Introduzione / Introduction
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THE VOICE OF MUSIC ... LA VOCE DELLA MUSICA
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JAZZ

Adolphe SaxIn linea di principio, sebbene non sempre e non completamente nella pratica, nel jazz la figura del creatore della musica e del suo esecutore si fondono e si identificano nella figura del solista che improvvisa, o quanto meno che tende a improvvisare, basandosi su un tema che ha il valore di spunto e di banda di riferimento per lui e per chi collabora con lui alla creazione-esecuzione musicale. Che poi tale tema venga inventato sul momento da chi improvvisa, come succede frequentemente nel jazz più avanzato, ovvero sia stato composto in precedenza dallo stesso solista che lo esegue, oppure da altri, non ha grande rilevanza. Anche quando l’elaborazione si risolve soltanto in variazioni sul tema e non, come accade più spesso, nell’invenzione di linee melodiche che con quello abbiano in comune la struttura armonica (che del resto viene, non di rado, anch’essa alterata), essa è sempre produttiva di musica originale, estremamente personalizzata, e cioè identificabile per le caratteristiche stilistiche impressevi dal suo autore-esecutore. Ciò che soprattutto conta, nel jazz, è dunque lo stile individuale (di strumentista e di musicista in senso lato) del solista improvvisatore, che si riconosce attraverso una serie di particolarità, che vanno dalla qualità della voce strumentale al modo di pronunciare e vibrare le note, di attaccare, svolgere e risolvere le frasi, alla peculiare concezione armonica e ritmica, e così via. - Arrigo Polillo


Attorno al jazz ruota ancora un’orribile retorica basata su luoghi comuni di cui non importa più un fico a nessuno - “la fraterna comunicativa del buon vecchio rhythm & blues”; “i negri hanno la musica nel sangue” etc. - Sarebbe bello se dedicassimo tutti più tempo a individuare la differenza tra musica e noia, tra arte e industria. - B.A.


C’è un valido motivo che dovrebbe spingere più ascoltatori a dedicare la propria attenzione al jazz. A differenza di quanto accade con la musica leggera, un settore in cui la produzione nostrana patisce un gap che probabilmente non verrà mai colmato, il jazz italiano ha acquistato, col passare degli anni, una sua dignità artistica che gli consente di ben figurare accanto ai maestri americani. In Italia abbiamo buoni musicisti, che incidono dischi interessanti per etichette attivissime - Red Records, Splasc(H) etc. - e che meritano di essere presi in seria considerazione. - B.A.


Un’arte che nasce dall’esigenza espressiva di popoli sradicati dalla propria terra e condannati alla schiavitù (blues); un lessico rudimentale che assimila canti di ispirazione religiosa, elementi del folklore britannico e strutture metriche della musica classica, elaborando lentamente formule originali e assumendo propri connotati stilistici (ragtime, gospel, spiritual, swing etc.); il desiderio di farla finita con le sale da ballo e l’orgoglioso proposito di suonare con l’unico scopo di essere ascoltati (be-bop); il volo verso la libertà totale spiccato negli anni Sessanta (free); la sperimentazione attuale, in cui spesso risuonano echi del più evoluto progressive, non disgiunti dall’influenza di certa musica contemporanea (avanguardia): tutto questo è jazz? E chi se ne strafrega? Quel che conta è che se con il termine jazz si indicano album come E.S.P. di Miles Davis e Giant Steps di Coltrane, etichette discografiche come Blue Note ed ECM, allora il jazz è decisamente una bella cosa. - B.A.


Nel jazz, l’attimo è tutto. Inoltre, diversamente da quanto accade per rock, soul, progressive o altri ambiti in cui la complessa procedura delle sovraincisioni può durare mesi, un disco di musica improvvisata richiede poche ore di lavoro nello studio in tempo reale e, quasi sempre, in un solo giorno. Pertanto, ove disponibile - più del 90% dei casi - ma non coincidente con quella di pubblicazione, abbiamo scelto la data della registrazione (anno) per catalogare cronologicamente gli album. - B.A.

 

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