Introduzione / Introduction
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THE VOICE OF MUSIC ... LA VOCE DELLA MUSICA
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ROCK

H-L

ALBERT HAMMOND - IT NEVER RAINS IN SOUTHERN CALIFORNIA (1972)

ALBERT HAMMOND - THE FREE ELECTRIC BAND (1973)

ALBERT HAMMOND - ALBERT HAMMOND (1974)

ALBERT HAMMOND - 99 MILES FROM L.A. (1975)

ALBERT HAMMOND - WHEN I NEED YOU (1977)

ALBERT HAMMOND - YOUR WORLD AND MY WORLD (1981)

ALBERT HAMMOND - SOMEWHERE IN AMERICA (1982)

ROY HARPER - FLAT BAROQUE AND BERSERK (1970)


ROY HARPER - STORMCOCK (1971)

Chi custodisce gelosamente le collezioni complete di Pink Floyd e Led Zeppelin può completare il mosaico con la discografia di Roy Harper, di cui questo album rappresenta un tassello essenziale. Le superbe parti di chitarra acustica e una voce da brivido, sempre in bilico tra angoscia ed esaltazione, rendono Stormcock indispensabile per chi ha amato le sonorità cristalline di Animals e Led Zeppelin III. Nel corso delle quattro lunghe composizioni, dense di musica e parole, l’ascoltatore attento potrà rintracciare segni inequivocabili dell’influenza esercitata da Roy su Jimmy Page (ospite su The Same Old Rock con lo pseudonimo di S. Flavius Mercurius) e i Pink Floyd. Da questo disco in poi, Harper costituirà una preziosa fonte d’ispirazione per alcune delle menti più lucide del rock inglese (Jimmy Page, David Gilmour, Bill Bruford, Kate Bush etc.). - B.A.

A more mature work given added distinction by sympathetic, evocative string arrangements from David Bedford. It also saw the start of a musical relationship with Led Zeppelin’s guitarist Jimmy Page, who features on the track The Same Old Rock. - CD notes


ROY HARPER - LIFEMASK (1973)

ROY HARPER - VALENTINE (1974)


ROY HARPER - HQ (1975) FOREVER YOUNG

Per chi non si lasci abbindolare dall’informazione adulterata dei media, quella di Roy Harper che cammina sull’acqua resta una delle immagini più autenticamente trasgressive del rock, accanto al “gesto dell’ombrello” di Ian Anderson (Too Old To Rock‘n’Roll: Too Young To Die!) e alla foto di Frank Zappa assiso sul water. Di più. Sarebbe tempo che la sacrosanta venerazione di cui sono oggetto icone post-Beatles come Stairway To Heaven, Smoke On The Water, Hotel California e Wish You Were Here venisse estesa anche a When An Old Cricketer Leaves The Crease, “magna charta” stilistica del cantautore inglese. Donando il tocco del fuoriclasse a un abusato stereotipo letterario - lo sport inteso come metafora della vita - Harper addensa parole e musica in un’epitome che sprigiona la forza evocativa dei grandi classici. Ascoltare per credere. Arrangiata da David Bedford con una sobria partitura per ottoni che adorna la chitarra di Roy, la canzone contiene dettagliati riferimenti al gioco del cricket e ad alcuni campioni (Geoff Boycott, John Snow) citati nel passaggio decisivo: “… and it could be Geoff, and it could be John … and it could be me, and it could be thee …”. HQ fu registrato con una band tanto effimera quanto coesa, aggressivamente denominata Trigger: Chris Spedding, Dave Cochran e Bill Bruford, quest’ultimo titolare di un curriculum ormai ineguagliabile (Yes, King Crimson, Genesis, National Health etc.). Un suggestivo accompagnamento di bottleneck introduce The Spirit Lives, feroce invettiva anti-religiosa amplificata dalla collerica interpretazione vocale. La ballata Forget Me Not si muove sulle stesse coordinate espressive del precedente Valentine, disco in prevalenza acustico. Hallucinating Light e Referendum (Legend) decollano grazie alle ottime rifiniture di Spedding e al rinomato eclettismo di Bruford. L’album, tuttavia, si apre con una formazione ancora diversa. Dopo un epico concerto a Hyde Park, Harper riesce fortunosamente a riunire in studio gli occasionali compagni di quella serata: The Game, mini-suite in perfetto equilibrio tra un serrato dinamismo elettrico e momenti più distesi, verrà incisa dall’autore con David Gilmour (Pink Floyd), John Paul Jones (Led Zeppelin) e Steve Broughton. Ancora una volta la storia passava per Abbey Road. Gli appassionati più voraci troveranno di che saziarsi con le chilometriche postille di Roy, diligentemente riportate - insieme ai testi - nella splendida edizione CD della Science Friction. [P.S. - A scanso di equivoci: Stormcock, Lifemask, Valentine e Bullinamingvase sono opere altrettanto essenziali, ciascuna delle quali meriterebbe, tanto quanto HQ, un posto nella sezione FOREVER YOUNG.] - B.A.


ROY HARPER - BULLINAMINGVASE (1977) FOREVER YOUNG

Nella quiete rurale di Hereford nasce l’album più sereno di Roy Harper. Senza spostarsi da casa, Roy prese in prestito l’attrezzatura tecnica dagli studi EMI di Abbey Road e, con il supporto di un gruppo in cui spicca il pianista Dave Lawson, incise alcune canzoni che illustrano, forse meglio di altre, le doti di un cantautore che non ha mai trascurato l’aspetto musicale della propria arte. L’incanto creato dalla pigra These Last Days e i brividi suscitati da Naked Flame cedono il passo a un moto di stupore autentico, di fronte all’impressionante interpretazione su Cherishing The Lonesome. L’episodio centrale del disco, la suite One Of Those Days In England, è una raccolta di reminiscenze che, spaziando dalla leggenda di Excalibur alla nostalgia per un’Inghilterra mitica e rimpianta, compone una metaforica sequenza di immagini culminante nella suggestiva sezione che precede l’epilogo (... slowly slipping into history feel us go ...). - B.A.


ROY HARPER - THE UNKNOWN SOLDIER (1980)

ROY HARPER - WORK OF HEART (1982)

ROY HARPER - BORN IN CAPTIVITY (1984)

ROY HARPER & JIMMY PAGE - JUGULA (1985)

ROY HARPER - THE GREEN MAN (2000)

RICHIE HAVENS - MIXED BAG (1967)

RICHIE HAVENS - SOMETHING ELSE AGAIN (1968)

RICHIE HAVENS - ELECTRIC HAVENS (1968)

RICHIE HAVENS - STONEHENGE (1970)

RICHIE HAVENS - ALARM CLOCK (1971)

RICHIE HAVENS - THE GREAT BLIND DEGREE (1971)

RICHIE HAVENS - PORTFOLIO (1973)

RICHIE HAVENS - MIXED BAG II (1974)

RICHIE HAVENS - THE END OF THE BEGINNING (1976)

RICHIE HAVENS - MIRAGE (1977)

RICHIE HAVENS - CONNECTIONS (1980)

RICHIE HAVENS - COMMON GROUND (1983)

JIMI HENDRIX - ARE YOU EXPERIENCED? (1967)

JIMI HENDRIX - AXIS: BOLD AS LOVE (1967)

JIMI HENDRIX - ELECTRIC LADYLAND (1968)

JOHN HIATT - RIDING WITH THE KING (1983)

JOHN HIATT - WARMING UP TO THE ICE AGE (1985)

JOHN HIATT - BRING THE FAMILY (1987)

JOHN HIATT - SLOW TURNING (1988)

JOHN HIATT - STOLEN MOMENTS (1990)

HIGH LLAMAS - SANTA BARBARA (1992)

HIGH LLAMAS - GIDEON GAYE (1994)

HIGH LLAMAS - HAWAII (1996)


EDDIE HINTON - VERY EXTREMELY DANGEROUS (1978)

Entrambi “neri a metà” nel senso più onesto dell’espressione, Eddie Hinton e Roger Chapman provengono da luoghi reciprocamente distanti come l’habitat rurale del southern rock “confederato” (Alabama) e l’arena metropolitana del progressive inglese (Londra). Tuttavia, sebbene connotati da origini geografiche, ascendenze formative e carriere professionali diversissime, con i rispettivi album della maturità - Very Extremely Dangerous, Chappo - i due approdano a un analogo, simultaneo coronamento artistico.
Very Extremely Dangerous - Disco genuino, privo di fronzoli, un sorso di grezzo rhythm‘n’blues “corretto” dalle intense performance di Hinton: ascoltandone la voce, si stenta a credere che al microfono ci sia un ordinario w.a.s.p. sudista e non un figlio delle piantagioni di cotone, delle grandi fabbriche d’auto o di qualche parrocchia gospel. Tra boogie sfrenati (Shout Bamalama), crudi rock‘n’roll (Brand New Man, Shoot The Moon), schiette prove vocali (Concept World, Yeah Man, I Want It All), risaltano i quattro pezzi forti: You Got Me Singing, affettuoso omaggio al maestro Big “O”, I Got The Feeling e We Got It, appassionate ballad da canicola notturna, Get Off In It, personale rivisitazione dell’idioma soul da ascoltare d’estate, sdraiati su un prato a guardare le stelle, facendo tesoro della perla di saggezza inclusa: “… you know you gotta learn, life can be very extremely dangerous, if you don’t know what you’re doin’ …”. Schierata al completo la band ufficiale degli studi Muscle Shoals più sezione fiati. A confondere ulteriormente l’identità del titolare, una copertina che fa il verso ai film polizieschi di genere blaxploitation. - B.A.


HOT TUNA - HOT TUNA (1970)

HOUSEMARTINS - LONDON 0 HULL 4 (1986)

IAN HUNTER - IAN HUNTER (1975)

IAN HUNTER - ALL-AMERICAN ALIEN BOY (1976)

IAN HUNTER - OVERNIGHT ANGELS (1977)


IAN HUNTER - YOU’RE NEVER ALONE WITH A SCHIZOPHRENIC (1979)

Aver cantato la versione originale di All The Young Dudes, inno glam scritto da David Bowie appositamente per i Mott The Hoople, dà diritto a un posto in prima classe nella storia del rock. Abbandonato il gruppo, sulla scorta di quell’esperienza Ian Hunter imbastisce un’onesta carriera discografica che lo designa come eccentrico dandy post-Sessantotto. Nel 1979 egli incide il suo album migliore avvalendosi della E Street Band quasi al completo [Roy Bittan (tastiere), Garry Tallent (basso), Max Weinberg (batteria)], con Mick Ronson nel ruolo di Nils Lofgren, oltre che in veste di prestigioso co-produttore. Lo stile di Hunter si connota soprattutto per quel che non è: privo della trucida rozzezza punk, allergico alla banalità del pop più frivolo come al nitore formale di quello più sofisticato, esso elude anche l’epica proletaria di Bruce Springsteen o la foga trasgressiva dei Rolling Stones. Insomma, un anticonformista. Le sue canzoni più riuscite serbano sempre un brillante guizzo melodico che, in questa scaletta, si manifesta nei ricami della Les Paul di Ronson su Just Another Night, nelle salve elettriche di Cleveland Rocks [auto-remake di England Rocks (Overnight Angels)], nel beffardo ritornello di Life After Death, in debito con alcuni spunti degli Sparks. La struggente ode filiale di Ships commosse Barry Manilow che, a propria volta, ne registrò una sontuosa cover sullo splendido One Voice. Titolo e copertina memorabili. - B.A.


JOE JACKSON - LOOK SHARP! (1979)

JOE JACKSON - I’M THE MAN (1979)

JOE JACKSON - BEAT CRAZY (1980)

JOE JACKSON - JUMPIN’ JIVE (1981)

JOE JACKSON - NIGHT AND DAY (1982)

JOE JACKSON - BODY AND SOUL (1984)

JEFFERSON AIRPLANE - SURREALISTIC PILLOW (1967)

JEFFERSON AIRPLANE - AFTER BATHING AT BAXTER’S (1967)

JEFFERSON AIRPLANE - CROWN OF CREATION (1968)

JEFFERSON AIRPLANE - VOLUNTEERS (1969)

JEFFERSON STARSHIP - DRAGONFLY (1974)

JEFFERSON STARSHIP - RED OCTOPUS (1975)

JEFFERSON STARSHIP - SPITFIRE (1976)

ELTON JOHN - ELTON JOHN (1970)

ELTON JOHN - MADMAN ACROSS THE WATER (1971)

ELTON JOHN - TUMBLEWEED CONNECTION (1971)

ELTON JOHN - HONKY CHÂTEAU (1972)

ELTON JOHN - DON’T SHOOT ME I’M ONLY THE PIANO PLAYER (1973)

ELTON JOHN - GOODBYE YELLOW BRICK ROAD(1973)

ELTON JOHN - CARIBOU (1974)

ELTON JOHN - CAPTAIN FANTASTIC AND THE BROWN DIRT COWBOY (1975)

ELTON JOHN - BLUE MOVES (1976)

ELTON JOHN - A SINGLE MAN (1978)

ELTON JOHN - 21 AT 33 (1980)

ELTON JOHN - THE FOX (1981)

ELTON JOHN - JUMP UP! (1982)

ELTON JOHN - TOO LOW FOR ZERO (1983)

ELTON JOHN - TWO ROOMS (CELEBRATING THE SONGS OF ELTON JOHN & BERNIE TAUPIN) (1991)

PAUL KANTNER - BLOWS AGAINST THE EMPIRE (1970)

PAUL KANTNER / GRACE SLICK - SUNFIGHTER (1971)

KANTNER / SLICK / FREIBERG - BARON VON TOLLBOOTH & THE CHROME NUN (1973)

KINKS - THE KINK KONTROVERSY (1965)

KINKS - FACE TO FACE (1966)

KINKS - THE VILLAGE GREEN PRESERVATION SOCIETY (1968) FOREVER YOUNG

KINKS - ARTHUR (OR THE DECLINE AND FALL OF THE BRITISH EMPIRE) (1969)

KINKS - LOLA VERSUS POWERMAN AND THE MONEYGOROUND, PART ONE (1970)

KINKS - PRESERVATION ACT 1 (1973)

KINKS - PRESERVATION ACT 2 (1974)

KINKS - SOAP OPERA (1975)


KINKS - SCHOOLBOYS IN DISGRACE (1975)

Quanti guai può combinare un imbecille che controlli l’informazione? La risposta più allarmante, ancora una volta, arriva dall’Italia. Tuttavia, accanto alla dittatura della P2, che ha ridotto un grande paese europeo alla stregua del Paraguay di Stroessner, vi sono casi meno evidenti ma dagli effetti altrettanto perniciosi sotto il profilo socio-culturale. Ad esempio, quasi trent’anni fa, sulle pagine dei soliti giornaletti “specializzati”, qualcuno liquidò Schoolboys In Disgrace con l’abituale tracotanza. Peccato, soprattutto perché a molti ascoltatori fu impedito di apprezzare un’opera che anticipava di ben cinque anni il concept di The Wall. Il tono generale è meno pessimista rispetto al ponderoso album dei Pink Floyd, ambientazione e humour sono tipicamente inglesi, l’ispirazione di Ray Davies risulta pressoché intatta. In un tripudio di guizzanti melodie anni '50 e coretti “doo wop” adattati al proprio linguaggio, l’autore rievoca figure, esperienze ed emozioni decisive per ogni adolescente: la prima “cotta” (The First Time We Fall In Love), il rimpianto per un’epoca problematica ma spensierata (Schooldays), la sadica inclinazione di un preside nell’infondere il senso di colpa negli allievi (Headmaster), l’immancabile zimbello della classe (Jack The Idiot Dunce), la minaccia di una castigo esemplare (The Hard Way), il disastroso bilancio del sistema educativo occidentale (Education), lo spartiacque psicologico dell’ultima assemblea (The Last Assembly), l’amara consapevolezza che il passato non ritorna, espressa con nostalgico lirismo nel pezzo più complesso - No More Looking Back - curiosamente scelto come singolo. Una batosta che spezza il cuore - soprattutto a quell’età - diventa il momento centrale del racconto (I’m In Disgrace). L’accademico arpeggio del pianoforte è scosso da un micidiale riff calante stile Who, mentre Ray singhiozza disperato: “… now I wish I’d never seen your face …”. Da custodire accanto a Three Friends dei Gentle Giant. - B.A.


KINKS - SLEEPWALKER (1977)

KINKS - MISFITS (1978)

KINKS - LOW BUDGET (1979)

LED ZEPPELIN - LED ZEPPELIN (1968)

LED ZEPPELIN - LED ZEPPELIN II (1969)


LED ZEPPELIN - LED ZEPPELIN III (1970) FOREVER YOUNG

Metti una sera a cena, tra amici … mentre si conversa del più e del meno una voce sullo sfondo - timbro caldo e marcato accento lanky - cattura l’attenzione della comitiva con aneddoti inverosimili, il brusio si attenua, gli astanti cercano di captare qualche frase: «… guarda, quella dedica dei Led Zeppelin con tanto di nome e cognome nel titolo della canzone [Hats Off To (Roy) Harper] non me l’aspettavo, però ti confesso … mi ha fatto piacere …» … «… mi ricordo benissimo, mentre stavano registrando Wish You Were Here a Abbey Road i Pink Floyd mi chiamarono per cantare Have A Cigar, d’altra parte io mi trovavo nella sala attigua per le sedute di HQ» … «… certo, Paul McCartney fu carino a unirsi al coro per One Of Those Days In England (Bullinamingvase) …» … insomma, qualcuno spara cazzate a raffica? è stato invitato un mitomane? il gradasso di turno cerca di far colpo su una ragazza? no, tutto vero … semplicemente, tra i commensali c’è Roy Harper, magnetica personalità in grado di catalizzare l’interesse dei maestri … questo per dire che, secondo noi, le seducenti atmosfere elettro-acustiche di Led Zeppelin III si debbono in gran parte all’influenza esercitata dal cantautore nei confronti della band, come peraltro conferma la partecipazione di Jimmy Page all’arrangiamento di The Same Old Rock (Stormcock). Proprio gli episodi più inconsueti esibiscono una sorprendente dimensione “unplugged” in cui risuonano i suggestivi echi folk riflessi dalle mura del ritiro gallese (l’album fu concepito in un cottage presso Machynlleth): la soave melodia di Tangerine, le inquietanti armonie di Friends, le immagini pastorali di That’s The Way, la verve ritmica di Gallows Pole. Se un classico ad alto voltaggio come Immigrant Song affina la formula musicale elaborata dal quartetto con un bellicoso inno vichingo, Celebration Day e Out On The Tiles ribadiscono l’efficacia espressiva del contrassegno urlo/riff con due esaltanti baccanali rock. Condotto dai sanguigni fraseggi di Jimmy Page e dal sobrio organo di John Paul Jones, il capolavoro assoluto Since I’ve Been Loving You rivela saldezza e profondità delle radici blues. Il 2 Dicembre 2012 Barack Obama ha conferito l’onorificenza del Kennedy Center ai tre Led Zeppelin superstiti: al riguardo, si operi un sereno raffronto con la situazione italiana … - B.A.


LED ZEPPELIN - LED ZEPPELIN (IV) (1971) FOREVER YOUNG

Dopo l’esilio rurale che generò le atmosfere mistiche e i suoni acustici di Led Zeppelin III, per l’album successivo la band decise di riesumare i potenti riff elettrici di Led Zeppelin II. Nessun titolo sulla copertina, solo quattro simboli runici nella busta interna, a indicare la completa autosufficienza della musica. A distanza di tanto tempo, restano almeno tre capolavori “eterni”: la luciferina interpretazione vocale di Robert Plant su Black Dog, il metallo incandescente di Rock‘n’Roll e la quintessenza rock di Stairway To Heaven, una canzone su cui ormai c’è davvero poco da dire. Può essere divertente ricordare che l’enfasi descrittiva spinse qualcuno a sostenere che Jimmy Page, durante il suo celebre assolo, “stava parlando con Dio”! - Autentico classico dei Led Zeppelin, questo disco portò il genere hard-rock a un livello superiore e collocò il quartetto inglese su un piedistallo irraggiungibile per tutti i pretendenti. - B.A.


LED ZEPPELIN - HOUSES OF THE HOLY (1973) FOREVER YOUNG


LED ZEPPELIN - PHYSICAL GRAFFITI (1975) FOREVER YOUNG

Dopo lo sbalorditivo successo di Led Zeppelin (IV) e l’interlocutoria fase di assestamento stilistico di Houses Of The Holy, nel 1975 la band aveva fondato la propria etichetta discografica (Swan Song) e aveva ormai acquisito un’estrema fiducia nei propri mezzi. L’enorme spazio offerto dall’album doppio comportava il rischio di eccessi espressivi, ma un miracoloso equilibrio tra creatività, sperimentazione e rigore progettuale evitò l’inconveniente, e fu ancora splendida musica. Con The Rover e Custard Pie Jimmy Page ci regala due dei suoi riff più spietati, mentre l’esotico tema di Kashmir esercita ancora oggi un fascino irresistibile, se è vero che continua ad essere saccheggiato per colonne sonore e versioni varie. La maratona blues di In My Time Of Dying ribadisce in modo inequivocabile il forte attaccamento del gruppo alle proprie radici musicali, mentre Trampled Under Foot è un inatteso tour-de-force funky, trainato da chitarra e tastiere sincronizzate. Altri momenti memorabili sono Ten Years Gone, un drammatico crescendo elettrico ricco di armonie e accordi complessi, e Houses Of The Holy, stupendo residuo dell’album omonimo. - B.A.


LED ZEPPELIN - PRESENCE (1976) FOREVER YOUNG

LED ZEPPELIN - IN THROUGH THE OUT DOOR (1979)

ANDY LEEK - SAY SOMETHING (REVISITED) (1990)

LEVEL 42 - LEVEL 42 (1981)

LEVEL 42 - THE PURSUIT OF ACCIDENTS (1982)

LEVEL 42 - STANDING IN THE LIGHT (1983)

LEVEL 42 - RUNNING IN THE FAMILY (1987)


LIVE WIRE - PICK IT UP (1979)

LIVE WIRE - NO FRIGHT (1980)

LIVE WIRE - CHANGES MADE (1981)

Si dirà: ci mancavano solo i Live Wire, oscuri carneadi di un’epoca infausta, ancora inediti su CD nel 2009. Il fatto è che avevamo i Long Playing sepolti da qualche parte e, dopo averli riversati su un lettore mp3, ne abbiamo riscoperto l’efficacia in funzione di colonna sonora per il tragitto in auto verso la cenetta fuori porta. Allora, impresari e giornalisti tentarono di spacciarli come un ibrido tra i migliori Dire Straits (Dire Straits; Communiqué) e i primi Police. In realtà, si trattava di un onesto quartetto da pub, benché più raffinato della media di categoria grazie a una superiore caratura tecnica: il leader Mike Edwards (voce, chitarra), lo straordinario Jeremy Meek (basso), German Gonzales (batteria), Chris Cutler* (chitarra), a cui dal secondo album subentra il poliedrico Simon Boswell (produttore, chitarra, tastiere).
Pick It Up - L’esordio sciorina dieci canzoni di livello omogeneo, che si fanno apprezzare per il ruvido stile canoro di Edwards, per l’oculata alternanza di ritmi (funk, reggae, rock) e per lo squisito amalgama tra le due chitarre e il sontuoso basso di Meek (Hit And Run Driver, Money, Water Into Wine, Lone Car Cruising, Hey Good Looking, Hard They Come Up).
No Fright - L’ingresso di Boswell stabilizza la formazione, accentrando in un’unica figura ingegnere del suono e versatile polistrumentista. Gli spigoli vengono smussati con sobrie rifiniture di piano e sintetizzatore, il che dona agli arrangiamenti un maggior tasso di incisività. In scaletta si succedono momenti di grande dinamismo (Break Of Day, Tagesschau), digressioni ska (Don’t Bite The Hand, No Fright), refrain ingegnosi (One More Show) e pezzi più sofisticati (Broken Glass, Red Light Is On).
Changes Made - L’ultimo atto dei Live Wire sancisce l’approdo alla maturità di una band che avrebbe meritato più attenzione. Edwards e Boswell affinano le rispettive doti di autori, firmando in sinergia (Child’s Eye) e non (Don’t Look Now, Sleep, Anarchists In Love, Burn) alcune pop-song elettriche dal ritornello accattivante, che piaceranno ai cultori degli XTC di Drums And Wires e Black Sea. [P.S. - *Solo omonimo del batterista degli Henry Cow.] - B.A.


NILS LOFGREN - NILS LOFGREN (1975)

NILS LOFGREN - CRY TOUGH (1976)

NILS LOFGREN - I CAME TO DANCE (1977)

NILS LOFGREN - NILS (1979)

LOVE - DA CAPO (1966)

LOVE - FOREVER CHANGES (1967)


LOVE AND MONEY - STRANGE KIND OF LOVE (1988)

Avete uno stereo scadente? Lasciate perdere. Oppure procuratevi un impianto veramente hi-fi. In caso contrario, non riuscireste ad apprezzare i pattern ritmici di Jeff Porcaro, sofisticati ma appena percepibili (il tempo si crea anche e soprattutto con i piatti, non solo dandoci di cassa e rullante come farebbe una banda di paese alla sagra del cotechino). Come dite? I titolari sono i Love And Money e Jeff Porcaro è “solo” il batterista? Calma ... ogni registrazione a cui ha partecipato Jeff sarebbe stata diversa senza il suo apporto, probabilmente peggiore (inserire dei tom-tom supplementari dopo la seduta dell’illustre ospite è stata una follia). Come Blade Runner, Strange Kind Of Love vive di notte, si ciba di luci al neon riflesse nelle pozzanghere di pioggia scozzese, di benzina, di whisky, di orgogliosi lavoratori con la camicia abbottonata fino all’ultima asola, di assoli penetranti, di voci non belle ma convincenti, di tastiere usate con intelligenza a supportare James Grant, carismatico leader per una sera, un giorno, non serve di più, dopo un’opera così si chiude, si provano altre strade, neanche necessariamente musicali. Halleluiah Man è persino troppo, non eravamo pronti, perfetto rock analogico scandito da una batteria vera, col rischio di surclassare il resto della scaletta, ma no, si arriva d’un fiato fino a Scapegoat, il capro espiatorio, appunto, l’ultima canzone, quindi la più odiata perché cala il sipario e, purtroppo, è ancora magnifica … forse troppo funky … non è vero, stiamo solo cercando un motivo valido per togliere il CD. Scusate se il produttore è Gary Katz. - Franco Ferrando


LOVE AND MONEY - DOGS IN THE TRAFFIC (1991)

NICK LOWE - JESUS OF COOL (1978)

NICK LOWE - LABOUR OF LUST (1979)

LYNYRD SKYNYRD - PRONOUNCED LEH-NERD SKIN-NERD (1973)

LYNYRD SKYNYRD - SECOND HELPING (1974)

LYNYRD SKYNYRD - GIMME BACK MY BULLETS (1976)

LYNYRD SKYNYRD - NUTHIN’ FANCY (1975)

LYNYRD SKYNYRD - STREET SURVIVORS (1977)

 

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