 FUSION
BURT BACHARACH - REACH
OUT (1967)
BURT BACHARACH - MAKE
IT EASY ON YOURSELF (1969)
BURT BACHARACH - BURT
BACHARACH (1971)
BURT BACHARACH - LIVING
TOGETHER (1973)
BURT BACHARACH - FUTURES
(1977)
BURT BACHARACH - WOMAN
(1979)
JEFF BECK - WIRED
(1976)
Nellera degli
unplugged fatti su misura per questumanità
decerebrata ed esangue, cosa cè di più sovversivo
e fuori moda di un album strumentale ed elettrico, aperto
allimprovvisazione e inciso con la regia del
produttore dei Beatles? In una
scaletta più che pregevole, almeno due brani valgono
lacquisto di Wired. Intramontabile classico fusion scritto da Max Middleton, il
feroce riff di Led Boots aizza
laggressività di Jeff Beck e Jan
Hammer che, con la solid body e il
sintetizzatore, sparano micidiali traccianti addosso alla
coppia ritmica [Wilbur Bascomb (basso); Narada Michael
Walden (batteria)]. Con Goodbye Pork Pie Hat, il
lamento funebre dedicato da Charles Mingus a Lester Young
diventa un blues elettrico in cui la chitarra espone
diligentemente la bellissima, straziante melodia, per poi
abbandonarsi al rito pagano del feedback: insieme alla
stupenda versione di Ralph Towner e
Gary Burton (Matchbook),
è forse la più riuscita lettura quellimmortale
pagina jazz. - B.A.
BRECKER BROS.
- THE BRECKER BROS.
COLLECTION / VOLUME ONE (1975/1981)
BRECKER BROS.
- THE BRECKER BROS.
COLLECTION / VOLUME TWO (1975/1981)
Se ancora
disponibili, vale la pena di cercare entrambi i volumi,
perché contengono una selezione accurata ed esaustiva
dei brani strumentali sparsi qua e là nei primi sei
album: a parte il materiale estratto da Straphangin
- disco di cui non va scartato nulla - sono
particolarmente rimarchevoli Skunk Funk, Sponge
(Brecker Brothers), Squids, Funky Sea,
Funky Dew (Dont Stop The Music), le
versioni 'live' degli stessi brani tratte da Heavy
Metal Be-Bop - incluso per intero - un formidabile
blues rivisitato (Inside Out), una
lussuosa ballad di Michael Brecker (Dream Theme) e
quattro super-produzioni fusion
(Squish; I Dont Know Either; Baffled;
Teed Off) recuperate filtrando il discontinuo Detente.
- B.A.
Listening to these performances, I
suspect that the influence and impact that the Brecker
Brothers had on all sorts of music will finally come into
focus. The fact is that any of this material could easily
have been recorded yesterday. It is that valid and that
fresh. - Michael Cuscuna
BRECKER BROS. -
HEAVY METAL BE-BOP (1978)
BRECKER BROS.
- STRAPHANGIN
(1981)

Poco
tempo dopo la sua genesi, lenta e travagliata, la musica fusion era già ridotta a una
parata di fenomeni da baraccone ed emuli di Fausto
Papetti. Fortunatamente, alcuni CD eccezionali sovrastano
ancora oggi la marea di prodotti mediocri, ricordando a
chi non cera i fasti di quella stagione breve ma
influente. Un posto nellalbo doro dei
capolavori - Eyewitness, Wishful
Thinking, Yellow
Jackets, Heavy
Weather, Mountain
Dance, Still Warm, Elegant Gypsy etc.
- spetta di diritto a Straphangin, gioiello
ignorato allepoca della pubblicazione e tuttora
sepolto sotto le macerie degli anni '80. Lalbum
confermava la teoria di Zappa -
sempre sia lodato - secondo cui un solista si esprime
tanto meglio quanto più valido è il gruppo che lo
accompagna. In questo caso, accanto ai due titolari
(tromba/tenore) troviamo una super-band riunita apposta
per il progetto: Richie Morales, batterista dotato di
sprint bruciante ed estrema precisione; Mark Gray,
padrone del Fender Rhodes e artefice di un ottimo assolo
di sintetizzatore su Bathsheba; Barry Finnerty
(chitarra) - valoroso reduce del live Heavy Metal
Be-Bop - che su Spreadeagle esegue una libera
traduzione del linguaggio blues; Marcus Miller - profeta
dello 'slap', virtuoso stilisticamente agli antipodi
rispetto a Jaco Pastorius ma, insieme a questi, massimo
riformista del basso elettrico - che con un fulmineo
intervento su Not Ethiopia ribadisce
dimperio il suo primato. Le composizioni di Randy
Brecker confermano un indiscusso talento di
autore: Threesome è una geniale
melodia scritta lanno prima per Steve Khan (Evidence); Why
Cant I Be There, cantabile tema che sembra
uscito dalla penna di Bob James, si sviluppa su uno
straordinario fraseggio del flicorno; solo omonima del
classico di Jackie McLean, Jacknife incorona il
trombettista erede naturale di Lee Morgan, Charles
Tolliver e Kenny Dorham. Memorabile lintroduzione
della title-track, una specie di minuetto seicentesco che
evolve in un portentoso arrangiamento funk.
Fino ad allora, lunico limite dei Brecker Brothers
erano i pezzi cantati, non sempre allaltezza della
loro classe: Straphangin è un disco
esclusivamente strumentale, intrinsecamente jazz, votato
allimprovvisazione, colmo di assoli stupendi e
sospinto da una ritmica infallibile che non indulge mai
in beceri esibizionismi. - B.A.
LARRY CARLTON - SLEEPWALK
(1981)
LARRY CARLTON - EIGHT
TIMES UP (1982)
LARRY CARLTON - FRIENDS
(1983)
LARRY CARLTON - ALONE
/ BUT NEVER ALONE (1986)
CLARK / JACKSON / WAGNON - CONJUNCTION (2001)
BILLY COBHAM - SPECTRUM (1973)
BILLY COBHAM - CROSSWINDS (1974)
BILLY COBHAM - TOTAL
ECLIPSE (1974)
BILLY COBHAM - SHABAZZ (1975)
COBHAM / KHAN / JOHNSON / SCOTT - ALIVEMUTHERFORYA
(1978)
MARK COLBY - SERPENTINE
FIRE (1978)
MARK COLBY - ONE
GOOD TURN (1979)
MICHEL COLOMBIER - MICHEL
COLOMBIER (1979)
COME TOGETHER - GUITAR
TRIBUTE TO THE BEATLES (1993)
COME TOGETHER - GUITAR
TRIBUTE TO THE BEATLES VOL. 2 (1995)
CHICK COREA - RETURN
TO FOREVER (1972)
CHICK COREA -
MY SPANISH HEART (1976)

Sebbene già
impelagato nel letamaio Scientology, nel 1976 Chick Corea
concepì e incise uno dei più originali capolavori del
fecondo ma effimero evo fusion.
Forte di un curriculum che annoverava la partecipazione
alla svolta elettrica di Miles Davis (In A Silent Way), lo
sviluppo del trio acustico post-evansiano (Now He
Sings, Now He Sobs; The Song Of Singing; A.R.C.),
lingresso nel prestigioso club ECM (Piano
Improvisations Vol. 1/2) e il primo tentativo di
amalgama tra jazz e rock (Return To Forever), il
pianista sciorina lungo un sublime doppio album* la
passione già manifestata con classici come La Fiesta
(Return To Forever) e Spain (Light As A
Feather). Assistito da alcuni fedelissimi [Stanley
Clarke (contrabbasso), Steve Gadd (batteria), Gayle Moran
(voce, moglie)], da una sezione fiati e da un quartetto
darchi, Corea esplora luniverso musicale
flamenco, rivisitandolo con la sensibilità
dellimprovvisatore. I sinuosi vocalizzi della Moran
adornano le coreografie nuziali di Love Castle e Wind
Danse e il solenne adagio latino di My Spanish
Heart. Nelloasi botanica di The Gardens,
il violoncello miete le armonie da cui germogliano i
magnifici arzigogoli dellArriaga Quartet su Day
Danse. Lesuberanza ritmica di Night Streets
coinvolge Gadd in un serrato dialogo con gli ottoni. Armandos
Rhumba scatena lestro del virtuoso Jean-Luc
Ponty (violino): un memorabile mosaico di
cliché ispanici scanditi da percussioni,
battimani e passi di danza. Le due suite offrono
altrettante rassegne di maestria tecnica, ispirazione e
arte dellarrangiamento: a) gli splendidi
suoni vintage del sintetizzatore su El Bozo, Part II
evocano lo spirito progressive
dei colleghi inglesi Kerry Minnear (Gentle Giant) e Dave
Stewart (Hatfield And The North; National Health); ß)
il celeberrimo duetto pianoforte/batteria su Spanish
Fantasy, Part II contribuirà a lanciare il
fenomeno Steve Gadd. [P.S. - *Una prima
edizione digitale ridotta - per motivi di spazio mancava The
Sky - fu pubblicata dalla Polydor negli anni Ottanta.
Nel 2000 la Verve ha rimediato con una ristampa CD
integra e lussuosa.] - B.A.
LARRY CORYELL - SPACES
(1974)
LARRY CORYELL - PLANET
END (1975)
LARRY CORYELL - LARRY
CORYELL & THE ELEVENTH HOUSE AT MONTREUX (1978)
LARRY CORYELL /
OREGON - THE RESTFUL MIND
EUMIR DEODATO - PRELUDE
(1973)
EUMIR DEODATO - DEODATO
2 (1973)
AL DI MEOLA - LAND
OF THE MIDNIGHT SUN (1976)
AL DI MEOLA -
ELEGANT GYPSY
(1977) 
Col secondo disco a
proprio nome, Al Di Meola passò dal rango di anonimo
gregario per Chick Corea (Where Have I Known You
Before; No Mystery; Romantic Warrior)
allo status di idolatrato divo fusion.
In seguito, egli assaporerà le gioie della fama
internazionale e di una carriera appagante, ma questo
album rimane linsuperato modello stilistico del
linguaggio musicale che contribuì a definire. Coi suoi
assoli fulminei ma raziocinanti, Al somministrava una
flebo di adrenalina al genere la cui fine prematura
sopraggiungerà a causa del virtuosismo fine a se stesso.
In effetti, malgrado la perizia strumentale della band
raggiunga livelli stratosferici, essa è sempre al
servizio di una coerente idea melodica. Gli arrangiamenti
orchestrati insieme a Jan Hammer (tastiere), Anthony
Jackson (basso), Steve Gadd (batteria) e Mingo Lewis
(percussioni) creano un incessante susseguirsi di sbalzi
climatici: le suggestioni sudamericane di Flight Over
Rio e Midnight Tango, le seducenti armonie
latine di Lady Of Rome, Sister Of Brazil, la
policroma rapsodia della splendida Elegant Gyspy Suite.
Nel corso della precipitosa fuga di Race With The
Devil On Spanish Highway i frenetici fraseggi del
leader si alternano a cantabili aperture esaltate dal
sustain della chitarra elettrica. Il
leggendario duetto flamenco con Paco De Lucia -
Mediterranean Sundance - consegnerà Di Meola
alleternità, suggerendo altresì la fortunata idea
del trio acustico con John McLaughlin (Friday Night In
San Francisco). Bella la ragazza della copertina ma
appunto, perché relegarla sullo sfondo? - B.A.
AL DI MEOLA - CASINO
(1978)
Dr. STRUT - Dr.
STRUT (1979)
La gioia di suonare
(bene) ... vi basta? Lesordio dei Dr. Strut,
pubblicato sotto le prestigiose insegne Motown, ribadiva
brillantemente i fondamenti estetici della dottrina fusion: limpatto cinetico del
rock coniugato al codice
espressivo del jazz. Per ottenere
un amalgama omogeneo erano necessarie doti tecniche e
creatività in egual misura. Reduce dallesperienza
di assistente alle registrazioni di Cant Buy A Thrill
e Countdown To Ecstasy,
dunque testimone oculare della storia del Novecento,
pochi anni dopo Tim Weston si ritrova leader di una band
che nel primo album esibisce il prezioso fregio di un
inedito firmato da Walter
Becker e Donald
Fagen: scritta durante le sofferte sedute di Gaucho, Canadian
Star è unincantevole ballad in cui i
suggestivi accordi degli Steely Dan si
snodano fino allelegante cesello della chitarra
elettrica. Il sestetto vanta una coesione mirabile, che
risalta tanto sui break ritmici di Who Cares e Blow
Top quanto sui briosi temi funk di Eddieism, Granite
Palace, More Stuff, Chicken Strut. I
tempi rallentati di Soul Sermonette e The Look
In Your Eyes offrono ampio spazio ai gustosi fraseggi
di Tim Weston (chitarre) e David Woodford (sax), mentre i
sessanta secondi di No! You Came Here For An Argument
condensano il potenziale collettivo in un superbo
mini-saggio strumentale, che verrà ripreso e sviluppato
nel disco successivo (Struttin). Un terzo,
eccellente capitolo (Soul Surgery) chiuderà la
breve esperienza dei Dr. Strut. Tim Weston riapparirà
alla testa dei magnifici Wishful Thinking (Wishful
Thinking). - B.A.
Dr. STRUT - STRUTTIN
(1980)
Dr. STRUT - SOUL
SURGERY (1982)
JOE FARRELL - JOE
FARRELL QUARTET (SONG OF THE WIND) (1970)
JOE FARRELL - OUTBACK
(1971)
JOE FARRELL - MOON
GERMS (1972)
JOE FARRELL -
PENNY ARCADE (1973)

JOE
FARRELL - UPON THIS ROCK (1974)

JOE FARRELL -
CANNED FUNK (1975)

Tra i meriti storici
di un gigante come Creed Taylor
cè sicuramente quello di aver concesso ampio
spazio a Joe Farrell nel prezioso catalogo della CTI. Forse il fraseggio su
Sexy Mama di Laura Nyro (Smile) vi dice
qualcosa? Per caso vi è battuto il cuore sulle note di Under
The Jamaican Moon di Leah Kunkel (Leah Kunkel)? O magari
possedete ancora una copia dello splendido Friends
di Chick Corea? In tutti i casi, il sax è quello di
Joseph Carl Firrantello - suo vero nome - compianto eroe
della fusion più onesta, lucida
e coerente. In una discografia di valore omogeneo ed
eccelso, Penny Arcade, Upon This Rock e Canned
Funk sono tre album che, ancora oggi, non temono
confronti su un buon impianto stereo. Condivisa una prima
linea stabile col prodigioso Joe Beck alla chitarra, il
fiatista la espande a una formazione comprendente Herbie
Hancock alle tastiere, il roccioso Herb Bushler al basso
elettrico, Jim Madison o Steve Gadd alla batteria, Don
Alias o Ray Mantilla alle percussioni, al fine di
iniettare nellorganismo jazz
i germi ritmici del rock.
Lantidoto gioverà alla buona musica in generale,
ispirando a sua volta, nei decenni successivi, quartetti
straordinari come quelli di Steve Khan (Eyewitness;
Modern Times; Casa Loco; Public Access),
Bill Bruford
(All Heaven Broke Loose; A Part, And Yet Apart;
The Sound Of Surprise; Footloose And Fancy Free;
Random Acts Of Happiness),
John Scofield
(Time On My Hands; Meant To Be; What
We Do). Forte di un magistero tecnico ed espressivo
affinato nei ranghi della Thad Jones/Mel Lewis Orchestra,
litalo-americano contribuì alla stesura del nuovo
linguaggio col piglio dellimprovvisatore puro:
sanguigno al tenore (Animal; Geo Blue; Spoken
Silence), funky al soprano (Too High; Weathervane),
lirico e suadente al flauto (Cloud Cream; I
Wont Be Back; Suite Martinique). Farrell
trovò in Beck un interlocutore ideale: gli assoli
incrociati sassofono/chitarra affiorano di continuo
dallamalgama sonoro, senza mai perdere aderenza
rispetto agli arrangiamenti. I brani
che intitolano ciascun album sono altrettanti capolavori:
Penny Arcade parte a razzo con un tema di sapore progressive smembrato dal
rullante di Gadd e poi liberamente ricomposto da Beck e
Farrell lungo gli accordi; il placido beat che introduce Upon
This Rock si ridesta sulle note distorte di Beck, per
poi venir inghiottito dallossessivo saliscendi
armonico su cui imperversano i solisti; la cavernosa voce
che recita lo slogan tra un inciso e laltro
conferisce a Canned Funk unoriginale
atmosfera afro, esaltata da brucianti
variazioni metriche. Hurricane Jane esibisce i
primi formidabili exploit di Gadd, mentre Seven Seas
è un twist-blues stravolto dagli interventi di Farrell e
Beck. Le stupende foto delle copertine sono di Pete Turner. Un
episodio extra-musicale dona ulteriore lustro al ricordo
di Joe Farrell che, invitato da Chick Corea a entrare
nella chiavica pseudo-religiosa di L. Ron Hubbard,
rispose: «... dont lay
that Scientology shit on me ...».
Luomo se nè andato a soli 49 anni ... only
the good die young. - B.A.
JOE FARRELL - SKATE
BOARD PARK (1979)
JOE FARRELL /
GEORGE BENSON - BENSON & FARRELL
(1976)
UMBERTO FIORENTINO
- INSIDE COLORS (1988)
ROBERTO GATTO
featuring MICHAEL BRECKER - NOTES (1986)
ROBERTO GATTO
featuring JOHN SCOFIELD - ASK
(1987)
 È bello gridare
Forza Italia! senza alcun imbarazzo. Può
accadere quando si scopre una ghiottoneria d.o.c. come Ask
e se ne assapora limmarcescibile freschezza
ventanni dopo la data di registrazione. Con la fusion ormai matura e quasi
prossima al degrado, un gruppo di talenti nostrani riesce
comunque a incidere album belli ed esportabili (!).
Assistiti dagli amici Massimo Bottini e Battista Lena,
gli ex-membri del Trio di Roma - Roberto Gatto,
Danilo Rea, Enzo Pietropaoli - si ritrovano in studio per
un proficuo meeting con Sua Altezza John Scofield: il
fuoriclasse di Dayton proprio allora si imponeva come
unico concorrente credibile di Pat Metheny,
esibendo una tecnica e una fantasia pari solo alla
duttilità dello stile. Lintroduttiva Ask
diffonde echi davisiani (Star People; Decoy;
Youre Under Arrest) amplificati dalla
semi-acustica di Scofield, che procede sinuosa sopra un
tempo lento e irto di ostacoli ritmici. Su There Will
Never Be Another You va in scena un sensazionale
duetto chitarra/batteria, degno di analoghi e più
celebri summit [Piscean Dance (Ralph Towner, John
Christensen); Unshielded Desire (John Abercrombie,
Jack DeJohnette); Phenomenon: Compulsion (John McLaughlin,
Billy Cobham)].
Voto: 10. Concepita apposta per esaltare il
retroterra R&B di Scofield, Blue Christmas
reca la firma di Pietropaoli*, mentre la seducente
progressione armonica di Of What si deve a
Bottini. Un encomio solenne alla Duck che, oltre a
questo Ask e allottimo Orange Park*,
ha pubblicato impeccabili ristampe CD di Enrico Rava, Umberto
Fiorentino, Maurizio
Giammarco e Lingomania. - B.A.
DON GROLNICK - HEARTS
AND NUMBERS (1985)
DAVE GRUSIN -
MOUNTAIN DANCE
(1980) 
Album splendido, Mountain
Dance è anche un documento utile per operare una
corretta ricostruzione storica di quel periodo. Mentre i
ritardati punk sfasciavano gli strumenti sui palchi di
Londra, nel grottesco tentativo di imitare gli Who, e al
CBGB di New York una sedicente intellighenzia
rock squadrava i ritmi impancandosi a guida delle nuove
leve, altrove uno sparuto drappello di artisti snobbati
dai media proponeva una terza via a tutela
della musica: classe, sentimento, cura del dettaglio,
ripudio del banale. Uno dei personaggi più autorevoli di
quella minoranza illuminata era Dave Grusin, apprezzato
autore di colonne sonore (Heaven Can Wait; Tootsie;
Falling In Love; The Fabulous Baker Boys
etc.), scaltro discografico (GRP) ed eccellente pianista.
Assemblata una band forte di alcuni session-men in forma
smagliante (Marcus Miller, Harvey Mason etc.), disposta
una front-line a tre tastiere (il titolare più Ed Walsh
e Ian Underwood ai sintetizzatori), Grusin si imbarca in
un progetto ambizioso: registrare in uno studio digitale,
in diretta e senza sovraincisioni. Lesecuzione e il
missaggio effettuati in tempo reale richiedevano dosi
supplementari di cuore e tecnica, che i convenuti certo
non lesinarono: gli interventi del leader sono
contraddistinti da un fraseggio sobrio e agilissimo; col
suo basso, Miller puntella gli arrangiamenti sfoderando
unincredibile campionario di note stirate e
schiocchi 'slap'; finalmente restituito alla batteria,
Mason si conferma stilista dal tocco raffinato e
fantasioso. Liniziale Rag Bag è uno dei
cinque classici fusion di
sempre: gli accordi percossi da Grusin espongono il tema,
per poi carambolare su un sensazionale assolo di Jeff
Mironov, sublime inno alla chitarra elettrica. Scritta da
tale Jeffrey Williams, Friends And Strangers è
una leggiadra melodia che sembra uscita dalla penna di
Bob James. City Lights, Captain Caribé e Mountain
Dance proiettano nelliperuranio il connubio tra
jazz e pop. Qualità audio superiore. - B.A.
DAVE GRUSIN - OUT
OF THE SHADOWS (1982)
BOB JAMES - ONE
(1974)
BOB JAMES - TWO
(1974)
BOB JAMES - THREE
(1976)
BOB JAMES - BJ4
(1977)
BOB JAMES - HEADS
(1977)
BOB JAMES - TOUCHDOWN
(1978)
BOB JAMES - LUCKY
SEVEN (1979)
BOB JAMES - H
(1980)
BOB JAMES
& EARL KLUGH - ONE ON ONE
(1979) 
BOB JAMES
& EARL KLUGH - TWO OF A
KIND (1982) 
 La critica
ha sempre snobbato Bob
James, imputandogli un supposto tradimento di
non-si-sa-cosa. Con rispetto parlando, si tratta
dellennesima sciocchezza commessa da persone ormai
irrimediabilmente screditate. Scoperto nei primi anni
Sessanta da Quincy Jones, il pianista è a tutti gli
effetti un valente improvvisatore, come provano i dischi
in trio incisi allora. Che poi, nel decennio successivo,
egli abbia intuito le enormi possibilità espressive
derivanti dalla mescolanza tra generi, è
unulteriore prova della sua sagacia artistica. Dopo
un pugno di album (Heads; Touchdown; Lucky
Seven) che contribuirono a definire lo standard di
eccellenza per il nuovo genere, Bob si allea con Earl Klugh,
chitarrista fusion dedito
esclusivamente allo strumento classico: il gusto per la
melodia semplice ma ispirata, lindiscussa abilità
tecnica e una miracolosa simbiosi intellettuale collocano
la coppia nellèlite dello yin e yang
(Duke Ellington e Billy Strayhorn, Al Cohn e Zoot Sims,
Dave Brubeck e Paul Desmond, Art Farmer e Benny Golson,
Joe Henderson e Kenny Dorham, Joe Zawinul e Wayne
Shorter, Ralph Towner e John Abercrombie, Michael e Randy
Brecker). Lapparente tenerezza dei temi nasconde in
realtà una straordinaria consistenza armonica che
affiora al momento decisivo, quando iniziano a
susseguirsi gli assoli incrociati. Lamalgama tra il
timbro perlato del piano Fender e il suono duttile delle
corde di nylon crea unatmosfera ovattata ma carica
di sensualità, cui la stronzissima qualifica di
smooth jazz non rende giustizia. Gli
accompagnatori - Harvey Mason (batteria),
Gary King (basso) - garantiscono un sostegno ritmico
improntato a discrezione ed eleganza, contribuendo a
definire uno stile che rimarrà inimitabile. I due CD si
equivalgono (nel 1992 ne seguirà un terzo, Cool,
altrettanto bello), i brani sono tutti stupendi ed è
appena il caso di segnalarne qualcuno, secondo un
personalissimo criterio di scelta: Love Lips, Ill
Never See You Smile Again, Wes. Entrambi
caldamente raccomandati a chi ama la buona musica, senza
se e senza ma. [P.S. - One On
One ha vinto il Grammy
nel 1980.] - B.A.
BOB JAMES &
EARL KLUGH - COOL (1992)
STEVE KHAN - TIGHTROPE (1977)
STEVE
KHAN - THE BLUE MAN
(1978) 
STEVE KHAN - ARROWS
(1979)
La ricetta della musica fusion venne preparata accostando
sapientemente rock, Motown e Blue Note. Il fragile
equilibrio tra ingredienti si deteriorerà presto in un
pappone insipido, ma alcuni dischi incisi in quella
stagione - su tutti, la trilogia CBS di Steve Khan - conservano
ancora oggi una freschezza inalterata. Prodotto da Bob
James con la benedizione di Bruce Lundvall,
lesordio di Khan nasce sotto i migliori auspici:
Steve Gadd (batteria), Will Lee (basso), Don Grolnick
(tastiere), David Sanborn (alto) e i Brecker Brothers
[(Randy (tromba), Michael (tenore)] compongono il
gruppo stabile in grado di assicurare un altissimo
livello formale agli arrangiamenti. Uno standard jazz (Soft
Summer Breeze), un classico di Gamble & Huff (Darlin
Darlin Baby), un gustoso ibrido
dance (Some Punk Funk), una divertente
invenzione di Randy Brecker (The Big Ones) e
qualche pezzo che fa la differenza: tracciata dal soprano
(Sanborn), la scia melodica di Star Chamber si
dissolve sul riff elettrico di Steve, che poi stacca la
spina per impugnare una David Russell Young
acustica; con il tempo singhiozzante impostato da Gadd e
unicastica sequenza di note, Tightrope è
limmaginaria colonna sonora di un acrobata che ad
ogni passo rischia di cadere dalla fune; le ombre di Where
Shadows Meet assistono alla scena danzando in preda a
violenti spasmi ritmici. Nel secondo album, la personale
visione stilistica di Khan si delinea con maggiore
chiarezza: le atmosfere si fanno cupe (Daily Valley),
frenetiche (Daily Bulls), mancano le cover e
lunico pezzo non originale è ancora di
Randy Brecker - The Little Ones - versione
simmetrica e ingegnosa del contributo precedente. Una sintonia quasi telepatica armonizza la
voce tagliente di Sanborn, quella morbida di Randy e le
raffiche modali di Michael, creando un
efficace contrasto con il suono turgido della Telecaster.
Tra una vampata funk (Some Down Time) e un
rabbioso duello chitarra/sax (An Eye Over Autumn),
Don Grolnick disegna col sintetizzatore la sagoma di un
omino triste che si aggira placidamente tra
gli acquerelli di Folon (The Blue Man). Arrows
chiude in bellezza il periodo mondano di Steve Khan, con una
manciata di eleganti variazioni sul tema:
limpalpabile mood indigo di Calling
si impiglia nella fitta rete tesa dai solisti
(S.K./D.S.); due note sollecitate insistentemente con la
leva del vibrato introducono la prima parte di City
Suite (Pt. I: City Monsters / Pt. II: Dream City),
mentre la sezione fiati sfreccia a zig-zag spianando la
strada alle fughe strumentali (M.B./S.K.); uno
spettacolare saggio tecnico di Gadd ricorda le prove
offerte dal virtuoso con Ben Sidran (The Cat And The Hat),
Steely Dan (Aja) e
Chick Corea (My Spanish
Heart; Friends). Negli anni a venire Khan
confermerà la sua stoffa di artista-intellettuale,
pubblicando indiscussi capolavori come Evidence e Eyewitness,
partecipando alle mitiche sedute di Gaucho, firmando
apprezzati testi di teoria (Pentatonic
Khancepts; Contemporary
Chord Khancepts) e trascrizioni di assoli storici
(The Wes
Montgomery Guitar Folio; Pat Martino
- The Early Years). - B.A.
STEVE KHAN - EVIDENCE
(1980) 
STEVE KHAN - EYEWITNESS (1981) 
 Lennesima dimostrazione
di integrità artistica da parte di Steve Khan. Di fronte ai primi segnali di stagnazione del
fenomeno fusion, peraltro emersi molto presto, Steve non esitò
un attimo a percorrere nuove strade, musicalmente più
ardite, anche se meno redditizie in termini di consenso.
Per questo progetto egli organizza una piccola e insolita
formazione, finalizzata a creare un fitto tappeto ritmico
per le sinuose evoluzioni della sua chitarra elettrica:
Steve Jordan alla batteria - un eccezionale talento in
gran parte dissipato - lex-percussionista dei
Weather Report, Manolo Badrena, e lincredibile
bassista Anthony Jackson, conosciuto durante le sedute di
registrazione di Gaucho. - B.A.
STEVE KHAN - BLADES
(MODERN TIMES) (1982)
STEVE KHAN - CASA
LOCO (1983)
STEVE KHAN - PUBLIC
ACCESS (1990)
STEVE KHAN - CROSSINGS
(1994)
STEVE KHAN - THE
SUITCASE / LIVE IN KÖLN 94
(1994)
NEIL LARSEN -
JUNGLE FEVER (1978)
NEIL
LARSEN - HIGH GEAR
(1979)
Strenuo difensore
dellorgano elettrico quando lo strumento era
sospeso nelloblio e ben prima che il balordo trend
acid ne rilanciasse le qualità espressive,
Neil Larsen ha inciso un paio di classici fusion godibili ancora oggi.
Prodotti dal guru Tommy LiPuma, entrambi gli album
vantano la presenza di Michael Brecker
(sax tenore) e del fedele Buzzy Feiten (chitarra), oltre
che di due diverse, eleganti sezioni ritmiche: Willie
Weeks (basso) e Andy Newmark (batteria) per Jungle
Fever, Abraham Laboriel (basso) e Steve Gadd
(batteria) su High Gear. Lintesa tra i
tandem propulsivi e i solisti principali genera
unavvincente sintesi stilistica in cui si colgono
echi di Blue Note,
CTI e Sud-America. I
suoni di Hammond (Larsen) e Stratocaster (Feiten)
dilagano sui raffinati arrangiamenti di Sudden Samba,
This Time Tomorrow e Futurama,
questultima da custodire in unideale
crestomazia del genere accanto a Rag Bag
di Dave Grusin, Double
Margo dei Wishful Thinking, Were All Alone
di Bob James, Airborne
di David Spinozza, Rush Hour di David Sanborn, Sittin
In It degli Yellow
Jackets. In veste di ospite di lusso, Brecker si
esibisce senza risparmio su Emerald City, Demonette,
Nile Crescent e su una brillante versione
dellimmortale Last Tango In Paris di Gato
Barbieri. - B.A.
LINGOMANIA - RIVERBERI
(1986)
LINGOMANIA - GRRR
... EXPANDERS (1987)
LINGOMANIA - CAMMINANDO
(1988)
STEVE MARCUS - TOMORROW
NEVER KNOWS (1968)
STEVE MARCUS - COUNTS
ROCK BAND (1968)
STEVE MARCUS - SOMETIME
OTHER THAN NOW (1976)
DAVID MATTHEWS - GRAND
CROSS (1981)
Forte
di un curriculum che lo vide collaborare con Nina
Simone (Baltimore) e Paul Simon (Still
Crazy After All These Years), fine tastierista e
aspirante lupo di mare, con lo stile, i ritmi e financo
laspetto, David Matthews
confessa una sincera passione per climi caldi e luoghi
esotici, filtrata però attraverso la cura meticolosa
degli arrangiamenti. Su questo spettacolare album fusion, il registro degli ospiti
annovera, per ciascuno strumento, laristocrazia del
genere: accanto al leader, tra gli altri, sfilano Marcus Miller
(basso elettrico), Steve
Gadd (batteria), Larry Carlton e John Tropea
(chitarre), David
Sanborn (sax alto), Randy Brecker
(tromba/flicorno), Michael Brecker
(sax tenore). I temi scritti da Matthews espongono spunti
melodici orecchiabili ma non banali, sempre nobilitati da
assoli e virtuosismi di livello stratosferico:
limpetuoso unisono della sezione fiati su Grand
Cross, i ricami elettrici sul tempo in levare di Kingston
Connection, i duetti tenore/chitarra su Afro Sax
e Movin Man, la pigrizia caraibica del
flicorno su Pipe Dream, gli ispirati fraseggi dei
due sassofoni su Sambafrique (tenore) e Star
Island Drive (alto), limpeccabile affiatamento
del prestigioso tandem propulsivo su tutti i brani.
Musica da gustare sorseggiando unAnisetta Meletti con
ghiaccio. - B.A.
Consulenza: Lorenzo
Settepanella
JOHN McLAUGHLIN - EXTRAPOLATION
(1969)
JOHN McLAUGHLIN /
SHAKTI - SHAKTI WITH JOHN McLAUGHLIN
(1975)
JOHN
McLAUGHLIN / SHAKTI - A
HANDFUL OF BEAUTY (1976)

Negli stessi anni in cui gli Oregon pubblicavano
i loro capolavori per la Vanguard (Music Of Another Present Era;
Distant Hills; Winter Light; Friends;
Violin), John McLaughlin
raccoglie la sfida di una musica che, gettando un ponte
tra Terzo Mondo e Vecchio Continente, trovava
nellimprovvisazione il comun denominatore
espressivo tra culture diverse. Dopo lottimo Shakti
With John McLaughlin, registrato dal vivo, il
chitarrista inglese entra in studio con i tre virtuosi
indiani al fine di immortalare lesperienza acustica
secondo i dettami dellalta fedeltà. La Danse Du
Bonheur è introdotta dai percussionisti T. H.
Vinayakram (ghatam,
mridangam)
e Zakir Hussain (tabla), che cadenzano una specie di
rap onomatopeico per impostare il tempo. Che
cazzo dicono? E chi lo capisce! Eppure leffetto è
straordinario e prelude a unimpetuosa fuga
strumentale guidata da L. Shankar (violino). Il legame
ideale col jazz è suggerito dalla
formula stessa del quartetto, con la coppia ritmica che
asseconda e incalza i due solisti (Lady L, India,
Kriti, Isis, Two Sisters).
McLaughlin superlativo: oltre che allispirazione
del periodo e agli stimoli offerti dai partner, la
bellezza dei suoi fraseggi si deve alla stupenda chitarra
costruita da Abe
Wechter (drone-string guitar),
una Gibson J-200 modificata con spalla mancante e sette
corde trasversali montate sulla cassa che, a piacimento
dellesecutore, vibrano per simpatia con la muta
della tastiera o per estemporanei colpi di plettro. Frank Zappa in persona, pur
osservando con fraterna commiserazione le inquietudini
religiose del collega britannico, si accorse del talento
di L. Shankar e produsse per lui lalbum Touch Me
There, ricercatissimo dai cultori. - B.A.
JOHN McLAUGHLIN /
SHAKTI - NATURAL ELEMENTS (1976)
JOHN
McLAUGHLIN - ELECTRIC
GUITARIST (1978)
Reduce
dallinebriante sbornia acustica condivisa con gli
Shakti (Shakti With John McLaughlin; A Handful
Of Beauty; Natural Elements), John McLaughlin
torna alle origini ed esibisce su carta didentità
e biglietto da visita i propri trascorsi di pioniere fusion vissuti accanto a Miles
Davis (In A Silent Way;
Bitches Brew; A Tribute To Jack Johnson).
Reclutando una diversa band per ciascun arrangiamento, il
chitarrista inglese si misura al vertice con fuoriclasse
di diverso lignaggio. Se la cantabile melodia di Friendship
tradisce la presenza di Carlos Santana, altrove vige la
dura legge dellimprovvisazione. Dedicata a John
Coltrane, la stupenda fuga jazz di
Do You Hear The Voices That You Left Behind?
ripercorre le vertiginose armonie di Giant Steps, in
quartetto con Chick Corea (tastiere), Stanley Clarke
(contrabbasso) e Jack
De Johnette (batteria). Su New York On My Mind,
il contrasto tra le scosse telluriche prodotte da Billy Cobham
(batteria) e i lirici assoli di Jerry Goodman (violino) e
Stu Goldberg (sintetizzatore) raffigura brillantemente
nevrosi e fascino della metropoli. Attraverso la cortina
sonora di Are You The One? Are You The One?
filtrano echi progressive
propagati dal leader in trio con Jack Bruce (basso
elettrico) e Tony Williams (batteria). Il furioso duello
tra McLaughlin e Cobham colloca Phenomenon: Compulsion
accanto ad altri incontri memorabili come Piscean
Dance (Ralph
Towner, John Christensen) e There Will Never Be
Another You (John
Scofield, Roberto
Gatto). Leterea interpretazione in solitudine
di My Foolish Heart chiude in bellezza un classico
degli anni Settanta. - B.A.
BOB MINTZER / YELLOW JACKETS - ONE
MUSIC (1992)
MORRISSEY / MULLEN
- UP (1977)
MORRISSEY / MULLEN
- CAPE WRATH (1979)
MORRISSEY / MULLEN
- BADNESS
(1981)
MORRISSEY / MULLEN
- LIFE ON THE WIRE
(1982)
MORRISSEY / MULLEN
- ITS ABOUT TIME
(1983)
MORRISSEY / MULLEN
- THIS MUST BE THE PLACE (1985)
MORRISSEY / MULLEN
- HAPPY HOUR (1988)
DICK MORRISSEY - AFTER
DARK (1983)
DICK MORRISSEY - SOULILOQUY
(1986)
JIM MULLEN - THUMBS
UP (1983)

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