Introduzione / Introduction
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THE VOICE OF MUSIC ... LA VOCE DELLA MUSICA
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DOSSIER I
(TUTTO VERO!)

La gente deve sapere. In ossequio a questo imperativo morale, rendiamo pubblico un documento scovato setacciando gli annali della vergogna. L'articolo - tratto da Musica! Rock & Altro - risale al 24 Luglio 1996. Abbiamo riportato il testo integrale, senza tagli o correzioni. Prosa involuta, punteggiatura incerta e titolo stronzo sono originali. Ci siamo solo permessi di evidenziare in marrone i passaggi più impressionanti, quelli che illustrano - senza bisogno di commenti o note a margine - di cosa sia capace la "stampa specializzata". - B.A.


MA COME HANNO FATTO A DIVENTARE BRAVI?
(da “Musica!” del 24 Luglio 1996)
di Gino Castaldo

Gli Eagles? Per carità, avrei detto un tempo, vittima di feroci contrapposizioni che oggi possono suonare incomprensibili, ma che un tempo erano comunissime. Pare assurdo ma un tempo ci si divideva in fazioni per ogni cosa, anche per la musica, e gli Eagles erano il classico casus belli. Per quelli che, come me, difendevano l'underground, il free jazz, il rock oppositivo, la musica d'impegno e via dicendo, gli Eagles erano più o meno come il diavolo; incarnavano quella gaudente e dorata superficialità dell'America che proprio non ci piaceva. Aizzati dalle polemiche, a molti alla fine scappava detto che gli Eagles erano imperialisti, commerciali, reazionari. Insomma dei gran fetenti. Poi succede che col tempo le fazioni si scolorano, e anche le ragioni che le hanno sostenute, e si capisce che qualcosa di buono magari c'era, che Hotel California era tutto sommato una critica non del tutto infondata proprio a quegli stessi elementi che venivano abitualmente attribuiti al gruppo. Forse il furore polemico, le brusche esigenze di schieramento, avevano creato un bel muro di nebbia. Intendiamoci, neanche adesso gli Eagles sono tra i nostri gruppi preferiti, questo sarebbe troppo, ma perlomeno non ha più senso l'identificazione del gruppo con tutto quello che di marcio c'è nella musica americana. E poi, dannazione, è uscita fuori I Can't Tell You Why, una canzone di una bellezza imbarazzante. Come collocarla? Non sembrava neanche un pezzo degli Eagles, eppure lo era. E soprattutto, oggi lo si può ammettere, è un capolavoro. Ma come gli era venuto un pezzo del genere proprio all'esecrato gruppo "di destra" (si fa per dire, ovviamente)? La spiegazione è che se, come si dice, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, si diverte a scombinare pregiudizi e convinzioni. Non tutto torna, anzi a volte non torna mai niente, e a conferma imperitura del fatto che le cose raramente sono nette e monolitiche, gli Eagles si sono permessi di scrivere una canzone-capolavoro, oltretutto lontana dai loro abituali schemi stilistici. Oggi tutto questo potrà far sorridere. Faziosità di questo tipo sono scomparse. Verso la musica si ha un atteggiamento più aperto e liberale. Vero, e probabilmente anche giusto. Ma questa storia degli Eagles rimane sospesa: come diavolo hanno fatto a scrivere I Can't Tell You Why? - Gino Castaldo

 

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