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THE VOICE OF MUSIC ... LA VOCE DELLA MUSICA
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SOUL

L-R

LINDA LEWIS - SAY NO MORE (1971)

LINDA LEWIS - LARK (1972)


LINDA LEWIS - FATHOMS DEEP (1973) FOREVER YOUNG

Care vittime dell’I.C.S. (Indottrinamento Collettivo Sistematico), comprendiamo la vostra costernazione. La condividiamo. Sognavate un’informazione imparziale e vi siete svegliati in balia di Mediaset. Aspettavate un nuovo Battisti ed è arrivato Jovanotti. Cercavate un’emozione autentica e il Grande Fratello vi ha sommerso con lazzi, rutti e peti. Come uscirne? Nel nostro piccolo, possiamo suggerire un tentativo articolato in tre fasi: 1) procuratevi Fathoms Deep di Linda Lewis e Perfect Angel di Minnie Riperton; 2) conservateli nello scaffale “segreto”, accanto alla bottiglia di Talisker e all’autobiografia di Frank Zappa; 3) tirateli fuori nei momenti difficili. Come per incanto, i tratti lombrosiani di Cicchitto e Calderoli vi sembreranno solo un brutto ricordo. Rispettivamente domiciliate a Londra e Los Angeles, le due cantautrici entrarono per vie diverse nell’orbita di Stevie Wonder, l’una ricevendo dall’artista pubblici attestati di stima, l’altra diventandone pupilla e voce prediletta. Ulteriori affinità erano ravvisabili nell’inconsueto, comune retroterra folk/soul, negli acuti spacca-cristalli di cui entrambe le ragazze erano capaci e nella produzione affidata ai mariti - Jim Cregan e Richard Rudolph - in grado di creare un suono denso e pastoso: il piano elettrico è spesso screziato dalla chitarra acustica, il rullante è soffice come un guanciale, i ritmi lenti si alternano a quelli sostenuti, senza mai superare il limite di velocità. Per giudizio unanime degli ascoltatori, i dischi in oggetto segnano il vertice di carriere che, pur continuando a brillare, non raggiungeranno più questi livelli.
Linda Lewis (Fathoms Deep) - Le fantasie zodiacali di Fathoms Deep fluttuano sopra gli archi diretti da Del Newman; col suo funk dolce e sensuale, I’m In Love Again catturò l’attenzione di Wonder, che si fece vivo al telefono per complimentarsi; Red Light Ladies è un languoroso ritratto delle prostitute di Amsterdam, ispirato dall’iniziazione di un amico che la stessa Linda condusse all’uopo nel quartiere a luci rosse; il malinteso titolo di Goodbye Joanna sollevò indiscrezioni su una presunta relazione lesbica della Lewis, nonostante il testo si riferisse a tutt’altro (e se anche fosse stato, chi se ne frega?); il singolo Rock-A-Doodle-Doo venne escluso dall’album, secondo una pessima abitudine allora in voga (oggi è rintracciabile nell’antologia Reach For The Truth - Best Of The Reprise Years 1971-1974). La sarabanda musicale prosegue con Wise Eyes e On The Stage, per attenuare i toni, ma non l’intensità, solo su Guffer e Moles: i sensi hanno di che appagarsi. [Minnie Riperton - Perfect Angel] - B.A.


LINDA LEWIS - NOT A LITTLE GIRL ANYMORE (1975)

CHERYL LYNN - CHERYL LYNN (1978)

CHERYL LYNN - IN LOVE (1980)

TEENA MARIE - WILD AND PEACEFUL (1979)

TEENA MARIE - LADY T (1980)

TEENA MARIE - IRONS IN THE FIRE (1980)

TEENA MARIE - IT MUST BE MAGIC (1981)

TEENA MARIE - ROBBERY (1983)

TEENA MARIE - STARCHILD (1984)

TEENA MARIE - NAKED TO THE WORLD (1988)

TEENA MARIE - IVORY (1990)

TEENA MARIE - PASSION PLAY (1994)


STEPHANIE MILLS - FOR THE FIRST TIME (1975) FOREVER YOUNG

Confessiamo di non conoscere a fondo la lunga carriera di questa splendida interprete, che dal 1975 vive di rendita grazie a un’impresa clamorosa. Col secondo disco - a dispetto del titolo, successivo all’esordio ufficiale Movin’ In The Right Direction - Stephanie coronò il sogno proibito di ogni artista: un intero album scritto e arrangiato da Burt Bacharach. Qualcosa da raccontare ai nipoti. Proprio allora il pianista collaudava la compatibilità tra le proprie ardite idee melodiche e le innovazioni formali introdotte dal rock. In queste canzoni c’è già, in nuce, la formula musicale che produrrà il capolavoro Sometimes Late At Night e i grandi duetti firmati per Dionne Warwick e Glenn Jones (Finder Of Lost Loves), Patti Labelle e Michael McDonald (On My Own), Roberta Flack e Peabo Bryson (Blame It On Me). Maestosi sfondi orchestrali su cui svettano i caratteristici fiati “viventi” diretti dall’autore, spesse trame ottenute dall’intreccio di chitarre acustiche e tastiere, temi e ritmi giustapposti con sapienza alchemica. A parte una nuova versione di Loneliness Remembers (What Happiness Forgets), già incisa dalla Warwick nel 1970, la ricetta contro le crisi emotive di If You Can Learn How To Cry e la pungente critica sociale di Living On Plastic, l’atmosfera è impostata dalle ballad e dalle parole di Hal David, inguaribilmente romantiche eppure mai banali. Gratitudine e nostalgia si alternano su I Took My Strength From You e No One Remembers My Name, che lo stesso Bacharach riprenderà su Futures affidandole, rispettivamente, alle voci di Joshie Armstead e Melissa Mackay. Sentimenti altrettanto forti vengono espressi con gli intensi chiaroscuri strumentali di The Way I Feel About You e I See You For The First Time. Chi si aspettasse un fisiologico calo di tensione sull’epilogo, resterebbe piacevolmente sorpreso dal formidabile crescendo passionale di All The Way To Paradise e Please Let Go. Copertina bellissima. - B.A.


ANN PEEBLES - PART TIME LOVE (1971)

ANN PEEBLES - STRAIGHT FROM THE HEART (1972)

ANN PEEBLES - I CANT STAND THE RAIN (1974)

ANN PEEBLES - IF THIS IS HEAVEN (1978)

TEDDY PENDERGRASS - TEDDY PENDERGRASS (1978)

TEDDY PENDERGRASS - LIFE IS A SONG WORTH SINGING (1978)

TEDDY PENDERGRASS - TEDDY (1979)

TEDDY PENDERGRASS - TP (1980)

TEDDY PENDERGRASS - ITS TIME FOR LOVE (1981)

TEDDY PENDERGRASS - THIS ONES FOR YOU (1982)


ESTHER PHILLIPS - FROM A WHISPER TO A SCREAM (1972) FOREVER YOUNG

Come noto, “quality never goes out of style”. Ci si trovi in vacanza su un’isola esclusiva, perduti nell’anonimato di una metropoli occidentale o reclusi nella quiete della campagna italica, c’è un album che da quasi quarant’ anni si adatta splendidamente a qualsiasi situazione. Inciso da un’interprete che vantava il rispetto incondizionato di Aretha Franklin, Home Is Where The Hatred Is rappresenta il link stilistico di quel processo evolutivo che, amalgamando soul, jazz e canzone d’autore, contribuirà a definire la sintassi A.O.R.. Recuperandola dal limbo del declino, Creed Taylor arruola Esther Phillips nella Kudu, sussidiaria più spiccatamente afro-americana della CTI, e le mette a disposizione il prestigioso personale delle proprie scuderie (per i credits di entrambe le etichette, si consulti lo splendido sito di Doug Payne). I raffinati arrangiamenti di Pee Wee Ellis colgono subito nel segno con la straordinaria cover di Home Is Where The Hatred Is, cruda analisi della tossicodipendenza scritta da Gil Scott-Heron (Pieces Of A Man), che per Esther diventa una sofferta confessione personale. Voto: “10”. From A Whisper To A Scream, uno dei primi capolavori firmati da Allen Toussaint, amplifica il battito del cuore infranto di I Heard It Through The Grapevine e ne propaga l’eco agli anni Settanta: la memorabile performance di Esther ispirerà Robert Palmer a registrarne una versione a sua volta (Sneakin’ Sally Through The Alley). Il fraseggio a bocca chiusa di Scarred Knees esibisce una naturalezza espressiva che manca a molti abusi “scat”, spesso inopportuni e autocompiacenti. Le diverse, sublimi sfumature timbriche della voce risaltano sia sulle ballad sofisticate (To Lay Down Beside You; A Beautiful Friendship; Don’t Run To Him) che sui blues riletti in chiave fusion (‘Til My Back Ain’t Got No Bone; Your Love Is So Doggone Good), per brillare ancor più intensamente quando il tema reca un sigillo nobile: That’s All Right With Me di Michael Small (si ricordi la sua Night Moves su The Art Of Tea); Baby, I’m For Real di Marvin Gaye, con la melodia ricamata dalla chitarra di Eric Gale in un crescendo di sensualità; Brother, Brother, elegante pop-song ripresa dal terzo Long Playing di Carole King (Music); Sweet Touch Of Love, concisa pagina R&B di Allen Toussaint. 4 Novembre 2008: Barack Obama eletto Presidente U.S.A. - B.A.


ESTHER PHILLIPS - ALONE AGAIN, NATURALLY (1972)

ESTHER PHILLIPS - BLACK-EYED BLUES (1973)

ESTHER PHILLIPS - PERFORMANCE (1974)

ESTHER PHILLIPS - WHAT A DIFFRENCE A DAY MAKES (1975)

ESTHER PHILLIPS with JOE BECK - FOR ALL WE KNOW (1975)

ESTHER PHILLIPS - CAPRICORN PRINCESS (1976)

POINTER SISTERS - THE POINTER SISTERS (1973)

POINTER SISTERS - THAT’S A PLENTY (1974)

POINTER SISTERS - STEPPIN(1975)

POINTER SISTERS - HAVING A PARTY (1977)

POINTER SISTERS - ENERGY (1978)

POINTER SISTERS - PRIORITY (1979)

POINTER SISTERS - SPECIAL THINGS (1980)

POINTER SISTERS - BLACK & WHITE (1981)

POINTER SISTERS - SO EXCITED! (1982)

POINTER SISTERS - BREAK OUT (1983)

MINNIE RIPERTON - COME TO MY GARDEN (1969/1971)


MINNIE RIPERTON - PERFECT ANGEL (1974) FOREVER YOUNG

Care vittime dell’I.C.S. (Indottrinamento Collettivo Sistematico), comprendiamo la vostra costernazione. La condividiamo. Sognavate un’informazione imparziale e vi siete svegliati in balia di Mediaset. Aspettavate un nuovo Battisti ed è arrivato Jovanotti. Cercavate un’emozione autentica e il Grande Fratello vi ha sommerso con lazzi, rutti e peti. Come uscirne? Nel nostro piccolo, possiamo suggerire un tentativo articolato in tre fasi: 1) procuratevi Fathoms Deep di Linda Lewis e Perfect Angel di Minnie Riperton; 2) conservateli nello scaffale “segreto”, accanto alla bottiglia di Talisker e all’autobiografia di Frank Zappa; 3) tirateli fuori nei momenti difficili. Come per incanto, i tratti lombrosiani di Cicchitto e Calderoli vi sembreranno solo un brutto ricordo. Rispettivamente domiciliate a Londra e Los Angeles, le due cantautrici entrarono per vie diverse nell’orbita di Stevie Wonder, l’una ricevendo dall’artista pubblici attestati di stima, l’altra diventandone pupilla e voce prediletta. Ulteriori affinità erano ravvisabili nell’inconsueto, comune retroterra folk/soul, negli acuti spacca-cristalli di cui entrambe le ragazze erano capaci e nella produzione affidata ai mariti - Jim Cregan e Richard Rudolph - in grado di creare un suono denso e pastoso: il piano elettrico è spesso screziato dalla chitarra acustica, il rullante è soffice come un guanciale, i ritmi lenti si alternano a quelli sostenuti, senza mai superare il limite di velocità. Per giudizio unanime degli ascoltatori, i dischi in oggetto segnano il vertice di carriere che, pur continuando a brillare, non raggiungeranno più questi livelli.
Minnie Riperton (Perfect Angel) - Rispetto a Linda, Minnie si avvaleva del sostanzioso “aiutino” di Stevie Wonder, che in studio si prodigò tra spartiti, tastiere, batteria etc.: anche per questo, comunque si interpreti la foto di copertina - allusione piccante o, all’opposto, posa fanciullesca - Perfect Angel è un piccolo capolavoro. Con Reasons, Every Time He Comes Around e Seeing You This Way, l’ex-musa dei Rotary Connection dispiega una trascinante esuberanza vocale. Stevie stende una mano di vernice psichedelica sull’arrangiamento di Take A Little Trip e diffonde il proprio impareggiabile intuito melodico sulla title-track. It’s So Nice (To See Old Friends) combina efficacemente il classico schema della ballad con lo spirito “hippy” dei Jefferson Airplane; The Edge Of A Dream è un originale, sublime omaggio allo stile Motown, che avrebbe ben figurato accanto alle indimenticabili cover di Laura Nyro (Gonna Take A Miracle). A sorpresa, un’incantevole serenata con coro di uccellini cinguettanti - Lovin’ You - arrivò in cima alle classifiche, sia in U.S.A. che nel Regno Unito. «… Lovin’ you is easy ‘cause you’re beautiful …»: oggi di queste parole si riderebbe sguaiatamente. [Linda Lewis - Fathoms Deep] - B.A.


MINNIE RIPERTON - ADVENTURES IN PARADISE (1975)

MINNIE RIPERTON - STAY IN LOVE (1977)

MINNIE RIPERTON - MINNIE (1979)

SMOKEY ROBINSON - SMOKEY (1973)

SMOKEY ROBINSON - PURE SMOKEY (1974)

SMOKEY ROBINSON - A QUIET STORM (1975)

SMOKEY ROBINSON - LOVE BREEZE (1978)

SMOKEY ROBINSON - WHERE THERE’S SMOKE (1979)

SMOKEY ROBINSON - WARM THOUGHTS (1980)

SMOKEY ROBINSON - BEING WITH YOU (1981)

DIANA ROSS - DIANA ROSS (1970)

DIANA ROSS - EVERYTHING IS EVERYTHING (1970)

DIANA ROSS - SURRENDER (1971)

DIANA ROSS - LAST TIME I SAW HIM (1973)

DIANA ROSS / MARVIN GAYE - DIANA & MARVIN (1973)

DIANA ROSS - TOUCH ME IN THE MORNING (1973)


DIANA ROSS - DIANA ROSS (1976)

Quasi tutti i brani di Diana Ross sono disponibili da anni su diverse antologie. Eppure, l’emozione trasmessa nel 1976 dal Long Playing originale resta insuperata. Il ritratto in bianco e nero fotografato da Victor Skrebneski turbava gli adolescenti dell’epoca con un richiamo misterioso e irresistibile. L’effetto congiunto della copertina e del trittico introduttivo era travolgente: 1) sublime tema conduttore dell’omonimo film diretto da Berry Gordy (Mahogany), composto da Michael Masser e Gerry Goffin, incorniciato nel sontuoso arrangiamento di Lee Holdridge, Theme From “Mahogany” (Do You Know Where You’re Going To?) rimane uno dei più emblematici evergreen degli anni Settanta; 2) lo stesso Masser firma la stupenda melodia di I Thought It Took A Little Time (But Today I Fell In Love), quintessenza della canzone sofisticata, oltre che candida resa ai capricci del cuore; 3) divisa in due parti, Love Hangover inizia come sensuale soul ballad, per poi trascendere in un’impetuosa festa danzante che si protrae per cinque minuti. L’esplosiva energia di One Love In My Lifetime determinò la pubblicazione del quarto singolo tratto dall’album. Attraverso il vezzoso charleston di Kiss Me Now e la cover dell’immortale Smile, Diana rende omaggio, rispettivamente, a Louis Armstrong e Charlie Chaplin. Pur nobilitata dal sigillo di Michael Masser e Ron Miller, After You sarà ripresa con maggior convinzione da Roberta Flack (Blue Lights In The Basement). - B.A.


DIANA ROSS - BABY IT’S ME (1977)

DIANA ROSS - ROSS (1978)

DIANA ROSS - THE BOSS (1979)


DIANA ROSS - ROSS (1983)

Nonostante tre inediti firmati espressamente per Diana da Michael McDonald, Donald Fagen e Marc Jordan - reduci dalla pubblicazione dei rispettivi capolavori (If That’s What It Takes; The Nightfly; A Hole In The Wall) - Ross (da non confondere con l’omonimo titolo del 1978) è uno degli album meno venduti della grande diva. Enigmi dell’industria discografica. Eppure, sotto l’accorta supervisione di Gary Katz, gli stessi Michael e Donald parteciparono alle sedute: il primo suonando il piano e unendosi ai cori di Shirley Matthews e Clydie King, l’altro personalizzando la sua canzone con uno splendido assolo di sintetizzatore. Ecco allora una breve didascalia per i ritardatari: 1) That’s How You Start Over è un moderno R&B in stile Doobie Brothers, scritto da McDonald insieme a Ed Sanford (The Sanford/Townsend Band) e potenziato dalla scattante sezione fiati di Jerry Hey; 2) scandita dai solenni accordi del polymoog e dall’elegante 'beat' di Jeff Porcaro, Love Will Make It Right è la cronaca crudele di un tradimento incrociato che mina la serenità e gli equilibri affettivi di due coppie di amici - un turbine di passioni a metà strada tra Babylon Sisters e Maxine, che accresce il rammarico per i mitici brani “perduti” di Gaucho (Heartbreak Souvenir; The Second Arrangement); 3) Joe Walsh e Larry Carlton accendono le chitarre su Pieces Of Ice, inquietante affresco al neon di Marc Jordan, nel cui video Diana era immersa in una scenografia glaciale e misteriosa. Bella anche Let’s Go Up, di Franne Golde, ripresa con altrettanta classe da Helen Reddy (Imagination). Il resto del materiale è piacevole ma accessorio. Il CD vale l’acquisto soprattutto per i pezzi d’autore. - B.A.


ROTARY CONNECTION - ALADDIN (1968)

ROTARY CONNECTION - DINNER MUSIC (1969)


DAVID RUFFIN - MY WHOLE WORLD ENDED (1969) FOREVER YOUNG

DAVID RUFFIN - FEELIN’ GOOD (1969) FOREVER YOUNG

DAVID RUFFIN - DAVID (1971) FOREVER YOUNG

DAVID RUFFIN - DAVID RUFFIN (1973) FOREVER YOUNG

Membro storico dei Temptations, David Ruffin se ne andò alla vigilia della svolta psichedelica di Cloud Nine, riuscendo nell’impresa di abbandonare il più grande gruppo vocale della storia restando comunque un cantante di successo. I suoi primi lavori in veste di titolare sintetizzano l’estetica Motown degli anni d’oro in un idioma limpido, compiuto, diretto, parto di un’evoluzione complessa eppure intelligibile per chiunque.
My Whole World Ended - La bella foto di copertina ci introduce nell’inquieto mondo di Ruffin, dove i sentimenti sono spesso tormentati (Pieces Of A Man, Somebody Stole My Dream, I’ve Lost Everything I’ve Ever Loved, Flower Child, The Double Cross, World Of Darkness) e la consolazione è merce rara (We’ll Have A Good Thing Going On, My Love Is Growing Stronger). Ai due estremi del percorso emotivo si fronteggiano gli opposti esiti di My Whole World Ended (The Moment You Left Me) ed Everlasting Love, esempi classici del rivoluzionario stile concepito a Detroit.
Feelin’ Good - Tale era l’impeto creativo del momento che da un album al successivo si notano progressi sorprendenti, soprattutto considerando che le diverse session erano ravvicinate o, talvolta, addirittura sovrapposte. Sul secondo capitolo la spinta ritmica diventa più incalzante, configurando un modello espressivo anticipatore del funk [Loving You (Is Hurting Me), I Pray Everyday You Won’t Regret Loving Me, I Don’t Know Why I Love You, The Letter]. Eccellenti le cover d’autore: Feeling Alright, scritta da Dave Mason per il secondo album dei Traffic (Traffic) e What You Gave Me, pagina giovanile di Nickolas Ashford e Valerie Simpson. La clamorosa vicenda di Barack Obama rappresenta la più piacevole smentita della pur splendida I Could Never Be President.
David - Il terzo episodio rimarrà inedito fino al 2004, e sarà pubblicato in un’elegante confezione dalla Hip-O*. Le ragioni di un tale abominio rimangono avvolte dal mistero, né ascoltando il CD si comprende il motivo di quella scandalosa censura trentennale. Il magnifico bis firmato dal trio Nick Zesses, Dino Fekaris, Henry Cosby (Each Day Is A Lifetime, I Can’t Be Hurt Anymore). Un superbo arrangiamento di Rainy Night In Georgia, lo standard di Tony Joe White già inciso da Brook Benton e ripreso nel 1981 anche da Randy Crawford (Secret Combination). Queste e altre meraviglie (Anything That You Ask For, I Want You Back, Out In The Country, I’ve Got A Need For You, Anything That You Ask For, Let Somebody Love Me, For The Shelter Of Your Love, Don’t Stop Lovin’ Me) fanno di David un autentico tesoro dissepolto ... meglio tardi che mai.
David Ruffin - Il produttore Bobby Miller sigla l’80% della scaletta, offrendo alla ruvida voce di Ruffin la filosofia “on the road” di The Rovin’ Kind, il sincero romanticismo di Common Man, la scanzonata atmosfera di There Will Always Be Another Song To Sing, la spinta cinetica di Blood Donors Needed (Give All You Can) e Go On With Your Bad Self, il solenne gospel di A Little More Trust, la vita vissuta di A Day In The Life Of A Working Man. Grazie a una performance sublime, l’incantevole ballad di Kenny Gamble e Leon Huff I Miss You (Part 1) diventa un’opera d’arte. La straordinaria intepretazione di (If Loving You Is Wrong) I Don’t Want To Be Right precede, senza superarle, le rispettive versioni di Millie Jackson (Caught Up) e Rod Stewart (Foot Loose & Fancy Free) del memorabile evergreen di casa Stax (Homer Banks, Carl Hampton, Raymond Jackson). [P.S. - *La stessa etichetta ha raccolto in una lussuosa doppia coppia di ristampe i sette titoli originali del periodo 1969/1977 (The Great David Ruffin: The Motown Solo Albums, Vol. 1/2).] - B.A.


DAVID RUFFIN - ME ‘N ROCK ‘N ROLL ARE HERE TO STAY (1974)

DAVID RUFFIN - WHO I AM (1975)

DAVID RUFFIN - EVERYTHINGS COMING UP LOVE (1976)

DAVID RUFFIN - IN MY STRIDE (1977)

DAVID RUFFIN - SO SOON WE CHANGE (1979)

DAVID RUFFIN - GENTLEMAN RUFFIN (1980)

RUFUS / CHAKA KHAN - RUFUS (1973)

RUFUS / CHAKA KHAN - RAGS TO RUFUS (1974)

RUFUS / CHAKA KHAN - RUFUSIZED (1974)

RUFUS / CHAKA KHAN - RUFUS FEATURING CHAKA KHAN (1975)

RUFUS / CHAKA KHAN - ASK RUFUS (1977)

RUFUS / CHAKA KHAN - STREET PLAYER (1978)

RUFUS / CHAKA KHAN - MASTERJAM (1979)

RUFUS / CHAKA KHAN - CAMOUFLAGE (1981)

BRENDA RUSSELL - BRENDA RUSSELL (1978)

BRENDA RUSSELL - LOVE LIFE (1981)

BRENDA RUSSELL - TWO EYES (1983)

 

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