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 PROGRESSIVE
ACQUA FRAGILE - ACQUA
FRAGILE (1973)
ACQUA FRAGILE - MASS
MEDIA STARS (1974)
AKTUALA - AKTUALA
(1973)
AKTUALA - LA
TERRA (1974)
ALPHATAURUS - ALPHATAURUS
(1973)
IAN ANDERSON - WALK
INTO LIGHT (1983)
AREA - ARBEIT
MACHT FREI (1973)
 Il disco, equilibrata sintesi di culture
musicali eterogenee, metteva in risalto la loro marcata
impronta politica. - G.E.R.
Quando si parla di
flessibilità, per zittire sicofanti e
tirapiedi di turno (Brunetta, Martino, Sacconi etc.)
basterebbe esibire la copertina del primo album degli
Area e suonarne la musica ad alto volume. Gli argomenti
affrontati vibrano ancora oggi di una stringente
attualità, con la differenza che allora il
movimento era ispirato da passioni autentiche
e non da una deleteria tendenza emulativa. Resta il fatto
che un disco così carico di riflessioni politiche e
sociologiche è anche straordinario dal punto di vista
artistico e a distanza di trentanni sancisce il
primato degli Area nellambito della fiorente scena
europea, collocandoli accanto ai gruppi più originali e
maturi dellepoca (King Crimson, Gentle Giant,
Matching Mole, Hatfield And The North etc.).
Lintroduzione è memorabile: una donna recita
alcuni versi in arabo, un attimo prima che si scateni la
melodia bellicosa e levantina di Luglio, Agosto,
Settembre (Nero). Dal punto di vista strumentale,
oltre agli splendidi assoli di Patrizio Fariselli
(tastiere) Arbeit Macht Frei si giova della
presenza di Eddy Busnello, ottimo sassofonista che
abbandonerà il gruppo subito dopo lesordio, ma che
con il suo stile istintivo e sanguigno dona ai brani
unindomita vitalità. Lagguerrita formazione
disegna linee nevrotiche e irregolari, mentre Demetrio
Stratos si abbandona a oscenità vocali degne di un
invasato: definire cantante uno
sperimentatore così instancabile è veramente riduttivo.
La specificità italiana - tuttora apprezzata dai cultori
del progressive in tutto il
mondo - giustifica un rigurgito di sano patriottismo.
Forza, Italia! - B.A.
AREA - CAUTION RADIATION
AREA (1974)
AREA - CRAC! (1975)
AREA - REVOLUTION
(1973/1975) 
Un altro successo
editoriale della Comet,
etichetta che sa recepire e appagare i desideri reconditi
dei collezionisti più esigenti. Revolution è un
prezioso scrigno che racchiude i primi tre album in
studio (Arbeit Macht Frei; Caution Radiation
Area; Crac!) e lottimo live Are(A)zione:
interessante il libretto con le analisi storico-musicali
di Massimo Villa, lussuose le confezioni dei singoli CD,
politicamente schierata la copertina del cofanetto,
peraltro in linea con lapproccio
militante della band. Leggete cosa scrivono
degli Area nella prestigiosa Gibraltar Encyclopedia Of
Progressive Rock: «These
guys are great! [
] No one sounds like Area and no
one ever will. They use fast, intricate, overlapping
rhythms and their vocalist alternatively howls, whines,
growls, moans and yodels (occasionally he even sings!).
The singing is in Italian so I have no idea of what he's
saying, but the singing style makes me wish I did.».
Drizziamo la schiena: cè un Made in
Italy di cui possiamo andare fieri. - B.A.
AREA - MALEDETTI
(1976)
Chi fosse abituato ad
apostrofare gratuitamente i dissidenti con laccusa
di bieca esterofilia, dovrebbe spiegare la
presenza, in questo sito, di un gruppo italianissimo come
gli Area. Aspettiamo anche di essere illuminati su un
fenomeno apparentemente singolare: a parte gli exploit
mondani di Pavarotti e Bocelli, la nostra musica nel
mondo è ricordata per Vivaldi, Modugno e O Sole Mio.
Quale sarà mai, dunque, il motivo per cui un gruppo
così legato agli anni '70 come gli Area continua ad
essere rispettato e ammirato anche dal pubblico
straniero, in mercati discografici smaliziati come
Giappone, U.S.A., Regno Unito e Germania: forse la
qualità? Ultimo album inciso dalla formazione storica
degli Area, Maledetti è un piatto carico di
sapori forti: lestremismo vocale di Demetrio
Stratos (Evaporazione); una convulsa
improvvisazione di Fariselli su un fondale jazz-rock (Scum)
in cui si intravedono le sagome di Frank Zappa e Cecil
Taylor; un nuovo inno dai provocatori accenti politici (Gerontocrazia);
una complicata pagina progressive
(Giro, Giro, Tondo). La varietà stilistica del
disco è evidenziata da due episodi - Diforisma Urbano
e Caos (Parte Seconda) - che si avvalgono,
rispettivamente, del contributo di una poderosa ritmica
funky (Hugh Bullen; Walter Calloni) e di due esponenti
dellavanguardia radicale (Steve Lacy; Paul Lytton).
- B.A.
ARTI + MESTIERI - TILT
(1974)
Cè stato un
momento in cui anche la musica italiana ha prodotto opere
di valore, per le quali - tramite Internet - vengono
tuttora espressi apprezzamenti incondizionati in ogni
lingua. Gli Arti + Mestieri non ottennero lo stesso
successo di gruppi più celebri (Orme, Banco del Mutuo
Soccorso, PFM etc.), e tuttavia instillarono nuova linfa
in un genere allora prossimo al declino: lidioma fusion, adottato a discapito delle
tradizionali influenze classiche, veniva arricchito dal
gusto per melodie di sapore mediterraneo (Gravità
9,81; Corrosione; Positivo/Negativo; Articolazioni)
e per i tempi dilatati del Davis elettrico (In Cammino).
A giudizio unanime degli appassionati, trascinatore e
leader della band era Furio
Chirico, super-virtuoso dei tamburi che, in
una torrida notte dellestate 2002, durante una
memorabile performance solitaria - chiosata da pertinenti
accenni alla gloriosa stagione del progressive
- entusiasmò il pubblico presente in Piazza Duca
dAcquaviva, ad Atri (TE), ostentando
unabilità tecnica intatta e un look giovanile a
metà tra Hugh Jackman e Robert Carlyle, effetto della
miracolosa forza rigenerante della musica. Tilt
contiene diversi spunti stilisticamente pregevoli e, per
chi ama la batteria, è un album indispensabile. Il
successivo Giro Di Valzer Per Domani è il disco
della maturità. - B.A.
ARTI + MESTIERI - GIRO
DI VALZER PER DOMANI (1975)
Lo stile è sempre un rock-jazz non privo di
agganci con quello della miglior Mahavishnu Orchestra, ma
i brani di questo Giro Di Valzer Per Domani sono
decisamente più "sentiti", più vivi di quelli
presenti in Tilt. La fase puramente tecnica è
ormai superata e il gruppo cerca di smussare gli angoli
della propria musica, migliorando la sostanza anche a
scapito della perfezione formale. I momenti più
significativi sono Saper Sentire, Sagra, Valzer
Per Domani, Consapevolezza Parte 1: inutile
sottolineare la preparazione dei musicisti e, in
particolare, delleccezionale batterista Furio
Chirico. - Mauro Eusebi
ARZACHEL (URIEL) - ARZACHEL
(1969)
STEVE ASHLEY - STROLL
ON (REVISITED) (1974) 
[
] its up there with Liege & Lief, the
first Steeleye Span album
and Christy Moores Prosperous
[
] - Colin
Harper
 Francamente
ci sfugge il motivo per cui sulle riviste più avvertite,
e persino nel bel volume monografico di Antonio Vivaldi (Folk
Inglese e Musica Celtica), il nome di Steve Ashley
risulti pressoché assente. Eppure, non sembri
unimprudenza, il suo esordio è uno dei capolavori
del folk-rock britannico e un album stupendo in assoluto.
Con la batteria testicolata di Dave Mattacks, i
sobri arrangiamenti di Robert Kirby e la massiccia
presenza di noti specialisti del giro (Dave Pegg, Ashley
Hutchings, Danny Thompson, Simon Nicol, Jerry Donahue
etc.), il cantautore poteva contare su un solido supporto
strumentale. Fire And Wine apre il disco con un
epico inno allinverno e ai suoi riti:
lintroduzione a cappella e la possente
andatura ritmica evocano i Fairport Convention di Liege & Lief e i
Jethro Tull di Songs
From The Wood. Voto: 10. La
personalità di Ashley, nobile mancino che suona una
chitarra normale imbracciandola al contrario,
affiora con nettezza tanto sulle tenere ballate acustiche
(Finite Time; Springsong; The Spirit Of
Christmas; Candlemas Carol; Love In A Funny
Way; Follow On) quanto sulle incisive melodie
autografe (Silly Summer Games; Monkey Puzzle
Tree; Old Rock n Roll),
incorniciando in un vivido affresco musicale lo scorrere
delle stagioni. [P.S. - Nel 1999 la Market
Square ha pubblicato una lussuosa edizione CD,
intitolandola Stroll On - Revisited.] - B.A.
STEVE ASHLEY - SPEEDY
RETURN (1975)
ATOMIC ROOSTER - ATOMIC
ROOSTER (1970)
 Lorgano di Crane è influenzato da
Brian Auger, la formazione a tre elementi è tipica del
periodo, così come lo stile - a metà tra il rock dei
Cream e il progressive di
Emerson, Lake & Palmer - mancano però quasi del
tutto le istanze sinfoniche, ed è un bene, perché la
musica rimane, almeno allinizio, su alti livelli di
tensione emotiva. - Cesare Rizzi
Il mondo prima di Emerson, Lake &
Palmer. In termini di popolarità, gli Atomic Rooster non
reggono il confronto con Nice (Keith Emerson) e King
Crimson (Greg Lake), ma la militanza nella band di
Vincent Crane consentì a Carl Palmer di sviluppare il
proprio stile in un contesto proficuo e stimolante. La
dimestichezza di Crane con lampia gamma timbrica
dellorgano Hammond si traduce in una pioggia
ininterrotta di splendidi suoni 'vintage', il basso di
Nick Graham è potente, a tratti la sua voce ricorda
quella di Roger Daltrey (Banstead) e la batteria
di Palmer - già inconfondibile - trova un equivalente
sportivo nella racchetta di Boris Becker, leleganza
di una farfalla e la forza di un bisonte. Momenti topici:
Friday The 13th, mini-classico dellepoca;
unoriginale cover di Broken Wings, scritta
da John Mayall; la buriana percussiva che infuria su Decline
And Fall. Impeccabile la ristampa CD della Comet. - B.A.
AUDIENCE - THE HOUSE ON
THE HILL (1971)
KEVIN AYERS - JOY
OF A TOY (1969)
 Linfanzia
al seguito del patrigno, ufficiale britannico in Malesia,
lo segnerà per sempre, infondendogli
uninsopprimibile passione per sole, spiagge e dolce
vita. Le sue doti distintive - una languida voce
baritonale, lo stile in bilico tra pop e avanguardia e
linnato contegno aristocratico - ne fecero un
curioso ibrido hippy-dandy. Tuttavia, al netto di talune
indolenze, idiosincrasie e ingenuità espressive, in
ciascun album di Kevin
Ayers è possibile cogliere qualche perla. Joy Of
A Toy rimane forse il suo lavoro più
rappresentativo, nobilitato dalle rifiniture orchestrali
del fedele David Bedford, dalla batteria di Robert Wyatt
e da unispirazione ancora memore dei Soft Machine (The
Soft Machine): proprio a quello storico esordio
risale la prima versione di una filastrocca firmata da
Ayers, qui ulteriormente stravolta in chiave dadaista (Joy
Of A Toy Continued). Intrise di fragranze
psichedeliche e pura poesia, le quattro stupende ballad
evocano, rispettivamente, una giornata uggiosa (Town
Feeling), unincantevole fanciulla in altalena (Girl
On A Swing) e due misteriose figure femminili appena
reduci da un tè con Eleanor Rigby e Lady Jane [Eleanors
Cake (Which Ate Her); The Lady Rachel*]. Il
gioiello dellalbum, Song For Insane Times,
aggrega i Soft Machine del biennio 1968/1969 (Ayers,
Wyatt, Ratledge, Hopper) per un inconsueto capolavoro in
equilibrio tra jazz, progressive e canzone
dautore: il microfono perfora la diafana trama
elettro-acustica emettendo un timbro che ai cinefili
potrebbe ricordare Donald Sutherland. [P.S. - *La
ristampa CD della Harvest contiene anche la versione
integrale dello splendido arrangiamento inciso da David
Bedford nel 1972.] - B.A.
KEVIN
AYERS - SHOOTING AT THE MOON (1970)
KEVIN
AYERS - WHATEVERSHEBRINGSWESING
(1972)
KEVIN
AYERS - BANANAMOUR (1973)
KEVIN
AYERS - THE CONFESSIONS OF DR. DREAM
(1974)
KEVIN
AYERS - SWEET DECEIVER (1975)
KEVIN AYERS - ODD
DITTIES (1976)
KEVIN AYERS - YES
WE HAVE NO MAÑANAS ...
SO GET YOUR MAÑANAS TODAY (1976)
KEVIN
AYERS - RAINBOW TAKEAWAY (1978)
KEVIN AYERS - THATS
WHAT YOU GET BABE (1980)
KEVIN AYERS - DEIÀ ... VU
(1980)
Inciso in studio con
musicisti locali durante il soggiorno a Maiorca, Deià
... Vu deve la storpiatura del titolo proprio al nome
del mitico villaggio (Deià) in cui Kevin si era
trasferito per seguire le tracce del poeta Robert Graves. Il
peculiare amalgama di ironia e romanticismo è evidente
sin dai titoli: Champagne And Valium, gustoso
blues ipocondriaco, Thank God For A Sense Of Humour
e Be Aware Of The Dog, filastrocche agrodolci da
ascoltare oziando su una spiaggia deserta. Bella la
versione reggae della classica Lay Lady Lay di Bob
Dylan. Alle sedute partecipò anche Ollie Halsall (My
Speeding Heart), formidabile chitarrista dei Patto e
fraterno amico di Ayers. Il languido baritono di Kevin è
sempre emozionante, anche se dalle canzoni traspare un
cronico cedimento al disimpegno creativo: distratto dagli
agi di una dolce vita ricercata con
ostinazione, egli ormai considerava il rock un interesse
residuale. Pubblicato in edizione limitata, il Long
Playing divenne immediatamente un oggetto di culto per
collezionisti. La ristampa CD delletichetta iberica
Blau colmò la lacuna solo in parte: dal 1998
lalbum sembra scomparso e per trovarlo conviene
tentare una ricerca recandosi sullisola o
telefonando a qualche negozio di Palma. - B.A.
KEVIN
AYERS - DIAMOND JACK AND THE QUEEN OF
PAIN (1983)
KEVIN
AYERS - AS CLOSE AS YOU THINK (1986)
KEVIN AYERS - STILL LIFE
WITH GUITAR (1992)
BACK DOOR - BACK
DOOR
(1972) 
 Quelle pecore che vagolano nella
brughiera innevata sono silenti depositarie di una storia
bellissima, per quanto ignota ai più. Tutto comincia
quando Colin Hodgkinson (basso elettrico) e Ron Aspery
(alto/soprano; flauto) decidono di scappar via dalla
pazza folla londinese per rifugiarsi a Redcar, tranquilla
cittadina distesa tra i ventosi pascoli dello Yorkshire e
affacciata sul Mare del Nord. Nella vicina Middlebrough
viene reclutato il batterista Tony Hicks. Nascono i Back
Door, singolare complesso undeground che si esibisce
regolarmente tra le vetuste mura del Lion Inn, un
antico, appartato pub presso Blakey Ridge. I concerti del
trio destano sensazione e, poco a poco, inizia a
spargersi la voce che in una vecchia osteria di provincia
si ascolta un sound mai udito prima: jazz-rock?
free-funk? progressive?
Neanche le compagnie discografiche riescono a inquadrare
quella musica, rifiutandone la pubblicazione con
linfame tiritera del no commercial
potential. Invece di desistere, i tre amici
incidono a Londra materiale sufficiente per un Long
Playing (3 e 4 Giugno 1972), stampano lalbum in
proprio e lo distribuiscono, tra una birra e
laltra, agli entusiasti avventori della locanda.
Una copia del disco auto-prodotto arriva nella redazione
del New Musical Express e, finalmente, scoppia il
caso. In possesso di una tecnica straordinaria e formati
alla dottrina dellimprovvisazione, i Back Door
creano arrangiamenti di stupefacente compiutezza senza
ricorrere al sostegno armonico di tastiere o chitarre,
scelta espressiva pressoché inconcepibile ai tempi di
Keith Emerson e Robert Fripp. Il cuore pulsante della
band è Hodgkinson, fenomenale virtuoso mancino che sta
al Fender Precision come Scott LaFaro al contrabbasso e,
non sembri uneresia, Jimi Hendrix alla
Stratocaster: sottratto lo strumento alla ripetitiva
funzione di metronomo, Colin lo colloca al centro della
scena, cavandone accordi, arpeggi, assoli, colpi
slap e giri melodici su cui imperversano sax
e batteria. Il drammatico incedere di Vienna Breakdown
è contraddetto dai bruschi unisoni di Hodgkinson e
Aspery, che stabiliscono subito la peculiarità
stilistica dei Back Door. Lieutenant Loose è un
monologo di Hodgkinson che, con due mani e quattro corde,
genera un prodigioso flusso sonoro. I dinamici ritmi fusion di Plantagenet, Slivadiv
e Jive Grind esaltano leclettismo di Aspery,
che alterna fraseggi fluidi e veloci a striduli effetti
starnazzanti, allora osati solo da avanguardisti come
Anthony Braxton o Evan Parker. Al soave tema coltraniano
di Human Bed, disegnato dal flauto di Aspery, si
oppone il convulso interplay di Catcote Rag. Un
geometrico break intercalante stravolge il rilassato
clima blues di Waltz For A Wollum. Gli echi
balcanici di Folksong e la zigzagante gimcana di Back
Door evocano, rispettivamente, il Coltrane di My
Favorite Things e lOrnette di Change Of The
Century. Nonostante un linguaggio così
rivoluzionario, soprattutto per lepoca, quando si
celebrano i grandi bassisti inglesi (Chris Squire, Percy
Jones, Bill MacCormick, John Greaves etc.), il nome di
Hodgkinson è tuttora omesso anche dai più autorevoli
libri specializzati. Il CD della Warner Bros. immortala
un capolavoro che trascende mode e categorie (la stessa
etichetta ebbe il merito di promuovere il vinile
dalledizione indipendente a quella
ufficiale). - B.A.
BACK DOOR
- 8th STREET NITES
(1974)
BACK DOOR
- ANOTHER FINE MESS (1975)
BACK DOOR
- ACTIVATE (1976)
BALLETTO DI BRONZO - YS (1972)
BANCO DEL MUTUO SOCCORSO - BANCO
DEL MUTUO SOCCORSO (1972) 
Sostenere che il
retroterra classico dei giovani europei agì da
catalizzatore per lo sviluppo del progressive
è un vezzo un po snob che distoglie
lattenzione da un dato ben più eloquente: quella
musica fu concepita in unepoca durante la quale LE
CASE DISCOGRAFICHE OFFRIVANO AGLI ARTISTI
LOPPORTUNITÀ DI REALIZZARE ANCHE LE IDEE PIÙ
ORIGINALI, PURCHÉ ANIMATE DA ISPIRAZIONE AUTENTICA. In
proposito, Gianni Nocenzi racconta che la celeberrima
copertina sagomata mise
davvero in crisi la Ricordi [
] e creò grossi
problemi a tutta la meccanizzazione [
] perché non
potevano essere utilizzati i contenitori standard.
(Francesco Mirenzi, Rock Progressivo Italiano Vol. II
- Castelvecchi Editore). Ciononostante, il progetto fu
portato avanti e oggi il salvadanaio è una
venerata icona del rock più libero e creativo.
Limpiego di un cantante vero come
Francesco Di Giacomo distingueva il Banco del Mutuo
Soccorso da quasi tutti i gruppi italiani coevi, spesso
incapaci di onorare adeguatamente quel ruolo (con le
rilevanti eccezioni di Area, Orme e PFM): dotato di una
voce dal timbro ieratico e di una presenza scenica che
attirò linteresse di Fellini (Satyricon; I
Clowns; Roma; Amarcord), egli è una
delle figure chiave della contaminazione tra idioma
underground e ascendenze colte.
Lorganico a due tastiere (i fratelli Nocenzi)
consentiva al BMS di imbastire uno spesso tessuto
armonico, ricamato con le magnifiche melodie scritte da
Vittorio Nocenzi. Lalbum si compone quasi
interamente di tre splendide suite - R.I.P.
(Requiescant In Pace), Metamorfosi, Il
Giardino Del Mago - galvanizzate da un continuo
susseguirsi di variazioni ritmiche, fughe vertiginose e
momenti di teatrale solennità. Linfluenza di Yes
ed Emerson, Lake & Palmer si avverte chiaramente, ma
rifarsi con profitto a modelli illustri non è vietato,
anzi. Il ricorso a espedienti ingenui ma funzionali - gli
aulici versi recitati nel prologo (In Volo), il
realismo sonoro di un breve interludio (Passaggio)
- contribuiva a stimolare la curiosità del ricettivo
pubblico del 1972. Per capire che i tempi sono cambiati
basta guardarsi attorno: agli estrosi fricchettoni di
quel periodo sono subentrati manichini tetri,
inespressivi, squallidi, oppressi da capoccetti A&R
che, tra una sniffata e laltra, chiedono loro di
indossare gli strumenti, piuttosto che di
suonarli. Povera Italia. Poveri noi. - B.A.
BANCO DEL MUTUO SOCCORSO - DARWIN!
(1972) 
Se una sciacquetta
che si atteggia a manager imprime un moto retrogrado al
sistema educativo nazionale decretando il creazionismo di
stato, un album come questo diventa indispensabile, oltre
che attualissimo. Il titolo col punto esclamativo
esibisce un eloquente manifesto programmatico, in omaggio
allo scienziato inglese che liberò luomo dal giogo
della superstizione. La geniale teoria di Charles Robert
Darwin viene documentata attraverso una serie di fasi
distinte, in cui arrangiamenti di squisita fattura progressive si sposano a testi di uno spessore poetico pressoché unico
nella scena italiana di quegli anni. Memorabile
lincipit lirico di LEvoluzione:
prova a pensare un po
diverso, niente da grandi dei fu fabbricato, ma il creato
sè creato da sé, cellule, fibre, energia e calore
e se nel fossile di un cranio atavico riscopro
forme che a me somigliano, allora Adamo non può più
esistere
e ora ditemi se la mia genesi fu d'altri
uomini o di un quadrumane
. Un diluvio
di ritmi convulsi e timbri policromi suggerisce
lincessante fermento cellulare in atto sulla Terra
appena nata. La Conquista Della Posizione Eretta
si apre con una fuga strumentale raffigurante la
metamorfosi che portò i nostri progenitori a
differenziarsi dal resto del mondo animale; Francesco Di
Giacomo descrive con trasporto lattimo che segnò
il destino di una specie:
steli di giunco e rughe d'antica
pietra, odore di bestia, orma di preda, nient'altro vede
il mio sguardo prono, se curva è la mia schiena
potessi drizzare il collo oltre le fronde e tener ritto
il corpo opposto al vento
io provo e cado e provo
e ritto sto per un momento
. Le
tumultuose orchestrazioni prodotte da tastiere (fratelli
Nocenzi) e batteria (Pier Luigi Calderoni) si placano
sulla leggiadra Danza Dei Grandi Rettili, per
accompagnare un branco di dinosauri che, nonostante la
mole, pascola agile a tempo di valzer. Toccante ballad
preistorica, 750.000 Anni Fa
LAmore?
racconta limpulso passionale di un ominide che,
attratto da una femmina, è incapace di esprimere le
proprie emozioni: ... corpo
chiaro dai larghi fianchi
ti danza il seno
mentre corri a valle
ai pozzi le labbra
secche vieni a dissetare
se mi vedessi
fuggiresti via
io non posso possederti
la
mente vuole, ma il labbro inerte non sa dire
niente
ma chi son io, uno scimmione senza
ragione
. Lalleanza fra simili
si dimostra proficua su Cento Mani E Cento Occhi,
per poi lasciare il passo alle sconsolate, ineluttabili
considerazioni sulla caducità dell"homo
sapiens" (Miserere Alla Storia; Ed Ora Io
Domando Tempo Al Tempo Ed Egli Mi Risponde
Non Ne
Ho!). Da ascoltare alle Galápagos. - B.A.
/ Cesare Rizzi
BANCO DEL
MUTUO SOCCORSO - IO SONO NATO LIBERO (1973) 
BANCO DEL
MUTUO SOCCORSO - GAROFANO ROSSO (1976)
BANCO DEL
MUTUO SOCCORSO - COME IN UNULTIMA CENA
(1976) 
BANCO DEL
MUTUO SOCCORSO - CANTO DI PRIMAVERA (1979)
BARCLAY
JAMES HARVEST - ONCE AGAIN (1971)
BARCLAY
JAMES HARVEST - BARCLAY JAMES HARVEST
AND OTHER SHORT STORIES (1971)
BARCLAY
JAMES HARVEST - BABY JAMES HARVEST
(1972)
BARCLAY
JAMES HARVEST - EVERYONE IS EVERYBODY ELSE
(1974)
BARCLAY
JAMES HARVEST - TIME HONOURED
GHOSTS
(1975)
BARCLAY
JAMES HARVEST - OCTOBERON (1976)
BARCLAY
JAMES HARVEST - GONE TO EARTH (1977)
FRANCO BATTIATO - POLLUTION
(1973)
FRANCO BATTIATO - SULLE
CORDE DI ARIES (1973)
BELLA BAND - BELLA
BAND (1978)
Saremo pure anime semplici, ma
noi amiamo questo album. Ledizione CD arriva a
trentanni dalloriginale tiratura in vinile,
il che la dice lunga su come è messa lindustria
discografica. Per non parlare della stampa
specializzata: nessuna delle numerose enciclopedie progressive italiane riporta
anche solo due righe su Bella Band. Eppure, il quintetto
toscano, nato e defunto con questo splendido esordio,
vantava unesemplare lucidità programmatica. Con un
team analogo a quello del Perigeo e uno stile egualmente
debitore dei Soft Machine post-Third e dei Weather
Report pre-Heavy Weather,
i cinque artisti aggiungevano ai propri arrangiamenti un
irriducibile gusto per la concretezza strumentale. In
sostanza, la raffinata sezione ritmica [Mauro Sarti
(batteria), Tonino Camiscioni (basso)] alimentava una
prima linea [Riccardo Cioni (tastiere), Roberto Buoni
(fiati), Luigi Fiorentino (chitarre)] in perenne lotta
per lassolo più bello. I quattro lunghi brani - Faidadiesis,
Promenade, Porotostrippa Sul Pero, Cipresso
Violento - tutti stupendi, partono da semplici spunti
melodici per lasciare amplissimo spazio ai fraseggi dei
solisti: i suoni del sintetizzatore ARP, della
solid body, del clarinetto e del sax sono a
dir poco magnifici. Copertina memorabile. - B.A.
BIGLIETTO PER
LINFERNO - BIGLIETTO PER LINFERNO (1974)
BRAND X - UNORTHODOX
BEHAVIOUR (1976) 
Nonostante gli sforzi
per essere pluralisti ed esaustivi, si torna sempre al
primo amore: chiamatelo come volete, ma lamalgama
ottenuto fondendo limprovvisazione del jazz con lestetica del progressive ha prodotto alcuni
dei più bei dischi del nostro tempo. Insieme a King
Crimson e National Health, i Brand X figurano tra i
massimi esponenti di un nobile sottogenere
quasi sempre assente dalle pagine delle riviste
specializzate. Lalbum desordio ottenne una
certa notorietà per la presenza di Phil Collins che, in
quellambito spontaneo e stimolante, sfogava gli
istinti repressi nei Genesis. Ma Unorthodox Behaviour
è un piccolo capolavoro a prescindere. Il
tempo dispari di Nuclear Burn introduce uno stile
fatto di ritmi spezzati, accordi complessi, virtuosismi
tecnici, riff vertiginosi, assoli sbalorditivi.
Lorganico subirà un turnover continuo, ma la
classe strumentale di John Goodsall (chitarra), Percy
Jones (basso) e Robin Lumley (tastiere) è già in
evidenza, esaltata da una straordinaria intesa col
celebre batterista. Il quartetto appare coeso e versatile
sul funky claudicante di Born Ugly, sul frenetico
incedere di Running Of Three e sul convulso
arrangiamento di Smacks Of Euphoric Hysteria, per
poi esibire la propria finezza espressiva sullo splendido
tema di Euthanasia Waltz, che verrà riproposto
con esiti analoghi anche dal vivo (Livestock). - B.A.
BRAND X -
MOROCCAN ROLL (1977)
BRAND X -
LIVESTOCK (1977) 
BRAND X - MASQUES
(1978) 
Desiderosi di provare
il loro valore anche senza la prestigiosa egida di Phil
Collins, a sua volta indaffarato a garantire la
sopravvivenza dei Genesis dopo la defezione di Steve
Hackett, i Brand X rinnovano lorganico reclutando
due nuovi, straordinari elementi: il batterista Chuck
Bürgi e il tastierista Peter Robinson, questultimo
fondatore dei Quatermass (Quatermass)
e per molti anni accanto a Shawn Phillips. Con il progressive ormai asfissiato
dalle deiezioni punk e dopo un capolavoro come Livestock,
lappuntamento in studio appare decisivo, ma le
forti motivazioni artistiche consentono a John Goodsall e
Percy Jones di incidere il più bel disco jazz-rock del
1978, a pari merito con Of
Queues And Cures. Il quintetto riserva ampio
spazio a Morris Pert e, soprattutto, alle sue splendide
composizioni. Proprio le pagine firmate dal
percussionista scozzese fanno la differenza: la
ninnananna notturna di Black Moon; gli echi
mediterranei di Earth Dance; i convulsi movimenti
di Deadly Nightshade, tenebrosa mini-suite che
nellarco di undici minuti alterna pause oniriche a
fughe concitate, fino allincandescente assolo di
Goodsall. Loriginale linguaggio dei Brand X, fatto
di complessi incastri ritmici, aperture melodiche,
influenze fusion e
improvvisazioni vertiginose, raggiunge il culmine
espressivo con gli arrangiamenti di Access To Data,
The Poke e The Ghost Of Mayfield Lodge.
Sulla breve title-track va in scena un fitto dialogo
instaurato tra larmamentario esotico di Pert e il
basso parlante del gallese Percy Jones, uno
dei massimi specialisti dello strumento elettrico insieme
a Jaco Pastorius, Jeff Berlin e Marcus Miller. La
copertina è una sorta di involontaria replica
mediorientale allintrigante figura asiatica
immortalata su Aja
dagli Steely Dan. - B.A.
BRAND X -
PRODUCT (1979)
BRAND X -
DO THEY HURT? (1980)
BRAND X - X
COMMUNICATION (1992) 
BRAND X - MANIFEST
DESTINY (1996)
BRAND X - TRILOGY
(1979/1992/1996)
 Una ristampa inestimabile, a cura
della Buckyball
Music, dinamica etichetta gestita con gusto e
competenza da Marc Wagnon. Il triplo CD (Trilogy)
è proposto in un elegante cofanetto digi-pack e
comprende gli ultimi due album dei Brand X (X
Communication; Manifest Destiny) più una
preziosa registrazione dal vivo (Live / September 27
1979) con Phil Collins. X
Communication > A dodici anni
dallultimo disco ufficiale (Is There Anything
About? conteneva scarti di studio, peraltro raccolti
senza il consenso della band), Percy Jones e John
Goodsall ritornano con un lavoro stupendo, che fuga le
perplessità preventive suscitate - spesso a ragione -
dalle reunion. Lesito positivo del
progetto si deve in buona parte allingaggio di
Frank Katz, batterista raffinato, potente, fantasioso,
che stimola i due veterani compensando con un
inesauribile sostegno ritmico lassenza delle
tastiere e la riduzione del combo a trio. I fondali
armonici vengono ulteriormente integrati dai suoni
artificiali della chitarra midi, mentre i
temi consistono perlopiù in pochi riff squadrati,
granitici, perentori, utili a offrire uno spunto per i
brucianti interventi di Goodsall e linimitabile
stile parlato di Jones. I pezzi sono tutti
bellissimi, ma vanno citati almeno i complessi
arrangiamenti di Kluzinski Period e Church Of
Hype, la splendida fuga jazz di Xanax Taxi, la
penetrante melodia di Liquid Time, costruita
alternando sustain e arpeggi, la parentesi acustica di Healing
Dream, il monologo fretless di Strangeness,
gli spericolati fraseggi elettrici di A Duck Exploding,
il rituale percussivo di Zero DB. Manifest Destiny > Privo
delle scorie pseudo-intellettuali prodotte
dallavanguardia, Manifest Destiny diventa un
brillante affresco musicale degli anni Novanta,
influenzato dalla vita frenetica e dal frastuono
metropolitano di New York. Impersonando il ruolo che fu
di Bobby Hutcherson nelle sedute sperimentali
della Blue Note,
il vibrafonista elvetico Marc Wagnon aggiunge sfumature
di pigmento sintetico a un trama strumentale meno vivace
rispetto alle policromie sonore di Livestock o Masques,
ma anche più elastica e manipolabile. È un po
quello che accadde ai pionieri del free
(Ornette Coleman, Eric Dolphy, Jackie McLean etc.) quando
rinunciarono al piano: meno vincoli prestabiliti, più
spazio per limprovvisazione.  Se i virtuosismi di Goodsall e
Wagnon collocano Operation Hearts And Minds a
metà strada tra fusion e progressive, altrove predomina un
sinistro clima cibernetico accentuato dai glaciali
sample di Franz Push (True To The Click;
Virus; XXL), dalle algide luci al neon di Five
Drops, dallossessiva scansione funky di The
Worst Man, dalle stoccate elettroniche di Drum DDU.
Lo strepitoso duetto tra Katz e Jones (Mr. Bubble Goes
To Hollywood) rievoca lindimenticabile
colloquio virtuale tra Terry Bozzio e Pat OHearn (Rubber
Shirt) montato da Zappa su Sheik Yerbouti. Live / September 27 1979
> Concerto inedito in cui, con lunica eccezione
di Malaga Virgen (Moroccan Roll), vengono
proposti brani estratti dal discusso Product. La
formazione a due tastiere (Robin Lumley, Peter Robinson)
consente unattenta rilettura del materiale
selezionato, di cui si giovano soprattutto le nuove
versioni di Algon (Where An Ordinary Cup Of Drinking
Chocolate Costs £8.000.000.000) e Dance Of The
Illegal Aliens. Un significativo documento
dellarte dei Brand X. - B.A.
BRAND X -
TIMELINE (1977/1993)
BILL
BRUFORD - FEELS GOOD TO ME
(1978)
Bill Bruford è uno
dei più intelligenti e raffinati batteristi inglesi
(insieme a Barriemore Barlow, Simon Phillips e qualche
altro). La sua lunga carriera è un esempio di integrità
artistica e il suo contributo ai capitoli discografici
più riusciti di gruppi come Yes (i primi cinque album) e
King Crimson (1973/1974) è stato determinante. In
unintervista di molti anni fa, presentando questo
disco, Bill confessò che il suo sogno era quello di
creare qualcosa che durasse nel tempo, che vendesse anche
solo due copie al giorno, ma in maniera costante. Con
questo lavoro egli ha realizzato quel sogno. - B.A.
BILL
BRUFORD - ONE OF A
KIND (1979) 
Lincompiuta Grande
Enciclopedia di Rockstar riconosce a Bill Bruford una
spiccatissima
sensibilità ritmica, un forte senso del dinamismo
percussivo e una calibratissima caratura tecnica.
Qualità indiscutibili, che si ritrovano puntualmente in
questo disco interamente strumentale, che ogni
appassionato pone ai vertici di unideale classifica
del meglio degli anni Settanta. One Of A Kind è
il secondo atto della vicenda solista di Bill e mette in
vetrina laffiatatissimo quartetto di virtuosi
riunito su Feels Good To Me:
Bruford ai tamburi, lo stupefacente Jeff Berlin al basso,
il dio della chitarra Allan Holdsworth e Dave Stewart,
tastierista di altissimo lignaggio (Egg; Hatfield And The
North; National Health). I quattro, nonostante le
prodigiose doti tecniche, si mettono al servizio della
musica e, senza noiose ostentazioni, realizzano
uneccezionale sintesi tra composizione,
arrangiamento e interventi solistici, il tutto nobilitato
da splendide melodie. Scampoli di rock progressivo, echi
di Canterbury e una netta propensione
allimprovvisazione sono gli elementi caratteristici
di questa musica, che riprende il discorso interrotto
poco prima dai National Health. Lassenza di parti
cantate consente ai quattro di concentrarsi meglio sul
metodo compositivo. Il leader si rivela autore dotato e
sensibilissimo. Ricordiamo Forever Until Sunday e Travels
With Myself - And Someone Else, di una bellezza
struggente; Fainting In Coils, sempre di Bruford,
ispirata alla Alice In Wonderland di Lewis
Carroll; The Abingdon Chasp, uno splendido tema di
Allan Holdsworth, dalla melodia sfuggente e ingegnosa; Five
G, un classico per tutti i bassisti del mondo, grazie
a unincredibile introduzione slap di
Jeff Berlin; il tonitruante brano di apertura, Hells
Bells, scritto da Dave Stewart e dal compianto Alan
Gowen. Questultima potrebbe essere una
fantastica sigla di apertura per qualche disc-jockey
illuminato, ma ve ne sono? - B.A.
BILL
BRUFORD - THE BRUFORD TAPES (1979)
BILL
BRUFORD - GRADUALLY GOING TORNADO (1980)
BILL BRUFORD /
PATRICK MORAZ - MUSIC FOR PIANO AND
DRUMS (1983)
Disco strano,
indefinibile, bellissimo. Tanta improvvisazione, ma non
è jazz. Riferimenti colti, ma non può dirsi musica
classica. Due veterani degli anni Settanta, eppure
nessuna nostalgia. Riepilogo. Il modesto riscontro
commerciale ottenuto col suo quartetto, a fronte degli
spettacolari esiti artistici raggiunti da album come Feels
Good To Me e One Of A
Kind, rischiava di scoraggiare Bill Bruford. Che
fare? Seguendo listinto, Bill sceglie la stimolante
formula del duo ed entra in sala dincisione con
Patrick Moraz. Malgrado la comune militanza negli Yes, i
due non avevano mai suonato insieme. Il retroterra
accademico del tastierista svizzero, passato alla storia
per aver preso il posto di Rick Wakeman nel 1974 (Relayer),
e il blasonato curriculum progressive
di Bruford (Yes, King Crimson, Genesis, National Health
etc.), sebbene apparentemente inconciliabili, generano
una mirabile simbiosi di talenti puri. Gli arrangiamenti
scheletrici e limpegnativo contesto strumentale
assorbono tutte le risorse timbriche della batteria e
lintera tavolozza cromatica del pianoforte: la
cantabile aria di Childrens Concerto,
assecondata da Bruford con giocosa esuberanza; la
sinistra atmosfera di Living Space, colonna sonora
ideale per un film ad alta tensione; i serrati fraseggi
di Any Suggestions e Hazy; landatura
ansimante di Eastern Sundays; i geometrici
virtuosismi di Symmetry; gli echi esotici di Blue
Brains; la romantica melodia di Galatèa.
Nonostante una carriera già lunga e prestigiosa, Bruford
esibisce un inedito, sorprendente campionario di
invenzioni ritmiche. Per tentare un parallelo con
unopera analoga, sebbene diversa
nellapproccio, suggeriamo lascolto di Streams Of
Consciousness di Max Roach e Dollar Brand. - B.A.
BILL BRUFORD / PATRICK MORAZ
- FLAGS
(1985)
BILL
BRUFORDS EARTHWORKS - EARTHWORKS
(1987) 
BILL
BRUFORDS EARTHWORKS - DIG? (1989) 
BILL
BRUFORDS EARTHWORKS - ALL
HEAVEN BROKE LOOSE (1991) 
BILL
BRUFORDS EARTHWORKS - STAMPING
GROUND (1993) 
BILL BRUFORD /
RALPH TOWNER / EDDIE GOMEZ
IF SUMMER HAD ITS GHOSTS (1998)
BILL
BRUFORDS EARTHWORKS - A
PART, AND YET APART (1999) 
BILL
BRUFORDS EARTHWORKS - THE
SOUND OF SURPRISE (2001) 
BILL
BRUFORDS EARTHWORKS - FOOTLOOSE
AND FANCY FREE (2002) 
BILL
BRUFORDS EARTHWORKS - RANDOM
ACTS OF HAPPINESS (2004) 
In una
straordinaria intervista pubblicata su un CD
promozionale, rispondendo a una domanda sulle opposte
reazioni con cui la critica aveva accolto le metamorfosi
stilistiche degli Earthworks, dallalto del suo
indiscusso carisma Bill Bruford pronuncia un perentorio me ne
frego. Dato il pulpito
particolarmente autorevole, laffermazione è
unautentica scomunica della stampa
specializzata, categoria che ha fatto di invidia,
menzogna e ipocrisia le ragioni fondanti della sua stessa
esistenza. Frastornati dalleclettismo di Bruford,
gli esperti non tolleravano che, dopo aver
suonato con (le migliori formazioni di) Yes e King
Crimson, il batterista inglese militasse brevemente nei
Genesis, incidesse uno dei più bei dischi progressive di tutti i tempi (One Of A Kind), riesumasse con Patrick Moraz il duo
piano/batteria (Music For Piano And Drums; Flags), allestisse una nuova band
votata allimprovvisazione e, non appena ottenuti i
primi riconoscimenti, abbandonasse lidioma post-fusion per esprimersi in un ambito squisitamente
acustico. Eppure, come dimostra la carriera
ultraventennale degli Earthworks, aveva sempre ragione
lui. Registrato dal vivo allo Yoshis di Oakland, Random Acts Of Happiness è
lennesimo capolavoro del quartetto, un disco capace
di entusiasmare persino la severa redazione di Down
Beat. Libero dalle nocive
interferenze delle major grazie a una dinamica etichetta
personale (Summerfold / Winterfold), Bruford condivide la propria arte con Tim
Garland (sax tenore/soprano; clarinetto basso), Steve
Hamilton (pianoforte) e Mark Hodgson (contrabbasso),
valenti jazz-men britannici succeduti a colleghi
altrettanto bravi come Django Bates, Iain Ballamy,
Patrick Clahar, Tim Harries etc.: il ritmo dispari di My
Heart Declares A Holiday, larrangiamento
cameristico di One Of A Kind (dal suddetto,
omonimo classico) e la versione strumentale di Seems
Like A Lifetime Ago [splendida melodia già
interpretata dalla seducente voce di Annette Peacock e
dal flicorno di Kenny Wheeler (Feels Good To Me)] palesano il retroterra underground del
leader. Su diversi episodi, Garland si dimostra solista
ispirato e autore di talento: le sobrie atmosfere latine
di Tramontana e Bajo Del Sol, la fuga del
flauto su White Knuckle Wedding, la finezza
armonica di Modern Folk, Turn And Return e
Speaking With Wooden Tongues giustificano la
prestigiosa co-intestazione dellalbum. Deliziosi i
disegni in copertina di Dave
McKean. - B.A.
BILL
BRUFORDS EARTHWORKS - EARTHWORKS
UNDERGROUND ORCHESTRA (2006) 
WORLD DRUMMERS
ENSEMBLE
(BILL BRUFORD / CHAD WACKERMAN / LUIS CONTE / DOUDOU
NDIAYE ROSE)
A COAT OF MANY COLORS (2006)

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