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 A.O.R.
DONALD FAGEN - THE
NIGHTFLY (1982) 
The songs on this
album represent certain fantasies that might have been
entertained by a young man growing up in the remote
suburbs of a northeastern city during the late fifties
and early sixties, i.e., one of my general height, weight
and build. - Donald Fagen
Dieci anni di Steely Dan. Un genio del
pop che entra di prepotenza nel jazz, inventando un
linguaggio rivoluzionario. La musica di Donald Fagen è
una costante minaccia per chi ha labitudine di
contentarsi di ciò che passa il convento, trovando
conforme alle proprie esigenze il gusto omologato dei
supermercati. Limmagine avrebbe suggestionato i
conduttori notturni di mezzo mondo: un DJ appostato nello
studio insonorizzato di una delle migliaia di emittenti
americane, un solo piatto (in barba ai
bianchi radiofonici), una copertina che
diceva tutto (Sonny Rollins And The Contemporary
Leaders) e unora impossibile (le 4.10 del
mattino). Il disc-jockey della copertina era ciò che
Donald ascoltava da ragazzo, ciò per cui spasimava,
giorno e notte, perdendosi regolarmente fra i meandri del
jazz libero degli anni Sessanta, che qualche matto senza
speranza osava trasmettere durante le ore di minore
ascolto, quando la maggior parte del New Jersey dormiva.
Sono passati 20 anni. Il rock è diventato il braccio
armato del sistema e nessuno dei suoi adepti fatica a
cenare accanto a Pavarotti. Non così la voce di Lester
The Nightfly, che ancora oggi rappresenta
lalternativa e lavanguardia,
lincursione permanente fra gli stili e il rispetto
per la più raffinata ricerca melodico-ritmica. È il
sound che ha rovinato la salute a centinaia di
session-men, stremati dal perfezionismo di Becker &
Fagen, ma al tempo stesso travolti dalla loro maestria.
Ogni volta che ascolti i 38 minuti di questa meraviglia
della scienza e del cuore ti chiedi come sia possibile
che New Frontier, Maxine, Green Flower
Street, The Nightfly, Ruby Baby, The
Goodbye Look, Walk Between Raindrops, I.G.Y.
abbiano in serbo per te altri segreti, altri sussurri,
altre emozioni a distanza di tanto tempo. Pur non essendo
musica da concerto, quella di The Nightfly è più
viva di qualsiasi concerto. E la natura di
questo gaucho resterà insondabile e
profetica ancora per chissà quanto. - Enrico Sisti
DONALD FAGEN - KAMAKIRIAD
(1993)
DONALD FAGEN - MORPH
THE CAT (2006)
FAR CRY - THE MORE THINGS
CHANGE ... (1980) 
Un Giorno, Da Qualche Parte - I
(un delirio da overdose di
caffeina)
Qualcuno stappa una
bottiglia di Garofoli Podium '99. Tizio: Proprio non lo accetto.
- Caio: Dicevi?
- Tizio: No, stavo
pensando a questa ingiustizia per cui un album, più è
bello, più diventa introvabile. Ma come si fa? Perché
per riascoltare un disco della mia adolescenza devo
aspettare che lo ristampino in Giappone e, quando pure si
degnassero di pubblicarlo, va subito esaurito e lo devo
strappare a suon di dollari ad altri poveracci come me,
in qualche asta telematica? - Caio: E con chi te la prendi, scusa? Di
chi è la colpa se ti piacciono i dischi rari?
- Tizio: Eh no, caro
mio. I dischi non nascono rari. Ce li fanno diventare.
Prendi i Far Cry. Due autori straordinari - Phil Galdston
e Peter Thom - una multinazionale come la CBS alle
spalle, un gruppo di session-men in stato di grazia, un
produttore sensibile e competente - Phil Ramone - e, come
se non bastasse, la benedizione di Donald Fagen, che non è uno che si scomoda tutti i
giorni. Li conosci? [lo stereo diffonde le note di
Eldorado Escape, The One And Lonely, Its
Not As Simple As That]
canzonette, quindi le può fischiettare chiunque, eppure
... quanta classe! quanto sentimento! voci brillanti,
refrain infallibili, assoli suonati con il cuore, pronti
per sfondare, invece ... - [si apre la
porta] Sempronio: Cè
dellaltro verdicchio? Perdonate lintrusione,
ma state diventando pallosi [si versa da bere]. Non riesci a trovare un CD?
Embè? Che sarà mai? Con tutti i problemi che ci sono.
Salute! - Tizio: Ma che significa? Forse che la musica non è
una cosa importante? - Sempronio: Certo, ma si vede che la tua è
fuori moda, superata, 'out', perciò rassegnati, vivi e
lascia vivere. - Caio: Aliis alia placent. - Sempronio:
Parole sante!
- Tizio: Sì, e magari
'trahit sua quemque voluptas'
ma fammi il piacere!
La verità è che certi artisti non vendono perché
nessuno li promuove, la gente non li conosce e,
ovviamente, non li compra. E siamo da capo. Vuoi i nomi
dei responsabili? Al 90% radio e giornalisti, per il
restante 10% noi, con la nostra indolenza. Ma vi rendete
conto che se una generazione cresce con i cantautori
italiani e unaltra con Jovanotti, rischiamo di
ritrovarci in un paese di somari capaci di tutto? E se
poi mandiamo un piduista al governo? - Sempronio:
Eccone un altro.
Piantala di fare lo iettatore! - Caio:
Devi impiegare meglio
queste virtù divinatorie: chi lo vince il campionato?
Ah, ah, ah!. - Sempronio: Ah, ah ah!. - Tizio:
Vaffanculo!.
- B.A.
Un Giorno, Da
Qualche Parte - II
JAY FERGUSON - ALL
ALONE IN THE END ZONE (1976)
Conquistato un posto
nella storia del rock con la
militanza nei gloriosi Spirit, dopo la breve parentesi
dei Jo Jo Gunne, Jay Ferguson ci prova da solo.
Loccasione arriva quando Bill Szymczyk invita a
Miami il cantautore/tastierista per produrre un album da
incidere con una band superlativa: Joe Walsh (chitarre,
cori), George Chocolate Perry (basso), Joe
Vitale (batteria). Ideale colonna sonora per sfrecciare
in cabriolet lungo le coste assolate della California o
della Florida, All Alone In The End Zone suona
bene anche a bordo di una spider italiana lanciata sul
litorale adriatico. Gli arrangiamenti perfezionano lo
stile che stava rendendo famosi gli Eagles. In primo
piano: la bella cover di un singolo dei Traffic (Medicated
Goo), il restauro di un pezzo dei Jo Jo Gunne tratto
da Jumpin The Gunne (To The Island),
un impetuoso assolo di flauto eseguito da Vitale in
omaggio ai Jethro
Tull (Hit And Run) e quattro canzoni
sovralimentate a colpi di riff contrapposti e stacchi
ritmici (Snakes On The Run, Turn It Up,
Cinnamon City, Time And Time Again). Guidate
con prudenza. - B.A.
JAY FERGUSON - THUNDER
ISLAND (1977)
JAY FERGUSON - REAL
LIFE AINT THIS WAY (1979)
JAY FERGUSON - TERMS
AND CONDITIONS (1980)
JAY FERGUSON - WHITE
NOISE (1982)
DAN FOGELBERG - SOUVENIRS
(1974)
DAN FOGELBERG - CAPTURED
ANGEL (1975)
DAN FOGELBERG - NETHER
LANDS (1977)
DAN FOGELBERG
& TIM WEISBERG - TWIN SONS OF
DIFFERENT MOTHERS (1978)
Con una certa
irriverenza, qualcuno ha paragonato i brani strumentali
di Twin Sons Of Different Mothers alla musica di
Fausto Papetti. A parte il fatto che almeno un paio di
pezzi (Intimidation; Hurtwood Alley) non
sono da buttare, quella critica è iniqua perché il
disco contiene tre canzoni che da sole valgono
lacquisto e che sarebbe un peccato censurare per
sciatto snobismo. Condividendo il proscenio con
lamico flautista Tim Weisberg, Dan Fogelberg offre
un superbo saggio del proprio talento di autore,
interprete e virtuoso con chitarre e tastiere. Ripresa da
un vecchio album degli Hollies (For Certain Because
) e impreziosita dalla firma illustre di Graham
Nash, Tell Me To My Face esprime la rabbia
di un uomo abbandonato senza neanche una parola di addio:
larrangiamento espanso oltre i sette minuti esalta
la stupenda melodia beat, mentre i due figli
gemelli di madri diverse danno fuoco agli assoli. Since
Youve Asked è una passionale, splendida
ballad scritta e incisa da Judy Collins nel 1967 (Wildflowers),
che dopo quarantanni mantiene intatta la sua
bellezza anche grazie allispiratissima versione di
Dan per piano e orchestra. Dopo le buone vendite di Nether
Lands, Fogelberg cominciava ad assaporare
lebbrezza del successo e, per esorcizzarne pro e
contro, cavalca limpetuosa The Power Of Gold,
con quel monito finale che ci mette in guardia dalla
febbre delloro: «
the women are lovely, the wine is superb, but
theres something about the song that disturbs you
». - B.A.
DAN FOGELBERG - PHOENIX
(1979)
DAN FOGELBERG - THE
INNOCENT AGE (1981)
DAN FOGELBERG - WINDOWS
AND WALLS (1984)
DAN FOGELBERG - HIGH
COUNTRY SNOWS (1985)
DAN FOGELBERG & TIM
WEISBERG - NO RESEMBLANCE WHATSOEVER (1995)
DAN FOGELBERG - THE
FIRST CHRISTMAS MORNING (1999)
FOOLS GOLD - FOOLS
GOLD (1976)
FOOLS GOLD - Mr.
LUCKY (1977)
MICHAEL FRANKS - PREVIOUSLY
UNAVAILABLE (1973)
MICHAEL FRANKS - THE
ART OF TEA (1975) 
Un tale* a cui era
stato regalato The Art Of Tea, dopo qualche
settimana trascorsa ad ascoltarlo, sentenziò: «
musica per trombare
».
Laffermazione, dotata di una sua genuina, simpatica
eloquenza, rischia tuttavia di apparire riduttiva nei
confronti di un artista che ha espresso ben più che una
semplice colonna sonora per alcove (funzione che,
comunque, ci guardiamo bene dal denigrare). In realtà,
con lesordio ufficiale - Previously Unavailable
era solo una raccolta di provini, seppure interessanti -
Michael pubblicava un primo album al livello di Careless
(Stephen Bishop) e Mannequin (Marc Jordan),
imponendo il proprio nome nel Gotha del nascente
movimento A.O.R..
Accompagnato da una band incredibile [Joe Sample
(tastiere); Larry Carlton (chitarre); Wilton Felder
(basso); John Guerin (batteria)] e da alcuni ospiti
deccezione [Michael Brecker (tenore); David Sanborn
(alto)], il cantautore californiano offriva una
provvidenziale ancora di salvezza ai naufraghi dispersi
dopo lo scioglimento dei Beatles
e ancora inermi di fronte ai totalitarismi prossimi
venturi (disco, punk, TG4, Il Punto di
Lanfranco Pace). Risultato: nove canzoni perfette, ancora
moderne dopo trentanni, servite da arrangiamenti
semplici ma eleganti, avvolte in un tessuto armonico di
chiara matrice jazz, dunque ideale per le fughe dei
solisti, e nobilitate da testi romantici ma intelligenti.
Eggplant, gustosa metafora in bilico tra eros e
gastronomia; Jive, amara verifica di una liaison
in crisi, spinta al redde rationem dal virile
sax di Brecker; Sometimes I Just Forget To Smile,
fotografia di una Los Angeles talmente vacua da togliere
il sorriso; I Dont Know Why Im So Happy
Im Sad, ovvero, chissà perché sono così felice di essere
triste, titolo che vale quanto la deliziosa
melodia. Gli archi di Nick De Caro avvolgono in una bruma
notturna le tre ballad, una più bella dellaltra: Night
Moves, stupendo tema composto da Michael Small per
lindimenticabile film noir di Arthur Penn con Gene
Hackman (Bersaglio Di Notte),
a cui Franks aggiunse le parole; St. Elmos Fire,
saggio lirico in cui Michael riversa le immagini
custodite nel proprio bagaglio letterario; Monkey See
- Monkey Do, spiritoso R&B di cui Melissa
Manchester interpretò una versione superlativa (Help
Is On The Way); Popsicle Toes, accattivante
pop-swing trainato dal formidabile piano elettrico di
Sample, ripreso anche dai Manhattan Transfer (Coming
Out); Mr. Blue, struggente finale
allinsegna dellanalogo, omonimo spleen con
cui Laura Nyro aprirà il disco del 1978 (Nested). Straordinario
il lavoro svolto dagli ingegneri del suono (Al Schmitt,
Lee Herschberg, Bruce Botnick) che, sotto la guida
illuminata di Tommy LiPuma, donano unaltissima
fedeltà al trillo del Fender Rhodes e alle note stirate
della Gibson 335. Visti gli esiti, per il successivo Sleeping Gypsy Michael
confermerà la formazione al completo. [P.S. -
*Lepisodio è realmente accaduto. Nel corso dello
stesso incontro, il suddetto personaggio si fece
improvvisamente serio e, con voce profonda, sguardo
intenso e piglio da esperto, chiese: «
piuttosto, hai sentito lultimo
degli U2?».] - B.A.
MICHAEL FRANKS - SLEEPING
GYPSY (1977) 
In occasione del
terzo album - il secondo per la Warner Bros. - Michael Franks
si ispira allomonimo dipinto di Henri
Rousseau, riconfermando lintera squadra del
precedente The Art Of Tea:
daltronde, se si raggiunge la perfezione, perché
cambiare anche solo una virgola? Il crescente interesse
dellartista californiano per il Brasile spiega la
presenza di Claus Ogerman, già arrangiatore del testo
sacro Francis Albert Sinatra &
Antonio Carlos Jobim. A coordinare
limpressionante schiera di fuoriclasse troviamo
ancora i maestri Tommy LiPuma (produttore) e Al Schmitt
(ingegnere del suono). Lelenco delle canzoni è
incredibile. The Lady Wants To
Know, uno dei grandi standard di fine secolo,
manifesto programmatico dellautore, col celeberrimo
refrain Daddys
just like Coltrane, Babys just like Miles
incorniciato tra la chitarra di Larry Carlton e
il sassofono di Michael
Brecker. I Really Hope Its You e In
The Eye Of The Storm, due ineccepibili lezioni di
stile su come comporre e interpretare le ballad. Bwana
- He No Home, tassativa disposizione impartita da un
misantropo in cerca di quiete alla domestica straniera,
traducibile con la frase non ci sono per nessuno, incisa
ribaltando i ruoli anche dai Carpenters [Bwana -
She No Home (Passage)]. Il gioioso invito a
non incupirsi di Dont Be Blue, trainato
dagli spettacolari fraseggi di David Sanborn
(sax alto) e Joe Sample (piano elettrico), assurto a
travolgente preludio swing dal vivo. Antonios
Song (The Rainbow), ispirato omaggio a Jobim, cui
allindomani della scomparsa Franks dedicherà
lintero Abandoned Garden. Down In Brazil,
dichiarazione damore per il paese sudamericano
registrata a Rio de Janeiro, col pianista indigeno Joao
Donato che improvvisa insieme a Larry Carlton
sullo sfondo delle splendide parole: «... down in Brazil, it takes a day to walk a
mile, time just stands still, and when the people you
meet look at you they smile, they still believe in style
...». Classe inarrivabile. - B.A.
MICHAEL FRANKS - BURCHFIELD NINES (1978)

Alcune
rilevanti affinità stilistiche legano in un ideale
gemellaggio musicale Other
Peoples Rooms di Mark/Almond e Burchfield
Nines di Michael Franks, due album gravemente
sottovalutati da pubblico e critica. La svista va
attribuita allinsorgere della cancrena punk (era il
1978), ma anche alla sciagurata distrazione dei media. I
due dischi avevano in comune il clima intimista, le
parole appena sussurrate, le languide armonie jazz e
soprattutto la stessa eccezionale formazione organizzata
dal produttore Tommy LiPuma: Leon Pendarvis (piano
elettrico), John Tropea (chitarra), Will Lee (basso),
Steve Gadd (batteria) e Ralph MacDonald (percussioni),
sensibilissimi artefici di un suono plastico, flessuoso,
antesignano dellidioma fusion, caratterizzato da una sublime
empatia tra gli strumenti. Sul soffice tappeto ritmico
sfilano da un lato i fiati assortiti di Johnny Almond e
il flicorno di Jerry Hey, dallaltro il tenore di
Ernie Watts, la tromba di Oscar Brashear e il flauto del
redivivo Bud Shank. Mentre Jon Mark sbircia con
discrezione nelle vite altrui (Other Peoples Rooms;
Just A Friend; Girl On Table 4),
interpretando con toccante trasporto anche You Look
Just Like A Girl Again di Danny OKeefe, Franks compila una preziosa
scaletta di otto brani originali, giocando con le sue
provocanti allegorie liriche (When The Cookie Jar Is
Empty; A Robinsong; Wrestle A Live Nude
Girl; Meet Me In The Deerpark; In Search Of
The Perfect Shampoo). Il compito di arrangiare gli
archi fu assegnato a due ex-collaboratori di Sinatra:
rispettivamente, Claus Ogerman ed Eumir Deodato. Il colpo
di scena arriva con Vivaldis Song, un doppio
finale che rischia di spiazzare lascoltatore,
condizionandolo con limbarazzo della scelta tra le
due versioni: per evitare uno spiacevole disorientamento,
suggeriamo lacquisto simultaneo di entrambi i CD. - B.A.
MICHAEL FRANKS - TIGER IN THE RAIN (1979)

Michael Franks non ha
mai deluso il suo pubblico. Nessuno dei suoi album scende
al di sotto dell'eccellenza. Tuttavia, checché ne
pensino gli appassionati nipponici, e senza nulla
togliere allo stupendo One Bad Habit, a nostro
parere il capolavoro di Michael è proprio Tiger In
The Rain. La sua musica imbevuta di arte e
letteratura, continuamente percorsa dai fantasmi di
Gauguin, Cézanne e Van Gogh, in moto perenne tra pop,
jazz e Brasile, raggiunge qui una sintesi ammirevole e,
forse, insuperata. Agli ordini di Franks, un piccolo
esercito di fuoriclasse fusion e jazzisti
veri dissemina assoli straordinari in ogni
brano: le movenze erotiche di Flora Purim e la chitarra
di Joe Caro sulla freudiana When Its
Over; lagile fraseggio pianistico di Kenny
Barron su Sanpaku; lorecchiabile intervento
del veterano Bucky Pizzarelli (chitarra) su Hideway;
lestroverso tenore di George Young che contrasta
con la quieta discrezione degli arrangiamenti (archi e
fiati) su Underneath The Apple Tree; il tagliente
sax alto di David Sanborn su Satisfaction Guaranteed.
Il consueto omaggio alla pittura moderna è indirizzato a
Henri Rousseau, il cui meraviglioso Tropical Storm With A Tiger,
che campeggia in copertina, ha ispirato il disco e
la dolcissima title-track. Completano la galleria Jardin
Botanico, con un ottimo David Liebman al flauto, Living
On The Inside e Lifeline. Raccomandato ai
collezionisti darte. - B.A.
MICHAEL FRANKS - ONE
BAD HABIT (1980) 
Chi già conosceva
Michael Franks intorno al 1979/1980, ricorderà
senzaltro quanto fosse difficoltoso procurarsi i
suoi album. Non solo: i pochi negozianti che disponevano
di qualche copia la catalogavano con superficialità nel
reparto jazz, riconoscimento lusinghiero ma
controproducente, che ha ostacolato per anni
lincontro con il pubblico. In realtà Franks è
sempre stato un cantautore pop, anche se raffinato e
attento a curare ogni dettaglio dei propri dischi. Segni
particolari: una voce che somiglia molto a un sospiro;
arrangiamenti architettati insieme ai più autorevoli
specialisti fusion (genere che
viveva allora il momento di massimo splendore); giochi di
parole allaltezza della laurea in lettere,
conseguita discutendo una tesi dal titolo premonitore (Contemporary
Songwriting And How It Relates To Society). La sua
carriera trentennale, ricca di soddisfazioni ma vissuta
allinsegna di un sobrio 'understatement',
testimonia la cronica insofferenza della stampa e della
radio per tutto ciò che è autentico, elegante e
creativo. Unaltra vittima dei soliti
idioti. Questo magnifico portfolio musicale
contiene alcune delle più ispirate creazioni
dellartista: laccattivante ritornello di Baseball
avrebbe meritato un posto nelle classifiche dei singoli; Inside
You è una serenata immersa in unatmosfera
romantica e rarefatta; On My Way Home To You sposa
con successo due stupende linee melodiche, collocandosi
accanto alle opere più influenti espresse dal movimento A.O.R.;
All Dressed Up With Nowhere To Go si snoda lungo
una suggestiva sequenza di accordi tracciata dalla
sezione fiati, per biasimare i capricci di
unincorreggibile indecisa; One Bad Habit proietta
al rallentatore un filmino funky-blues diretto con mano
sicura da Eric Gale (chitarra); Loving You More And
More racconta unavventura hawaiana che culmina
in uno splendido assolo di Jerry Hey (flicorno). Lieto
fine: la ristampa CD è reperibile ovunque. In offerta! -
B.A.
MICHAEL FRANKS - OBJECTS
OF DESIRE (1982) 
With a characteristic
blend of progressive jazz flavorings and subtle pop
flourishes, Objects Of Desire is a tantalizing
aural soundscape from one of contemporary musics
most innovative artists. Michael Franks used a Polynesian
palette to paint a rich musical portrait, reflecting his
longstanding interest in the French Impressionist painter
Paul Gauguin. While the CDs nine original cuts run
a stylistic gamut, songs such as Tahitian Moon convey
the mystery and allure of island life. The engaging
verbal wordplay that is a Michael Franks trademark is
also on display in Objects Of Desire, with such
songs as Ladies Nite and Laughing Gas.
- CD notes
Gli affezionati cultori di Michael
Franks accettarono di buon grado linattesa svolta
funky di Objects Of Desire, anche perchè il
livello (eccelso) del materiale restò inalterato. La
rituale adunata oceanica di session-men dalto bordo
garantisce prestazioni strumentali strepitose, come
dimostrano proprio i due pezzi più ballabili (Jealousy;
Flirtation). Lalbum contiene anche un paio
di raffinati duetti, con Bonnie Raitt (Ladies
Nite) e S. Renee Diggs (Love Duet):
questultima possiede una voce insieme angelicata e
sexy. Qualcuno sa che fine abbia fatto? - B.A.
MICHAEL FRANKS - PASSION
FRUIT (1983)
MICHAEL FRANKS - SKIN
DIVE (1985)
On Skin Dive,
his critically acclaimed 1985 release, Michael Franks
takes a quantum leap into the possibilities of electronic
sound, explores the full spectrum of modern music and
surfaces with a richly detailed, consummately performed
album. Produced by Rob Mounsey and featuring such guest
talents as Marcus Miller and David Sanborn, Skin Dive marks
a distinct change of pace from Franks previous
work. It's a lamination
of real and synthesized sounds, the sum of a lot of
influences - explains the
singer/songwriter/conceptualist - I wanted to take the sounds of the city, the
fast track, and integrate them into my music.
Franks took his unique sound one step further with the
use of electronic equipment. The success of such musical
explorations can be heard on the nine selections of Skin
Dive. Standout cuts include Your Secrets
Safe With Me (which spawned a Franks video), When
I Give My Love To You (a duet with Brenda Russell), When
She Is Mine (highlighting a full horn section) and Dont
Be Shy (an eloquent, elaborate arrangement built
around a synthesized drum riff). - CD
notes
MICHAEL FRANKS - THE
CAMERA NEVER LIES (1987)
MICHAEL FRANKS - BLUE
PACIFIC (1990)
MICHAEL FRANKS - DRAGONFLY
SUMMER (1993)
MICHAEL FRANKS - ABANDONED
GARDEN ( 1995)
MICHAEL FRANKS - BAREFOOT
ON THE BEACH ( 1999)
MICHAEL FRANKS - WATCHING
THE SNOW (2004)
MICHAEL FRANKS - RENDEZVOUS
IN RIO (2006)
MICHAEL FRANKS - TIME
TOGETHER (2011)
GLENN FREY - NO
FUN ALOUD (1982)
GLENN FREY - THE
ALLNIGHTER (1984)
CRAIG FULLER / ERIC KAZ
- CRAIG FULLER / ERIC KAZ (1978)
RICHIE FURAY - IVE
GOT A REASON (1976)
RICHIE FURAY - DANCE
A LITTLE LIGHT (1978)
RICHIE FURAY - I
STILL HAVE DREAMS (1979)

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