 A.O.R.
BONNIE RAITT - BONNIE
RAITT (1971)
BONNIE RAITT - GIVE
IT UP (1972)
BONNIE RAITT - TAKIN
MY TIME (1973)
BONNIE RAITT - STREETLIGHTS
(1974)
BONNIE RAITT - HOME
PLATE (1975)
BONNIE RAITT - SWEET
FORGIVENESS (1977)
BONNIE RAITT - THE
GLOW (1979)
BONNIE RAITT - GREEN
LIGHT (1982)
BONNIE RAITT - NICK
OF TIME (1989)
BONNIE RAITT - LUCK
OF THE DRAW (1991)
KENNY RANKIN - MIND
DUSTERS (1967)
KENNY RANKIN - LIKE
A SEED (1972)
KENNY RANKIN - INSIDE
(1975)
KENNY RANKIN - SILVER
MORNING (1975)
KENNY RANKIN - THE
KENNY RANKIN ALBUM (1976)
KENNY RANKIN - AFTER
THE ROSES (1980)
KENNY RANKIN - HIDING
IN MYSELF (1988) 
Come dite? State per
mollare tutto e vi accingete a partire per unisola
deserta? Mare, sole, frutta e crostacei? Splendido! Ma
prima mettete in valigia almeno un CD di Kenny Rankin:
farà da colonna sonora allozio rigenerante goduto
sotto le palme. In particolare, suggeriamo Hiding In
Myself, uno dei titoli più rappresentativi del
taciturno cantautore americano. Kenny impiega ancora la
formula con cui dal 1967 propone un serie ininterrotta di
album personali ed eleganti: strumentisti di classe,
repertorio scelto con gusto, fuga dalla caducità delle
mode. La sezione ritmica composta da Lee Sklar (basso) e
Vinnie Colaiuta (batteria) garantisce una propulsione
fluida e potente. Intenditore sopraffino, Kenny affianca
al proprio pregiato materiale pezzi scritti da artisti
con cui non teme di confrontarsi. Le due cover di Marvin
Gaye sono da antologia: 1) dalloscuro film
blaxploitation diretto da Ivan Dixon - Trouble Man (Detective G.) - Kenny
riprende lomonimo tema conduttore affidandolo
allacuminata chitarra elettrica di Steve Lukather;
2) lamore fisico che ispirò la canzone prediletta
di Rob Fleming* - Lets
Get It On - sboccia di nuovo nellasciutto,
finissimo arrangiamento acustico a base di percussioni,
contrabbasso e corde di nylon. Con versi degni di un
poeta - «
she moves,
eyes follow, longing to touch, they want her so much
» - Jimmy
Webb offre la sua She Moves, Eyes Follow,
serenata perfetta per il languido stile vocale di Kenny,
incisa anche da Jimmy nel 2005 (Twilight Of The
Renegades). Hiding In Myself e Keep The
Candle Burnin ribadiscono il talento di Rankin
per la ballad sofisticata, mentre Lovin Side
e She Knows Me Well ne risvegliano gli spiriti
animali. Il mito di Sansone ridotto allimpotenza
rivive nelle epiche parole di Delila - «
oh you Delila, why did you
cut his hair
» - assumendo i toni
allegorici di un risentimento tutto maschile. Se banjo e
armonica a bocca diffondono gli echi agresti di Muddy
Creek, su Down The Road risuona lo stupendo
coro beat di David Crosby. [P.S. - *Protagonista del
romanzo High Fidelity (Alta Fedeltà)] - B.A.
KENNY RANKIN - BECAUSE
OF YOU (1991)
KENNY RANKIN - PROFESSIONAL
DREAMER (1995)
KENNY RANKIN - HERE
IN MY HEART (1997)
KENNY RANKIN - A
SONG FOR YOU (2003)
RASCALS - GROOVIN (1967)
HELEN
REDDY - I DONT
KNOW HOW TO LOVE HIM (1970)
HELEN
REDDY - HELEN REDDY (1971)
HELEN REDDY - I
AM WOMAN (1972)
 Tom Catalano compilava il repertorio di
Helen Reddy applicando un metodo consolidato e risalente,
su per li rami, fino alle memorabili scalette
di Sinatra: grandi canzoni,
arrangiamenti di classe, interpretazioni sentite. In
questo caso, linizio è affidato a un evergreen di Kenny Rankin - Peaceful
- sulle cui royalties lautore ha costruito una
carriera: Helen ne assimila lanelito alla quiete
con estrema naturalezza. Presente nel primo album (I
Dont Know How To Love Him) e inopinatamente
assurta a inno del movimento femminista, I Am Woman
viene riarrangiata e proposta come title-track. Disilluso
affresco di una rapporto in crisi, This Masquerade
imporrà il genio di Leon Russell allattenzione di
Carpenters (Now & Then), Cybill Shepherd (Mad About The Boy),
George Benson (Breezin), Shirley Bassey (All
By Myself) etc.: la stupenda cover di Helen vale il
disco. Addetto agli spartiti, Artie Butler mostra una
spiccata sensibilità poetica firmando I Didnt
Mean To Love You, gradita scoperta di un sentimento
inatteso ma travolgente [diverso approccio ma stesso tema
di Im Not In Love (The Original
Soundtrack) e I Dont Need You
(Adventure)]. Il
popolare standard di Don McLean - And I Love You So
- coglie Helen nel suo mood più romantico: amore =
serenità. Monumento eretto da Ralph MacDonald e William
Salter per le voci di due giganti (Roberta Flack &
Donny Hathaway) e, insieme, anello
mancante dellevoluzione dal soul allA.O.R., Where Is The Love
esalta la versatilità di Helen, che ne offre una
versione sublime. Il solito Paul Williams ci commuove con
la sua brama di fuga dalla pazza folla e le sue melodie
rubate in Paradiso (What Would They Say?). Un
insolito divertissement di Barry Mann e Cynthia Weil - The
Last Blues Song - chiude in bellezza. Correva
lanno 1972. - B.A.
HELEN REDDY - LONG
HARD CLIMB
(1973)
Ammettiamolo: erano
altri tempi. Il circolo virtuoso allora propedeutico alla
realizzazione di un album oggi è considerato arcaico e,
soprattutto, non redditizio. Quando un grande produttore
incontrava linterprete dei suoi sogni, chiedeva il
finanziamento alla casa discografica (lifting e cocaina
non avevano ancora guastato lambiente), stilava con
cura amorevole una lista di canzoni dautore cui
attingere e reclutava i musicisti più adatti a incidere
il materiale selezionato. Come noto, gli odierni
responsabili A&R badano ad altri aspetti - telegenia,
look etc. - anchessi dotati di un
innegabile rilievo, per carità, ma che da soli non
bastano a fare bei dischi. Per questo le ristampe della Raven sono
così preziose. Dopo aver recuperato classici da
isola deserta come A
Tramp Shining e Reunion,
letichetta australiana pesca nellinestimabile
catalogo Capitol di Helen Reddy. Avvolto in un lussuoso portfolio fotografico di Norman Seeff, Long
Hard Climb volò nella top-ten statunitense sulla
scia di due singoli esplosivi: Delta Dawn, potente
gospel dello scozzese Alex Harvey, e Leave Me Alone
(Ruby Red Dress), micidiale ritornello pop (rispettivamente,
1° e 3° posto in U.S.A.). Ma anche gli altri brani sono
eccezionali: A Bit Of OK, 2.09 minuti di melodie e
versi che recano il prestigioso sigillo di Peter Allen e
Carole Bayer Sager; Lovin You, allegra
variazione dixieland di John Sebastian, risalente ai
tempi dei Lovin Spoonful; Dont Mess With A
Woman, risoluto slogan femminista che
ribadisce con grinta il messaggio di I Am Woman; The
West Wind Circus, dramma circense narrato dal punto
vista di una bambina; Until Its Time For You To
Go, languida torch-song di Buffy Sainte-Marie,
da ascoltare al lume di candela; If We Could Still Be
Friends, struggente ballad segnata dalla classe di un
immenso Paul Williams; The Old Fashioned Way,
danza della nostalgia per volteggiare sulla pista da
ballo come si faceva una volta. Serenata di rara finezza
scritta da Ron
Davies ben prima che i pionieri A.O.R.
espugnassero la West Coast, Long Hard Climb
propone uninevitabile sfida fra due signore della
voce: dolce e sensuale la versione di Maria Muldaur (Maria
Muldaur), più sofisticata quella di Helen, entrambe
straordinarie. Brillante la supervisione di Tom Catalano.
Strepitosi gli arrangiamenti di Al Capps e Lee Holdridge.
[P.S. - 1) La Raven
ha opportunamente abbinato due titoli - I Am Woman;
Long Hard Climb - in uno stesso CD; 2) Nei
credits figura il nome di Lorenzo
Settepanella, meticoloso archivista A.O.R.
nonché apprezzato consulente di Peninsula.] - B.A.
HELEN
REDDY - LOVE SONG FOR JEFFREY (1974)
HELEN
REDDY - FREE AND EASY (1974)
HELEN
REDDY - NO WAY TO TREAT A LADY (1975)
HELEN
REDDY - MUSIC, MUSIC (1976)
HELEN
REDDY - EAR CANDY (1977)
HELEN REDDY - WELL
SING IN THE SUNSHINE (1978)
HELEN
REDDY - LIVE IN LONDON (1978)
HELEN
REDDY - REDDY (1979)
HELEN
REDDY - TAKE WHAT YOU FIND (1980)
HELEN
REDDY - PLAY ME OUT (1981)
HELEN
REDDY - IMAGINATION (1983)
LEE RITENOUR - RIT
(1981)
LEE RITENOUR - RIT/2
(1982)
BRUCE
ROBERTS - BRUCE ROBERTS (1977)
BRUCE
ROBERTS - COOL FOOL (1980)
DAVID
ROBERTS - ALL DRESSED UP ...
(1982)
JESS RODEN - JESS RODEN (1974)
JESS RODEN - YOU CAN KEEP
YOUR HAT ON (1976)
JESS RODEN - PLAY IT
DIRTY, PLAY IT CLASS (1977)
JESS RODEN - THE PLAYER
NOT THE GAME (1978)
JESS RODEN - STONECHASER
(1980) 
Con la scusa del
titolo - Brand New Start - iniziate dalla terza
canzone: un inebriante elisir di fine anni Settanta si
diffonderà nella stanza, lasciandovi col rimpianto di
cosa sarebbe stato se avessimo seguito la testa e il
cuore (A.O.R.) invece di
vellicare gli istinti più abietti (punk e derivati). Al
di là dellingente valore artistico, infatti, il
messaggio sottinteso era inequivocabile: RESISTERE SI
PUÒ. Come? Luomo probo lo sa: bontà danimo,
rispetto per il prossimo, un po di talento. È
chiedere troppo? Non si direbbe, eppure
credeteci,
proporre idee interessanti nel 1980 equivaleva a
bestemmiare in chiesa. Stonechaser deve il suo
fascino al fecondo connubio tra il retroterra europeo di
Jess e letimo blues del linguaggio impiegato.
Sebbene la matrice americana della musica sia evidente,
Roden la filtra attraverso una sensibilità tutta
inglese: pronuncia squisita (vocali sfuggenti,
erre soppresse) e sobria compostezza delle
atmosfere differenziano questo da altri dischi affini e
coevi, accrescendone la nobile prerogativa di best
kept secret. Ciascuna metà del vecchio formato in
vinile viene affidata a un produttore dal curriculum
prestigioso: da una parte Leon Pendarvis (Mark/Almond, Michael Franks)
dallaltra Joel Dorn (Roberta Flack, Bette Midler,
Leon Redbone).
La supervisione dei due veterani brilla anche grazie al
contributo di Rob Mounsey (tastiere), Peter Bunetta,
Chris Parker (batteria), Neil Jason, Rick Chudacoff,
Anthony Jackson (basso), Jeff Mironov (chitarre), Arno
Lucas, Luther Vandross (cori). Nonostante la suddivisione
dei compiti tra Dorn e Pendarvis, gli arrangiamenti
conservano unomogenea eleganza formale: la grinta
soul di Prime Time Love e Deeper In Love,
lintrigante refrain della splendida Brand New
Start, laccorata supplica di Believe In Me,
gli amorosi sensi di Loving You, lintensa
interpretazione di Bird Of Harlem, che rimanda al
Vannelli più ispirato, il dolce ritmo ballabile di If
Ever You Should Change Your Mind, il reggae ecumenico
di One World, One People. Ovunque, la voce di
Roden sfodera una consumata maturità espressiva. - B.A.
LINDA RONSTADT - LINDA
RONSTADT (1971)
LINDA RONSTADT - DONT
CRY NOW (1973)
LINDA RONSTADT - HEART LIKE A
WHEEL (1974)
LINDA RONSTADT - PRISONER IN
DISGUISE (1975)
LINDA RONSTADT - HASTEN DOWN
THE WIND (1976)
LINDA RONSTADT - SIMPLE
DREAMS (1977)
LINDA RONSTADT - GET CLOSER (1982)
ROSIE (DAVID LASLEY / LYNN PITNEY /
LANA MARRANO) -
BETTER LATE THAN NEVER (1976)
ROSIE (DAVID LASLEY / LYNN PITNEY /
LANA MARRANO) - LAST
DANCE (1977)
MICHAEL
RUFF - ONCE IN A LIFETIME
(1984)
TODD RUNDGREN - SOMETHING/ANYTHING?
(1972)
 Something/Anything?
is the double album that on its release in 1972
established Todd Rundgren as a major force in popular
music - a position he has yet to relinquish almost three
decades later. His third solo album, it contains two US
Top 20 singles, I Saw The Light and Hello
It's Me, together with another 23 songs of
extraordinary diversity that showcase Rundgren's talent
as songwriter, musician, vocalist, arranger - even
engineer. The tracks demonstrate the wide range of
influences that were later echoed in his varied
production activities. He covers all the stylistic bases
with ease. From the guitar heroics of Black Maria
to the pre-punk guitar thrash of Couldn't I Just Tell
You. From the singer-songwriter sweetness of Marlene
to the saccharin vitriol of It Wouldn't Have Made Any
Difference. In isolation, these tracks have
SOMETHING for everyone - together on this album they will
make you wonder whether Todd Rundgren will ever do
ANYTHING to surpass the breadth and accessibility of this
collection. - Martin Fielding
TODD
RUNDGREN - A WIZARD A TRUE STAR (1973)
TODD RUNDGREN - TODD
(1974)
Continuando a
elaborare uninedita combinazione di hard-rock,
soul, psichedelia e pop-song, dopo A Wizard A True
Star Rundgren pubblica un altro album indispensabile
- doppio come Something/Anything? - a conferma di
unurgenza espressiva in pieno fermento. Lungo i
quattro lati del Long Playing (17 tracce nel CD) si
susseguono influenze e stili disparati. Lapertura
quasi dadaista di How About A Little Fanfare? ci
catapulta nel mondo alieno del personaggio, mentre I
Think You Know evidenzia subito lindiscusso
talento di un grande autore. Alterando le voci con una
tecnica impiegata anche da Zappa e 10cc, An
Elpees Worth Of Toons irride la folle pretesa
di cambiare il mondo con un disco (per carità
niente nomi). Alcuni pezzi strumentali dallo spiccato
sapore lisergico (The Spark Of Life; Drunken
Blue Rooster; Sidewalk Cafe) potrebbero
suonare datati, ma il raffronto con gli artificiosi
revival imposti dalle mode svela una sincerità di
accenti ben diversa. Sperimentatore ingegnoso, già
allora Todd riusciva a ottenere un prototipo artigianale
di batteria elettronica manipolando i ritmi pre-settati
dellorgano Farfisa. Titolo e arrangiamento di In
And Out The Chakras We Go (Formerly Shaft Goes Out To
Space) tradiscono in modo palese luso di
sostanze psicotrope (lo stesso artista ne ammetterà il
consumo), eppure il risultato musicale è sempre
godibile. Le sagome dei Beatles si scorgono in controluce
su A Dream Goes On Forever, deliziosa miniatura
pianistica che verrà ripresa sia dal vivo (Back To
The Bars) che nel brillante esperimento
'bossa-lounge' del 1997 (With A Twist ...). La
straordinaria finezza melodica di Useless Begging
risale direttamente a Bacharach, mentre Izzat Love?
possiede il contagioso dinamismo di un singolo delle
Supremes. Anticipando il punk di circa due anni, la
furente carica nichilista di Heavy Metal Kids
relega nel cassonetto quella sciagurata parodia di
rivolta giovanile. Introdotta da un tema sinistro che
ricorre a disturbarne la placida atmosfera
'hippy', Dont You Ever Learn? è
unaltra gemma del repertorio di Rundgren. Il
vertice dellalbum è The Last Ride,
capolavoro che vale una carriera: Donny Hathaway incontra
Phil Spector, immagini trascendenti si fondono a echi
metafisici, spazio, tempo e gravità si annullano in una
ballad atipica e meravigliosa, di cui Todd proporrà
anche una stupenda versione live (Back To The Bars).
Un passaggio lirico di micidiale potenza ne sottolinea il
climax emotivo: «I thought I
knew just everything
but I turned away love when I
needed it most». Lintervento di Peter
Ponzel (sax soprano) e lassolo hendrixiano di Todd
completano uno spettacolo memorabile. Il finale arriva
con un brano registrato in concerto a Central Park - Sons
Of 1984 - fiducioso inno post-'68 che scavalca Orwell
ma approda al nuovo millennio professando un ottimismo
ormai anacronistico: «Worlds
of tomorrow / life without sorrow / take it because
its yours / sons of 1984». Grazie comunque
per averci creduto, Todd. - B.A.
TODD
RUNDGREN - INITIATION (1975)
TODD RUNDGREN - FAITHFUL
(1976) 
Non senza una certa
sfrontatezza, Todd Rundgren elaborò una personale chiave
di lettura per studiare i testi sacri del rock,
guadagnandosi sul campo la promozione dal grado di
apprendista a quello di stregone della canzone moderna.
Selezionate con cura alcune pagine nei cataloghi di
Beatles, Yardbirds, Beach Boys, Hendrix e Dylan, Todd ne
realizzò altrettante copie carbone di sorprendente
fedeltà (Faithful ... appunto).
Uninguaribile abitudine allinconcludenza
spinse la stampa specializzata ad accusare
lartista di megalomania, quando invece sarebbe
bastato poco per apprezzare la felice, stimolante
provocazione dellalbum: Rain, Strawberry
Fields Forever, Good Vibrations erano opere
così perfette per cui lunica interpretazione
possibile consisteva nel riprodurle identiche agli
originali. Limpegno profuso nella registrazione
determinò una somiglianza tale per cui solo un
ascoltatore esperto riuscirebbe a distinguere le versioni
di Rundgren da quelle autentiche (Deface The Music avrebbe
estremizzato il discorso). La seconda facciata del disco
conteneva nuovo materiale firmato da Todd e almeno
quattro capolavori che entreranno nel suo repertorio
classico: il barocco arpeggio acustico di Cliché;
Love Of The Common Man, stupenda pop-song in cui
brilla la preziosa chitarra elettrica dellautore; The
Verb To Love, maestosa ballad ispirata al
soul di Philadelphia; Black And White, raro
esempio di hard intelligente. - B.A.
TODD RUNDGREN - HERMIT OF
MINK HOLLOW (1978) 
Todd Rundgren aveva
già sperimentato la registrazione in solitudine,
sfruttando in modo pionieristico la tecnica delle
sovraincisioni, ma Hermit Of Mink Hollow è il
primo album in cui egli suona tutti gli strumenti
(chitarre, tastiere, batteria, sax etc.) e canta tutte le
parti vocali. Regista assoluto anche della parte
produttiva, Todd si avvalse solo dellaiuto
occasionale di Mike Young, un amico aspirante musicista,
incaricato di premere i pulsanti per far partire i
nastri. La leggiadria dei temi non deve trarre in
inganno: fresco reduce dalla tumultuosa relazione con la
modella Bebe Buell, Rundgren si ritirò in campagna per
annegare il proprio rovello emotivo nella musica. Da
quella dimora tranquilla e isolata, il suo talento
spiccò il volo con canzoni sublimi, venate di
disincantato realismo, formalmente affini a Smokey
Robinson e ai Beatles. Amare riflessioni sullamore
(Hurting For You) si alternano a generosi slanci
di speranza (All The Children Sing; Fade Away).
Le parole di Can We Still Be
Friends potranno risultare tenere o spietate, in
base allindole dellascoltatore, ma il senso
di inevitabilità trasmesso dalla melodia, ciclica e
dolente, la collocano accanto alle più preziose
miniature degli anni '70, insieme a Imagine e Im
Not In Love. Le successive interpretazioni di Robert
Palmer, Rod Stewart e Marc Jordan ne confermeranno il
valore. Bag Lady è un lamento pianistico dedicato
alle vecchiette che mendicano per le strade di New York:
struggente il contrasto tra leleganza degli accordi
e il sofferto lirismo delle parole. Ancora al piano, Todd
intona Lucky Guy, sconsolato ritratto di un
inguaribile egoista, con una strofa centrale in cui la
chitarra fa il verso a Brian May. Il rimpianto di un
ragazzo scappato di casa è espresso con grande
compostezza su Too Far Gone, replica al maschile
del classico di Lennon & McCartney Shes
Leaving Home. Una pressante esortazione a intervenire
contro la fame nel mondo riecheggia nelle sonorità
lancinanti di un brano in stile Utopia, opportunamente
intitolato Bread: ... save your regrets for the dead, but for
the living / give them love and give them bread
.
Larrangiamento dei cori tocca spesso livelli di
complessità stupefacenti. Sulla bizzarra Onomatopoeia,
un collage di 60 effetti sonori reali rimbalza contro il
rispettivo equivalente onomatopeico, pronunciato
in successione da Todd. Sembra incredibile, ma cè
ancora qualcuno che non conosce questo disco. - B.A.
TODD
RUNDGREN - BACK TO THE BARS (1978)
TODD
RUNDGREN - HEALING (1981)
TODD
RUNDGREN - THE EVER POPULAR TORTURED ARTIST
EFFECT (1983)
TODD RUNDGREN - A
CAPPELLA (1985)
Dopo aver sedotto il
pubblico più esigente con repliche perfette di venerate
icone rock (Faithful),
suggestivi giochi di prestigio in studio (Hermit Of Mink Hollow)
e unimpudente sfida ai Beatles (Deface The Music),
Rundgren si cimentò con la prova più difficile. A parte
alcuni sporadici inserti percussivi di natura incerta, A
Cappella si regge interamente sulle sovraincisioni
vocali di Todd. I cori fungono da arrangiamento per
canzoni atipiche (Lost Horizon; Blue Orpheus;
Johnee Jingo), che talora raggiungono
leccellenza assoluta: Pretending To Care è
diventato uno standard in grado di sopravvivere anche una
volta decontestualizzato, come dimostrano le superbe
versioni di Janis Siegel (Short Stories) e
Jennifer Warnes (The Hunter); con le sue parole
sincere e dignitose, Honest Work confuta le tesi
sulla flessibilità molto meglio dei
vaniloqui di qualche ex-sindacalista incapace. Votate
Rundgren. - B.A.
TODD
RUNDGREN - 2nd
WIND
TODD
RUNDGREN - NO WORLD ORDER
(1993)
TODD
RUNDGREN - THE INDIVIDUALIST (1995)
TODD
RUNDGREN - WITH A TWIST ... (1997)

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