i ritmi impancandosi a guida delle nuove
leve, altrove uno sparuto drappello di artisti snobbati
dai media proponeva una terza via a tutela
della musica: classe, sentimento, cura del dettaglio,
ripudio del banale. Uno dei personaggi più autorevoli di
quella minoranza illuminata era Dave Grusin, apprezzato
autore di colonne sonore (Heaven Can Wait; Tootsie;
Falling In Love; The Fabulous Baker Boys
etc.), scaltro discografico (GRP) ed eccellente pianista.
Assemblata una band forte di alcuni session-men in forma
smagliante (Marcus Miller, Harvey Mason etc.), disposta
una front-line a tre tastiere (il titolare più Ed Walsh
e Ian Underwood ai sintetizzatori), Grusin si imbarca in
un progetto ambizioso: registrare in uno studio digitale,
in diretta e senza sovraincisioni. Lesecuzione e il
missaggio effettuati in tempo reale richiedevano dosi
supplementari di cuore e tecnica, che i convenuti certo
non lesinarono: gli interventi del leader sono
contraddistinti da un fraseggio sobrio e agilissimo; col
suo basso, Miller puntella gli arrangiamenti sfoderando
unincredibile campionario di note stirate e
schiocchi 'slap'; finalmente restituito alla batteria,
Mason si conferma stilista dal tocco raffinato e
fantasioso. Liniziale Rag Bag è uno dei
cinque classici fusion di
sempre: gli accordi percossi da Grusin espongono il tema,
per poi carambolare su un sensazionale assolo di Jeff
Mironov, sublime inno alla chitarra elettrica. Scritta da
tale Jeffrey Williams, Friends And Strangers è
una leggiadra melodia che sembra uscita dalla penna di
Bob James. City Lights, Captain Caribé e Mountain
Dance proiettano nelliperuranio il connubio tra
jazz e pop. Qualità audio superiore. - B.A.
DAVE GRUSIN - OUT
OF THE SHADOWS (1982)
BOB JAMES - ONE
(1974)
BOB JAMES - TWO
(1974)
BOB JAMES - THREE
(1976)
BOB JAMES - BJ4
(1977)
BOB JAMES - HEADS
(1977)
BOB JAMES - TOUCHDOWN
(1978)
BOB JAMES - LUCKY
SEVEN (1979)
BOB JAMES - H
(1980)
BOB JAMES - SIGN
OF THE TIMES (1981)
BOB JAMES - HANDS
DOWN (1982)
BOB JAMES - FOXIE
(1983)
BOB JAMES - 12
(1984)
BOB JAMES - THE
SWAN (1984)
BOB JAMES
& EARL KLUGH - ONE ON
ONE (1979) 
BOB JAMES
& EARL KLUGH - TWO OF A
KIND (1982) 
 La critica
ha sempre snobbato Bob
James, imputandogli un supposto tradimento di
non-si-sa-cosa. Con rispetto parlando, si tratta
dellennesima sciocchezza commessa da persone ormai
irrimediabilmente screditate. Scoperto nei primi anni
Sessanta da Quincy Jones, il pianista è a tutti gli
effetti un valente improvvisatore, come provano i dischi
in trio incisi allora. Che poi, nel decennio successivo,
egli abbia intuito le enormi possibilità espressive
derivanti dalla mescolanza tra generi, è
unulteriore prova della sua sagacia artistica. Dopo
un pugno di album (Heads; Touchdown; Lucky
Seven) che contribuirono a definire lo standard di
eccellenza per il nuovo genere, Bob si allea con Earl Klugh,
chitarrista fusion dedito
esclusivamente allo strumento classico: il gusto per la
melodia semplice ma ispirata, lindiscussa abilità
tecnica e una miracolosa simbiosi intellettuale collocano
la coppia nellèlite dello yin e yang
(Duke Ellington e Billy Strayhorn, Al Cohn e Zoot Sims,
Dave Brubeck e Paul Desmond, Art Farmer e Benny Golson,
Joe Henderson e Kenny Dorham, Joe Zawinul e Wayne
Shorter, Ralph Towner e John Abercrombie, Michael e Randy
Brecker). Lapparente tenerezza dei temi nasconde in
realtà una straordinaria consistenza armonica che
affiora al momento decisivo, quando iniziano a
susseguirsi gli assoli incrociati. Lamalgama tra il
timbro perlato del piano Fender e il suono duttile delle
corde di nylon crea unatmosfera ovattata ma carica
di sensualità, cui la stronzissima qualifica di
smooth jazz non rende giustizia. Gli
accompagnatori - Harvey Mason (batteria),
Gary King (basso) - garantiscono un sostegno ritmico
improntato a discrezione ed eleganza, contribuendo a
definire uno stile che rimarrà inimitabile. I due CD si
equivalgono (nel 1992 ne seguirà un terzo, Cool,
altrettanto bello), i brani sono tutti stupendi ed è
appena il caso di segnalarne qualcuno, secondo un
personalissimo criterio di scelta: Love Lips, Ill
Never See You Smile Again, Wes. Entrambi
caldamente raccomandati a chi ama la buona musica, senza
se e senza ma. [P.S. - One On
One ha vinto il Grammy
nel 1980.] - B.A.
BOB JAMES &
DAVID SANBORN- DOUBLE VISION (1986)
BOB JAMES &
EARL KLUGH - COOL (1992)
STEVE KHAN - TIGHTROPE (1977)
STEVE
KHAN - THE BLUE MAN
(1978) 
STEVE KHAN - ARROWS
(1979)
La ricetta della musica fusion venne preparata accostando
sapientemente rock, Motown e Blue Note. Il fragile
equilibrio tra ingredienti si deteriorerà presto in un
pappone insipido, ma alcuni dischi incisi in quella
stagione - su tutti, la trilogia CBS di Steve Khan - conservano
ancora oggi una freschezza inalterata. Prodotto da Bob
James con la benedizione di Bruce Lundvall,
lesordio di Khan nasce sotto i migliori auspici:
Steve Gadd (batteria), Will Lee (basso), Don Grolnick
(tastiere), David Sanborn (alto) e i Brecker Brothers
[(Randy (tromba), Michael (tenore)] compongono il
gruppo stabile in grado di assicurare un altissimo
livello formale agli arrangiamenti. Uno standard jazz (Soft
Summer Breeze), un classico di Gamble & Huff (Darlin
Darlin Baby), un gustoso ibrido
dance (Some Punk Funk), una divertente
invenzione di Randy Brecker (The Big Ones) e
qualche pezzo che fa la differenza: tracciata dal soprano
(Sanborn), la scia melodica di Star Chamber si
dissolve sul riff elettrico di Steve, che poi stacca la
spina per impugnare una David Russell Young
acustica; con il tempo singhiozzante impostato da Gadd e
unicastica sequenza di note, Tightrope è
limmaginaria colonna sonora di un acrobata che ad
ogni passo rischia di cadere dalla fune; le ombre di Where
Shadows Meet assistono alla scena danzando in preda a
violenti spasmi ritmici. Nel secondo album, la personale
visione stilistica di Khan si delinea con maggiore
chiarezza: le atmosfere si fanno cupe (Daily Valley),
frenetiche (Daily Bulls), mancano le cover e
lunico pezzo non originale è ancora di
Randy Brecker - The Little Ones - versione
simmetrica e ingegnosa del contributo precedente. Una sintonia quasi telepatica armonizza la
voce tagliente di Sanborn, quella morbida di Randy e le
raffiche modali di Michael, creando un
efficace contrasto con il suono turgido della Telecaster.
Tra una vampata funk (Some Down Time) e un
rabbioso duello chitarra/sax (An Eye Over Autumn),
Don Grolnick disegna col sintetizzatore la sagoma di un
omino triste che si aggira placidamente tra
gli acquerelli di Folon (The Blue Man). Arrows
chiude in bellezza il periodo mondano di Steve Khan, con una
manciata di eleganti variazioni sul tema:
limpalpabile mood indigo di Calling
si impiglia nella fitta rete tesa dai solisti
(S.K./D.S.); due note sollecitate insistentemente con la
leva del vibrato introducono la prima parte di City
Suite (Pt. I: City Monsters / Pt. II: Dream City),
mentre la sezione fiati sfreccia a zig-zag spianando la
strada alle fughe strumentali (M.B./S.K.); uno
spettacolare saggio tecnico di Gadd ricorda le prove
offerte dal virtuoso con Ben Sidran (The Cat And The Hat),
Steely Dan (Aja) e
Chick Corea (My Spanish
Heart; Friends). Negli anni a venire Khan
confermerà la sua stoffa di artista-intellettuale,
pubblicando indiscussi capolavori come Evidence e Eyewitness,
partecipando alle mitiche sedute di Gaucho, firmando
apprezzati testi di teoria (Pentatonic
Khancepts; Contemporary
Chord Khancepts) e trascrizioni di assoli storici
(The Wes
Montgomery Guitar Folio; Pat Martino
- The Early Years). - B.A.
STEVE KHAN - EVIDENCE
(1980) 
STEVE KHAN - EYEWITNESS (1981) 
 Lennesima dimostrazione
di integrità artistica da parte di Steve Khan. Di fronte ai primi segnali di stagnazione del
fenomeno fusion, peraltro emersi molto presto, Steve non esitò
un attimo a percorrere nuove strade, musicalmente più
ardite, anche se meno redditizie in termini di consenso.
Per questo progetto egli organizza una piccola e insolita
formazione, finalizzata a creare un fitto tappeto ritmico
per le sinuose evoluzioni della sua chitarra elettrica:
Steve Jordan alla batteria - un eccezionale talento in
gran parte dissipato - lex-percussionista dei
Weather Report, Manolo Badrena, e lincredibile
bassista Anthony Jackson, conosciuto durante le sedute di
registrazione di Gaucho. - B.A.
STEVE KHAN - BLADES
(MODERN TIMES) (1982)
STEVE KHAN - CASA
LOCO (1983)
STEVE KHAN - PUBLIC
ACCESS (1990)
STEVE KHAN - CROSSINGS
(1994)
STEVE KHAN - THE
SUITCASE / LIVE IN KÖLN 94
(1994)
STEVE KHAN - PARTING
SHOT (2011)
EARL KLUGH - EARL
KLUGH (1976)
EARL KLUGH - LIVING
INSIDE YOUR LOVE (1976)
EARL KLUGH - FINGER
PAINTINGS (1977)
EARL KLUGH - MAGIC
IN YOUR EYES (1978)
EARL KLUGH - HEART
STRING (1979)
EARL
KLUGH - DREAM COME TRUE
(1980)
EARL KLUGH - CRAZY
FOR YOU (1981)
EARL
KLUGH - LOW RIDE (1983)
Anche a causa di
alcuni titoli ingenui e fuorvianti - Music For Lovers,
Late Night Guitar etc. - nella vulgata comune Earl Klugh è
considerato una specie di Fausto
Papetti delle 6 corde. Si tratta di unopinione
sballata perché, pur sedotto dalla melodia e, financo,
dalla cantabilità dei temi, Earl è un jazz-man con gli attributi. Dopo il
doppio* exploit planetario di Living
Inside Your Love / Livin
Inside Your Love, col superbo Heart String
Klugh assurge al rango di fuoriclasse. È a quel punto
che, quasi per inerzia, gli artisti ispirati riescono a
produrre serie ininterrotte di capolavori.
Leccellente ristampa 2x3
della BGO
consegna ai posteri un trittico davvero pregevole.
Dream Come True - Il biglietto da visita di If
Its In Your Heart (Its In Your Smile) ci
ricorda uno stile che ha contraddistinto la fusion migliore e che va
assolutamente salvaguardato. La rispettive presenze di Marcus Miller e Greg
Phillinganes galvanizzano gli arrangiamenti di Amazon,
acrobatica evoluzione lungo le anse del fiume
sudamericano, e di Spellbound, con uno
spettacolare inciso ritmico su cui svetta il fraseggio
della chitarra. I romantici echi uditi sullo stupendo One On One ritornano
con Dream Come True e Message To Michael.
Crazy For You - La simpatica copertina -
copiatissima da Bittersweet
di Lamont
Dozier - ha in serbo ulteriori effluvi di leggiadria
ed eleganza che sprigionano il passo felpato di Im
Ready For Your Love e Crazy For You, lo sfarzo
orchestrale di The Rainmaker, lirresistibile
groove di Twinkle (impressionante lo slap di Louis
Johnson).
Low Ride - Con i
fetidi anni Ottanta ormai a pieno regime, Earl Klugh non si
scompone più di tanto, limitandosi a rendere appena più
danzabili alcuni momenti - Back In Central Park, (If
You Want To) Be My Love, Low Ride - lasciando
comunque intatta la possibilità di improvvisare: se
allora in discoteca si fosse ballata questa musica invece
che Der Kommissar o Gioca Jouer, forse
lItalia avrebbe scongiurato lavvento di
cinghialoni, picconatori, caimani, escort ed elefantini.
Latmosfera latina di Night Drive esalta
linconfondibile tocco acustico di Earl in un assolo
meraviglioso. [P.S. - *Living
Inside Your Love, splendido instant
classic del secondo album, firmato da Earl Klugh con Dave
Grusin, piacque a George Benson,
che lo riprese in pompa magna registrandolo insieme al
collega in un doppio Long Playing quasi omonimo (Livin Inside Your Love)
e facendone un successo mondiale.] - B.A.
EARL KLUGH - WISHFUL
THINKING (1984)
EARL KLUGH - NIGHTSONGS
(1984)
EARL KLUGH - SODA
FOUNTAIN SHUFFLE (1990)
NEIL LARSEN -
JUNGLE FEVER (1978)
NEIL
LARSEN - HIGH GEAR
(1979)
Strenuo difensore
dellorgano elettrico quando lo strumento era
sospeso nelloblio e ben prima che il balordo trend
acid ne rilanciasse le qualità espressive,
Neil Larsen ha inciso un paio di classici fusion godibili ancora oggi.
Prodotti dal guru Tommy LiPuma, entrambi gli album
vantano la presenza di Michael Brecker
(sax tenore) e del fedele Buzzy Feiten (chitarra), oltre
che di due diverse, eleganti sezioni ritmiche: Willie
Weeks (basso) e Andy Newmark (batteria) per Jungle
Fever, Abraham Laboriel (basso) e Steve Gadd
(batteria) su High Gear. Lintesa tra i
tandem propulsivi e i solisti principali genera
unavvincente sintesi stilistica in cui si colgono
echi di Blue Note,
CTI
e Sud-America. I suoni di Hammond (Larsen) e Stratocaster
(Feiten) dilagano sui raffinati arrangiamenti di Sudden
Samba, This Time Tomorrow e Futurama,
questultima da custodire in unideale
crestomazia del genere accanto a Rag Bag
di Dave Grusin, Double
Margo dei Wishful Thinking, Were All Alone
di Bob James, Airborne
di David Spinozza, Rush Hour di David Sanborn, Sittin
In It degli Yellow
Jackets. In veste di ospite di lusso, Brecker si
esibisce senza risparmio su Emerald City, Demonette,
Nile Crescent e su una brillante versione
dellimmortale Last Tango In Paris di Gato
Barbieri. - B.A.
LINGOMANIA - RIVERBERI
(1986)
LINGOMANIA - GRRR
... EXPANDERS (1987)
LINGOMANIA - CAMMINANDO
(1988)
WILBERT LONGMIRE -
SUNNY SIDE UP
(1978)
WILBERT LONGMIRE -
CHAMPAGNE
(1979)
WILBERT LONGMIRE -
WITH ALL MY LOVE
(1980)
MAHAVISHNU
ORCHESTRA - THE INNER MOUNTING FLAME
(1971)
MAHAVISHNU
ORCHESTRA - BIRDS OF FIRE
(1973)
STEVE MARCUS - TOMORROW
NEVER KNOWS (1968)
STEVE MARCUS - COUNTS
ROCK BAND (1968)
STEVE MARCUS - THE
LORDS PRAYER (1969)
STEVE MARCUS - SOMETIME
OTHER THAN NOW (1976)
DAVID MATTHEWS - GRAND
CROSS (1981)
Forte
di un curriculum che lo vide collaborare con Nina
Simone (Baltimore) e Paul Simon (Still
Crazy After All These Years), fine tastierista e
aspirante lupo di mare, con lo stile, i ritmi e financo
laspetto, David Matthews
confessa una sincera passione per climi caldi e luoghi
esotici, filtrata però attraverso la cura meticolosa
degli arrangiamenti. Su questo spettacolare album fusion, il registro degli ospiti
annovera, per ciascuno strumento, laristocrazia del
genere: accanto al leader, tra gli altri, sfilano Marcus Miller
(basso elettrico), Steve
Gadd (batteria), Larry Carlton e John Tropea
(chitarre), David
Sanborn (sax alto), Randy Brecker
(tromba/flicorno), Michael Brecker
(sax tenore). I temi scritti da Matthews espongono spunti
melodici orecchiabili ma non banali, sempre nobilitati da
assoli e virtuosismi di livello stratosferico:
limpetuoso unisono della sezione fiati su Grand
Cross, i ricami elettrici sul tempo in levare di Kingston
Connection, i duetti tenore/chitarra su Afro Sax
e Movin Man, la pigrizia caraibica del
flicorno su Pipe Dream, gli ispirati fraseggi dei
due sassofoni su Sambafrique (tenore) e Star
Island Drive (alto), limpeccabile affiatamento
del prestigioso tandem propulsivo su tutti i brani.
Musica da gustare sorseggiando unAnisetta Meletti con
ghiaccio. - B.A.
Consulenza: Lorenzo
7Panella
JOHN McLAUGHLIN - EXTRAPOLATION
(1969)
JOHN McLAUGHLIN /
SHAKTI - SHAKTI WITH JOHN McLAUGHLIN
(1975)
JOHN
McLAUGHLIN / SHAKTI - A HANDFUL OF BEAUTY (1976)

Negli stessi anni in cui gli Oregon pubblicavano
i loro capolavori per la Vanguard (Music Of Another Present Era;
Distant Hills; Winter Light; Friends;
Violin), John McLaughlin
raccoglie la sfida di una musica che, gettando un ponte
tra Terzo Mondo e Vecchio Continente, trovava
nellimprovvisazione il comun denominatore
espressivo tra culture diverse. Dopo lottimo Shakti
With John McLaughlin, registrato dal vivo, il
chitarrista inglese entra in studio con i tre virtuosi
indiani al fine di immortalare lesperienza acustica
secondo i dettami dellalta fedeltà. La Danse Du
Bonheur è introdotta dai percussionisti T. H.
Vinayakram (ghatam,
mridangam)
e Zakir Hussain (tabla), che cadenzano una specie di
rap onomatopeico per impostare il tempo. Che
cazzo dicono? E chi lo capisce! Eppure leffetto è
straordinario e prelude a unimpetuosa fuga
strumentale guidata da L. Shankar
(violino). Il legame ideale col jazz
è suggerito dalla formula stessa del quartetto, con la
coppia ritmica che asseconda e incalza i due solisti (Lady
L, India, Kriti, Isis, Two
Sisters). McLaughlin superlativo: oltre che
allispirazione del periodo e agli stimoli offerti
dai partner, la bellezza dei suoi fraseggi si deve alla
stupenda chitarra costruita da Abe Wechter (drone-string guitar), una Gibson
J-200 modificata con spalla mancante e sette corde
trasversali montate sulla cassa che, a piacimento
dellesecutore, vibrano per simpatia con la muta
della tastiera o per estemporanei colpi di plettro. Frank Zappa in persona, pur
osservando con fraterna commiserazione le inquietudini
religiose del collega britannico, si accorse del talento
di L.
Shankar e produsse per lui lalbum Touch Me There,
ricercatissimo dai cultori. - B.A.
JOHN McLAUGHLIN /
SHAKTI - NATURAL ELEMENTS (1976)
JOHN
McLAUGHLIN - ELECTRIC
GUITARIST (1978)
Reduce
dallinebriante sbornia acustica condivisa con gli
Shakti (Shakti With John McLaughlin; A Handful Of Beauty;
Natural Elements), John McLaughlin
torna alle origini ed esibisce su carta didentità
e biglietto da visita i propri trascorsi di pioniere fusion vissuti accanto a Miles
Davis (In A Silent Way;
Bitches Brew; A Tribute To Jack Johnson).
Reclutando una diversa band per ciascun arrangiamento, il
chitarrista inglese si misura al vertice con fuoriclasse
di diverso lignaggio. Se la cantabile melodia di Friendship
tradisce la presenza di Carlos Santana, altrove vige la
dura legge dellimprovvisazione. Dedicata a John
Coltrane, la stupenda fuga jazz di
Do You Hear The Voices That You Left Behind?
ripercorre le vertiginose armonie di Giant Steps, in
quartetto con Chick Corea (tastiere), Stanley Clarke
(contrabbasso) e Jack
DeJohnette (batteria). Su New York On My Mind,
il contrasto tra le scosse telluriche prodotte da Billy Cobham
(batteria) e i lirici assoli di Jerry Goodman (violino) e
Stu Goldberg (sintetizzatore) raffigura brillantemente
nevrosi e fascino della metropoli. Attraverso la cortina
sonora di Are You The One? Are You The One?
filtrano echi progressive
propagati dal leader in trio con Jack Bruce (basso
elettrico) e Tony Williams (batteria). Il furioso duello
tra McLaughlin e Cobham colloca Phenomenon: Compulsion
accanto ad altri incontri memorabili come Piscean
Dance (Ralph
Towner, John Christensen) e There Will Never Be
Another You (John
Scofield, Roberto
Gatto). Leterea interpretazione in solitudine
di My Foolish Heart chiude in bellezza un classico
degli anni Settanta. - B.A.
BOB MINTZER / YELLOW JACKETS - ONE
MUSIC (1992)
MORRISSEY / MULLEN
- UP (1977)
MORRISSEY / MULLEN
- CAPE WRATH (1979)
MORRISSEY / MULLEN
- BADNESS
(1981)
MORRISSEY / MULLEN
- LIFE ON THE WIRE
(1982)
MORRISSEY / MULLEN
- ITS ABOUT TIME
(1983)
MORRISSEY / MULLEN
- THIS MUST BE THE PLACE (1985)
MORRISSEY / MULLEN
- HAPPY HOUR (1988)
DICK MORRISSEY - AFTER
DARK (1983)
DICK MORRISSEY - SOULILOQUY
(1986)
JIM MULLEN - THUMBS
UP (1983)

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