Introduzione / Introduction
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THE VOICE OF MUSIC ... LA VOCE DELLA MUSICA
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ROCK

M-R

MARSHALL TUCKER BAND - THE MARSHALL TUCKER BAND (1973)

MARSHALL TUCKER BAND - A NEW LIFE (1973)

MARSHALL TUCKER BAND - WHERE WE ALL BELONG (1974)

MARSHALL TUCKER BAND - SEARCHIN’ FOR A RAINBOW (1975)

MARSHALL TUCKER BAND - LONG HARD RIDE (1976)

MARSHALL TUCKER BAND - CAROLINA DREAMS (1977)

MARSHALL TUCKER BAND - TOGETHER FOREVER (1978)

MARSHALL TUCKER BAND - RUNNING LIKE THE WIND (1979)

DAVE MASON - ALONE TOGETHER (1970)


MC5 - KICK OUT THE JAMS (1969)

MC5 - BACK IN THE U.S.A. (1970)

Frastuono assordante. Spirito ribelle. Vigore inesausto. C’è gente a cui questa roba piace. Chi siamo noi per sindacare certe scelte? Inoltre, se proprio si apprezza il rock ad alto voltaggio, le prime incisioni di MC5 e Stooges vantano almeno una caratteristica positiva e indiscutibile: la spontaneità. Vorremmo solo osservare che si tratta di album risalenti al biennio 1969/1970, cioè a ben sei anni prima che del punk si udisse anche il più flebile vagito. Ma allora, non paia tendenzioso un interrogativo dettato dallo sconcerto: che bisogno c’era di quel fenomeno da baraccone - chiedete a Malcolm McLaren - che ha ucciso la fantasia decretando la fine di processi autenticamente creativi come il progressive e l’A.O.R.? In altre parole, caro giovane anarco-insurrezionalista che non sei altro, non potevi goderti questa musica nella sua forma originale senza sbriciolarci i testicoli con caricature scadenti e intempestive? Come hai fatto a non accorgerti che la “new wave” era già morta e sepolta nel 1970? Eri troppo indaffarato con siringhe e cucchiaini? Lo sai che per colpa tua la “stampa specializzata” cominciò a perseguitare senza tregua chiunque sapesse suonare uno strumento e che noi dovemmo spendere una fortuna per cercare i dischi di Rupert Holmes e Bobby Caldwell in Giappone? Chi paga i danni? Forse i tuoi amici punk-a-bestia? - B.A.


DON McLEAN - TAPESTRY (1971)

DON McLEAN - AMERICAN PIE (1971)

DON McLEAN - DON McLEAN (1972)

MEAT LOAF - BAT OUT OF HELL (1977)

METRO - METRO (1976)

JOHN MILES - REBEL (1976)

FRANKIE MILLER - ONCE IN A BLUE MOON (1972)


FRANKIE MILLER - HIGH LIFE (1974)

Spedire copia del proprio esordio discografico (Once In A Blue Moon) a Sua Altezza Allen Toussaint e suscitarne l’interesse. Quale onore! La Chrysalis cercava un produttore in grado di valorizzare a livello commerciale la voce di Frankie Miller, in assoluto una delle più belle del rock. Toussaint intuì al volo il talento puro di Miller e assemblò all’istante una band con sezione fiati in quel di Atlanta, dove ebbero luogo le proficue sedute di registrazione di High Life. L’esito artistico superò di gran lunga le vendite, ma il cantante di Glasgow si ritrovò comunque con qualcosa da raccontare ai nipoti: un album inciso insieme al guru di New Orleans che, per l’occasione, portò in dote ben sette canzoni su dodici (neanche a dirlo, le migliori). Dal contagioso entusiasmo dell’introduttiva High Life si passa alla celebre Play Something Sweet (Brickyard Blues) che, a sua volta, fa il paio con l’altro standard firmato da Toussaint qui presente, Shoorah Shoorah. Eppure il meglio arriva con i pezzi meno noti: le due intensissime ballad Just A Song e With You In Mind, la seconda interpretata anche dall’autore sul magnifico Motion; il focoso rhythm‘n’blues di Trouble, da non confondere con l’omonimo classico di Lowell George; la teatrale sterzata armonica sul ritornello di A Fool. Poco dopo Frankie richiamerà l’attenzione degli appassionati A.O.R. per la sua A Fool In Love (The Rock), scritta a quattro mani con Andy Fraser e ripresa da Melissa Manchester sul gioiellino Help Is On The Way. - B.A.


FRANKIE MILLER - THE ROCK (1975)

FRANKIE MILLER - FULL HOUSE (1977)

FRANKIE MILLER - DOUBLE TROUBLE (1978)

FRANKIE MILLER - FALLING IN LOVE (A PERFECT FIT) (1979)

FRANKIE MILLER - EASY MONEY (1980)

FRANKIE MILLER - STANDING ON THE EDGE (1982)

GARY MOORE - STILL GOT THE BLUES (1990)


VAN MORRISON - ASTRAL WEEKS (1968) FOREVER YOUNG

Opera ispiratissima, con testi poetici che molti critici hanno accostato per ricerca linguistica a James Joyce, Astral Weeks segna uno dei massimi livelli artistici raggiunti da un musicista rock. Rielaborando in modo originale elementi folk, blues e jazz, Morrison crea brani di lucente bellezza come Astral Weeks, Beside You, Ballerina, Madame George. - E.R.


VAN MORRISON - MOONDANCE (1970)

VAN MORRISON - HARD NOSE THE HIGHWAY (1973)


VAN MORRISON - VEEDON FLEECE (1974) FOREVER YOUNG

L’Irlanda nei pensieri e gli U.S.A. come base operativa. Prima metà degli anni '70. La rivolta giovanile al tramonto. Un flebile raggio di luce che filtra dal microcosmo rock prima che ‘disco’ e punk avvolgano nelle tenebre l’ultimo scorcio del millennio. Un reduce del ‘beat’ poco incline ai compromessi. Un inguaribile romantico, ma anche un vero duro, capace di difendersi dalla “stampa specializzata” con le maniere forti, malmenando paparazzi e seccatori senza tanti convenevoli. Su queste premesse, Van Morrison leva un canto d’amore per la propria terra e per un’esistenza vissuta all’insegna di cose semplici ma gratificanti: affetti, natura, poesia, musica. L’etereo tessuto strumentale imbastito attorno alle canzoni combina la quiete folk degli arrangiamenti con la foga R&B della voce. Assecondato da collaboratori fedeli e motivati, l’autore sciorina l’intero repertorio dei suoi temi prediletti: miti e leggende western che incrociano luoghi simbolici della cultura gaelica (Linden Arden Stole The Highlights; Who Was That Masked Man; Streets Of Arklow), brandelli d’anima sparsi in fondo a un Cul De Sac, serenate intrise di ardore e lirismo (Comfort You; Come Here My Love), quattro passi in campagna sottobraccio a Oscar Wilde, William Blake ed Edgar Allan Poe (Fair Play; You Don’t Pull No Punches, But You Don’t Push The River; Country Fair). Indicazioni e posologia: somministrato con frequenza mensile prima di coricarsi, Veedon Fleece fornirà una formidabile riserva di anticorpi contro l’epidemia dell’I.C.S. (Indottrinamento Collettivo Sistematico). - B.A.


VAN MORRISON - A PERIOD OF TRANSITION (1977)

VAN MORRISON - WAVELENGTH (1978)


VAN MORRISON - INTO THE MUSIC (1979) FOREVER YOUNG

In 1979 Into The Music was hailed as a “comeback” after two lacklustre releases. Its reputation has since grown and now it is often regarded as among Van Morrison’s greatest albums. - Wikipedia

Rifiuto sdegnoso per gossip e mondanità. Sovrano disprezzo per fama e successo. Modi bruschi con giornalisti e paparazzi. Totale dedizione alla sua musica (R&B, folk, jazz, soul). Quale compagnia migliore per trascorrere una serata a base di birra, chiacchiere e CD? Concepito durante un soggiorno nell’incantevole villaggio inglese di Epwell, Into The Music apre trionfalmente la seconda fase della carriera di Van Morrison, fugando le perplessità suscitate dai due capitoli precedenti, belli ma incompiuti (A Period Of Transition; Wavelength): voce in forma smagliante, una band coesa e affidabile, una manciata di nuovi classici e una produzione finalmente all’altezza del prezioso repertorio. Condotte da armonica (V.M.), violino (Toni Marcus) e tromba (Mark Isham), Bright Side Of The Road, Full Force Gale, Steppin’ Out Queen, Troubadours sublimano lo stile del fuoriclasse, mescolando in un ibrido geniale Irlanda e Motown. Imperdibili: Rolling Hills, trascinante giga dal testo semplice e ispirato (… among the rolling hills I'll live my life in Him / Oh I will live my life in Him among the rolling hills / With my wife and child I'll do no man no ill / Oh I will do no man no ill among the rolling hills …); You Make Me Feel So Free, lusinghiero complimento recapitato all’altra metà del cielo dal sax di Pee Wee Ellis; Angelou, intensa ballad in cui melodia e interpretazione si fondono in un toccante climax emotivo. Album perfetto anche per chi si accostasse a Morrison per la prima volta. - B.A.


VAN MORRISON - COMMON ONE (1980)

VAN MORRISON - BEAUTIFUL VISION (1982)

VAN MORRISON - INARTICULATE SPEECH OF THE HEART (1983)

VAN MORRISON & THE CHIEFTAINS - IRISH HEARTBEAT (1988)

VAN MORRISON - AVALON SUNSET (1989)

VAN MORRISON - HYMNS TO THE SILENCE (1991)

VAN MORRISON - WHATS WRONG WITH THIS PICTURE? (2003)

MOTT THE HOOPLE - MOTT THE HOOPLE (1969)

MOTT THE HOOPLE - MAD SHADOWS (1970)

MOTT THE HOOPLE - WILDLIFE (1971)

MOTT THE HOOPLE - BRAIN CAPERS (1971)

MOTT THE HOOPLE - ALL THE YOUNG DUDES (1972)

ELLIOTT MURPHY - AQUASHOW (1973)

ELLIOTT MURPHY - LOST GENERATION (1975)

ELLIOTT MURPHY - NIGHT LIGHTS (1976)

ELLIOTT MURPHY - JUST A STORY FROM AMERICA (1977)

ELLIOTT MURPHY - AFFAIRS (1980)

ELLIOTT MURPHY - MURPH THE SURF (1982)

ELLIOTT MURPHY - PARTY GIRLS / BROKEN POETS (1984)

GRAHAM NASH - SONGS FOR BEGINNERS (1971)

RANDY NEWMAN - SAIL AWAY (1972)

RANDY NEWMAN - GOOD OLD BOYS (1974)

RANDY NEWMAN - LITTLE CRIMINALS (1977)

RANDY NEWMAN - BORN AGAIN (1979)

HARRY NILSSON - AERIAL BALLET (1968)

HARRY NILSSON - HARRY (1969)

HARRY NILSSON - NILSSON SINGS NEWMAN (1970)

HARRY NILSSON - NILSSON SCHMILSSON (1971)

HARRY NILSSON / JOHN LENNON - PUSSY CATS (1974)

NITTY GRITTY DIRT BAND - UNCLE CHARLIE & HIS DOG TEDDY (1970)

NITTY GRITTY DIRT BAND - WILL THE CIRCLE BE UNBROKEN (1972)

GILBERT O’SULLIVAN - HIMSELF (1971)

GILBERT O’SULLIVAN - BACK TO FRONT (1972)

GILBERT O’SULLIVAN - I’M A WRITER, NOT A FIGHTER (1973)

GILBERT O’SULLIVAN - A STRANGER IN MY OWN BACK YARD (1974)

GILBERT O’SULLIVAN - SOUTHPAW (1977)


GILBERT O’SULLIVAN - OFF CENTRE (1980)

GILBERT O’SULLIVAN - LIFE & RHYMES (1982)

Con un paio di classici assoluti in repertorio - Alone Again (Naturally), Clair - e la scelta di appartarsi sull’isola di Jersey per comporre musica e parole, Gilbert O’Sullivan è un modello di riservatezza, modestia, talento puro. Le lussuose ristampe della Salvo offrono l’occasione di riscoprire un cantautore sicuramente dotato. Proprio all’inizio della sofferta disputa legale con Gordon Mills, storico impresario dei suoi primi successi (e padre di Clair), O’Sullivan prova a rilanciare una carriera in stallo da qualche tempo affidando la regia delle registrazioni a due pesi massimi. Il riscontro commerciale sarà modesto, ma ai posteri rimangono diverse belle canzoni.
Off Centre - Brillante produttore dei capolavori di Elton John, Gus Dudgeon si limita a incorniciare le pagine scritte dal pianista irlandese dentro esecuzioni sobrie, eleganti, professionali (Tim Renwick, Dave Mattacks etc.), al fine di esaltarne l’accattivante immediatezza melodica. I Love It But è un’amara rimostranza contro i discografici incompetenti a capo degli uffici A&R. I’m Not Getting Any Younger, The Niceness Of It All, Can’t Get Enough Of You, For What It’s Worth (solo omonima dello standard di Stephen Stills) sono temi orecchiabili e versi cortesi perfetti per un tè in salotto, mentre si ammira dalla finestra il prato inglese appena falciato. Il delizioso singolo What’s In A Kiss riporterà l’artista in alta classifica, ma sarà l’ultima volta … erano arrivati gli anni Ottanta …
Life & Rhymes - La supervisione di Graham Gouldman aggiunge agli arrangiamenti buone dosi di sensibilità pop e influenza caraibica - entrambe cifre espressive dei 10cc [Bloody Tourists, Look Hear? (Are You Normal), Ten Out Of 10, Windows In The Jungle] - che vivacizzano il più tradizionale stile “piano bar” del committente. Nei passaggi migliori l’impronta di Gouldman appare ben più incisiva di un semplice intervento in fase di rifinitura: suoni spettacolari (Paul Burgess, Duncan Mackay, Vic Emerson), cori immacolati e sagace uso delle chitarre acustiche sono gli ingredienti di una scaletta in cui spiccano Live Now Pay Later, A Minute Of Your Time, Bear With Me, You Don’t Own Me, Got To Be That Way, Has Been. Anche la ballad Wonder Why si giova di preziose armonie vocali tipiche della band di Manchester, che la rendono preferibile alla spoglia versione inclusa nel confanetto antologico Caricature: The Box. - B.A.


OUTLAWS - OUTLAWS (1975)

OUTLAWS - LADY IN WAITING (1976)

OUTLAWS - HURRY SUNDOWN (1977)

OUTLAWS - PLAYIN’ TO WIN (1978)

OZARK MOUNTAIN DAREDEVILS - THE OZARK MOUNTAIN DAREDEVILS (1973)

OZARK MOUNTAIN DAREDEVILS - IT’LL SHINE WHEN IT SHINES (1974)

OZARK MOUNTAIN DAREDEVILS - THE CAR OVER THE LAKE ALBUM (1975)

OZARK MOUNTAIN DAREDEVILS - MEN FROM EARTH (1976)

OZARK MOUNTAIN DAREDEVILS - DON’T LOOK DOWN (1978)

OZARK MOUNTAIN DAREDEVILS - OZARK MOUNTAIN DAREDEVILS (1980)

TOM PETTY - DAMN THE TORPEDOES (1979)

TOM PETTY - HARD PROMISES (1981)

SHAWN PHILLIPS - I’M A LONER (1965)

SHAWN PHILLIPS - SHAWN (1966)

SHAWN PHILLIPS - CONTRIBUTION (1970)

SHAWN PHILLIPS - SECOND CONTRIBUTION (1970)

SHAWN PHILLIPS - FACES (1972)


SHAWN PHILLIPS - COLLABORATION (1971) FOREVER YOUNG

Il cuore puro. Lo sguardo sereno. La mente sgombra. È lo stato di beatitudine cui si ascende durante l’ascolto di Collaboration. Dopo la buona accoglienza ricevuta da Second Contribution, la A&M non esita a finanziare ancora il cantautore di Fort Worth per un nuovo album. Inciso a Londra, il progetto è presentato come un patto a tre tra lo stesso Shawn Phillips, in preda all’ispirazione più dilagante, Paul Buckmaster, artefice di raffinate orchestrazioni, e Peter Robinson, straordinario tastierista (Quatermass, Brand X) e supervisore della sezione ritmica. Le prime otto canzoni (Us We Are; Burning Fingers; Moonshine; For Her; What’s Happenin’ Jim!; Armed; Spaceman; Times Of A Madman, Trials Of A Thief) compongono una sequenza memorabile in cui il dramma della vicenda umana è narrato con scioccante profondità da una voce in grado di spaziare dai bassi estremi agli acuti più intensi, fino ai 40 secondi in apnea di Armed. Da custodire gelosamente nello scaffale riservato a Gordon Lightfoot, Roy Harper e Bruce Cockburn. - B.A.


SHAWN PHILLIPS - BRIGHT WHITE (1973)

SHAWN PHILLIPS - FURTHERMORE (1974)


SHAWN PHILLIPS - RUMPLESTILTSKIN’S RESOLVE (1976) FOREVER YOUNG

Revised Review / Recensione Aggiornata - A cena con gli amici, nel mezzo di un’amabile conversazione su temi da fine settimana come sport, politica, cinema o musica, senza millantare alcunché Shawn Phillips potrebbe versarsi da bere accennando con noncuranza a episodi tipo: «… i Beatles? ah sì, uno dei miei complessi preferiti, nello studio EMI di Abbey Road ho cantato insieme loro Lovely Rita»; poi, afferrando con gesto elegante l’ampollina dell’olio: «… certo che mi piace Burt Bacharach, tu pensa che nel 1973 mi chiamò per interpretare il tema conduttore del film Lost Horizon, per cui aveva scritto la colonna sonora insieme a Hal David». Al che, il commensale stupefatto si pone alcune domande. Ma uno così ha anche inciso qualche disco a proprio nome? Sì, parecchi. Sono stati ristampati? Un po’ a singhiozzo, ma quasi tutti, ne manca uno. Il meno bello? No, il capolavoro assoluto. Segue legittima bestemmia di incredulità dell’interlocutore. Ma certo, proprio così, fino a quest’anno (2013) Rumplestiltskin’s Resolve era l’unico album di Shawn Phillips non ancora pubblicato in formato digitale: alla Talking Elephant va il merito di averlo riversato su CD anche se, quasi sicuramente, la fonte sonora non è il master originale ma un LP in vinile* (la qualità audio è comunque soddisfacente). Per squarciare il velo di oscurantismo che ha prodotto un così osceno abominio, Peninsula rammenta ai propri lettori chi è e cosa ha fatto Shawn Phillips. Arrivato dal Texas (Fort Worth) esprimendosi in un idioma a metà tra un bardo medievale e un monaco buddista, figlio dell’estate hippy, residente a Positano negli anni Settanta, spirito nomade, sbrigativamente definito folk-singer più per l’approccio che per il repertorio, egli rimane un personaggio al di sopra delle categorie. Anche per Rumplestiltskin’s Resolve Shawn si circonda di rinomati specialisti fusion, reclutando due diversi organici per le sedute di Londra e Hollywood: il fedele Peter Robinson (tastiere) e John Gustafson (basso), ovvero 2/3 dei Quatermass, storica formazione progressive che incise un solo, splendido album (Quatermass); i formidabili Mike Clark (batteria), Mike Miller (chitarra) e Paul Jackson (basso) che ritroveremo, rispettivamente, nei Brand X (Do They Hurt?), con Gino Vannelli (Nightwalker) e nella scuderia della Buckyball Music. L’accostamento tra il lirismo delle parole e lo squisito taglio degli arrangiamenti definisce lo stile dell’artista. Early Morning Hours inizia in forma di eterea ballata acustica, per poi riversare un diluvio di riflessioni esistenziali sull’arpeggio del pianoforte di Robinson. Spitefull e Today illustrano mirabilmente il metodo con cui Shawn espande la forma della canzone d’autore alle dimensioni tipiche del jazz, con ampio spazio lasciato al libero fraseggio di voce e strumenti. Il lamento “a cappella” che si leva da Wailing Wall gela il sangue, che però torna a scorrere caldo sul ritmo funky di Hie Away. Il soave inno alla quiete interiore di Serendipity Peace prelude al rutilante finale di Rumplestiltskin’s Resolve, dal cui crogiuolo affiora un enigmatico, inedito ibrido linguistico (Genesis, Oregon, Weather Report, Richie Havens etc.). [P.S. - *Al minuto 00:32 dell’ultimo brano c’è un “buco” sospetto.] - B.A.


SHAWN PHILLIPS - TRANSCENDENCE (1978)

SHAWN PHILLIPS - BEYOND HERE BE DRAGONS (1988)

SHAWN PHILLIPS - THE TRUTH IF IT KILLS (1994)

SHAWN PHILLIPS - NO CATEGORY (2002)

PREFAB SPROUT - SWOON (1984)

PREFAB SPROUT - STEVE McQUEEN (1985)

PREFAB SPROUT - FROM LANGLEY PARK TO MEMPHIS (1988)

PRETTY THINGS - S.F. SORROW (1968)

PRETTY THINGS - PARACHUTE (1970)

QUEEN - SHEER HEART ATTACK (1974)

QUEEN - A NIGHT AT THE OPERA (1975)


QUEEN - A DAY AT THE RACES (1976)

Esplosi l’anno prima con Bohemian Rhapsody, i Queen raggiungono la maturità artistica con A Day At The Races - album “gemello” di A Night At The Opera - un caleidoscopio musicale in cui l’uso creativo delle sovraincisioni trasforma la chitarra in un’orchestra e le voci in canti gregoriani. La “messa in scena” è straordinaria, perfettamente in bilico tra kitsch e teatro: il drammatico rintocco del gong, un marziale tema introduttivo ispirato ai film kung-fu e la solid-body artigianale di Brian May che deflagra nel granitico riff di Tie Your Mother Down. Questa incoercibile originalità attirò l’attenzione di Frank Zappa che, in veste di “semplice” ascoltatore, formulò giudizi lusinghieri nei confronti della band, affascinato dagli assoli di May, dall’istrionismo di Mercury e dalla carica dissacrante di molte canzoni, ardite parodie di soggetti fino ad allora considerati tabù (lirica, fede etc.). Freddie anticipa il suo discusso 'outing' con i sospiri di You Take My Breath Away, l’atmosfera “belle époque” di The Millionaire Waltz - in cui accenna un’imitazione di Marlene Dietrich - e gli echi charleston di Good Old-Fashioned Lover Boy. Accanto a un solenne commiato con versi in giapponese - Teo Torriatte (Let Us Cling Together) - brilla Somebody To Love, uno dei più bei singoli del decennio: il pirotecnico arrangiamento dei cori gospel sposta di continuo il confine tra caricatura e ispirazione autentica, al punto che non è difficile immaginarne la versione di un grande interprete (Aretha Franklin, Cher, Manhattan Transfer) o di qualche eccentrico commediante rock (Godley & Creme, Sparks, lo stesso Zappa). - B.A.


QUEEN - NEWS OF THE WORLD (1977)

QUEEN - JAZZ (1978)

QUEEN - THE GAME (1980)

GERRY RAFFERTY - CITY TO CITY (1978)

RAINBOW - RITCHIE BLACKMORE’S RAINBOW (1975)

RAINBOW - RISING (1976)

RANDOM HOLD - THE VIEW FROM HERE (1979)

CHRIS REA - WHATEVER HAPPENED TO BENNY SANTINI? (1978)

CHRIS REA - DELTICS (1979)

CHRIS REA - TENNIS (1980)

CHRIS REA - CHRIS REA (1981)

CHRIS REA - WATER SIGN (1983)

CHRIS REA - WIRED TO THE MOON (1984)

CHRIS REA - SHAMROCK DIARIES (1985)

CHRIS REA - ON THE BEACH (1986)

CHRIS REA - NEW LIGHT THROUGH OLD WINDOWS (1988)

R.E.M. - GREEN (1988)

R.E.M. - OUT OF TIME (1991)

R.E.M. - AUTOMATIC FOR THE PEOPLE (1992)

PAUL RODGERS - CUT LOOSE (1983)

ROLLING STONES - OUT OF OUR HEADS (1965)

ROLLING STONES - AFTERMATH (1966)

ROLLING STONES - THE ROLLING STONES SINGLES COLLECTION / THE LONDON YEARS (1963/1971) FOREVER YOUNG

ROLLING STONES - STICKY FINGERS (1971)

ROLLING STONES - EXILE ON MAIN STREET (1972)

ROLLING STONES - GOAT’S HEAD SOUP (1973)


ROLLING STONES - BLACK AND BLUE (1976)

È forse un eccesso di riguardo quello che ci induce a tacere i nomi di quegli “addetti ai lavori” che, all’epoca della sua pubblicazione, stroncarono questo splendido album senza pietà e, quel che è peggio, senza cognizione di causa. D’altronde, il ricorso a squallidi cliché retorici - “appiattimento creativo … calo d’ispirazione” etc. - costituiva una facile alternativa all’ascolto accurato. Come sempre, la storia ha fatto giustizia delle insolenze e, nel caso in questione, sia sufficiente osservare che Black And Blue è ancora oggi un disco attualissimo, forse il migliore dei Rolling Stones anni Settanta. Il momento è cruciale: se ne va Mick Taylor e arriva Ron Wood (Faces; Rod Stewart), amico di vecchia data dei “Glimmer Twins”, che si integra a meraviglia nel gruppo. La dichiarazione d’intenti implicita nel titolo non viene tradita e l’impatto con il primo brano (Hot Stuff) è tremendo: due chitarre in puro stile Average White Band innestano una pulsazione ossessiva, per una canzone in cui la spinta cinetica vale più del contenuto. La voce stravolta di Mick Jagger domina il finale in un crescendo parossistico. Il fantastico refrain di Hand Of Fate ci riconsegna gli Stones più caratteristici, con la chitarra ritmica di Keith Richards affiancata all’ottimo lavoro solistico dell’ospite Wayne Perkins. Hey Negrita e Cherry Oh Baby mostrano la band alle prese con originali suggestioni reggae e il risultato è entusiasmante. Accanto a questo tripudio di ritmi convivono due gemme pianistiche come Memory Motel e Fool To Cry, che fanno parte di un versante della musica dei Rolling Stones ingiustamente sottovalutato, quello dei brani lenti (ricordiamo la negletta Coming Down Again, su Goat’s Head Soup). Melody è invece un sensazionale duetto simil-jazz tra Jagger e Billy Preston, in cui Mick emerge come uno dei pochissimi, autentici, credibili “neri a metà”. - B.A.


ROLLING STONES - SOME GIRLS (1978)

ROLLING STONES - EMOTIONAL RESCUE (1980)

ROLLING STONES - TATTOO YOU (1981)

ROLLING STONES - UNDERCOVER (1983)

ROLLING STONES - DIRTY WORK (1986)

ROLLING STONES - STEEL WHEELS (1989)

MICK RONSON - SLAUGHTER ON 10th AVENUE (1974)

MICK RONSON - PLAY DON’T WORRY (1975)

ROXY MUSIC - ROXY MUSIC (1972)

ROXY MUSIC - FOR YOUR PLEASURE (1973)

ROXY MUSIC - STRANDED (1973)

ROXY MUSIC - COUNTRY LIFE (1974)

ROXY MUSIC - SIREN (1975)

ROXY MUSIC - MANIFESTO (1979)


ROXY MUSIC - FLESH + BLOOD (1980)

L’assidua ricerca di un femminino sublime approda all’evocativa immagine delle tre valchirie che brandiscono il giavellotto (lampante metafora di Eva che, da sempre, tiene per le palle Adamo). Non staremo qui a disquisire tra bionde o more, snelle o formose e così via. Vero è che le donne ritratte sulle copertine dei Roxy Music sono ancora bene impresse nei ricordi di tanti ex-adolescenti “cresciuti” davanti alle foto di Amanda Lear (For Your Pleasure), Marilyn Cole (Stranded) e Jerry Hall (Siren). Dopo il buon riscontro ottenuto con Manifesto, Bryan Ferry, Phil Manzanera e Andy Mackay decidono di prolungare la reunion convocando Alan Schwartzberg, Andy Newmark (batteria), Gary Tibbs, Alan Spenner, Neil Jason (basso), Paul Carrack (tastiere), Neil Hubbard (chitarra). Con due citazioni inequivocabili, Ferry rinsalda il proprio legame ideale con i classici americani: 1) l’arrangiamento glamour di In The Midnight Hour deriva da quello, altrettanto straordinario, concepito l’anno prima per Take Me To The River (The Bride Stripped Bare); 2) camuffandolo dietro un soporifero ritmo “dance”, Eight Miles High inoltra lo stimolante messaggio psichedelico dei Byrds all’inebetito ascoltatore del sabato sera. La formazione ampliata smussa leggermente il suono che, tuttavia, non perde l’antico smalto grazie agli imprevedibili ghirigori elettrici di Manzanera (Diamond Head; Listen Now!; K-Scope). I solenni rintocchi del piano su My Only Love celebrano l’inguaribile, disincantato romanticismo di Ferry. Splendida canzone da autoradio, Oh Yeah annega nei rimpianti la forza evocativa della musica (… there’s band playing on the radio, and it’s drowning the sound of my tears …), mentre il drammatico incedere di Same Old Scene trasmette i brividi freddi di un film noir. Confermando una naturale sintonia artistica, Ferry e Manzanera firmano insieme l’infallibile ritornello di Over You, il clima lascivo di No Strange Delight e l’amore finito di Running Wild. L’album produsse ben tre singoli - Oh Yeah; Same Old Scene; Over You - cui seguirà, pochi mesi dopo, il commosso omaggio a John Lennon (Jealous Guy), purtroppo mai incluso nelle ristampe CD. [P.S. - Tuttora vivissimo il colpo d’occhio che investì il pubblico presente al concerto di Castel Gandolfo nel 1980, con l’ammirata Les Paul nera a tre pick-up di Manzanera e il Cartier d’oro su completo di lino bianco di Ferry: raro caso di meticolosa cura del look che non pregiudicava l’ispirazione.] - B.A.


ROXY MUSIC - AVALON (1982)

RUSH - 2112 (1976)

RUSH - A FAREWELL TO KINGS (1977)

RUSH - HEMISPHERES (1978)

RUSH - PERMANENT WAVES (1980)

RUSH - MOVING PICTURES (1981)

RUSH - SIGNALS (1982)

RUSH - GRACE UNDER PRESSURE (1984)

RUSH - POWER WINDOWS (1985)

RUSH - HOLD YOUR FIRE (1987)

 

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